Lezione sulla sofferenza


 


Tale frase latina é tratta dall’ “Eneide” di Virgilio e consta delle parole che Didone rivolge ad Enea, il quale naufrago sulle coste dell’ Africa, chiede aiuto ed ospitalità.

La regina afferma di conoscere il dolore ed è questa la chiave di lettura e di interpretazione.

Ella ha vissuto la tragedia dell’ uccisione del marito per motivi politici e la pena provata in prima persona la induce a vedere in Enea un infelice .

Solo chi ha sperimentato una grande sofferenza, sia fisica sia morale, diventa sensibile al dolore e ai bisogni degli altri , prova empatia e solidarietà. I patimenti e le pene acuiscono l’ emotività poichè scavano nel profondo del cuore, mutano il modo di pensare e rendono gli uomini più disponibili nei confronti di chi é nella prova e in difficoltà. Si tratta di una forma di comprensione e fratellanza che trae origine da un vissuto personale di dolore.

La sofferenza come scuola di vita poichè annienta, annichilisce , toglie ogni gioia dell’ esistenza ma è anche un crogiuolo dove ci si tempra e si rinforza.

Perché la sofferenza? Perché la malattia? Perché la morte?”  

Ogni essere umano nel corso della sua vita è obbligato a porsi queste domande.

Se ci limitiamo ad essere spettatori delle sofferenze degli altri e siamo troppo presi ad occuparci solo del nostro benessere, potremmo rispondere facilmente e in modo superficiale che la sofferenza fa parte della vita, che il mondo è fatto così…..

Ma nel momento in cui facciamo l’esperienza diretta della sofferenza o perché ci ammaliamo o perché la malattia e la morte colpiscono i nostri affetti più cari, allora andiamo in crisi, non possiamo più rimanere indifferenti e superficiali, ma siamo obbligati a dare una risposta più seria e profonda, se non vogliamo essere preda della disperazione.

Ecco perché molto spesso una fede assopita si ridesta e rinasce proprio a causa della sofferenza.

Come spiegarsi la sofferenza che all’improvviso ti colpisce senza la luce della fede?

La sofferenza, la malattia, la morte sono contrarie alla natura dell’uomo, che è stato creato da Dio non per soffrire ma per essere felice, non per morire, ma per la vita eterna.

E’ difficile però lasciarsi consolare da queste parole quando si soffre, quando si sa di avere una malattia grave e ci si deve sottoporre a cure estenuanti con poche speranze di guarigione. Invece è facile chiedersi: “ Perché proprio a me? Cosa ho fatto di male? Perché il Signore mi manda questa sofferenza? “

Siamo anche capaci di dire che Dio è ingiusto perché permette che nel mondo ci siano tante ingiustizie e che moltissime persone innocenti ,soprattutto bambini, soffrano in modo disumano a causa della fame, delle guerre, della miseria e delle malattie e anche a noi manda delle sofferenze che non meritiamo, perché non abbiamo fatto nulla di male. Ma Dio non è rimasto a guardare dal cielo l’umanità che soffre, ma ha mandato il Suo Figlio Gesù Cristo a condividere con l’uomo la sofferenza e perfino la morte. Nessuno più di Dio può comprendere ogni nostra più piccola sofferenza e nessuno più di Dio ci è vicino nel nostro letto di dolore quando non c’è più nessuna speranza e solo la morte ci aspetta, perché Lui stesso per mezzo di Gesù Cristo ha sofferto .

Dio è un Padre buono e non ci punisce, ma ci ama in un modo così straordinario che noi non riusciamo a concepire.

Dio ama tutti senza distinzioni: i santi e i peccatori per Lui sono ugualmente amabili. Il Signore non vuole la nostra sofferenza, ma questa è una condizione a cui l’uomo è obbligato a sottostare perché il peccato e la morte , che non vengono certo da Dio, ma dal maligno , hanno corrotto la perfezione della creazione.

Ma siamo chiamati alla Speranza! Gesù Cristo che ha condiviso in tutto e per tutto la nostra condizione umana, tranne che nel peccato, attraverso la sua morte, ha vinto definitivamente la morte con la sua gloriosa Resurrezione, aprendoci le porte dell’eternità.

Ecco che allora ogni sofferenza umana vista alla luce della Fede acquista un valore inestimabile, perché associata alla sofferenza redentrice di Cristo. In ogni persona che soffre e quindi in ogni ammalato è presente Cristo.

Dobbiamo rispettare, amare, contemplare chi ha il volto sfigurato dalla sofferenza perché in quel volto si nasconde l’effige di Cristo Crocifisso.

don Pino

 

 

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