« L’avete fatto a me »


Se uno fa l’elemosina a novantanove poveri e poi ingiuria, percuote o respinge uno solo rimasto a mani vuote, su chi ricade tale trattamento se non su colui che ha detto, che non cessa di dire, e che dirà un giorno: «Ogni volta he avete fatto queste cose a uno solo di questi miei fratelli più piccoli, l’avete fatto a me» ?… Egli è infatti in ognuno di questi poveri, è colui che è nutrito da noi in ciacuno dei più piccoli.

Allo stesso modo, se uno dà oggi a tutti il necessario e domani, mentre può ancora farlo, trascura i suoi fratelli e li lascia morire di fame e di sete e di freddo, è come se avesse disprezzato e lasciato morire colui che ha detto: «Ogni volta che non avete fatto queste cose a uno solo di questi miei fratelli più piccoli, non l’avete fatto a me»…

Se Cristo si è degnato di prendere il volto di ogni povero, se si è identificato a tutti i poveri, è perché nessuno tra coloro che credono in lui si innalzasse al di sopra del suo fratello…, ma l’accogliesse come Cristo, lo onorasse e utilizzasse ogni sua risorsa per il suo servizio, così come Cristo ha versato il suo sangue per la nostra salvezza… Forse questo sembrerà penoso a molti e sembrerà loro ragionevole dire: «Chi può fare tutto questo, curare e nutrire quanti ne hanno bisogno e non trascurare nessuno?» Che ascoltino San Paolo dichiarare: «L’amore del Cristo ci spinge al pensiero che uno è morto per tutti e quindi tutti sono morti» (2 Cor 5,14).

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