Ma quale caso

SPUNTI DI APOLOGETICA

di Giampaolo Barra


15. Sempre riferendosi al caso, il professor Bucci, del Campus Bio­medico di Roma, parlando ad un congresso internazionale che aveva per tema “La probabilità nelle scienze” riportava un paragone che andrebbe obbligatoriamente memorizzato tanto è illuminante, semplice e decisivo: “Supponiamo che io vada in una grotta preistorica e vi trovi incisa, su una parete, una scritta, per esempio: ‘Nel mezzo del cammin di nostra vita mi ritrovai per una selva oscura chè la dritta via era smarrita’, e che io dica ai miei colleghi: in quella grotta, a causa dell’erosione dell’acqua, della soli­dificazione dei carbonati e dell’azione del vento, si è prodotta, per caso, la prima frase della Divina Commedia. Non mi prenderebbero per matto? Eppure non avrebbero nulla da ridire se dicessi loro che si è formata per caso la prima cellula vivente, che ha un contenuto di informazioni equivalente a 5000 volte l’intera Divina Commedia” (tratto da EUGENIO CORTI – GIANCARLO CAVALLERI, scienza e Fede, Mimep-Docete, Pessano 1995, p. 13).

16. Un altro esempio riguardante l’impossibilità e l’irragionevo­lezza del caso ci è offerto dallo scienziato John Carew Eccles, neurofi­siologo australiano di fama mondiale, premio Nobel 1963 per la fisiolo­gia e la medicina. Ascoltiamo le sue parole: “Supponiamo l’esistenza di un magazzino immenso di pezzi aeronautici, tutti nelle loro casse o sugli scaf­fali. Un edificio enorme, mettiamo di mille chilometri per lato. Arriva un ciclone che, per centomila anni, fa roteare e scontrare tra loro quei pezzi. Quando finalmente si placa, dove c’era il magazzino c’è una serie di quadrimotori, già con le eliche che girano… Ecco: stando proprio alla scienza, le probabilità che il caso abbia creato la vita sono più o meno quelle di questo esempio. Con, pergiunta, un’aggravante: da dove vengono i materiali del magazzino?” (tratte da: VITTORIO MESSORI, Inchiesta sul Cristiane­simo, Mondadori, Milano 1993, p. 174).

17. Sempre riferendosi al caso, lo scienziato astronomo e matema­tico Fred Hoyle, nato nel 1915, diceva: “Ma è davvero possibile che il caso abbia prodotto, nel brodo primordiale di cui si favoleggia, anche sol­tanto gli oltre duemila enzimi necessari al funzionamento del corpo umano? Basta una piccola serie di calcoli al computer per rendersi conto che la probabilità che questo sia avvenuto casualmente è pari alla probabi­lità di ottenere sempre 12, per 50.000 volte di fila, gettando due dadi sul tavolo (due dadi non truccati, ovviamente, aggiungiamo noi). Più o meno la stessa probabilità, insomma, del vecchio esempio della scimmia che, bat­tendo su una macchina da scrivere, finirebbe con lo sfornare tutta intera la Divina Commedia, con capoversi e punteggiatura al punto giusto. E que­sto, ripeto, solo pergli enzimi, perché l’improbabilità raggiunge livelli ben più pazzeschi se ci si allarga a tutte le innumerevoli condizioni necessarie alla vita: tutti ‘numeri’ usciti dal cilindro del caso? Se si risponde sì, si esce dalla ragione” (tratto da: VITTORIO MESSORI, cit., pp. 174-175).

18. Chi di ragione se ne intende, Hoyle e gli scienziati che abbiamo fin qui ricordato, non teme di considerare “irragionevole” chi ricorre al caso per spiegare l’origine del creato e l’ordine che vi regna. I cattolici dovrebbero mostrare maggiore fermezza e superare ogni com­plesso di inferiorità culturale, giovandosi, nel difendere la ragionevolezza della esistenza di Dio, anche delle affermazioni che abbiamo riportato.

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