Il condannato a morte-Jacques Fesch: atto finale

Ultimi giorni: l’attesa dell’incontro con Gesù. 23 settembre. Giacomo
ancora non conosce il giorno esatto dell’esecuzione, anche se sa
che è vicina. L’avvocato va a trovarlo e gli comunica che il Presidente
della Repubblica ha lasciato l’ultima decisione al Consiglio Superiore
della Magistratura che verrà convocato il 26 settembre. L’attesa
avrebbe snervato anche il più forte degli uomini! Ecco i sentimenti
di Jacques Fesch: “Ho ancora pochi giorni da vivere. Signore Gesù
, arrivo!”. 24 settembre. L’avvocato, ricevuto dal Presidente della Repubblica,
racconta la meravigliosa conversione del giovane condannato.
Il Presidente è sorpreso, si commuove ed esclama: “Dite a Jacques Fesch
che gli stringo la mano per ciò che è diventato”. Ma la condanna a morte
resta confermata. 25 settembre. Il babbo e Pierrette sono ammessi in carcere:
salutano Jacques per l’ultima volta. L’emozione è fortissima, gli sguardi
intensi, le lacrime si affacciano sugli occhi stanchi. Però una notizia riempie
di gioia il cuore del condannato: Pierrette gli annuncia che, finalmente,
il giorno dopo riceverà la Santa Comunione! Jacques l’aveva tanto
desiderato e, tornato in cella, scrive nel suo diario: “Io parto con la speranza
che Gesù sarà presto in lei e che finalmente crederà. Ne sono tanto felice!
Possa il mio sangue essere accettato da Dio come sacrificio completo…”.

Domenica 29 settembre: Jacques sa che il giorno è alle porte. “Stamattina
– scrive nel suo diario – mi sono comunicato e il cappellano mi ha avvertito
che domani verrà a celebrare la Messa nella mia cella, perché è molto
probabile che l’esecuzione sia per martedì mattina… Supplizio ben amato,
che mi farà guadagnare il Cielo! Perché non posso donare la vita come
i martiri…?”. Scrive le ultime lettere di addio: in esse c’è tutto il suo cuore
e ci sono i segni di una lotta a sangue per restare sereno nelle braccia della
Misericordia di Dio. Scrive all’amico sacerdote: “Ancora soltanto qualche
ora di lotta, prima di conoscere Colui che è l’Amore! Ha tanto sofferto
Lui per me… Attendo l’Amore, attendo di essere inebriato da torrenti di gaudio
e di cantare eterne lodi alla gloria del Risorto… Dio è Amore! Non temere
fratello mio! Io porto il tuo nome lassù, inciso nel mio cuore… A rivederci in Dio.
Io ti lascio, fratello mio. Ti abbraccio in Cristo Gesù e in Maria”.

“Reciterò il Rosario e le preghiere per i moribondi, poi rimetterò la mia anima
a Dio. Buon Gesù, aiutami!”. Ma poi sembra che una tempesta gli entri nel cuore:
“La pace è svanita per far posto all’angoscia. É orribile! Ho il cuore che salta
nel petto. Santa Vergine, aiutami!”. E la Madonna, che è vera Madre, accompagna
Gesù accanto al condannato, che così può dire: “Sono più tranquillo d
i un momento fa, perché Gesù mi ha promesso di portarmi subito in Paradiso.
Io credo che andrò diritto in Cielo!”. Alle tre del mattino chiede la luc
e alla guardia carceraria, dicendogli: “É fra poco, bisogna che mi prepari!”.
Appunta un ultimo pensiero che rivela la lotta che si consuma nella sua anima:
“Poco fa mi sembrava che, qualunque cosa io faccia, mai il Paradiso sarebbe per me!
É Satana che m’ispira questo. Vuole scoraggiarmi. Mi sono gettato ai piedi
di Maria e ora va meglio… Santa Vergine, aiutami! Sono felice… Addio!”.

Alle 5,30 del mattino lo trovano in preghiera, accanto al letto rifatto: un’ultima
delicatezza di un uomo visitato dalla Bontà di Dio. Si confessa per l’ultima
volta e fa la Comunione in ginocchio, accanto all’avvocato Baudet.
Poi va incontro alla ghigliottina; gli legano le mani; c’è attorno un clima
di intensissima emozione. Jacques improvvisamente si rivolge al cappellano
e lo supplica: “Il Crocifisso, padre mio, il Crocifisso!” e lo bacia lungamente,
bagnandolo con le sue lacrime. Tutti sono commossi: il Condannato
del Golgota è l’unico che possa consolare il condannato Jacques Fesch!
Appoggia la testa sul patibolo… si sentono le sue ultime parole:
“Signore, non abbandonarmi..!”. La ghigliottina affonda veloce la sua lama:
cade la testa, ma non è più un assassino che muore, è un martire che muore
pieno di amore.

Il 27 agosto 1957 aveva scritto nel suo diario: “Verranno gli angeli a felicitarsi
con me per essere diventato un eletto. Sarà proprio la prima cosa in cui riuscirò
nella vita!” Jacques Fesch, non è la prima cosa in cui sei riuscito nella vita:
la tua morte ci ha insegnato a vivere! Grazie! Grazie! Jacques Fesch la tua
giovinezza “bruciata” ci ricorda che è tanto facile rovinare un giovane, è tanto
facile ingannarlo, è tanto facile depistarlo nella ricerca della gioia vera: la lezione
drammatica e meravigliosa della tua vita sia monito per tutti gli educatori
e sia motivo di riflessione per tutti i giovani. Jacques Fesch prega per noi! Amen!

di Mons. Angelo Comastri

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...