La verità di Auschwitz di Edith Stein

Il giornalista Peter van Kempen ha testimoniato: “Ho avuto l’impressione di trovarmi di fronte ad una donna spiritualmente grande e forte, che non sembrava venire a noi da un campo di prigionieri. Abbiamo parlato per 20 minuti. la prima cosa che la Serva di Dio mi domandò fu se le avessimo portato un abito… Mi disse che avrebbe sempre portato il suo abito di Carmelitana. Disse anche che nel campo si poteva pregare… Era contenta di pregare e di poter allo stesso tempo fare anche qualcosa per i compagni di prigionia. Parlò di donne che si trovavano disorientate con i loro bambini e delle quali doveva prendersi cura… Durante la conversazione ho fumato una sigaretta. le chiesi se ne voleva una anche lei. Mi rispose che lo aveva fatto un tempo e che un tempo aveva pure ballato“.

 

 

Tra tutti gli altri deportati suo Teresa Benedetta attirava l’attenzione per la sua calma e il suo abbandono. Le urla e la confusione nel campo erano indescrivibili. Lei andava qua e là tra le donne consolando, aiutando e calmando come un angelo. Molte madri, vicine ormai alla follia, non si occupavano più dei loro bambini e guardavano davanti a sé con ottusa disperazione. Lei li lavava, li pettinava, e curava“.

Confidò ad un compagno di prigionia: “Non avrei mai immaginato che gli uomini potessero essere così… e che le mie sorelle e i miei fratelli ebrei dovessero soffrire tanto… Ora io prego per loro. Ascolterà Dio la mia preghiera? Certamente ascolterà il mio lamento“.

 

All’alba del 7 agosto parte un carico di 987 ebrei in direzione Auschwitz.

Fu il giorno 9 agosto nel quale Suor Teresa Benedetta della Croce, assieme a sua sorella Rosa ed a molti altri del suo popolo, morì nelle camere a gas di Auschwitz.

 

“Non mi è mai piaciuto pensare che la misericordia di Dio

si fermi ai confini della Chiesa visibile.

Dio è la verità. Chi cerca la verità cerca Dio, che lo sappia o no”.

“Avevo già cambiato completamente il mio atteggiamento nei confronti degli altri e di me stessa. Non mi importava più avere ragione e sottomettere a ogni costo l’avversario. Anche se avevo ancora una percezione acuta per le debolezze degli altri, non la usavo più per colpire il loro punto debole, bensì per proteggerle. Avevo imparato che molto raramente si corregge una persona dicendole la verità: questo può verificarsi solo se le persone stesse hanno il serio desiderio di migliorarsi e se danno lo stesso spazio e il diritto alla critica.

 

Perciò nelle discussioni era più importante conoscere le persone”.

Nel tempo immediatamente prima della mia conversione e per un certo periodo dopo di essa, sono stata del parere che condurre una vita spirituale significava tralasciare tutte le cose terrene e vivere soltanto pensando alle cose divine. A poco a poco ho imparato a comprendere che in questo mondo ci viene chiesto altro da noi e che pur nella vita più contemplativa il legame con il mondo non deve essere interrotto. Anzi credo che quanto più profondamente una persona è attratta da Dio, tanto più in questo senso deve uscire da se stessa, cioè entrare nel mondo per portarvi la vita divina “.

La sete di verità era la mia unica preghiera.

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