La vite e i tralci

LA VITE E I TRALCI

Apriamo le nostre Bibbie in Giovanni 15 cominciando al verso 1:

“Io sono la vera vite e il Padre mio è il vignaiuolo. Ogni tralcio che in me non porta frutto, lo toglie via; ma ogni tralcio che porta frutto, lo pota affinché ne porti ancora di più. Voi siete già mondi a motivo della parola che vi ho annunziata.

Dimorate in me e io dimorerò in voi; come il tralcio non può da sé portare frutto se non dimora nella vite, cosí neanche voi, se non dimorate in me. Io sono la vite, voi siete i tralci; chi dimora in me e io in lui, porta molto frutto, poiché senza di me non potete far nulla.

Se uno non dimora in me è gettato via come il tralcio e si secca; poi questi tralci si raccolgono, si gettano nel fuoco e sono bruciati.
Se dimorate in me e le mie parole dimorano in voi, domandate quel che volete e vi sarà fatto, In questo è glorificato il Padre mio, che portiate molto frutto, e cosí sarete miei discepoli.

Come il Padre ha amato me, cosí io ho amato voi; dimorate nel mio amore.
Se osservate i miei comandamenti, dimorerete nel mio amore, come io ho osservato i comandamenti del Padre mio e dimoro nel suo amore. Vi ho detto queste cose, affinché la mia gioia dimori in voi e la vostra gioia sia piena.”

Rivolgiamoci al Signore in preghiera:

Padre, vengo a Te nel nome del Figlio Tuo e Ti chiedo aiuto, per la Tua Gloria, per il bene dei Tuoi. Signore, che l’inadeguatezza sia solo in me e la competenza sia Tua nel nome di Gesù. Amen

Di solito…, di solito non predico facendo uso di appunti e ciò potrebbe essere il mio fallimento qui oggi, ma questo semplicemente non è un sermone di cui sia all’altezza. Questo è il prodotto di uno struggimento, il prodotto di un bisogno che ho nella mia stessa vita.

Sapete, a volte noi guardiamo a degli uomini che in qualche forma, modo o maniera sono stati dotati per compiere certe cose e automaticamente tendiamo a considerare l’essere dotati con l’essere spirituali, l’avere dei doni con l’essere santi. Non potremmo essere più lontani dalla verità.

Nel mio personale struggimento, so che ci sono state diverse volte nella mia vita, in cui sono stato a predicare alla gente, agli angoli delle strade o dai pulpiti, e mi sono ritrovato ad essere apparentemente trasformato per dare una Parola che non avevo neanche pensato, e a vedere persone miracolosamente nascere di nuovo, eppure scendendo dal pulpito, venivo confrontato con le lotte della vita cristiana, dal fallimento, dal peccato e dall’immaturità.

Non pensiate mai e poi mai che qualcuno che Dio usa sia immune da ciò. In realtà a volte tali persone devono avere grandemente a che fare con queste cose, in un modo molto duro per loro.

Ho cercato, ho una tendenza al perfezionismo, e ho cercato tutta la mia vita così tanti modi diversi per cercare di crescere, così tanti metodi, così tante cose durante i miei momenti di tranquillità, digiuni e preghiere, e molte di queste cose, se fatte nel modo giusto e comprese propriamente sono eccellenti, strumenti meravigliosi che Dio ha istituito, ma non sono la fonte della crescita. Non sono la fonte del cambiamento, la sorgente della trasformazione.
Questa è solo una Persona, ed il Suo Nome è Gesù Cristo e sto pensando allo scopo di questo sermone.

Ho scelto un passo qui, è in Colossesi. Lo leggo semplicemente a voi, capitolo 1 verso 9 e 10

“Perciò anche noi, dal giorno in cui abbiamo sentito questo [il vangelo, ciò che era successo a quei credenti], non cessiamo di pregare per voi e di chiedere che siate ripieni della conoscenza della sua volontà, in ogni sapienza ed intelligenza spirituale,

perché camminiate in modo degno del Signore, per piacergli in ogni cosa, portando frutto in ogni opera buona e crescendo nella conoscenza di Dio”.

Amico mio, ci sono semplicemente troppe cose da tenere in mente in questo passo, davvero. Se dovessi andare nel Nuovo Testamento e scrivere una lista di cose che si suppone si debbano fare, anche se fossi in grado di farlo, se avessi l’abilità mentale, la bravura intellettuale per farlo, dove troverei mai la forza.

Io penso che se qualcuno dovesse considerare seriamente tutte queste cose e poi provasse a metterle insieme in una metodologia strutturata, finirebbe per ridursi in frustrazione e assoluta pazzia. Voglio dire, dove sono? Come può questo essere fatto? Come posso camminare in un modo che sia degno del Signore? Come posso riuscire a essergli gradito in tutte le cose, portando frutto in ogni buona opera? Questa non è un’opera a misura d’uomo. Solo Dio può fare questo, non una qualche formula manipolativa. Solo Dio può ciò.

Viene un momento nella nostra vita, in cui Dio lavorerà per mettere a morte tutte le nostre idee e tutti i nostri “5 passi diversi” e “5 diversi modi” e le “10 basilari verità che Dio vuole che tu conosca”. Egli distruggerà tutte queste cose per lasciarci sterili eccetto per Cristo, la nostra sola fontana di forza e speranza e vita.

Qui si dice… e ancora una volta, non ho intenzione di dare un sermone potente oggi, non è nei miei piani, sapete, di eccitare nessuno. Non intendo impressionare nessuno. Queste sono le cose che nella mia vita, quando sono a falciare il prato o quando sono a giocare con i miei bambini, queste sono le cose che mi hanno aiutato.

La prima affermazione che Gesù fa qui è di dire: “Io sono la vera vite“. Cosa significa?

Odio dover continuare a fare riferimento al fratello Lighter, ma ho imparato qualche cosa da lui così come dagli altri qui, ma prima di tutto, le cose che Egli dice qui devono esere ascoltate. Egli non dice “Io sono come una vite”. Egli non dice “voglio essere una vite per voi”. Egli non dice “spero che voi mi consideriate come una vite”. Egli dice: “Io sono la vite”, “Io sono quella vite”.

Ma che cos’è la vite? Bhe prima di tutto riconoscete che Egli lo è. Egli non sta sperando che lo sia per voi. Non sta aspettando in riserva che voi Gli chiediate di venire e di unirsi a voi. Egli dice: “Io, lo sono. Sono questa vite costante. Questa è la realtà. Questo è ciò che Io sono.”

Cosa significa? Prima di tutto, Egli è la sorgente di ogni grazia spirituale, ogni vita spirituale, ogni frutto spirituale. Egli è la sorgente di tutte queste cose. Ed è di tutte queste cose gloriose e divine che Dio richiede da voi e che non possono essere messe insieme con nessuna forza umana. Esse non possono essere attinte dagli aridi mulini della nostra propria umanità. Esse non provengono dall’essere dedicati, e non provengono dall’essere devoti. Egli è la sorgente, non solo “una” sorgente, ma “la” sorgente, l’unica sorgente per qualunque cosa che deve essere come Dio in voi, qualunque cosa che debba essere buona, qualunque cosa che debba mai essere spirituale. Deve provenire da Lui e da nessun altro e da niente altro.

A volte noi, nel nostro mondo evangelico, guardiamo al cattolicesimo e al modo in cui si è ridotto fino a un rituale e una metodologia e a mezzi per fare le cose per ricevere grazia e ogni sorta di cose. E voglio che sappiate qualcosa. Vedo esattamente la stessa cosa nella maggior parte dei nostri negozi di libri cristiani.

Del tipo: vuoi questo da Dio? Allora fa questo. Vuoi crescere in questo modo? Ecco i cinque passi per farlo. Vuoi questo, vuoi quello? Allora segui questi punti. L’unico problema è che quei punti ti porteranno solo a frustrazione. Vendono libri, ma ti condurranno solo a frustrazione. E’ Lui la Sorgente.

Sapete, potrei passare l’intera ora e 15 minuti o qualunque tempo abbia, a ripetere solo una cosa: Egli è la sorgente di ogni vita spirituale e verità. Egli è la sorgente di ogni vita spirituale e verità.

E non dico solo… notate qui, non dico solamente “vita”, ma sto dicendo “vita e frutti”, perché a differenza di quanto ci è stato insegnato, non si può avere l’una senza gli altri.

Vedete, tutto ciò in cui consiste il frutto del Cristiano, tutto ciò in cui consistono le opere di un Cristiano, tutto ciò in cui consiste il dovere cristiano, è interamente in frutti e frutti che fluiscono naturalmente dalla vita. E’ vita e quella vita di Gesù Cristo produce frutti.

Come ho udito qualcuno dire, e credo vi sia un elemento di verità in esso, il frutto dello Spirito Santo è Gesù Cristo che vive la Sua Vita attraverso di te. I doni dello Spirito Santo consistono in Gesù Cristo che porta avanti il Suo ministero per mezzo di voi. E’ tutto incentrato su Gesù.

E so che, nel dire qualcosa come questo, rischio di trasformarla in un clichè, perché è già diventato un clichè. Sapete, specialmente per voi che siete giovani, voi potete fare grandi affermazioni nella fede spirituale. Che Gesù è l’unica sorgente di vita spirituale, ma forse solo quando avrete 80 anni comincerete appena a capire ciò che avete affermato. Vuole dire che Egli è essenziale.

Alcune parole qui. Egli è indispensabile, indispensabile. Egli non può essere sostituito. E’ necessario per ogni cosa. Separati da Lui, voi ed io siamo niente e non possiamo niente. Indispensabile. Egli non è accessorio.

Oggi, nel Cristianesimo contemporaneo, la gente fa in pratica evangelismo dicendo questo: “Bhe tu hai una magnifica casa, hai una magnifica macchina, hai un gran bel lavoro e la tua famiglia sembra a posto, ma ti manca soltanto una cosa. Hai bisogno di Gesù nella tua vita”

Amici miei, questo è patetico, questo è blasfemo. Non hai nessuna vita se non hai Gesù Cristo. E tutte le tue altre cose e conforti e tutto quanto di demonico e sensuale che hai ti seppelliranno nel pozzo dell’inferno.

Cosa disse Paolo? Disse: “Non conosco più nessuno secondo la carne.” L’unica cosa che voglio sapere: hai o non hai Gesù, hai Cristo o non hai Cristo. Questo è tutto ciò che importa, Cristo”.

Egli è essenziale.

Un’altra cosa che questo testo ci dice è che voi ed io dobbiamo resistere la ridicola idea che in qualche modo noi siamo la sorgente del nostro portare frutto. Ogni volta.

Ora, voglio approcciarmi a ciò in modo un po’ diverso. Sapete, non ho mai visto qualcuno che si alzava in piedi e diceva: “Io sono la sorgente del mio portare frutto”, però quando sento dire ad un Cristiano qualcosa come questo: “Bhe, io non posso fare quella cosa”, egli crede ovviamente di essere la sorgente dei propri frutti, e non conosce quello di cui parlava Paolo, quando diceva: “Io posso ogni cosa in Cristo che mi fortifica”.

Capite, quale deve essere il modo di pensare del credente… se davvero credi di non riuscire a portare frutto, allora è davvero, davvero liberatorio, perché solo allora ti rivolgerai a Colui che può produrre ogni tipo di frutti, frutti abbondanti, frutti eterni.

In Osea 14:8, ascoltate questo verso:

“Efraim dirà, che ho piú a che fare con gli idoli? Io lo esaudirò e mi prenderò cura di lui. Io sono come un verdeggiante cipresso; il tuo frutto viene da me”

Questo è ciò che Dio disse ad Efraim ed è molto importante capire che la parola “Efraim” vuol dire fruttuosità. Egli lo chiamò fruttuosità, ma il problema era che questa tribù cominciò a pensare che essa fosse la sorgente della propria fruttuosità. E Dio dice: “No, sono Io la sorgente della vostra fruttuosità”.

Un’altra cosa che questo testo dice è questa: noi dobbiamo resistere all’orgoglio che può derivare dall’essere fruttuosi.

Sapete, a volte quando si compiono progressi nella vita cristiana, può essere pericoloso. Ecco perché Dio non ci permette di sperimentare tutto il progresso che speravamo, perché ciò si rivolterebbe e finirebbe per esserci contro, causandoci orgoglio, perché siamo troppo immaturi per poter essere utilizzati per portare tali frutti.

Ascoltate cosa dice 1 Corinzi 4:7:

“Che cosa infatti ti rende diverso? Che cosa hai tu che non l’abbia ricevuto? E se l’hai ricevuto, perché ti glori come se non l’avessi ricevuto?”
Egli si sta rivolgendo ad una Chiesa che era molto ricca di doni, con manifestazioni dello Spirito Santo in ogni tipo di opera, e sta dicendo: “Aspettate un attimo, voi avete compreso tutto all’opposto. Siete caduti allo stesso modo di Efraim. Non avete compreso che tutto il vostro frutto, tutti i vostri doni, tutte le vostre capacità, tutta la vostra conoscenza, ed ogni cosa provengono da Cristo.”

E se tutto viene da Cristo, perché allora e come potete vantarvi in nessun altro che Cristo? Cristo soltanto, Egli è la Vera Vite.

In un altro significato, Egli è la Vera Vite, perché Egli è la Vite Santa e Giusta, il cui frutto sarà sempre caratterizzato da Santità e Giustizia. Quando qualcuno sta portando i frutti di Gesù Cristo, potete essere sicuri che quei frutti saranno sempre e solo “santi e giusti”.

Lasciate che qui vi citi Giacomo 3:11,12. Qui abbiamo una domanda.
“La fonte emette forse dalla stessa apertura il dolce e l’amaro? Può fratelli miei un fico produrre olive, o una vite fichi? Così nessuna fonte può dare acqua salata e acqua dolce.”

Vedete, ecco… dovete comprendere qualcosa. Quando voi ed io siamo la sorgente di ciò che facciamo e la sorgente dei frutti che si suppone stiamo avendo, beh, voi ed io siamo incostanti. Non siamo consistenti. Ad un momento, sembriamo stare facendo qualcosa che può avere la sembianza della luce, in un altro momento sembriamo fare qualcosa che è adombrato. In un altro momento ancora qualcosa che è piuttosto oscuro. Ora sembri dire una cosa che sembra buona, in un altro momento qualcosa che non lo è. In un modo sembri agire come se imitassi Cristo, in un altro modo sembri imitare la carne.

Se voi ed io semplicemente ci tiriamo fuori da questa vita cristiana, perché cerchiamo di tirarci su con le nostre proprie funi, se stiamo facendo una vita cristiana, cercando di usare la nostra propria forza, allora quello che sperimenteremo sarà un costante stato di inconsistenza, perché noi siamo inconsistenti.

Ma quando si scorre, quando il potere e la vita proviene da Cristo, il frutto non mancherà. Perché? Perché quella fonte, il nostro Gesù, non è una fonte mista. Non è alterata. Non è nemmeno in parte contaminata. Tutto ciò che proviene da Lui è puro. Tutto ciò che proviene da Lui è giusto. Ecco perché il fratello Lighter ha fatto un’affermazione sul fatto di aver visto Cristo in così tanti aspetti, sapete, riflessi di Cristo, sembianze di Cristo in uomini e donne pii.

E sapete, però, cosa è davvero stupefacente per me? E non disprezzo i miei fratelli per questo motivo, l’ho visto succedere con me, come si può constatare che un fratello venga riempito della presenza dello Spirito Santo di Dio e Dio ha la sua mano su di lui, forse durante un sermone o durante una sessione di consigli o forse in qualche evento della Chiesa, quel fratello è mosso dalla potenza dello Spirito Santo e sembra come, sembra… semplicemente un’altra persona. Ma quando è nella carne, cosa è che cominci a vedere? Cominci a vedere questa trasformazione immediata.

Noi siamo inconsistenti e questo ancora di più ci dovrebbe incoraggiare a fare che cosa? Ad abbandonare ogni speranza in noi stessi e gettarci su Cristo, gettarci su Cristo, gettarci su Cristo affinché possiamo portare frutti continui e consistenti.

I Suoi frutti, che Egli porta nella vita di un credente saranno sempre un riflesso della Sua Propria Santità e Giustizia.

