Il peccato

“Guai a chi scandalizzerà uno solo di questi piccoli”

Scriveva il caro Paolo VI, nel settembre 1964:
“Innanzitutto voi non troverete più nel linguaggio della gente
perbene di oggi, nei libri, nelle cose che parlano degli uomini,
la tremenda parola che invece è tanto frequente nel mondo
religioso, la parola ‘peccato’. Gli uomini nei giudizi odierni,
non sono più chiamati peccatori. Vengono catalogati come sani,
malati, bravi, buoni, forti, deboli, ricchi, poveri, sapienti,
ignoranti, ma la parola ‘peccato’ non si incontra mai.

E non torna perché, distaccato l’intelletto umano dalla sapienza
divina, si è perduto il concetto di peccato. Pio XII affermava:
‘Il mondo moderno ha perduto il senso del peccato’, che cosa
sia, cioè, la rottura dei propri rapporti con Dio. Il mondo non
intende più soffermarsi su tali rapporti. Cosa dice a volte
la nostra pedagogia: ‘L’uomo è buono: sarà la società
a renderlo cattivò. Viene adottata, come nonna, una indulgenza
molto liberale, molto facile, che spiana le vie ad ogni esperienza,
come se il male non esistesse. Ma come a contraddire tutto questo,
guardate se c’è un filo ottimista nella produzione moderna;
guardate se nei premi letterari, c’è un solo libro presentabile,
che dichiari essere l’uomo buono, che esistono ancora delle virtù.

Dilaga, al contrario, l’analisi del tanfo, della perversione umana,
con la tacita, ma inesorabile sentenza che l’uomo è inguaribile.
Ma Gesù vede e guarda a noi, che siamo povera gente, con tanti malanni,
pronto a guarirci e ridarci quella veste del ‘bambino’
che è la vera grandezza nostra”.
Eppure lo scandalo è un vero trauma dell’anima di chi lo riceve:
un trauma che a volte incide nel profondo del cuore, dando
un corso diverso e sbagliato ad un’intera esistenza. Un vero
attentato all’anima.

Chiunque di noi abbia conservato un retto giudizio della vita
, sa che è sopportabile e meno dannoso un incidente, che
in qualche modo mutila il nostro corpo, di uno scandalo
che intacchi l’integrità del cuore.
Oggi, anche S. Giacomo usa toni duri, come a darci la sveglia,
se abbiamo permesso che ‘le mode’ ci addormentassero la coscienza.
“Ora a voi ricchi: piangete e gridate per le sciagure che vi sovrastano!
Le vostre ricchezze sono imputridite, le vostre vesti sono state
divorate dalle tarme, il vostro oro e argento sono consumati
dalla ruggine; la loro ruggine si leverà a testimonianza contro
di voi e divorerà le vostre carni come un fuoco. Avete accumulato
tesori per gli ultimi giorni!

Ecco il salario da voi defraudato ai lavoratori che hanno mietuto le vostre
terre grida e le proteste dei mietitori sono giunte alle orecchie
del Signore degli eserciti.
Avete gozzovigliato sulla terra e vi siete saziati di piaceri, vi siete
ingrassati per il giorno della strage. Avete condannato e ucciso
il giusto ed egli non può opporre resistenza”. (Gc. 5, 1-6)

Davvero viene voglia di uscire da questo ‘mondo’, per assaporare
la bellezza della virtù, della bontà. E c’è, per grazia di Dio, tanta,
ma tanta gente semplice, che sa ancora conservare la bellezza
e la dignità dell’anima e della vita, come un tesoro che dà felicità.

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