Io non ho la fede

Ora ripercorriamo un cammino nel quale la Grazia di Dio ribalta
una situazione tragica e fa nascere una creatura completamente
nuova: sono i grandi miracoli di Dio quando Lo si lascia operare!
Jacques viene rinchiuso nel Carcere de la Santè, a Parigi, in una cella
di isolamento. Il Cappellano gli si avvicina amorevolmente,
ma Jacques reagisce dicendogli: “Io non ho la fede e non ho
bisogno di lei!”. E lo accompagna alla porta. Ma, intanto, tutto
è crollato nella sua vita e lentamente egli cerca di capire come
abbia fatto a cadere nel precipizio del delitto. Ecco il suo racconto:
“Spesso mi hanno detto: ‘Avevi tutto per essere felice. Non si capisce
come un ragazzo come te, di così buona famiglia, sia potuto
giungere a tanto…!’. Quanto sono false queste spiegazioni!
Come se la risoluzione di commettere un atto criminoso non avesse radici
più profonde!…Ciò che soprattutto mi ha incatenato a un certo modo
di vedere le cose, è l’educazione che ho ricevuto.

Non penso di dare prova di indiscrezione svelando quanto ormai è stato gridato
ai quattro venti, e cioè che i miei genitori non andavano d’accordo.
Ne risultava un ambiente familiare detestabile, fatto di urli nei momenti
cruciali, e di disagio e di durezza dopo le crisi. Niente rispetto, niente amore!
Mio padre, un uomo a suo modo incantevole per gli estranei, aveva di fatto
uno spirito sarcastico, orgoglioso e cinico. Ateo all’estremo, nonostante
il suo successo professionale, provava disgusto per una vita che non
gli aveva procurato che disinganni e delusioni… Fin dalla giovane età mi sono
nutrito delle sue massime, né potevo di certo fare altrimenti”. Jacques cerca
di capire quali sono le radici dalle quali è sbocciato il suo gesto folle.
Egli scopre l’importanza decisiva della famiglia e, improvvisamente, si rende
conto del vuoto affettivo e del vuoto spirituale in cui è cresciuto.
Qualcuno gli dice: “Perché non sei tornato indietro quando hai visto che la strada
andava verso un precipizio?”. Egli con sofferenza risponde: “Dove avrei potuto
trovare la forza per una risoluzione così penosa per me? Nel cinismo, nel nichilismo
che mi erano stati insegnati? E a quale scopo dovevo sacrificarmi, se pensavo
che il caos finale tutto avrebbe inghiottito e che nulla è buono o cattivo in un mondo
in cui soltanto le sensazioni hanno valore?”.

Come fanno riflettere queste osservazioni! Quanti sbandamenti di oggi hanno
la stessa spiegazione: il vuoto interiore può condurre a qualsiasi tragica
conclusione! Ricordatelo! Osserva ancora Jacques: “Non in quel giorno
sono divenuto criminale: è stato molto tempo prima. Non ho fatto altro
che mettere in pratica quello che era in me allo stato latente, e perché
se ne presentava l’occasione. Era inevitabile che, un anno o l’altro,
avrei finito con lo sviarmi, a meno che nel frattempo non avessi trovato
un ideale! Un niente avrebbe potuto salvarmi…”. Un ideale! Vengono
in mente le accorate parole lasciate scritte da una ragazza romana suicida
alcuni anni fa: “Mi avete voluto bene, ma non siete stati capaci di farmi
del bene; mi avete dato tutto, anche il superfluo, ma non mi avete dato
l’indispensabile: non mi avete dato un ideale per cui valesse la pena
di vivere la vita! Per questo me la tolgo!”. Apriamo gli occhi e il cuore
sulla situazione di vuoto disperato dentro il quale si muove tanta gioventù.
Voler bene ai giovani significa far loro del bene, cioè aiutarli ad uscire
dall’egoismo per nascere alla vita dell’amore autentico e, pertanto, appagante.

Era una sera, nella mia cella… Nonostante tutte le catastrofi che da alcuni
mesi si erano abbattute sulla mia testa, io restavo ateo convinto…
Ora, quella sera, ero a letto con gli occhi aperti e soffrivo realmente
per la prima volta nella mia vita con una intensità rara, per ciò che mi era
stato rivelato riguardo a certe cose di famiglia (si stava sfasciando tutto!)
ed è allora che un grido mi scaturì dal petto, un appello al soccorso:
‘Mon Dieu! Mon Dieu!’. E istantaneamente, come un vento violento,
che passa senza che si sappia donde viene, lo Spirito del Signore
mi prese alla gola”

di Mons. Angelo Comastri

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