Lasciate che vi dia alcuni versi. In Efesini 5:9 dice:

“poiché il frutto dello Spirito consiste in tutto ciò che è bontà, giustizia e verità”

Non volete voi questo? Non volete questo? E non solo nella Chiesa, non solo in un contesto religioso. Non volete questo nell’ambiente dove è più difficile riscontrarlo, nel contesto della famiglia, nel contesto di coloro che sono più vicini a voi?

Filippesi 1:11:

“ripieni di frutti di giustizia che si hanno per mezzo di Gesú Cristo, alla gloria e lode di Dio.”

E perché ciò avviene? “alla gloria e lode di Dio”. Il nostro frutto non è per noi stessi, ma è per Dio.

Galati 5:22:

“Ma il frutto dello Spirito è: amore gioia, pace, pazienza, gentilezza, bontà, fede, mansuetudine, autocontrollo.”

Non volete essere così? Bene, se desiderate essere così, dovete abbandonare ogni speranza, ogni speranza in voi stessi, ogni speranza in mezzi secondari. E dovete correre, correre, correre a Gesù Cristo, correte a Cristo.

Ora, Gesù Cristo è anche la vera vite, in contrasto con tutte le altre viti, tutte le altre fonti dalle quali uno potrebbe attingere. E, mio caro amico, ci sono così tante fonti lì fuori. Ci sono così tante cose. E’ come se il mondo disponga di miliardi di prese nei muri, che non desiderano altro che voi vi inseriate, provando una qualunque di quelle filosofie secondo le quali troverete vita, troverete vita in una certa cosa, troverete vita se proverete questo, o se farete questo.

E nel Cristianesimo, abbiamo anche noi accettato questa cosa. Ecco questo è un nuovo metodo, questo è un nuovo sistema, questa è una nuova strada, questo è un nuovo insegnamento. Inseritevi, inserite la spina qui in questa presa al mio muro. Ed ogni volta che vi inserite, successivamente toglierete via la spina con frustrazione, perché c’è soltanto una sorgente. Tutte le altre viti sono inutili. Tutte le altre sorgenti sono inutili.

Geremia 2:13 dice:

“Poiché il mio popolo ha commesso due mali: ha abbandonato me, la sorgente di acqua viva, per scavarsi cisterne, cisterne rotte, che non tengono l’acqua.”

Mio caro amico, come vedremo tra un momento, Dio lavorerà in ciascuna delle vostre vite, per distruggere non solo gli idoli, ma per distruggere ogni falsa fonte da cui noi possiamo tentare ad attingere. Egli frustrerà ogni cosa, fino a che saremo solamente focalizzati su Cristo, sull’eccellenza di Cristo, sul lavoro finito di Cristo, sul lavoro che continua di Cristo, su Cristo, Cristo, Cristo.

Inoltre tutte le altre viti portano a sterilità. Geremia 17:5-6 dice:

“Cosí dice l’Eterno: «Maledetto l’uomo che confida nell’uomo e fa della carne il suo braccio, e il cui cuore si allontana dall’Eterno!”

Dunque questa non pare affatto essere una fonte, o una fontana o una vite, mio caro amico. Mi viene da dire che tutte le cose in cui gli uomini confidano invece che in Cristo, non sono altro che carne. Non è Gesù Cristo.

“…e fa della carne il suo braccio, e il cui cuore si allontana dall’Eterno! 
Egli sarà come un tamerisco nel deserto; quando viene il bene non lo vedrà. Dimorerà in luoghi aridi nel deserto, in una terra salata senza abitanti.”

Miei cari amici, fratello e sorella in Cristo, io sono probabilmente la persona più appropriata in questo edificio per dare questo messaggio, perché io sono propenso ad attingere da queste cose che non danno nessuna forza.

Tutte le altre viti sono corrotte. Sentite cosa dice Deuteronomio 32:32:

“ma la loro vite viene dalla vite di Sodoma e dalle campagne di Gomorra; le loro uve sono uve avvelenate e i loro grappoli sono amari;”

Ogni altra sorgente al di fuori di Gesù Cristo è una sorgente amara, che porterà frutti avvelenati. Prendete la persona che più si stima giusta da sè, la persona più disciplinata religiosamente sulla faccia della terra e le sue opere dall’esterno appariranno incorrotte. Ma il loro frutto è bile amara. E’ veleno. Condurrà a dannazione e all’inferno. Dio non accetta nulla dalla nostra carne, ma solo ciò che è prodotto dalla fonte di vita, che proviene dal Suo Amato Figlio.

Ora Egli dice, qui nel verso seguente:

“Io sono la vera vite e il Padre mio è il vignaiolo. Ogni tralcio che in me non porta frutto, lo toglie via; ma ogni tralcio che porta frutto, lo pota affinché ne porti ancora di più.”

Nel mondo antico i vignaioli erano estremamente importanti. Quanto importanti? Perfino quando la nazione di Israele fu esiliata in altre nazioni, il re pagano o il governatore pagano o il comandante che aveva potestà sull’esilio si assicurava di lasciare dei viticoltori in Israele per preservare le viti, perché senza di essi le viti sarebbero state perdute.

Qui dice in Geremia 52:16:

“Ma Nebuzaradan, il capitano della guardia, lasciò alcuni tra i più poveri della terra come viticoltori e agricoltori”

Perché? Perché le viti sono importanti. Le viti sono estremamente importanti. Le viti erano importanti a quel tempo. Le viti non crescono da sole, non producono come dovrebbero senza il lavoro del vignaiolo.

Così tanti di noi, così spesso, combattiamo contro un certo lavoro di Dio, senza il quale noi non produrremo mai dei frutti eccellenti. Noi siamo stati così indotti a credere che ogni cosa difficile che crea conflitti, ogni cosa che ci graffia e che lavora come una raspa nella nostra vita, per toglierci il nostro conforto, che ciò provenga dal diavolo. Questo è ciò che l’America ci ha insegnato, un cristianesimo confortevole, quando invece tutto quello che si comprende è che coloro che insegnano tali cose stanno bestemmiando, perché nella vita del popolo di Dio, nella Sua Chiesa, nella Sua vigna, Dio Padre è il Vignaiolo ed Egli è Colui che ci dà i tagli. E’ Lui che ci pota. E’ Lui che ci purifica. E’ Lui.

E perfino quando il diavolo opera – perché Dio si serve del diavolo – questo è per il nostro bene. Assolutamente tutto è per il nostro bene. Il problema è che molte volte noi non comprendiamo il bene. Il bene non è in grandi ministeri. Il bene non è essere famosi nella vita cristiana. Il bene non è che dopo che saremo morti qualcuno scriverà un libro su di noi. Il bene non è che siamo rispettati come il più grande pastore del mondo. Il bene è che somigliamo a Gesù, che somigliamo a Cristo.

Sto per dire qualcosa che potrebbe suonare come molto, molto volgare, molto orrida, ma la dirò affinchè comprendiate il senso, l’essere come Gesù è così importante agli occhi di Dio nel Cristianesimo, che si può giustamente dire quasi, all’inferno ogni altra cosa.

Non dimenticherò mai una volta, in Perù, un uomo da cui ho imparato un bel po’, un uomo molto deciso, un pastore forte. Un giovane uscito dal seminario venne da lui con il suo titolo di studio dicendo: “Pastore, ho ottenuto il mio titolo. Adesso sono qualificato a venire a lavorare con lei. Quanto mi pagherà?”

Ed egli disse: “Fammi vedere”. Prese quel suo titolo e lo stracciò totalmente in pezzi e lo gettò per terra. “Ecco che cosa penso del tuo titolo”. E quelli non li sostituiscono, sono gli originali.

Allo stesso modo, così tante volte sotto la scorza, ci sono queste motivazioni ulteriori che sono dall’inferno. Quale è il grande privilegio di essere in grado di predicare come Spurgeon? No… somigliare a Gesù.

Quando pensiamo ai frutti, automaticamente entriamo nella nostra mentalità americana che predilige l’attività, invece che il carattere, il carattere, il carattere, l’essere come Cristo, somigliare a Cristo. Molte volte, il Signore vi ama troppo per non darvi le cose per le quali voi state pregando, perché vuole darvi qualcosa di meglio, essere somiglianti a Cristo.

Adesso guardiamo a questo testo, Egli dice:

“Ogni tralcio che in me non porta frutto, lo toglie via; “

Che cosa significa?

Bene, lasciate che faccia questa affermazione. Ci sono uomini e donne, giovani e vecchi in ogni congregazione che si identificano con il popolo di Dio, ma sono increduli e senza frutto e quando moriranno andranno all’inferno. Questo è esattamente ciò che questo passo significa.
Consideriamo la Chiesa per un momento come una vigna. Dentro questa vigna, ci sono alcuni che assomigliano un po’ a dei tralci, si comportano un po’ come dei tralci, ad un livello superficiale, ma quando davvero li esaminate essi sono senza frutto, sono increduli, non sono connessi alla vite e saranno giudicati, saranno stralciati via. Saranno giudicati. Saranno gettati all’inferno.

Sentite cosa dice Giuda al verso 12:

“Costoro sono scogli nascosti nelle vostre agapi, mentre banchettano assieme a voi senza timore, pascendo se stessi; essi sono nuvole senz’acqua, sospinte qua e là dai venti, alberi d’autunno senza frutti, doppiamente morti, sradicati, onde furiose del mare che vomitano la schiuma delle loro brutture, stelle erranti a cui è riservata la caligine delle tenebre infernali per sempre.”

Ho appena descritto la grande maggioranza di coloro che sono membri della Chiesa in questo paese. E si pensa di poter in qualche modo curare queste persone con più discepolato, mentre in realtà essi hanno bisogno del Vangelo e hanno bisogno di Rigenerazione.

Ora fate caso a questo per un momento: “essi sono scogli nascosti“. Quindi essi non sembrano affatto essere un problema, sembrano proprio come ogni altra persona. Ma sotto l’apparenza, laddove non è possibile vedere, ma dove l’occhio di Dio può giungere, lì sono nascosti i loro pericoli. Essi sono tradizionalisti, sono religionisti. Hanno una forma religiosa, una forma di bontà, ma ne negano la potenza. Potrebbero litigare con voi sulle regole. Potrebbero essere in chiesa ogni volta che le porte sono aperte, ma sono pericolosi, perché ogni cosa che essi hanno è superficiale, è comune, è profana.

Inoltre dice: “essi banchettano insieme a voi“. Essi mangiano con voi, partecipano alla cena, partecipano alla Cena del Signore. Partecipano anche a tutte le occasioni di ritrovo che potete avere dopo, e in tutte queste cose voi non li riconoscerete. Essi sono sempre impegnati a curare il proprio interesse.

Una cosa che si può notare in una persona non convertita, l’egoismo è la cosa che predomina, ed è l’opposto dell’amore. Tutto ciò che importa a loro è se stessi.

Nuvole“. Dice proprio nuvole? Si, essi sono nuvole, ma è difficile distinguere quando una nuvola ha dell’acqua e quando non ne ha, perlomeno lo è per noi. Essi sembrano come nuvole. Sembrano portare acqua. Sembra che potrebbero avere lo Spirito Santo, quando sono in guardia. Ma se li cogliete in un momento in cui abbassano la guardia, allora vedrete davvero chi sono.

Essi sono alberi d’autunno“. Mi è davvero difficile pensare a qualcosa di più carino di un albero d’autunno, ma…non porta nessun frutto. Non hanno frutti, doppiamente morti, sradicati, da essere stralciati via e gettati nel fuoco.

Guardate il verso sei qui, in questo passo:

“Se uno non dimora in me è gettato via come il tralcio e si secca; poi questi tralci si raccolgono, si gettano nel fuoco e sono bruciati.”

Ci sono molte persone, specialmente nella mia denominazione, ma voglio dire, questo si applica ad ogni tipo di denominazione per la patetica teologia e il patetico insegnamento, ci sono molte persone in vari ruoli di Chiesa che non sono salvate, perché si è dimenticato ormai che la salvezza non è e non viene dal dire una preghiera e chiedere a Gesù di venire nel nostro cuore. La Salvezza non viene passando per quattro leggi spirituali e dicendo poi una preghiera alla fine. La Salvezza non viene da tutti questi piccoli sciocchi meccanismi che si sono sviluppati. Essa proviene da un lavoro soprannaturale di Dio, attraverso il quale Dio rigenera, crea il cuore di vita. Dona all’uomo il ravvedimento. Dona all’uomo la fede. L’uomo si pente, crede ed è salvato.

Ed è un lavoro soprannaturale di Dio che manifesta la potenza di Dio, allo stesso modo e se non di più di quando Dio il primo giorno disse: “Sia la luce.”. La Salvezza è soprannaturale, ognuno che sia stato davvero salvato è soprannaturale, è davvero soprannaturale. Ora questa non è un’idea isolata nel Nuovo Testamento. Lasciate che vi dia alcuni versi:

Matteo 3:10: “E la scure è già posta alla radice degli alberi; ogni albero dunque che non fa buon frutto, sarà tagliato e gettato nel fuoco”.

Questo fu in pratica l’annuncio di colui che ha aperto la strada al Messia. Egli dice: “Ecco, il Messia sta per venire. Lasciate che vi dia un anticipo di ciò che Egli vi dirà. Potete essere religiosi quanto volete. Puoi marcare ogni “T”, mettere il puntini su ogni “i”, ma se non sei connesso alla vite, se non stai facendo questo nella potenza dello Spirito Santo, se non sei davvero un figlio di Dio, sarai giudicato.”

Egli va avanti e dice in Matteo 7:19: “Ogni albero che non dà buon frutto è tagliato, e gettato nel fuoco.”

Ora lasciatemi fermare qui e dire qualcosa. Coloro che non comprendono la dottrina della Rigenerazione, ovvero, la parola che viene usata comunemente oggi è essere “nati di nuovo”. Non uso quella parola perché il 99% delle persone non saprebbero darvi neanche una definizione biblica di ciò che dicono. Ora questi credono che essere nati di nuovo è pregare, e chiedere a Gesù di venire nel proprio cuore. E non capiscono che essere “nati di nuovo” viene da questi passaggi in Geremia, questi passaggi in Ezechiele, dove Dio dice: “Io compirò un’operazione a cuore aperto soprannaturale. Rimuoverò il vostro cuore che è ostile a Dio e che odia Dio, col quale siete nati. Lo estrarrò dal vostro petto e lo sostituirò con un cuore creato ad immagine di Dio e voi mi amerete perchè voi sarete come Me.” E’ l’opera soprannaturale di Dio.

Molti leggono questi passi e dicono, “Ok, sapete, dovete credere in Gesù, ma dovete avere anche delle opere altrimenti non andrete in Cielo”.

Essi non capiscono la salvezza. Noi non stiamo dicendo che per essere salvato devi credere in Gesù e poi devi aggiungere delle opere a questo. Quello che stiamo dicendo è che se credi in Gesù, è perché Dio ha compiuto già un lavoro di rigenerazione attraverso il quale ha completamente cambiato il tuo cuore e ti ha trasformato in una nuova creatura, nell’immagine di Dio, in vera santità e in vera giustizia, e tu devi avere delle buone opere perché, proprio come un peccatore deve per forza peccare, il giusto deve compiere la giustizia.

Ora dovremmo ricordarci qualcosa, che Dio è in grado di tagliare via e bruciare dei tralci.

Lasciate che vi legga un passo, Ezechiele 19:12. Parlando dell’Israele apostata, dice: “Il suo forte ramo è stato strappato via così da seccarsi; e il fuoco lo ha consumato”.

Non mi importa quanto sia forte la tua religione o la tua vita di chiesa. Non mi importa quanto forte sia la tua moralità. Nel giorno del giudizio, Dio la strapperà, la strapperà e si seccherà. Ogni volta che degli uomini si dichiarano giusti, lo fanno mettendosi a confronto con altri uomini, che sono peggiori. E ve la potete cavare in questo modo, ma quando la vostra giustizia è paragonata alla giustizia di Dio, non c’è niente altro da fare che gettarvi giù a terra e dichiarare la vostra moralità come letame.

Ora, il Padre giudica il non credente che è senza frutto, ma Egli anche disciplina il credente.

“ma ogni tralcio che porta frutto, lo pota affinché ne porti ancora di più.”

Credente, ecco la domanda vera. In un tipo di cristianità contemporanea che fa della comfort il suo obbiettivo, voi dovrete prendere una decisione. Che cosa desiderate? Volete portare più frutto o volete essere confortevoli e semplicemente crescere in modo selvaggio.

Ricordo una volta in Perù, prima di avere le mie anche sostituite e l’artrite aveva mangiato le mie anche al punto che quasi non ero capace di camminare più, ogni giorno era una prova. Ogni giorno era una lotta. Il dolore era incredibile. E sono andato fuori al balcone una mattina in Lima, in Perù, ed era umido e piovoso e l’umidità era orribile e le mie gambe mi facevano così tanto male e avevo lacrime che mi scendevano sul volto e ho camminato verso lì, ho raggiunto zoppicante la terrazza e ho guardato a Dio e ho detto “Perché? Soffro terribilmente”.

No, non udii una voce, ma sapevo esattamente che cosa il Signore voleva dirmi. “Paul, mio caro, caro figliolo, questo è esattamente ciò che tu mi avevi chiesto”.

E poi ricordo tutte quelle volte al college, dopo la mia conversione, tutto il tempo al seminario con altri credenti, sapete, pregavamo tutta la notte e dicevamo: “Oh, Signore, qualunque cosa Tu debba fare per rendermi come Gesù, falla”.

Sapete, alcuni di voi probabilmente dicono: “Signore, uccidimi se necessario”. E io credo che Egli ci permette di pregare ciò in ignoranza perché se davvero noi sapessimo ciò che stiamo chiedendo, avremmo troppa paura per pregarlo.

La parola che viene usata qui per “potare” è la parola greca dalla quale deriviamo la parola “catarsi” in italiano, che significa purificare. Non significa semplicemente pizzicare e rincalzare o plasmare o dare forma, ma ha anche questa idea qui. Se considerata in una realtà spirituale significa purificare, specialmente di sporcizia e impurità, ciò che ostacola il progresso spirituale.

Avete voi… è la vostra più grande passione quella di riprodurre il carattere di Gesù Cristo? Questo tuo desiderio ti può costare assolutamente tutto. Può essere il motivo per cui Dio non ti permette mai di diventare un personaggio pubblico, di diventare famoso. Potrebbe essere il motivo per il quale non hai mai una mega-chiesa. Può essere il motivo per il quale non vedi mai nessun successo apparente. Potrebbe essere una ragione per avere afflizioni fisiche. Potrebbe essere…

Il tuo desiderio di portare buoni frutti ad ogni costo, di essere come Gesù Cristo ti può costare tutto. Ma tutto ne è degno, non lo è? Se i frutti, veri frutti spirituali, un riflesso del vero carattere di Gesù Cristo è la cosa più importante della tua vita, non vale forse tutto questo costo? Dovrebbe valere ogni costo.

Ora, questa idea è chiaramente espressa in Ebrei 12 e non abbiamo tempo di andarci, ma voglio solo leggere questo verso da lì:

“Ogni correzione infatti, sul momento, non sembra essere motivo di gioia ma di tristezza; dopo però rende un pacifico frutto di giustizia a quelli che sono stati esercitati per mezzo suo.”

Ora pensiamo per un momento alla parola “esercitare”, allenare, l’idea di essere addestrati per mezzo della disciplina. Molte persone vedono soltanto un lato della disciplina, mentre ci sono per lo meno due lati di essa. Per esempio, quando ero ragazzino e facevo qualcosa di cattivo, mio padre mi dava delle battiture, quella era disciplina in un senso. Egli mi disciplinava. E quella è l’idea che la maggior parte delle persone hanno della disciplina.

Beh, Dio mi sta disciplinando. E perché mi sta disciplinando? Perché mi disciplina? Sono nel peccato?

No, potresti essere il credente più giusto della terra. Potresti essere il più santo, il credente più devoto sulla terra, perché la disciplina non è solo per il peccato. La disciplina è anche per addestramento nella giustizia.

Lasciate che vi faccia un esempio. Quando ero un ragazzino, volevo essere un atleta. Le mie gambe erano molto deboli. Mio padre era un bravo atleta quando era giovane, quindi questo è quello che mi disse: “Andremo a dare da mangiare alla mandria e quando saremo arrivati alla fine nella parte più distante della fattoria, ti metterai dei pesi alle caviglie e seguirai il camion per tutto il cammino di corsa mentre torniamo a casa”.

Ora, quella era disciplina. Non avevo fatto niente di sbagliato. Mio padre non era crudele. Diceva semplicemente: “se vuoi raggiungere questo obbiettivo nella tua vita, so ciò che bisogna fare. E se tu ti sottoporrai al mio allenamento, Paul, io ti porterò lì”.

E forse non divenni il più grande giocatore di basket che sia mai esistito, ma ero tra i migliori tra cui avrei potuto essere e questo fu a causa dell’addestramento.

Inoltre una cosa che dovete capire sull’allenamento. L’allenamento non è momentaneo. Queste persone che vanno a correre alle olimpiadi, per una corona che perisce, la gran parte di essi, diciamo hanno 19, 20, 21, 22 anni. Sapete che essi si stanno allenando da quando avevano sei o sette anni d’età? Alcuni di loro anche prima.

Stiamo parlando qui di un’intera vita di allenamento, un’intera vita di disciplina, un’intera vita di potature, un’intera vita di tagli, un’intera vita di purificazione, fino a quel giorno in cui chiuderemo i nostri occhi in questo mondo.

Vuoi questo?

Bene, posso dirti che io lo desidero, perché sono passato già per 22 anni di esso, e la potatura del Mio Maestro è più dolce di tutte le delicatezze che il mondo possa offrirmi. E’ più amorevole di tutta l’adulazione che questo mondo possa offrirmi.

Ecco il premio. Non è ciò che credete. Il premio è la conformità all’immagine di Gesù Cristo.

Ora voglio dire qualcosa qui, alcuni pensieri che ho gettato giù. Ho scritto: “la disciplina non è la causa del portare frutto dei tralci”. Questo è molto importante. Perché abbiamo così tanti membri di chiesa in America, che pensano che Dio debba disciplinare le persone affinchè portino frutto nella loro vita, affinchè esse producano qualcosa, perché essi non vogliono farlo. Ma questo non è lo scopo della disciplina, affatto.

La disciplina non è la causa del portare frutto del tralcio, ma piuttosto pota e dà forma al ramo affinchè possa portare più frutto. Ma il vero credente porterà frutto. Lo comprendete?

Se sei un vero credente porterai dei frutti. Devi portare dei frutti perché sei davvero un tralcio e sei davvero connesso alla Vite e non puoi fare altro che portare frutto. Ma il Padre interviene per potarti, e ti disciplina e ti dà forma e ti taglia e ti annoda e fa qualunque cosa che debba fare affinchè tu porti più frutto.

La disciplina non ti farà portare frutto. Tu devi portare frutto. Se non porti frutto non sei un credente.

Lasciate che vi dia un esempio. Ora, ricordatevi che la Chiesa non è fatta da persone salvate e persone non salvate. La vera Chiesa di Gesù Cristo non è dentro i confini denominazionali. La vera Chiesa è ogni persona che è stata davvero rigenerata dallo Spirito Santo, e la cui natura è stata cambiata. E’ ogni vero figlio di Dio.

Ora non puoi fare parte della Chiesa senza portare frutto. Ciò dovrebbe terrorizzarci. Quante persone senza frutti vanno in chiesa la domenica? Non puoi essere parte della Chiesa senza produrre frutto perché in Matteo 21:43 Gesù dice:

“Perciò io vi dico che il regno di Dio vi sarà tolto e sarà dato a una gente che lo farà fruttificare.”

Inoltre, una cosa che dovete comprendere, il lavoro del Padre deve essere nell’interiore e verso il basso prima che sia nell’esteriore e verso l’alto. Lasciatemi dire ciò di nuovo. Il lavoro del Padre deve essere nell’interiore e verso il basso prima che sia nell’esteriore e verso l’alto.

In altre parole esso deve essere nascosto prima che diventi una realtà visibile. Così tanto lavoro da parte di Dio, e ciò dovrebbe incoraggiarti, è un lavoro nascosto, un lavoro di preparazione, un lavoro segreto. Verso il basso e verso l’interno, verso il basso e verso l’interno, e alla fine comincerà a rivelare il suo frutto.

E c’è un passaggio, un bel passo nelle Scritture in 2 Re 19:30 che dice:

“Il residuo della casa di Giuda che scamperà, continuerà a mettere radici in basso e a fare frutto in alto.”

Ed è questa idea di nuovo. Non è un idea organizzativa. E’ l’idea di un organismo e questo organismo mette radici in una sorgente e divenendo salda tramite le radici e fondata nel terreno in quella sorgente, produce frutto naturalmente. Questo non è un semplice lavoro, è vita.

E va avanti e inoltre c’è qualcosa molto importante che sarà incoraggiante per voi. Il portare frutto promesso ad ogni credente può richiedere alcuni anni prima che sia realizzato. Abbiamo l’esempio della promessa di Dio ad Abrahamo, in Genesi 17:6: “Io ti renderò grandemente fruttifero. Quindi ti farò divenire nazioni e da te usciranno dei re.”.

E ciò ha richiesto un lungo tempo.

Quanti dei profeti d’antico credettero alle promesse e morirono credendo alle promesse? Il punto che stiamo facendo qui non è che il credente aspetti tutta la sua vita e non produca mai frutto, ma il punto che stiamo facendo è che il lavoro di Dio nel credente è un lavoro misterioso. Non c’è nessun piccolo libretto scritto che ci dica in che modo Dio opererà allo stesso modo in ogni credente. Egli farà un lavoro interiore, nascosto, ma presto o tardi sarà manifesto con frutti abbondanti e dobbiamo essere pazienti, dobbiamo aspettare e dobbiamo credere alle promesse.

Non dimenticate Matteo: “Beati coloro che hanno fame e sete di giustizia, perchè saranno saziati”. Essi saranno saziati.
Va avanti e dice un’altra cosa. Il portare frutto spesso sembra venire in certe stagioni. Anche questo è da notare. Ho notato nella mia vita che non ogni giorno c’è una raccolta abbondante da Paul Washer, proprio come per il grano che abbiamo appena piantato in fattoria, esso non ha ancora frutto. E questo lo leggiamo in Atti 14:17:

“ma non ha lasciato se stesso senza testimonianza, facendo del bene, dandoci dal cielo piogge e stagioni fruttifere e riempiendo i nostri cuori di cibo e di gioia”.

Periodi in cui portiamo frutto, periodi di pioggia, periodi di aratura, periodi per ogni tipo di opera divina che presto o tardi si manifesteranno nel frutto, e devono manifestarsi in frutto, perché Dio non compie mai un’opera che debba fallire.

Inoltre, in periodi in cui siamo apparentemente senza frutto, dobbiamo confidare nel Signore. Anche questo è molto importante. Specialmente per alcuni di voi giovani che siete al college o in seminario, e vi stato solo chiedendo quando sarà… sapete, voi dite “voglio fare qualcosa”. Beh, siate molto attenti a quel linguaggio che usate. Io non voglio “fare” nulla più. Io voglio “essere” qualcosa. Voglio essere come Gesù.

Se metto a posto la mia ontologia ogni altra cosa andrà a posto. Non concentratevi così tanto sul fare qualcosa. Concentratevi sull’essere qualcosa.

Ci sono delle stagioni in cui ci sembra di non avere frutto nelle nostre vite. Abacuc 3:17-19, dice:

“Anche se il fico non fiorirà e non ci sarà alcun frutto sulle viti, anche se il lavoro dell’ulivo sarà deludente e i campi non daranno piú cibo, anche se le greggi scompariranno dagli ovili e non ci saranno piú buoi nelle stalle, esulterò nell’Eterno e mi rallegrerò nel DIO della mia salvezza.”

Ed in Filippesi 1:6: “perchè sono convinto di questo, che colui che ha cominciato un’opera buona in voi, la porterà a compimento fino al giorno di Cristo Gesú.”
Sapete, uno dei maggiori problemi del cristianesimo oggi, e uno dei maggiori problemi di un ministro cristiano oggi, è che non si crede più che ci debba essere una stagione nascosta.

Gesù, 30 anni per 3 anni di ministero.

Giovanni il Battista, almeno 30 anni per quanto? Sei mesi di ministero.

Mosè, 80 anni di nascondimento per portare questo grande e esaustivo frutto di Dio, redimere il popolo di Israele.

Ora noi vorremo semplicemente saltare a quello, non è così? Vogliamo fare qualcosa, invece che aspettare di essere qualcosa.

Posso ricordare dei tempi in cui Dio mi ha nascosto nel Suo conserto.

Essere su di un pulpito, o fare cose come questa, dove tutti possono vedervi, non è necessariamente un segno che la mano di Dio sia sopra di voi e che egli vi userà, ma quando Dio vi chiama in un posto nascosto per essere solo con Lui, mio amico, è quello il tempo, è quello il tempo.

Quando ti isola da chiunque altro, non permette a nessuno di toccarti, non ti permette di camminare in quel tipo di strade, non ti permette di cambiare la grazia di Dio in un circo, non ti permette di giocare a tutti questi giochi, non ti permette di andare con sei bandiere americane e correre alle corse nel nome di Gesù. Ti nasconde, lontano. Questo è il segno che la Sua mano è sopra di te, un lavoro segreto.

Ora, questo non è solo per i ministri. Alcuni di voi hanno lottato in oscurità. Alcuni di voi si sono seduti su di notte, alcuni di voi hanno avuto pensieri sulla salvezza, avete lottato con il peccato, avete attraversato delle battaglie spirituali. E nessuno ha saputo nulla di voi. Vedete delle inconsistenze e delle impurità nelle vostre vite e dovete occuparvene.

Amico mio, questo è un segno. Quello è un segno che la mano di Dio è su di te. E’ il segno della mano di Dio.

Va avanti. L’obiettivo della disciplina. Quale è l’obiettivo della disciplina da parte di Dio? Sapete, ho sentito di padri che amano disciplinare i propri figli, solo per il desiderio di vederli spenti, di vederli gettati a terra, di vederli distrutti. Ma perché il nostro Padre ci disciplina? Affinchè possiamo portare più frutto.

Matteo 13:23: “Quello invece che riceve il seme nella buona terra, è colui che ode la parola, la comprende e porta frutto; e produce uno il cento, un altro il sessanta e un altro il trenta per uno”.

Amico mio, questa è abbondanza. Questa è… voi non volete portare tanto frutto, quanto quello che Dio vuole portare per mezzo di voi. Noi pensiamo…,  è un’affermazione che ho sempre nella mia mente, che in qualche modo noi vogliamo più vita spirituale di quanto Dio voglia darci. E questo è completamente il contrario della realtà. Semmai, il più grande peccato della Chiesa è quello di non credere a quella grande fontana che sgorga fuori da quella Roccia.

Voglio andare avanti. Egli dice, al verso 3: “Voi siete già puri a causa della parola che Io vi ho detto”.

C’è un senso reale qui… questo è qualcosa che deve essere sia visto sia fatto, qualcosa viene fatto. C’è un senso reale in cui il credente è puro attraverso la Parola che è rivolta ai credenti e a cui essi credono. Essi sono puri. Questo è ciò di cui parlava il fratello Mac, quando parlava di “santificazione posizionale”. Essi sono puri.

Ma c’è un altro senso reale in cui Dio continua a compiere un lavoro, continua a fare un lavoro nella vostra vita. Dobbiamo cominciare a realizzare ancora una volta, che nella Salvezza, io sono stato salvato, sto venendo salvato e sarò salvato. E’ un lavoro continuo.

La Salvezza non è una qualche iniezione di vaccino influenzale, come quando bussate alla porta di qualcuno e chiedete: “Salve, posso parlarle di Gesù?”. E allora ti rispondono: “ho già fatto quella cosa”. E tu dici: “signore, non sto parlando di vaccino influenzale, sto parlando di Gesù”. “Beh mi sono già pentito”. “Bene, signore, se lei non si sta pentendo ancora adesso, non si è pentito neanche allora.” “Beh, ma io credo già”. “Signore, se quella fu la cosa di un momento, allora lei è perso”.

Quando ci si pente allora si continua a pentirsi.

Quando si crede si continua a credere.

Dio ti ha purificato. E ti continua a purificare. E un giorno sarai puro.

E voglio dirvi qualcosa, di cui non penso si parli abbastanza, perché alcuni la prenderebbero per orgoglio, ma la dirò.

In qualche aspetto è vero nella mia vita. C’è stato un tempo, giovani ascoltatemi molto attentamente, c’è stato un tempo in cui sapevo che avrei dovuto distogliere i miei occhi da certe cose, perché sapevo che non era una cosa che piaceva a Dio. Sapete, questo è quello che alcuni di voi fanno. Vedete qualcosa, siete attratti da essa, e volgete i vostri occhi altrove, perché sapete che Dio non l’approva.

Voglio che sappiate, che verrà un tempo nella vostra vita in cui anche a voi quelle cose non piaceranno. E di questo non se ne parla abbastanza.

Voi pensate che per tutta la vita, noi cammineremo per essa dicendo: “beh, sai, mi piacerebbe guardare quella cosa, ma non posso…”

No. Dio compirà un lavoro interiore nella tua vita e gradualmente, sempre di più, arriverete al punto che odierete le cose che Dio odia e amerete le cose che Dio ama, sempre di più.

Questo succederà davvero. Davvero succederà. E continuerà fino al giorno in cui andrete nella gloria.

Ora al verso 4 e 5, e questa è la mia parte principale, dice:

“Dimorate in me e io dimorerò in voi; come il tralcio non può da sé portare frutto se non dimora nella vite, cosí neanche voi, se non dimorate in me. Io sono la vite, voi siete i tralci; chi dimora in me e io in lui, porta molto frutto, poiché senza di me non potete far nulla.”

Ora, ci sono certi passi, che… quando ero al college, sono cresciuto sentendo dei ministri dire, per esempio, se non capite Romani 6, non potete vivere la vita cristiana. Allora mi alzavo e gli dicevo: “mi può spiegare Romani 6, perché non lo capisco…”

Ed essi se la cavavano con qualche piccola risposta da clichè ed io la capivo. Beh neanche loro lo capiscono.

Una volta sentii un ministro dire continuamente: “Dovete camminare nello Spirito. Dovete camminare…”. Predicò per un’ora, adamantino, ferocemente: “Dovete camminare nello Spirito, vivere nello Spirito…”

Alla fine, non volevo essere aggressivo e non volevo cominciare un combattimento o qualcosa del genere. Mi alzai in piedi semplicemente e dissi “signore, ho apprezzato molto il suo sermone. Sono d’accordo con tutto il cuore con ciò che lei ha detto. Signore, ma non so cosa significhi. Potrebbe dirmelo?” E lui non riuscì a dirmelo.

Noi sentiamo sempre dire che si deve dimorare, dimorare… Dobbiamo dimorare, dobbiamo dimorare…

Ok sono d’accordo con voi. Ma cosa significa? Come fa un tralcio a dimorare nella Vite? Guardate cosa stiamo facendo qui: “dimorate in me.”, verso 4, “Dimorate in Me, ed Io in voi”.

Come fa un tralcio a dimorare nella vite?

Bene, quando scorriamo questo testo, vediamo fare riferimento alla preghiera. E vediamo il riferimento alla Parola di Dio. Abbiamo il riferimento a osservare i comandamenti e la gente semplicemente usa questo per dire: “bene, dimori in Cristo se osservi i comandamenti, se preghi, se hai la Sua Parola dentro te.”

Ma questo non è in realtà ciò che Egli sta dicendo.

Quelli sono i prodotti del dimorare, più di ogni altra cosa. E quindi, quando guardiamo a questo testo, è molto interessante, che Cristo non usa così tante parole per dirci come dimorare nella Vite. Davvero non lo fa. Voglio dire, sembra che una volta che abbia dato questo grande comandamento di dimorare in Lui, perché fuori dal dimorare in Lui, non possiamo fare nulla, Egli vada avanti e dica: “ok, questo è quello che significa…”, ma non lo fa.

E allora cosa significa?

Bene, prima di tutto, non credo che Egli debba dirci cosa significhi, perché lo ha già chiaramente illustrato. Egli dice: “Io sono la Vite. Voi siete i tralci”. Ora, volete sapere come si suppone che dovete dimorare in Cristo? Come fa un tralcio a dimorare nella vite? Da questo avrete una risposta. Voglio soltanto leggervi alcune cose. E’ interessante che Cristo non ci dice in che modo dimorare in Lui.

Forse perché il dimorare non è una qualche attività che facciamo, ma una realtà che riconosciamo e nella quale viviamo.

Un tralcio non fa niente per diventare tralcio. Avete mai pensato a ciò? Un ramo non fa nulla per diventare un ramo ed essere inserito in un albero. Un ramo non fa nulla per diventare ramo. Noi non vediamo in giro per la foresta dei piccoli pezzi di legno o dei ramoscelli che cercano una vite alla quale possano annettersi. Una volta connessi, non li sentiamo lottare e lamentarsi per mantenersi. E non vediamo nessuno di questi rami andare a un seminario per imparare come rimanere inseriti nella propria vite, che è invece tutto ciò che vediamo nella cristianità oggi.

Fatemi dire questo. Un ramo non cresce entrando in una vite, nella vite. Non cresce e si attacca alla vite. Il ramo cresce dalla vite ed è totalmente e completamente un lavoro della vite stessa. Non è qualcosa che il ramo fa. E’ la vita che fluisce dalla vite, tale efflusso sovrabbondante della vita di Cristo non conosce nessuna fine nel fluire da Lui stesso, la Vite, e nel creare i rami. Ora questo si è differente, è davvero differente.

Un ramo non cresce entrando nella vite, ma un ramo cresce fuori dalla vite. E’ una creazione ed un prodotto della vite sin dall’inizio. Non fa niente per diventare ramo, ma semplicemente è un ramo. E noi siamo rami. Siamo creazioni della Vite, che crescono fuori dalla vite, e sono in totale dipendenza dalla vite, con un solo scopo, per essere ciò che siamo, non per diventare qualcosa che noi non siamo, ma per essere ciò che siamo, cioè un ramo che porta frutto.

Dobbiamo riconoscere questa realtà e vivere in essa. Dobbiamo riconoscere la totale assurdità di cercare una qualche sorta di indipendenza dalla vera sorgente della nostra esistenza e del nostro scopo.

Dimorare nella vite, vuol dire riconoscere questo tremendo, soprannaturale lavoro di Dio che è stato compiuto in te e semplicemente stare lì in esso, vivere nella realtà che tu sei diventato unito con Cristo, che sei una nuova creatura che fluisce da Lui. E il fluire da Lui, è un’alimentazione senza fine, lo Spirito Santo, come una divina energia di Dio.

Non è fare qualche cosa. E’ riconoscere ciò che Dio ha fatto.

Dio ti ha fatto parte del Suo Figlio, la Vera Vite, ed Egli sta facendo scorrere la Sua Potenza attraverso quella Vite verso di te, un ramo. Voi avete un solo scopo, il frutto che proviene dalla vita che Cristo vi darà.

Non cercate di essere brillanti insegnanti. Non cercate di essere super-eroi. Non cercare di venire qui per fare un hobby che assorbe completamente la tua vita e la consuma. Non ti ho fatto per questo o per quello. Non ti ho fatto per il mondo. Non ti ho fatto per fare impressione su di esso. Non ti ho fatto per fare le cose che essi fanno o per portare il frutto che essi portano. Non ti ho fatto per nessuna di queste cose, Paul. Ti ho fatto per portare quel frutto che è nel contesto della Mia volontà per te, affinchè ciò mi sia gradito.

Una delle grandi verità che abbia mai udito, da parte del fratello Morrow. Non so nemmeno se te la ricordi, ma la mia visione olistica di Dio è stata cambiata in maniera tremenda da ciò. Dio fa tutto per la Sua gloria. Non è forse vero? Giusto? perché Dio pianterebbe la più bella rosa che Egli abbia mai creato, perché la pianterebbe in un deserto dove nessuno mai vi passerà? Voglio dire, perché farebbe ciò? Nessuno la vedrà mai. Come sarà Egli glorificato da essa. Come…

Vi dirò come e perché. Egli l’ha fatta per SE. L’ha fatta perché quando la guarda dall’alto, Egli dice: “Questo mi piace”.

Voglio dirvi qualcosa e questo vi aiuterà. Non ho ancora padroneggiato questa verità. Non pensiate che l’abbia fatto. Ma questa verità è stata di grande conforto per me. Io voglio essere quella rosa che sta in mezzo a quel deserto. Quella è la mia ambizione. Un giorno, miei cari amici, quando il Regno di Dio verrà nella pienezza della Sua potenza e il Figlio dell’uomo verrà con i Suoi santi angeli, noi saremo letteralmente shockati da una cosa grandiosa che succederà.

Tutti questi piccoli credenti nascosti che non si erano mai mossi o agitati, che non erano famosi, che non erano… essi erano qui semplicemente rinchiusi in un una stanza sigillata da Dio, ed essi verranno fuori e brilleranno come il sole.

In questo momento il mio piccolo figliolo, tutto ciò di cui ha bisogno è suo padre. Voglio dire, non pensa minimamente a i compagnetti o agli amici o a tutto il resto. E’ solo il padre. Papà, facciamo questo. Papà, vai… ogni cosa che fa, guarda in alto verso il padre. “Hai visto papà? Guarda cosa ho fatto, papà”

Verrà un giorno, e questo è il corso naturale della vita, quando egli vorrà mostrare le cose ad altre persone. Ora questo è il corso naturale della vita. Non c’è motivo di essere depresso riguardo a ciò. Ma vedete, nel piano spirituale, ciò non si suppone che debba mai avvenire. Si suppone che debba essere sempre:

“guarda a me, Padre. Sto portando frutto, Padre, il frutto che Tu mi hai dato, Padre. E non importa, Padre, che io sono qui fuori nel mezzo di un deserto, dove nessuno sulla faccia della terra, mai potrà vedermi, perché l’unica cosa che importa per me è che Tu sia contento.”

Ora, voglio fare un paragone tra Romani 6 e Giovanni 15. Solo per un momento, voglio che ascoltiate.

Tutti questi pensieri. Sono corso dentro casa, quando stavo falciando il giardino, perché stavo pensando a questo per giorni e mentre ero sulla falciatrice, mi è semplicemente sembrato… che le idee cominciassero a uscire da ogni parte. Le dovevo mettere per iscritto.

In Romani 6:6, Paolo dice che siamo morti. Siamo davvero morti, ok? Il vecchio uomo è morto davvero. E noi siamo davvero una nuova creazione. Non è una metafora. E’ una realtà spirituale. Ed io continuo ad usare la parola “davvero, davvero”. Siamo davvero morti. Che lo crediate o no, siamo davvero morti e diventati una nuova creatura. E romani 6 riguarda la rigenerazione più di ogni altra dottrina della Bibbia. Riguarda la rigenerazione, e cioè che il vecchio uomo sta morendo e che il nuovo sta prendendo il suo posto. Siete davvero morti. Se siete veri credenti, quella vecchia, peccaminosa, depravata natura è morta ed è stata sostituita. E se ciò non è avvenuto, tu sei perduto.

Tu sei davvero morto e sei davvero stato fatto una nuova creatura. Non è solo una metafora. Non è solo una speranza celeste. E’ una realtà presente nella vita di ogni vero credente.

E in Romani 6:11 Paolo ci dice che noi dobbiamo vivere in quella realtà. Dobbiamo vivere nella realtà, non che credendoci la faremo avvenire. No, è già accaduta. Il tuo uomo vecchio è morto. Tu hai una nuova natura.

Ora dopo aver stabilito questo, dicendo che è una realtà spirituale, egli dice: “Bene allora, vivete in questo, credetelo. Vivete secondo ciò che Dio ha già davvero fatto.”

Ora, in Giovanni 15:1-11, Gesù dice che Egli è davvero la Vite e che noi davvero siamo i rami. Noi siamo davvero nuove creazioni che sono cresciute fuoriuscendo da Lui. Tutta la nostra vita fuoriesce da Lui e per la natura di ciò che siamo, per la natura di ciò che siamo, noi abbiamo un solo scopo, di portare frutto e glorificare il Padre.

Vivere in ogni altro modo, in ogni modo che contraddica o vada in conflitto con questa realtà spirituale, è vivere in un mondo di fantasia. E’ ridicolo e finirà sempre in una frustrazione assoluta.

E’ ridicolo. Io amo gli archi da caccia. Sto facendo un grande arco inglese, alto, proprio adesso, che scocca le frecce in maniera molto pulita. Una terribile chitarra. Non posso suonare nessuna canzone su questa cosa. Puoi scagliare una freccia con esso, ma non puoi suonare una canzone con esso. Perchè? Non è stato fatto per suonare delle canzoni. E’ stato fatto per scagliare frecce.

Voi siete stati ricreati. Siete stati rifatti. E questo non è un cliché. Non sto parlando allo stesso modo di qualche predicatore fiorito. Questa è una realtà. Siete diventati una nuova creatura a quella nuova creatura non è stata fatta per il peccato. Non è stata fatta per il frutto di ingiustizia. Sarebbe assolutamente una perversione, prendere questa nuova creatura e falle fare qualcosa come quello. Tu sei una nuova creatura fatta per produrre frutto di giustizia.

Di nuovo, voglio dirvi qualcosa. Questo è stato di grande aiuto per me. E’ stato di grande aiuto per me.

L’altro giorno, voglio darvi un esempio, mia moglie mi stava parlando e mi sono girato. Ho detto qualcosa che non avrei dovuto dirle. Voglio dire, era solo una piccola cosa, ma era qualcosa che non avrei dovuto dire. Era una cosa minuscola, la voce solo un po’ alterata, nel modo sbagliato. Voglio dire, non era un crimine violento, era solo… e mi sono fermato e ho detto… mi sono alzato in forza di questa verità e ho detto “questo non sono io”. Quella risposta che ho appena dato, quella espressione sul mio volto, quello non sono io. Questa non è la nuova creazione. Non sono fatto in questo modo, e sto fermando questa cosa qui adesso.

E mi sono girato e ho detto: “Charo, questo non sono io. Sono una nuova creatura, creata nell’immagine di Dio, in vera giustizia e santità. Io devo essere paziente e gentile e amare e perdonare. Perdonami, perché ho agito in un modo che… è in conflitto con chi io sono davvero. Non cederò a questo perché questo è ciò che io non sono più.”

Voglio dirvi qualcosa, è stato come… non è stato così drammatico forse, come quando il fratello Mac Gandolf, lì dietro, disse: “Tu non passerai”. Ma voglio dirvi qualcosa, è servito allo scopo.

Preghiamo: “Ti ringrazio per queste verità che mi hanno aiutato, che mi hanno aiutato. E prego, Signore, che esse aiuteranno il tuo popolo, nel nome di Gesù. Amen.”

di Paul Washer

curato da: Francesco Savastano

http://vocechegrida.ning.com/profiles/blogs/la-vite-e-i-tralci

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Una Pentecoste senza Cristo

 

Ciò che segue è un avvertimento profetico da Azusa Street di 75 anni fa che riguarda il pericolo di una Pentecoste senza Cristo.

Frank Bartleman fu un testimone oculare dell’effusione dello Spirito Santo nel 1907 in Azusa Street, a Los Angeles. È stato definito “il Reporter del risveglio di Azusa Street”. Circa 75 anni fa, durante l’effusione, scrisse un trattato mettendo in guardia da una Pentecoste senza Cristo. Egli ammonì:

Noi non possiamo sostenere una dottrina o cercare un’esperienza se non in Cristo. Molti sono desiderosi di cercare la potenza al fine di operare miracoli, attirare l’attenzione e l’adorazione della gente verso loro stessi, derubando così Gesù Cristo della Sua gloria e facendo bella mostra carnale. 

Il bisogno più grande sembrerebbe essere vero per i veri discepoli del mite e umile Gesù. L’entusiasmo religioso sedimenta facilmente, e lo spirito umano predomina così sullo spirito religioso che si ostenta. Ma noi dobbiamo tenerci saldi al nostro teste, Cristo”.

Qualsiasi opera che esalti lo Spirito Santo o i ‘doni’ al di sopra di Cristo, finirà in fanatismo. Qualsiasi cosa che ci porti ad esaltare e ad amare Cristo è buona e sicura, ma il contrario rovinerà tutto. Lo Spirito Santo è una luce grandiosa, ma sempre concentrata unicamente su Gesù affinché sia davvero rivelato“.

Laddove lo Spirito Santo ha il controllo, Gesù è proclamato il Capo e lo Spirito Santo il Suo esecutore“.

In un’altra occasione il fratello Bartleman avvertì:

La tentazione sembra muoversi verso manifestazioni vuote perché queste non richiedono nessuna croce particolare e nessuna morte per la propria vita. Per questo è sempre una cosa per cui le masse sono attirate“.

Non possiamo mettere ne potenza, ne doni, ne lo Spirito Santo, e nessun altra cosa davanti a Gesù. Qualsiasi missione che esalti perfino lo Spirito Santo al di sopra del Signore Gesù Cristo è destinata a schiantarsi nell’errore e nel fanatismo“.

Sembra ci sia un gran pericolo di perdere di vista il fatto che Gesù è ‘tutto in tutti’. L’opera del Calvario e l’espiazione devono essere il fulcro delle nostre considerazioni. Lo Spirito Santo non attirerà mai l’attenzione da Cristo su di Sé, ma piuttosto rivelerà Cristo nella pienezza. Siamo nel pericolo di scansare Gesù, di lasciarlo ‘perso nel tempio’ attraverso l’esaltazione dello Spirito Santo e dei doni dello Spirito. E’ Gesù che deve essere il centro di ogni cosa”.

Io non prendo alla leggera l’avvertimento di Bartleman. Il pericolo di una Pentecoste senza Cristo è molto attuale oggi. Vi dico che è possibile raccogliere gente ripiena di Spirito da qualche parte, che loda e che alza le mani… e Gesù che cammina come un estraneo tra loro!

È vero che è scritto: “dove due o tre sono riuniti nel mio nome, lì sono io in mezzo a loro” (Matteo 18:20). Ma Egli può essere nel mezzo di noi come un estraneo, ignorato e disconosciuto persino da coloro che si incontrano nel Suo nome! I giudei si uniscono ogni Sabato nella sinagoga per parlare del Suo nome e profetizzare la Sua venuta. Lodano il nome del Padre che promise di inviarlo. Pronunciano il nome del Messia con venerazione e riverenza. Però quando è venuto e ha camminato tra loro, non lo hanno riconosciuto. Era un perfetto estraneo tra loro.

Cristo Gesù, un estraneo nel mezzo di una comunità riempita di Spirito? Un estraneo in mezzo a coloro che confessano il Suo nome, e che adorano il Padre che lo ha mandato? Un estraneo tra quelli che cantano Osanna e che lo chiamano “Signore, Signore”?

Assolutamente si, non solo è possibile, ma sta succedendo tra il popolo di Dio oggi! Vi mostrerò alcuni modi per cui questo avviene, possa lo Spirito di Dio togliere la nostra cecità spirituale affinché possiamo vederlo ancora una volta come Egli è veramente: SIGNORE DI TUTTO!

Rendiamo Cristo un estraneo quando si dà preminenza allo Spirito Santo.

Cristo e solo Lui deve essere il centro delle nostra vita e della nostra adorazione! “Egli è il capo del corpo, cioè della chiesa; è lui il principio, il primogenito dai morti, affinché in ogni cosa abbia il primato. Poiché al Padre piacque di far abitare in lui tutta la pienezza” (Colossesi 1:18-19)

“Affinché in ogni cosa abbia il primato…”cioè distinto e confessato su tutto il resto, che ha il primo posto in tutto. Nemmeno lo Spirito Santo deve essere esaltato al di sopra di Quel nome! Non deve mai ombreggiare la Croce! Non si deve neppure pensare che Gesù abbia mandato qualcuno di meglio. Gesù ha mandato lo Spirito Santo per rivelare la Sua pienezza in noi.

Quando lo Spirito Santo diventa il centro della nostra attenzione, la chiesa perde l’obiettivo! Lo Spirito Santo discese su Cristo mentre Lui usciva dalle acque battesimali e il Padre disse di Lui “…Questo è il mio diletto Figlio, nel quale mi sono compiaciuto…” Lo Spirito discese in forma di colomba, ma l’attenzione era sull’Agnello di Dio che toglie i peccati dal mondo. Non la colomba, ma l’Agnello!

Cristo ha parlato ai Suoi discepoli di un’imminente Pentecoste, quando lo Spirito sarebbe stato effuso per un solo scopo: POTENZA per innalzare il nome di Cristo! “Ma riceverete potenza quando lo Spirito Santo verrà su di voi, e mi sarete testimoni in Gerusalemme, e in tutta la Giudea e Samaria, e fino all’estremità della terra” (Atti 1:8). Gesù rende chiaro che quando lo Spirito verrà, non attirerà l’attenzione su di se, ma si concentrerà sulle parole di Cristo. Egli esalterà Cristo: “quando però sarà venuto lui, lo Spirito della verità… non parlerà di suo… Egli mi glorificherà perché prenderà del mio e ve lo annuncerà. Tutte le cose che ha il Padre, sono mie; per questo ho detto che prenderà del mio e ve lo annuncerà” (Giovanni 16:13-15).

Gesù ha detto: “Egli vi mostrerà la Mia gloria, la Mia potenza, il Mio regno. Egli vi ricorderà tutte le Mie parole”. L’opera principale dello Spirito Santo non è semplice compagnia sebbene Egli riunisce i credenti in uno in Cristo. Non è un’estasi. Non è solo per farci parlare in qualche lingua. Lo Spirito è venuto per esaltare Cristo e per condurre l’umanità alla Sua Signoria.

Non è sufficiente dire che lo Spirito ci avvicina gli uni agli altri, ma Egli ci avvicina sempre più a Cristo. La pienezza dello Spirito è la pienezza di Cristo. Se tu non provi un amore consumante per Cristo, non hai un battesimo nello Spirito Santo. Cristo, il battezzatore, ha mandato lo Spirito Santo per infiammare le nostre anime verso l’umanità perduta, perché andassimo nelle strade e sui cigli per raggiungere gli inconvertiti. Per scrollarci di dosso il nostro pigro stile di vita e per farci fare la Sua opera.

Nel momento in cui gli uomini cercheranno di esaltarlo al di sopra del Figlio di Dio il benedetto Spirito Santo resterà contristato e alla fine si ritirerà. Egli non permetterà che la Sua potenza venga abusata da coloro che vogliono solo doni e non Cristo il Donatore!

Che cos’è un vero incontro nello Spirito Santo? È dove la gente parla in lingue? O dove la gente viene guarita? Dove i santi saltano dalla gioia? Dove i santi profetizzano? Più, molto di più di ciò! È dove Cristo viene esaltato, dove la Sua santità penetra le anime, dove uomini e donne cadono davanti al Suo santo trono, umiliati e in lacrime gridando “Santo! Santo!”.

Il movimento dello Spirito Santo è un movimento più vicino a Cristo, più profondo in Cristo, con una vera sottomissione alla Sua Maestà.

Cristo è reso un estraneo quando lo si loda e basta.

Noi lodiamo un Cristo che non preghiamo, siamo diventati un popolo che loda? Per molti del popolo di Dio, la cameretta per pregare è diventata una reliquia del passato. Quanti dicono: “perché chiedere a Dio qualcosa che Egli ha già promesso? Atteniamoci alle promesse e semplicemente comandiamo liberazioni!”.

Vedete? Noi vogliamo non tanto Cristo, ma quello che Lui può fare per noi. Vogliamo una via d’uscita alle nostre pene e sofferenze. Vogliamo che i nostri guai spariscano. E siamo così impegnati nella nostra fuga dal dolore, che perdiamo il vero significato della Croce. Rifiutiamo croci e perdite… nessun Getsemani per noi! Nessuna notte d’agonia! Noi questo Cristo sofferente, sanguinante e risorto, non lo conosciamo proprio!

Vogliamo il potere di guarigione. Vogliamo le Sue promesse di prosperità. Vogliamo la Sua protezione. Vogliamo di più di beni terreni. Vogliamo la Sua felicità, etc. ma non vogliamo Lui senza queste cose!

Preghiamo noi? Oh, si! Quando abbiamo bisogno di qualcosa. Abbiamo la formula pronta “nel nome di Gesù”. Tutto ciò che abbiamo bisogno da Lui è che Egli consegni i tagliandi delle nostre richieste al Padre.

Sono stanco di ascoltare la gente dire, cose del tipo “questa è un’epoca talmente indaffarata… non ho tempo per pregare, mi piacerebbe, ma non ne ho il tempo…”. No, non è mancanza di tempo, ma una mancanza di desiderio. Perché ognuno trova il tempo per ciò che veramente vuole fare.

Guardate i nostri giovani cristiani, perdono le ore a giocare alla play-station, sbuffando annoiati, senza posa in cerca di qualcosa da fare, ma non c’è tempo per pregare! Non c’è tempo per Gesù! Oh Dio, in qualsiasi maniera e in qualsiasi modo metti in ginocchio questa generazione, non soltanto in preghiera verso il Signore, ma in una comunione quotidiana con Cristo!

Il nostro Salvatore che ha in cura di noi e che si occupa dei nostri multipli universi, ha tempo per pregare proprio per te! Egli trova il tempo per intercedere per te davanti al trono di Dio (vedi Ebrei 7:25), e tu dici che non hai il tempo per pregare a Lui?

Noi lavoriamo in maniera fervente per un Cristo che ignoriamo. Noi andremmo ovunque, faremmo qualsiasi cosa nel Suo nome. Ma non preghiamo. Canteremo in una corale, visiteremo i malati e le prigioni. Ma non preghiamo. Daremo consiglio ai deboli e ai bisognosi; staremo notti alzati a confortare un amico, ma non preghiamo. Combatteremo la corruzione! Faremo crociate per la moralità! Ci opporremo alle armi nucleari! Ma non preghiamo!

Più che altro, non preghiamo perché in fondo non crediamo che davvero funziona. La preghiera è un campo di battaglia insanguinato! È dove si conquistano le vittorie! Un luogo dove si muore a sé stessi! Un luogo dove un Dio Santo espone peccati segreti! Non ci si deve meravigliare se Satana cerca di eludere la preghiera. Un uomo che prega manda scosse all’inferno! L’uomo o la donna sono marchiati perché Satana sa che la preghiera è la potenza con la quale si spezza il suo regno, egli non ha paura di santi affamati di potenza, ma trema al suono di santi che pregano!

Cristo diventa un estraneo tra noi quando pretendiamo potenza.

Reader Harris, un inglese direttore della Lega Pentecostale per la Preghiera, una volta sfidò una comunità su questo tema di potenza e purezza. Disse: “Quelli che vogliono la potenza, si allineino alla mia destra. Quelli che vogliono la purezza, alla mia sinistra”. La comunità si allineò in proporzione di dieci per la potenza e uno per la purezza!

Nel libro degli Atti, dalla pentecoste in poi, c’era più risultato di purezza che di potenza. Cosa disse Pietro al Concilio di Gerusalemme? Che cosa fece Dio alla Casa di Cornelio? E Dio… dando lo Spirito Santo a loro, come a noi… purificando i loro cuori mediante la fede” (Atti 15:8-9).

Chi è l’uomo di Dio o la donna di Dio che ha potenza? È forse quello che può guarire gli ammalati o quella che risuscita i morti? È quello che sa parlare in lingue straniere e quella che sa profetare? È quello che attira la maggior parte della gente e costruisce le chiese più grandi? Ma no, quello che ha potenza è quello che possiede vera purezza “… il giusto se ne sta sicuro come un leone” (Proverbi 28:1).

Il profeta Malachia profetizzò riguardo un repulisti soprannaturale che sarebbe sopraggiunto nella Casa di Dio: “… il Signore, che voi cercate, l’Angelo del patto, che voi desiderate, entrerà nel suo tempio… Chi potrà resistere nel giorno della sua venuta? Chi potrà rimanere in piedi quando egli apparirà? Egli infatti è come il fuoco del fonditore, come la potassa dei lavatori di panni. Egli si metterà seduto, come chi raffina e purifica l’argento, e purificherà i figli di Levi e li raffinerà come si fa dell’oro e dell’argento; ed essi offriranno al SIGNORE offerte giuste” (Malachia 3:1-3).

Questa è una duplice profezia. Sta parlando della prima venuta di Cristo, ma anche della seconda. Tornerà ancora improvvisamente come un ladro nella notte. Ma prima, purificherà la Sua Chiesa. Noi non siamo pronti per il ritorno di Cristo. Ditemi, è forse questa la chiesa vittoriosa? Cupidigia, divorzi, depressione, menti rivolte alle cose mondane che arrancano materialismo e successo, competitività, tiepidezza, adulteri, ricchi e abbondanti di beni, incoscienza della povertà e cecità spirituale, amore per il piacere, menti rivolte al tempo libero consumate dallo sport, dalla politica e dal potere…

E’ questa la chiesa per cui Gesù sta tornando? Una chiesa che sta convivendo con l’ansietà di cui è ripiena, soddisfatta solo per avere buona salute e benessere? Ma la mia Bibbia dice invece che sta tornando per una Chiesa trionfante! Una Chiesa senza macchia e rughe! Un popolo le cui affezione sono riposte per le cose dell’Alto! Un popolo dalle mani pulite e dai cuori puri! Un popolo che non vede l’ora che Egli torni! Un popolo con uno stato d’animo da “nuova Gerusalemme”.

La domanda non è più “che cosa mi procurerà la mia fede? Che miracolo farà Egli per me?”.

La domanda ora è “come potrò stare di fronte a Lui? Come me la caverò nel giorno del Giudizio?“… chi potrà rimanere in piedi quando egli apparirà?” (Malachia 3:2).

La domanda non è più “Come mi sento, come mi procurerò la felicità, come soddisferò i desideri del mio cuore…”.

Ma la domanda è “potrò affrontare quel momento quando sarò davanti al trono di Cristo? Come potrò resistere, sapendo che ho vissuto così incurante, così egoisticamente e in modo così trascurato la sua grande salvezza?”.

Il punto centrale e davvero importante su cui riflettere è: “ho trascurato Cristo in quest’ora notturna?

La purga comincerà dal pulpito! “…purificherà i figli di Levi…” (Malachia 3:3). Dio compierà ciò alzando la temperatura, farà cose così bollenti, così fieramente, così intense, che gli uomini di Dio saranno messi in ginocchio perché sarà attizzato il fuoco della persecuzione, della tribolazione, e di incredibili difficoltà, come beffardaggini, pettegolezzi e problemi finanziari. Egli scuoterà qualsiasi cosa che può essere scossa. Dio sta per scuotere, raschiare, bruciare, purgare, e purificare!

Nessun uomo di Dio e nessuna donna di Dio scamperà alla purga! Dio ci scrollerà di dosso lo schifo e il luridume, e la purga si estenderà dal pulpito fino a tutte le panche. Tenetevi pronti santi! Dio si sta preparando per esporre tutti i peccati, tutti gli adultèri, tutte le stoltezze! Lo Spirito Santo sta per farci una riprensione di tutti i nostri peccati!

Dimmi, come puoi stare a divertirti quando sai che Dio ti metterà nel crogiolo per accendere il fuoco? Il tuo battesimo in Spirito… sta per ricevere una colata di FUOCO!

Malachia disse “… il giorno viene, ardente come una fornace; allora tutti i superbi e tutti i malfattori saranno come stoppia. Il giorno che viene li incendierà…” (Malachia 4:1).

Una Pentecoste senza Cristo

di David Wilkerson

http://vocechegrida.ning.com/profiles/blogs/il-rischio-pentecostalista

Chi può separarci dall’amore di Dio

Chi può separarci dall’amore di Dio?

Molti dubitano del fatto che Dio si possa interessare personalmente di loro. Stentano a credere che un Creatore così immenso possa “abbassarsi” e interessarsi di loro. Questo, triste a dirsi, non capita solo agli increduli, ma anche ai cristiani. Persino agli eletti infatti capita di dubitare dell’amore del Signore per loro. Ebbene hanno motivi validi per comportarsi così?
Assolutamente no! Dio ama il suo popolo, e ha considerazione per esso. Piuttosto è Satana che vuole instillare nella nostra mente, di come l’Onnipotente non ci ami e non ci consideri minimamente. Ovviamente tutto ciò è una menzogna. Guai a farsi sedurre da tali inganni. Senza dubbio vivendo in questo mondo saturo di peccato capita di divenire dubbiosi. Non bisogna comunque mai cedere a tali pressioni diaboliche.
No, non dobbiamo mai cedere alla disperazione. Piuttosto affidiamo il nostro cuore a Colui, il solo in grado di cambiarlo e rafforzarlo contro qualsiasi attacco di Satana. Il Signore. Iddio conosce ogni cosa (1Giovanni 3,20) e quindi anche noi e per la Chiesa questo deve essere motivo di grande gioia.
Si. Abbiamo motivi validi per essere felici e non dubbiosi. La stessa Parola del Signore ci parla di un Dio il quale ama i suoi e non li abbandona di certo. Ascoltiamo cosa ha da dirci: “Non si vendono forse due passeri per un soldo? Eppure neanche uno di loro cade a terra senza il volere del Padre vostro. Ma quanto a voi, perfino i capelli del vostro capo sono tutti contati. Non temete dunque; voi siete da più di molti passeri”. (Matteo 10,29-31).
Chiaro no? Come può Un Dio che ha grande interesse persino per dei piccoli passeri, disinteressarsi di noi uomini? Un Creatore che addirittura conta ogni nostro capello! Altro che disinteresse, tutt’altro! Dio nel continuo scruta gli uomini, soprattutto quelli che appartengono a Lui. Il suo popolo, la sua gente. Dio guarda le sue creature e apprezza coloro che si sforzano nel fare la sua volontà. Di seguire le sue giuste norme. Egli non è insensibile, bensì come disse l’apostolo Pietro: “  …  In verità io comprendo che Dio non usa alcuna parzialità; ma in qualunque nazione chi lo teme e opera giustamente, gli è gradito” (Atti 10,34-35).
Un Dio del genere merita senza dubbio che noi perseveriamo nelle sue vie. E’ giusto rimanere fedeli a un Padre celeste così amorevole. Certo, i problemi nella vita del credente non mancano, questo lo sappiamo. Il Cristo stesso ci avvisò a tale riguardo. Leggiamo le sue parole: “Vi ho detto queste cose, affinché abbiate pace in me, nel mondo avrete tribolazione, ma fatevi coraggio io ho vinto il mondo” (Giovanni 16,33). Le prove fanno parte della vita del cristiano. Non per questo bisogna abbattersi, anzi, come ha detto il Salvatore, quando ci troviamo nelle tribolazioni, sappiamo a chi rivolgerci.
Gesù Cristo, il Figlio del Dio vivente è il rifugio per ogni credente. Per tutti coloro che sono abbattuti e in preda allo sconforto. D’altronde il medesimo Salvatore spronò i suoi discepoli a ricorrere a Lui, soprattutto nei momenti critici. Leggiamo le sue parole: “Venite a me, voi tutti che siete travagliati e aggravati, ed io vi darò riposo. Prendete su di voi il mio giogo e imparate da me, perché io sono mansueto ed umile di cuore; e voi troverete riposo per le vostre anime. Perché il mio giogo è dolce e il mio peso è leggero!”. (Matteo 11,28-30).
Non esiste rifugio più sicuro del Salvatore. Lo ha detto Lui stesso. “Il suo giogo è dolce e il suo carico è leggero”. Chi è travagliato e abbattuto può trovare nel Redentore vero ristoro per l’anima sua. D’altronde come potrebbe essere altrimenti? Accostiamoci a Lui allora con fiducia, sapendo che non saremo mai delusi.

Il ministero della notte

Se Dio ti ha scelto per essere oggetto speciale della Sua grazia potrai aspettarti che ti onori con una disciplina più stretta del solito e con sofferenze maggiori di quelle riservate a coloro che hanno riscontrato meno favore.
E proprio qui lasciatemi anticipare l’obiezione che qualcuno sicuramente avanzerà, ossia che Dio non ha persone “speciali” tra i Suoi figlioli. Le Sacre Scritture e la storia del cristianesimo concordano nel mostrare che invece Li ha.Ogni stella è diversa dall’altra in gloria tra i santi sulla terra, tanto quanto tra i glorificati in cielo.
Se Dio si sta dando da fare per renderti un cristiano inusuale non sarà così gentile come viene descritto solitamente dagli insegnanti in voga.
Uno scultore non usa un set da manicure per ridurre il marmo rozzo e senza forma in un oggetto di bellezza. La sega, il martello, lo scalpello, sono attrezzi crudeli, ma senza di loro la rozza pietra dovrà rimanere per sempre senza forma e senza bellezza.
Per poter compiere il Suo supremo lavoro di grazia dentro di voi dovrà togliere dal vostro cuore ogni cosa che più amate. Ogni cosa in cui tu credi se ne andrà da te. Montagne di cenere si innalzeranno dove una volta c’erano i vostri più preziosi tesori.
Con questo non intendo insegnare il potere santificante della povertà. Se essere povero rende santi, allora ogni vagabondo sulle panchine del parco sarebbe un santo. Ma Dio conosce il segreto che sta nel rimuovere cose dal nostro cuore mentre rimangono a noi. Ciò che Lui fa altro non è che trattenerci dal godercele. Ce le lascia ma ci rende psicologicamente incapaci di lasciar andare dietro a loro il nostro cuore. Così sono utili senza essere dannose.
Dio compirà tutto questo a spese dei comuni piaceri che fino a quel momento avevano riempito la tua vita e gli avevano dato sapore. Ora, sotto il trattamento attento dello Spirito Santo la tua vita potrà diventare arida, senza gusto e quasi un peso per te.
Quando sarai in questo stato esisterai come per una volontà cieca di vivere; non troverai più nessuna delle dolcezze interiori che sperimentasti prima. Il sorriso di Dio mancherà in quel periodo, o per lo meno ti sarà nascosto. Allora imparerai cos’è la fede; scoprirai alla maniera dura, l’unico modo disponibile per te, che la vera fede sta nella volontà, che la gioia indescrivibile raccontata dall’apostolo non è la fede in se stessa ma il lento a maturare frutto della fede; ed imparerai che le attuali gioie spirituali possono andare e venire come vogliono senza alterare il tuo stato spirituale o senza influenzare in alcun modo la tua posizione di vero figlio del Padre Celeste. Ed imparerai anche, probabilmente con tua sorpresa, che è possibile vivere in buona coscienza di fronte a Dio ed agli uomini e ciò nonostante non sentire per niente la “pace e la gioia” della quale parlano del continuo i cristiani immaturi.
Quanto a lungo continuerai in questa notte dell’anima dipenderà da un numero di fattori, alcuni dei quali sarai capace d’identificare più tardi; mentre altri rimarranno con Dio, completamente nascosti a te. Le parole “Il giorno è tuo, anche la notte è tua” saranno ora interpretate per te dal migliore degli insegnanti, lo Spirito Santo; e saprai per esperienza personale che cosa benedetta è il ministero della notte.
Ma c’è un limite all’abilità umana di vivere senza gioia. Perfino Cristo potè sopportare la croce solo in vista della gioia che era posta dinanzi a Lui. L’acciaio più forte si rompe se è tenuto troppo a lungo sotto tensione continua. Dio sa esattamente quanta pressione ognuno di noi può sopportare. Sa quanto a lungo possiamo sopportare la notte, così dà all’anima sollievo, prima con i ben accetti barlumi della stella del mattino e poi con la piena luce che riempie il mattino.
Poco per volta scoprirai l’amore di Dio nelle tue sofferenze. Il tuo cuore comincerà ad approvare l’intera cosa. Imparerai da te stesso ciò che nessuna scuola del mondo ti potrà insegnare, l’azione guaritrice della fede senza il piacere come sostegno. Sentirai e capirai il ministero della notte; il suo potere di purificare, di staccare, d’umiliare, di distruggere la paura della morte e ciò che è più importante per te in quel momento, la paura della vita. Ed imparerai che qualche volta il dolore può fare ciò che la gioia non può, come esporre la vanità delle sciocchezze del cuore e riempire il tuo cuore con intenso desiderio per la pace del cielo.
Ciò che scrivo qui non è in alcun modo originale. E’ stato riscoperto da ogni generazione di cristiani ricercatori ed è quasi un cliché della vita più profonda. Nonostante ciò, è necessario ripeterlo spesso a questa generazione di credenti, con enfasi, perché il tipo di cristianità in voga ora non include niente di simile, di così serio e difficoltoso. La richiesta del cristiano moderno è più che altro per la pace di mente e la gioia spirituale, con un bel po’ di prosperità materiale come prova esteriore del favore divino.
Alcuni capiranno questo, anche se il numero sarà relativamente piccolo, e costituiranno la spina dorsale dei santi praticanti che sono così necessari in quest’ora pericolosa.
di A. W. Tozer

L’Amore di Dio nei nostri cuori

Giustificati dunque per fede, abbiamo pace con Dio per mezzo di Gesù Cristo, nostro Signore, mediante il quale abbiamo anche avuto, per la fede, l’accesso a questa grazia nella quale stiamo fermi; e ci gloriamo nella speranza della gloria di Dio; non solo, ma ci gloriamo anche nelle afflizioni, sapendo che l’afflizione produce pazienza, la pazienza esperienza, e l’esperienza speranza. Or la speranza non delude, perché l’amore di Dio è stato sparso nei nostri cuori mediante lo Spirito Santo che ci è stato dato. 
Romani 5:1-5

I primi anni del cristianesimo sono stati anni di tensione, nei quali portare a maturità la comprensione degli insegnamenti di Cristo e la loro applicazione nelle molte questioni che sorgevano all’interno delle chiese, soprattutto nel problema che sorgeva tra la comunione dei credenti di origine ebraica con quelli di origine gentile, ma anche tra i credenti di entrambe le estrazioni con i giudei che ancora non riconoscevano Gesù come Messia. Dio si era rivelato prima di tutto al popolo ebraico, ed in un primo momento non era chiara la relazione tra questa “primogenitura” e il popolo credente che stava nascendo al di fuori di questa grande famiglia abramitica. La lettera che Paolo scrisse alla comunità cristiana di Roma affronta in modo completo proprio questi temi, e lo fa dall’inizio, chiarendo immediatamente che tutti, Giudei e Greci, sono ugualmente sottoposti al peccato, ma entrambi sono anche giustificati gratuitamente per la grazia di Dio mediante la redenzione in Cristo Gesù. Per tutto il genere umano quindi, vi è un’unica strada per la salvezza eterna, rappresentata non dalla legge di Mosè ma piuttosto dalla grazia di Dio mediante la redenzione in Gesù Cristo.

Nell’argomentazione dell’apostolo, tutta questa esposizione si appoggia su un punto particolare che troviamo al quarto capitolo: «Abraamo credette a Dio e ciò gli fu messo in conto come giustizia». Questa citazione del libro di Genesi (15:6) rappresenta infatti una vera e propria prova del fatto che anche nel tempo dell’antico patto la fede era sufficiente agli occhi di Dio per essere accreditata come giustizia. Il termine tradotto con messo in conto, nell’originale greco è riportato con il verbo logizomai, ed esprime proprio quel paradosso esistente tra l’atto interiore di credere e la computazione matematica di questo atto come giustizia personale. Abraamo credette e questo gli fu calcolato come giustizia. Ma allo stesso modo anche noi, sia che siamo di etnia ebraica o meno, possiamo credere, e questa nostra fede può essere a noi computata come atto come giustizia. Questa meravigliosa realtà spirituale è stata un fondamento della riforma protestante, e della relativa dottrina della giustificazione.

Avendo assodato questa salvezza comune disponibile mediante la fede, a questo punto l’apostolo Paolo sposta l’attenzione alle conseguenze di questo verdetto giuridico: per questo motivo, infatti, noi ora abbiamo pace con Dio per mezzo di Gesù Cristo. Questo è il cuore del Vangelo, questo è il motivo per cui ogni singolo credente ha potuto essere riconciliato con il Padre e ricevere il suo amore. Nei primi cinque versetti dei quinto capitolo della lettera, vengono descritte la pace e l’amore di Dio Padre, rese accessibili mediante Dio Figlio, grazie a Dio Spirito Santo. In due sole frasi, appaiono con splendida chiarezza l’armonia e la cooperazione delle persone della divinità nella manifestazione della salvezza del genere umano. Lo Spirito Santo sparge nei nostri cuori l’amore di Dio, lo stesso amore che ha portato il Figlio a morire sulla croce al posto dell’umanità, caricandosi dei nostri peccati e delle nostre iniquità (Is 53). E’ un disegno perfetto, un amore condiviso, un proposito comune, quello che ha portato il Dio biblico all’azione per la salvezza dell’uomo. In questa grazia, possiamo gloriarci persino delle afflizioni, sapendo che sono ben poca cosa rispetto al futuro peso eterno di gloria (2 Co 4:17). Ogni afflizione infatti produce pazienza, la pazienza esperienza e l’esperienza speranza. Ogni afflizione accresce l’essere interiore e spirituale, fortificandoci e rendendoci sempre più simili a Cristo. Ogni afflizione ci unisce alle afflizioni che ha vissuto Cristo, unendoci però anche alla potenza della sua resurrezione. Per questo motivo, niente e nessuno può separarci dall’amore di Dio (Ro 8). Tanto la sofferenza quanto la gioia, nelle mani del Signore sono utilizzate per la crescita dei suoi figli, per la loro maturazione e per il loro avvicinamento al suo cuore. Nulla può separarci dall’amore di Dio, perché questo amore permea il creato e regna sovrano sopra ogni luogo, età e circostanza. E’ un governo invisibile, spesso nascosto, e a volte compreso solo molto tempo dopo i singoli avvenimenti delle nostre vite. E’ un governo che prende il disordine e la distruzione nati dai peccati dell’uomo e li lavora per convertirli in ordine e crescita nella vita delle persone. E’ un governo soprannaturale, che agisce a volte in modo istantaneo, a volte in modo lento e progressivo. Per quanto poco possiamo capire di questo governo però, lo avvertiamo in modo sensibile nei nostri stessi cuori, attraverso lo Spirito Santo. Un amore reale, tangibile, presente. Un amore che ci parla della presenza di Dio, conducendoci fuori dalle nostre paure per afferrare il destino che il Signore ha pensato per noi. Un amore che copre e perdona molti peccati, un amore che ci spinge ad amare le altre persone, anche quelle meno amabili. Un amore che non ha fine e che desidera ripristinare la nostra identità di figli, e riscattare la nostra immagine, come immagine del Padre.

di Davide Galliani – http://www.davidegalliani.com

Le prerogative dell’uomo o di Dio?

C’è qualcosa che fondamentalmente unisce ed affratella cattolicesimo, pentecostalismo, strati dell’evangelicalismo e il liberalismo (e/o neoliberalismo) teologico, per quanto diversi possano sembrare l’uno dall’altro.  C’è qualcosa che li accomuna e  li rende  alleati nella  loro strenua battaglia contro quello che chiamano “Calvinismo“. E’ l’elevata concezione che hanno dell’essere umano e delle sue “prerogative” …alle quali sia Dio che gli angeli si devono piegare!

L’essere umano: il magnifico, di fronte al quale Dio si piega!

Ad affratellarli si tratta del fatto che fondamentalmente, in maggiore o minor misura, essi credono che l’essere umano sia signore e padrone del proprio destino, libero, autonomo, capace di giudicare, valutare oggettivamente e di scegliere.

Credono che l’essere umano possa trattare più o meno alla pari con Dio, anzi, che Dio sia, in qualche misura, al nostro servizio.

Credono che l’essere umano abbia diritto, possa pretendere da Dio, il Suo intervento e benedizioni, che l’essere umano possa vantare dei meriti presso di Lui e riceverne la “dovuta retribuzione”.

Credono che Dio “non possa nulla” contro la libertà e le decisioni umane, decisioni e volontà che Egli sempre rispetterebbe, che Egli si debba piegare alle decisioni umane, che Egli possa essere frustrato nei Suoi propositi, limitato (o auto-limitante “in ossequio” alla libertà umana) nel Suo potere.

Credono che Dio offra la salvezza all’essere umano e che faccia di tutto per salvarlo ma che, di fronte al rifiuto di alcuni o di molti, Egli non possa che “allargare le braccia” deluso ed impotente. Credono che, al massimo, Dio possa “aiutare” o incoraggiare la scelta umana di accogliere il Salvatore Gesù Cristo, ma nulla di più, che Dio – bontà Sua – subentri  solo quando, per qualche motivo, uno “non ce la fa” da solo ad arrivare alla salvezza…

Quanto è grande, Dio drebbe, la dignità, la libertà, la nobiltà dell’essere umano! Non era forse Dio ammirato, estasiato,  quasi intimidito, dalla bellezza e grandezza dell’essere umano, dopo averlo creato?  Un tale “miracolo di perfezione” non può certo essere più toccato da Dio anche quando cade nel peccato e …purtroppo  “si caccia nei guai!  Allora Dio, nel  Suo “amore” fa di tutto per ricuperarlo, per ristabilirlo, è disposto (visto che l’essere umano è così “grande”, nobile ed importante) fino a far morire in croce Suo Figlio. “Se Dio è stato disposto a tanto”, dicono, “l’essere umano proprio dev’essere gran cosa”! [riproduco qui certi ragionamenti che comunemente si sentono].

Dio è pronto, così, sempre a “perdonarlo” e gli dona “la possibilità” della riabilitazione. Qui “i nostri” si distinguono, i primi propongono una via di salvezza per la quale l’essere umano deve “arrancare”, operando e meritando, salvo ricevere aiuti e raccomandazioni…  I secondi credono che la via della salvezza sia molto facile, “basta dire di sì a Cristo”, dire una preghierina di accettazione. “Accettalo come Salvatore”, …poi “eventualmente”, diventerà tuo Signore!. I terzi, invece, che più di tutti credono alla dignità, autonomia e libertà umana, invece, sono molto più generosi… Dio, “nel suo amore” salva tutti indistintamente, la Sua grazia è universale. “Se proprio” uno si ostina a respingerla, va beh, in quel caso ne resterà fuori, ma …alla fine salverà anche lui! Tutti insieme appassionatamente!

Se c’è un inferno è sicuramente vuoto”, dicono, Dio è “amore, Dio “rispetta troppo” l’essere umano per mandare qualcuno all’inferno. Sarebbe troppo “umiliante” per il magnifico essere umano, il finirci! In realtà è solo uno spauracchio, uno spaventapasseri, che si può anche ignorare.

Il “Calvinismo” nemico numero uno dell’essere umano!

Come osano, dunque, questi “calvinisti” parlare della sovranità, maestà e signoria di Dio? Come osano parlare di peccato e dell’ira di Dio, della depravazione totale dell’essere umano. “Che visione lugubre, insana, morbosa ed umiliante dell’eccellenza umana!” Come osano parlare di giudizio e di condanna? E’ l’uomo che giudica Dio, non viceversa! Come osano parlare di predestinazione? Solo alcuni salvati? Gli altri dove li mettiamo? Sono forse cacca? Come osano dire che Dio sia l’unico attore, l’unico a scegliere e determinare, l’unico a fare? Siamo forse dei burattini?

Come osano parlare di “sola scrittura”, quando possiamo avvalerci di altre eminenti espressioni del pensiero umano, persino più interessanti e meglio organizzate?

Come osano parlare di “solo Cristo” quando cosi tanto possiamo fare noi stessi o altre figure religiose umane? Come osano parlare di “sola fede” quando “ben dobbiamo operare noi stessi”? Come osano parlare di “sola grazia”? Sarebbe insultante per i “meriti umani”? Come osano parlare di “solo a Dio la gloria”? E la gloria dell’uomo e della donna, dove la mettiamo?

Il “Calvinismo“, così, diventa “un intollerabile attentato alla grandezza e alla dignità umana!”, il “nemico dell’umanità” per eccellenza! A che cosa potrebbe portare se non …a “bruciare Serveto”? Questo è ciò che ripetutamente si sente oggi in giro.

Soltanto umanismo!

Tutto questo è, però, solo il trionfo dell”Umanismo religioso, spacciato per cristianesimo biblico! E’ antropocentrismo in maggiore o in minore grado, è una Bibbia riveduta e corretta (se la Bibbia ancora può avere importanza, e certamente non ce l’ha nel Liberalismo teologico, dove essa viene criticata e sottoposta ai giudizi dell’illuminata “erudizione” umana).

Ignoranti della storia del cristianesimo, tutto quanto abbiamo descritto non è altro che arminianesimo e pelagianesimo, ben note eresie che oggi sono spacciate per “ortodossia”. Conoscere la storia non è importante, dicono, e certamente  “conviene” che i credenti rimangano ignoranti e “bevano” tutto ciò che loro vogliono dar loro da bere!

Giustamente oggi si dice che stiamo vivendo il periodo della “cattività arminiano-pelagiana” della chiesa, per la quale “i Calvinisti” sono considerati radicali eretici e gli Arminiani/Pelagiani come ortodossi.

Hanno buon gioco, quindi, coloro che appiccicano l’etichetta (per loro deteriore) di “Calvinismo” a coloro che, di fatto, sostengono l’autentica visione biblica teocentrica della realtà e, opponendosi all’ideologia dominante, che ben conviene all’orgoglio della carne umana, vorrebbe così piegare ed addomesticare il cristianesimo. Meglio sarebbe nessuna religione (o meglio la religione antropocentrica), ma “se proprio” vi piace la religione, ecco, vi forniamo noi una religione che non attenti alla “dignità” umana, dove sia Dio a piegarsi alle prerogative umane, quella “corretta” dall’Arminianesimo!

Scrolliamoci di dosso il giogo umanista!

Se ci interessa la verità (ma anche questo concetto oggi non è più di moda…) prendiamo coscienza, allora, di tutto questo e scrolliamoci di dosso il giogo del Pelagianesimo. Combattiamo per la fede una volta per sempre trasmessa ai santi, parliamo ed affermiamo dei diritti e delle prerogative di Dio!

Se questo è Calvinismo, com’è vero che il Calvinismo sostiene le prerogative di Dio e considera l’essere umano per quello che biblicamente è rivelato d’essere, allora siamo fieri di essere chiamati “Calvinisti”, almeno Calvino onorava Dio e tutti quelli che abbiamo ora descritto lo disonorano, si prendono gioco di Lui, o comunque dipingono un immagine di Dio a proprio uso e consumo. Il loro non è il Dio di Abraamo, Isacco e Giacobbe e dei profeti, il Dio di Gesù Cristo, il Dio di Paolo, Pietro, Giovanni e gli altri Suoi apostoli. Il loro è un falso dio, un idolo.Noi che intendiamo rimanere fedele alla concezione biblica di Dio e dell’essere umano abbiamo la prerogativa (questa sì) di dire la verità. Molti hanno paura della parola “Calvinista”, essa, però, semplicemente afferma l’Evangelo in modo sintetico e immediatamente comprensibile. I cinque “sola” del Protestantesimo storico ed i cinque punti della soteriologia calvinista possono essere contati con le nostre mani e le nostre dita, così da non dimenticarceli. E’ importante che i cinque più cinque punti siano compresi e creduti. Se se ne abbandona uno, tutti gli altri ne rimangono commpromessi.

“…ed io oso arrivare a dire come Martin Lutero, in una delle sue forti affermazioni: ‘Attribuire la salvezza, anche solo in minima parte, alla libera volontà umana, significa non sapere nulla della grazia e non avere imparato nulla rettamente su Gesù Cristo’. Può sembrare un’affermazione molto dura ed ingiusta, ma chi crede nel suo cuore che l’uomo possa, nella sua propria libera volontà, volgersi verso Dio, non può essere stato istruito da Dio, perché questo è uno dei principi di base che noi apprendiamo fin dal principio in cui Dio ha a che fare con noi personalmente, cioè che noi non abbiamo né volontà, né capacità, ma che è Lui a darcele entrambe. Egli è l’alfa e l’omega della salvezza umana” (dal sermone “Il libero arbitrio, una schiavitù ” 1855, vedasi pure il classico di Martin Lutero sul “Servo Arbitrio”).

“La dottrina della giustificazione stessa, come predicata da un Arminiano, non è altro che la dottrina della salvezza per opere…”.

“La vecchia verità predicata da Calvino, predicata da Agostino, predicata da Paolo, è pure la verità che io debbo predicare oggi, altrimenti non sarei onesto con la mia coscienza e con Dio. Non ho alcun diritto a plasmare la verità a mio piacimento. Non posso e non voglio limare i lati taglienti di una dottrina. L’Evangelo di John Knox è il mio Evangelo. L’Evangelo che tuonava un tempo in Scozia deve risuonare pure oggi ancora in Inghilterra”.

Un uomo non viene salvato contro la sua volontà, ma è reso volenteroso dall’opera dello Spirito Santo. Una potente grazia alla quale egli non vuole resistere, entra nell’uomo, lo disarma, fa di lui una nuova creatura, ed egli viene salvato” (Sermoni, Vol. 10, p.309).

di Paolo Castellina

Presente!

Una futile opposizione

Non c’è nulla nella storia del mondo che sia più ostinatamente odiato, osteggiato e votato alla distruzione del popolo di Dio nelle sue espressioni prima ebraica e poi cristiana. …e c’é persino chi li critica quando “osano” difendersi! Le vittime di quest’odio si contano a milioni e a tutt’oggi il solo fatto di identificarsi con il Nazareno può condurre alla morte immediata e nel modo più crudele. La maggior parte di questi martiri è disposto a rinunciare alla propria vita, ma non rinnegherà mai Gesù Cristo come suo Signore e Salvatore, e muore invocando il Suo nome. Minacce di qualunque tipo non intimidiscono in alcun modo i seguaci del Cristo che non solo perseguitati non diminuiscono, ma aumentano! Confermano così quanto già diceva l’antico Tertulliano: “Il sangue dei martiri è seme di cristiani”.
Vana e futile è l’ostinazione ad opporsi al Signore Gesù Cristo e a coloro che Gli appartengono, qualunque sia il metodo che escogitano a quel fine. A Giovanni, confinato sull’isola di Patmos a motivo della sua fede, nel pure vano tentativo di impedire il suo ministero, il Signore Gesù apparve rivolgendogli queste parole: “Non temere, io sono il primo e l’ultimo, e il vivente. Ero morto, ma ecco sono vivo per i secoli dei secoli, e tengo le chiavi della morte e dell’Ades” (Apocalisse 1:17-18).

Una presenza costante

Immaginatevi un appello fatto nelle circostanze più diverse, in ogni ora e tempo. Quando il Suo nome viene pronunciato, Egli non manca mai. Gesù, il Cristo? Presente! Potremmo veramente dire che Egli è “il presente” per eccellenza, così come Lui stesso ha rivelato, ha promesso e mantiene. “Io sarò con voi”, dice Gesù ai Suoi discepoli prima di uscire fisicamente dalla scena di questo mondo.
Come esplicitamente ci rivela il prologo del vangelo secondo Giovanni, la Parola, anche identificata come l’eterno Figlio di Dio, è una presenza costante nell’Essere stesso di Dio come pure si rileva in vari momenti della nostra storia.
La Parola era presente ed operante nell’atto della Creazione e diventa uomo in Gesù di Nazareth. Benché fondamentali, non si tratta, però, delle sole due espressioni dell’attiva presenza della Parola di Dio. La troviamo in diversi episodi dell’Antico Testamento nelle apparizioni rivelatorie di quel che va sotto il nome di “Angelo del Signore”.
Il Cristo era pure presente quando il patriarca Noè, “predicatore di giustizia”, denunciava il peccato della sua generazione e la chiamava al ravvedimento. Allo stesso modo il Cristo è presente quando l’Evangelo è annunciato oggi e vediamo che i peccatori prendono coscienza dei loro peccati, li confessano e invocano con fiducia la salvezza che viene loro annunciata nella persona e nell’opera di Cristo. Cristo non solo è presente nell’annuncio della Parola, ma è presente con il pane e il vino della Cena del Signore, memoria efficace del Suo sacrificio sulla croce per la nostra redenzione. Cristo è pure efficacemente presente con l’acqua del Battesimo, quando esso suggella le promesse dell’Evangelo.

Il testo biblico

Cristo, Parola di Dio, era presente, è presente e sarà presente, questo è ciò di cui parla l’apostolo Pietro nel seguente testo biblico. In particolare evidenza egli pone la presenza salvifica della Parola di Dio al tempo di Noè e quella che si manifesta al momento del Battesimo, due momenti che collega attraverso il segno dell’acqua. Leggiamolo ed esaminiamolo punto per punto.
“(18) Anche Cristo ha sofferto una volta per i peccati, lui giusto per gli ingiusti, per condurci a Dio. Fu messo a morte quanto alla carne, ma reso vivente quanto allo spirito. (19) E in esso andò anche a predicare agli spiriti trattenuti in carcere, (20) che una volta furono ribelli, quando la pazienza di Dio aspettava, al tempo di Noè, mentre si preparava l’arca, nella quale poche anime, cioè otto, furono salvate attraverso l’acqua. (21) Quest’acqua era figura del battesimo (che non è eliminazione di sporcizia dal corpo, ma la richiesta di una buona coscienza verso Dio). Esso ora salva anche voi, mediante la risurrezione di Gesù Cristo, (22) che, asceso al cielo, sta alla destra di Dio, dove angeli, principati e potenze gli sono sottoposti” (1 Pietro 3:18-22).

Presenza trans-temporale

La prima affermazione che il testo fa è quella della sostanza dell’Evangelo che noi annunciamo: il ministero e l’opera compiuta dal Cristo ha valore ed efficacia trans-temporale. Anche Cristo ha sofferto una volta per i peccati, lui giusto per gli ingiusti, per condurci a Dio. Fu messo a morte quanto alla carne, ma reso vivente quanto allo spirito” (18).
Quando Gesù di Nazareth, il Cristo di Dio, è morto sulla croce, è avvenuto, una volta per sempre, quel sacrificio attraverso il quale è stato espiato il peccato di coloro che Dio ha destinato alla salvezza. E’ su quella base che essi possono essere condotti a Dio. Gesù, il Cristo, il Giusto per eccellenza, ha preso su di sé la condanna, espiandola completamente per loro, che essi, ingiusti, meritavano, e ne sono stati liberati. L’eterno Figlio di Dio, dalla morte, però, non poteva essere trattenuto ed, espiata quella pena, risorge dai morti nella potenza dello Spirito Santo manifestandosi come il Vivente. In comunione con Lui, coloro che Gli sono stati affidati, peccatori credenti di ogni tempo, tipo e paese, condividono la Sua vittoria e saranno per sempre alla presenza di Dio.
Questa è la sostanza stessa dell’annuncio dell’Evangelo cristiano: l’opera del Cristo, insostituibile, unica nel suo genere, la cui efficacia attraversa ogni tempo e paese. Ecco perché la fede cristiana non può essere equiparabile ad alcuna religione o filosofia di vita. Chi lo comprende sa che a quel livello, nessun “ecumenismo” è possibile. “Non c’è nessun altro nome…”.

Presenza sincronica

La Parola di Dio, che precede il tempo, entra nel tempo in Gesù di Nazareth, e opera efficacemente in maniera trans-temporale, opera pure in maniera sincronica tanto da potersi dire che “andò a predicare” alla generazione di Noè: “E in esso andò anche a predicare agli spiriti trattenuti in carcere”.
Il Cristo non è mai rimasto inattivo: prima, durante, dopo il Suo ministero palestinese Egli è Colui che va e che predica. E’ lo stesso che denuncia il peccato, rivolge il suo appello al ravvedimento e proclama la grazia a quell’antica umanità.
Ai tempi del patriarca Noè l’umanità si manifestava con gli stessi tratti di oggi: “La malvagità degli uomini era grande sulla terra e … il loro cuore concepiva soltanto disegni malvagi in ogni tempo” (Genesi 6:5). Allora come oggi, aspirava alla libertà da Dio e da ogni vincolo morale, senza rendersi conto di essere “pieni di amarezza e prigionieri di iniquità” (Atti 8:23), di fatto “trattenuti in carcere” e asserviti al peccato. La vera libertà, infatti, è quella che si vive in comunione con Dio ed in armonia con le Sue leggi, tutto il resto è schiavitù. Gesù dice: “In verità, in verità vi dico che chi commette il peccato è schiavo del peccato” (Giovanni 8:34).
Di fronte a tutto questo, né allora né oggi, Dio non è indifferente. Inevitabilmente dal cielo Egli reagisce in conformità al Suo carattere. Esprime la Sua giustizia manifestando la Sua giusta ira ed indignazione, come pure la Sua misericordia, inviando la Sua Parola con l’appello al ravvedimento ed alla salvezza portato dai Suoi servitori. L’Apostolo scrive: “Egli renderà a ciascuno secondo le sue opere: vita eterna a quelli che con perseveranza nel fare il bene cercano gloria, onore e immortalità; ma ira e indignazione a quelli che, per spirito di contesa, invece di ubbidire alla verità ubbidiscono all’ingiustizia” (Romani 2:6-8).
In ogni epoca ed anche nelle peggiori fra le circostanze, per grazia, Dio si riserva un popolo che gli sia fedele, che testimoni della verità e denunci il male. E’ così che Dio rende inescusabile il mondo che gli è ribelle e che riceverà il Suo giusto castigo. In quella generazione Iddio aveva manifestato la Sua grazia rendendo Noè e la sua famiglia un’eccezione all’andazzo di quel mondo: “Noè trovò grazia agli occhi del SIGNORE. (…) Noè fu uomo giusto, integro, ai suoi tempi; Noè camminò con Dio” (Genesi 6:5-9).
Amplifica tutto questo lo stesso Pietro, nella sua seconda epistola: “… se non risparmiò il mondo antico ma salvò, con altre sette persone, Noè, predicatore di giustizia, quando mandò il diluvio su un mondo di empi; se condannò alla distruzione le città di Sodoma e Gomorra, riducendole in cenere, perché servissero da esempio a quelli che in futuro sarebbero vissuti empiamente; e se salvò il giusto Lot che era rattristato dalla condotta dissoluta di quegli uomini scellerati (quel giusto, infatti, per quanto vedeva e udiva, quando abitava tra di loro, si tormentava ogni giorno nella sua anima giusta a motivo delle loro opere inique), ciò vuol dire che il Signore sa liberare i pii dalla prova e riservare gli ingiusti per la punizione nel giorno del giudizio; e soprattutto quelli che vanno dietro alla carne nei suoi desideri impuri e disprezzano l’autorità” (2 Pietro 2:4-10).
La Parola di Dio non ha soltanto risuonato al tempo di Noè e di Lot. Il diluvio universale e la distruzione di Sodoma e Gomorra servono per ammonire quelli che in futuro sarebbero vissuti in modo empio, per ammonire anche noi. La Parola di giudizio e di salvezza di Dio si era manifestata loro non meno di quanto si manifesta oggi nella predicazione fedele dell’Evangelo ed in essa si rende presente il Cristo. Cristo era “andato a predicare” e “viene a predicare” ancora oggi, rendendosi vivo ed efficace.

Presenza ed attesa

Cristo è sempre presente, ma spesso la sua presenza non si manifesta evidente a tutti perché “è in attesa”, come dice il versetto 20: “…che una volta furono ribelli, quando la pazienza di Dio aspettava, al tempo di Noè, mentre si preparava l’arca, nella quale poche anime, cioè otto, furono salvate attraverso l’acqua”.
Della generazione di Noè l’Apostolo mette prima di tutto in rilievo la sua ribellione. Si tratta della ribellione a Dio ed alla Sua Legge che caratterizza la condizione umana ed in cui persiste, nonostante i ripetuti giudizi di Dio che si sono già abbattuti sull’umanità e che alla massa non hanno insegnato nulla. L’apostolo Paolo così si esprime parlando di quando i suoi interlocutori, per grazia di Dio, hanno desistito dalla loro ribellione deponendo le armi: “Dio ha vivificato anche voi, voi che eravate morti nelle vostre colpe e nei vostri peccati, ai quali un tempo vi abbandonaste seguendo l’andazzo di questo mondo, seguendo il principe della potenza dell’aria, di quello spirito che opera oggi negli uomini ribelli. Nel numero dei quali anche noi tutti vivevamo un tempo, secondo i desideri della nostra carne, ubbidendo alle voglie della carne e dei nostri pensieri; ed eravamo per natura figli d’ira, come gli altri” (Efesini 2:1-13).
Il testo proclama, poi, la pazienza di Dio, quella che Egli esercitava “mentre si preparava l’arca”, predicazione vivente della grazia di Dio. La pazienza di Dio, però, giunge a termine, ha un limite, come deve avere un limite la pur necessaria tolleranza del peccato che deve avere come unico fine il “dare tempo” al ravvedimento. La pazienza di Dio dura fintanto che l’arca di salvezza è completata e vi è entrato chi vi deve entrare, e poi Dio ordina che le porte siano chiuse. Come dice Pietro stesso nella sua seconda epistola: “Il Signore non ritarda l’adempimento della sua promessa, come pretendono alcuni; ma è paziente verso di voi, non volendo che qualcuno perisca, ma che tutti giungano al ravvedimento” (2 Pietro 3:9). La pazienza di Dio è grande, ma peccatori impenitenti non entreranno nel regno di Dio (nessuno deve farsene illusione), “non eredireranno il regno di Dio”: “Non v’ingannate: né i fornicatori, né gli idolatri, né gli adulteri, né gli effeminati, né gli omosessuali, né i ladri, né gli avari, né gli ubriaconi, né gli oltraggiatori, né i rapinatori erediteranno il regno di Dio. Or tali eravate già alcuni di voi; ma siete stati lavati, ma siete stati santificati, ma siete stati giustificati nel nome del Signore Gesù e mediante lo Spirito del nostro Dio” (1 Corinzi 6:10-11).
Quando ci si scontra con ostinati cuori impenitenti, quando si è concesso abbastanza tempo per riflettere e cambiare, anche la necessaria tolleranza della disciplina cristiana deve avere un limite oltre il quale non può andare senza trasformarsi in compiacenza ed ipocrisia. Gli impenitenti devono essere consapevoli di accumulare “massa di ira” che come quella che accumula un nuvolone nero pieno di pioggia che ad un certo punto esplode in un temporale. Il giudizio di Dio è pure una realtà che “esploderà” a suo tempo, e non vi sarà più la possibilità del ravvedimento. “Ma tu, per la tua durezza ed il cuore impenitente, ti accumuli un tesoro d’ira, per il giorno dell’ira e della manifestazione del giusto giudizio di Dio” (Romani 2:5).
Poche anime”, però, si rifugiano nell’arca e vi trovano salvezza. Il numero molto limitato dei salvati oggi “scandalizza” molte persone. Vorrebbero poter dire, se “solo otto persone” su milioni hanno hanno accolto la predicazione del giudizio e della grazia, vi deve essere “qualcosa che non va” nella predicazione! “Proviamo a fare in un altro modo! Cerchiamo di essere più tolleranti! Predichiamo un messaggio che sia più accettabile alla massa della popolazione. Rendiamogli ‘più facile’ la sua accoglienza, moderiamone i termini, magari molta più gente ‘entrerà nell’arca’. Intanto, ‘ritardiamo il diluvio’, ‘non c’è fretta’”. Convenientemente ci dimentichiamo troppo spesso quel che dice Gesù: “Entrate per la porta stretta, poiché larga è la porta e spaziosa la via che conduce alla perdizione, e molti sono quelli che entrano per essa. Quanto stretta è la porta e angusta la via che conduce alla vita, e pochi sono quelli che la trovano” (Matteo 7:13-14).
Quelle poche persone vengono salvate “attraverso l’acqua”. Perché Dio non ha manifestato il Suo perdono indipendentemente dall’acqua del Suo giudizio? Perché non perdona “e basta”? Perché è stato necessario che Cristo Gesù morisse in croce perché questa salvezza potesse essere realizzata? Perché Dio non solo è misericordioso, ma anche giusto. Non sarebbe stato giusto se Egli avesse solo “passato un colpo di spugna” sui nostri peccati. La Sua legge à una cosa seria e va rispettata, come devono essere applicate le sanzioni che essa prevede per i suoi trasgressori. Il giudizio di Dio deve cadere sul trasgressore. Esso inevitabilmente cadrà su di te se non chiedi che valga per te l’espiazione che Cristo ha compiuto sulla croce. Si potrebbe dire: “Scegli: o il giudizio di Dio, quello che tu meriti, si abbatte su di te, oppure si abbatte per te su Cristo e tu ne sarai liberato. Non vi sono alternative: o te o Cristo. La salvezza è sempre “attraverso l’acqua”, attraverso il giusto giudizio di Dio, e mai senza di esso.
Cristo è presente durante la paziente attesa di Dio ed è presente nell’espressione del giudizio di Dio.

Presenza nell’atto del Battesimo

La presenza del Cristo si manifesta poi nell’atto del Battesimo allorché la Parola, di cui è segno, lo accompagna. “Quest’acqua era figura del battesimo (che non è eliminazione di sporcizia dal corpo, ma la richiesta di una buona coscienza verso Dio). Esso ora salva anche voi, mediante la risurrezione di Gesù Cristo” (21).
L’acqua del diluvio, espressione del giudizio di condanna che Dio esegue sull’umanità ribelle di quel tempo, diventa simbolo del giudizio stesso di Dio ed a sua volta del Battesimo cristiano.
L’acqua del Diluvio universale purifica il mondo dall’empietà, così come un giorno lo farà il fuoco eliminando i ribelli dalla faccia della terra. Attraverso quell’acqua Noè e la sua famiglia vengono salvati dalla grazia di Dio nel mezzo di salvezza che Dio ha loro provveduto, l’arca. La lettera agli Ebrei dice: “Per fede Noè, divinamente avvertito di cose che non si vedevano ancora, con pio timore, preparò un’arca per la salvezza della sua famiglia; con la sua fede condannò il mondo e fu fatto erede della giustizia che si ha per mezzo della fede” (Ebrei 11:7). Noè e la sua famiglia passano attraverso l’acqua del giudizio di Dio, così come l’antico Israele era passato attraverso le acque del Mar Rosso che si erano ritirate per lasciarli passare, ma in quelle stesse acque annega Faraone ed il suo esercito. La salvezza e la vita di alcuni attraverso le acque che sono la condanna e la morte di altri.
L’acqua del Battesimo cristiano, afferma Pietro, non ha a che fare con l’eliminazione di sporcizia dal corpo. Essa è segno ed annuncio dell’opera di Cristo che elimina la sporcizia morale e spirituale che ci separa da Dio. Chi chiede il Battesimo invoca Dio che, in Cristo, applichi alla vita sua e della sua famiglia l’efficacia purificatrice della Sua opera affinché la loro coscienza morale e spirituale sia ripulita dal peccato che la guasta, mettendola in grado così di discernere ciò che è gradito a Dio e di viverlo giorno per giorno, da quel momento in poi.
È così che il Battesimo diventa significativo non solo per l’individuo che lo chiede, ma anche per l’intero nostro nucleo familiare con tutti i suoi componenti. Quando il Nuovo Testamento parla del Battesimo non si tratta tanto, infatti, di un atto individualistico, ma include spesso l’intero nucleo familiare. Il battesimo di famiglia è il tipo di battesimo che la Scrittura descrive quando parla di coloro che dovrebbero essere battezzati. In Atti 16 la famiglia sia di Lidia che del carceriere di Filippi furono battezzate da Paolo (vv. 15, 33). Paolo parla in I Corinzi 1:16 di aver battezzato la famiglia di Stefana. Noi leggiamo in Atti 10:48 del battesimo della casa di Cornelio da parte di Pietro. Questo è il modello neotestamentario del battesimo. Il battesimo di case e famiglie segue dalla fede nel patto familiare di Dio: che Egli sovranamente, graziosamente, ed immutabilmente promette la salvezza a famiglie e case, promettendo di essere il Dio di credenti e dei loro figli (Genesi 17:7; Atti 2:39). La pratica di battezzare famiglie o case, seguendo il chiaro esempio della Scrittura stessa, ci ricorda il fatto che Dio Stesso è una famiglia, Padre, Figlio, e Spirito Santo, e che Egli magnifica la Sua grazia e rivela Se Stesso nel mandare la salvezza a famiglie. Egli è, in verità, il Dio di famiglie (Salmo 107:41).
È il Battesimo che “salva”? Alcuni pensano di sì e fanno riferimento (mozzandolo) a ciò che dice Pietro in questo testo. Pietro però dice: “Esso ora salva anche voi, mediante la risurrezione di Gesù Cristo”. È Gesù Cristo che salva, non il Battesimo. Gesù salva attraverso la Sua opera efficace applicata dallo Spirito Santo ai credenti e che trova nella Sua risurrezione il fondamento. Il Battesimo ne è l’espressione simbolica in cui Cristo si compiace di manifestarsi allorché sia accompagnato dall’annuncio dell’Evangelo. Il Battesimo di per sé stesso, però, non ha alcuna sua potenza intrinseca che possa essere distaccato dalla fede di chi lo riceve e dall’annuncio della Parola che lo accompagna.
Che significa essere battezzati? Risponde molto bene la Confessione di fede elvetica che dice: “Essere battezzato nel nome di Gesù Cristo non è altro infatti che essere iscritto, in­trodotto e ricevuto nell’alleanza e nella famiglia, cioè nell’ere­dità dei figli di Dio, ed essere anche chiamato fin d’ora con il nome di Dio, cioè figlio di Dio, essendo stato purificato dalle sozzure del peccato e dotato di diverse grazie di Dio per con­durre una vita nuova e innocente. Il battesimo quindi ci ri­corda e ci rappresenta al vivo questo grande beneficio di Dio e questa grazia inestimabile fatta al genere umano. In effetti, noi nasciamo tutti con la macchia del peccato e siamo figli dell’ira, ma Dio, che è ricco di misericordia (Ef. 2:4), ci ripuli­sce e purifica gratuitamente dai nostri peccati mediante il san­gue del suo Figlio, adottandoci in lui per suoi figli, e ci unisce a sé con una santa e sacra alleanza, arricchendoci di diversi doni e grazie perché possiamo condurre una vita nuova (Ef. 1,:5). Ora tutte queste cose vengono a noi assicurate dal bat­tesimo. In esso, noi siamo infatti interiormente rigenerati, pu­rificati e rinnovati davanti a Dio mediante lo Spirito Santo, ri­cevendo esteriormente un sigillo e una testimonianza dei grandissimi doni ricevuti nell’acqua del battesimo, mediante la quale ci vengono rappresentati e come posti davanti agli occhi i grandissimi benefici del nostro Dio”.

Presenza alla destra di Dio

Il coronamento della presenza del Cristo è rappresentato dall’Ascensione di Cristo risorto alla destra della maestà di Dio. Pietro scrive: “…che, asceso al cielo, sta alla destra di Dio, dove angeli, principati e potenze gli sono sottoposti” (22). È così che il Cristo, l’eterna Parola di Dio, viene posto sul trono accanto a Dio Padre, come autorità massima e impareggiabile. Il Cristo svuotò se stesso, prendendo forma di servo, divenendo simile agli uomini; trovato esteriormente come un uomo, umiliò se stesso, facendosi ubbidiente fino alla morte, e alla morte di croce. Perciò Dio lo ha sovranamente innalzato e gli ha dato il nome che è al di sopra di ogni nome, affinché nel nome di Gesù si pieghi ogni ginocchio nei cieli, sulla terra, e sotto terra, e ogni lingua confessi che Gesù Cristo è il Signore, alla gloria di Dio Padre” (Filippesi 2:7-11).
Egli è l’eterno Re dei re e Signore dei Signori, il nostro Signore e Salvatore a cui nessuno può essere pari. Là su quel trono Egli è presente per noi. Il mondo potrà anche condannarci, ma abbiamo una certezza, insieme a tutto il popolo di Dio: “Chi li condannerà? Cristo Gesù è colui che è morto e, ancor più, è risuscitato, è alla destra di Dio e anche intercede per noi” (Romani 8:34). Egli ci sostiene costantemente con la Sua intercessione. Non abbiamo più nulla da temere, neanche di fronte alla sorte peggiore di cui potrebbero farci oggetto la gente empia e ribelle di questo mondo, bugiardi ed assassini. Possiamo portare con fierezza il nome di Cristo sulle nostre labbra ed anche cantarlo in faccia ai nostri aguzzini. Come dice l’apostolo Paolo: “È anche per questo motivo che soffro queste cose; ma non me ne vergogno, perché so in chi ho creduto, e sono convinto che egli ha il potere di custodire il mio deposito fino a quel giorno” (2 Timoteo 1:12).
di Paolo Castellina


“Se siete vituperati per il nome di Cristo, beati voi, poiché lo Spirito di gloria e lo Spirito di Dio riposa su di voi; da parte loro egli è bestemmiato, ma da parte vostra egli è glorificato.”
(1Pietro 4:14)