La parabola degli uccellini

Nel secondo anno della sua vita pubblica Gesù, passeggiando con il piccolo Marziam, un bimbo che aveva preso e affidato a Maria, in quanto rimasto tragicamente orfano, dialoga e ne raccoglie lo sfogo e il dolore per quella triste perdita e così racconta lui la parabola degli uccellini :

……. «Lo vedi che Io sono venuto e ti ho preso?

Questo è prova che Dio ti amava e che tua madre vegliava su te».

Il bambino tace, pensando. Sembra cercare luce dal suolo che calpesta, tanto lo guarda, camminando a fianco di Gesù sull’erbetta un poco strinata dal tramontano dei giorni prima. Poi alza il capo chiedendo: «Ma non sarebbe stata una prova più bella se non mi faceva morire la mamma?».

‘Gesù ha un sorriso per la logica umana della piccola mente. Ma spiega, serio e buono: «Ecco, Marziam. Ti farò capire le cose attraverso un paragone. Tu mi hai detto che ti piacciono gli uccellini, non è vero? Ora senti un poco. Gli uccellini sono fatti per volare o per stare in gabbia?».

«Per volare».

«Va bene. E le mamme degli uccellini come fanno a nutrirli quando sono piccini?».

«Li imbeccano». «Sì. Ma con che?».

«Coi semi, le mosche, i bruchi, o briciole di pane, o pezzettini di frutta che trovano volando qua e là».

«Benissimo. Ora ascolta. Se tu questa primavera trovassi un nido per terra, con i piccoli dentro e la madre sopra, cosa faresti?».

«Lo prenderei».

«Tutto? Come sta? Madre compresa?».

«Tutto. Perché è troppo brutto essere piccoli senza mamma».

«Veramente nel Deuteronomio è detto di prendere solo i piccoli, lasciando libera la madre che è sacra al prolificare».

«Ma se è una buona mamma non se ne va. Corre dove sono i suoi piccoli. La mia avrebbe fatto così. Neanche a Te mi avrebbe dato per sempre, perché sono ancora bambino. Venire anche lei con me non avrebbe potuto, perché i fratellini erano ancora più piccoli di me. E allora non mi avrebbe lasciato andare». «Sta bene. Ma senti: secondo te, vorresti più bene a quella madre degli uccellini e a loro stessi tenendo la gabbia aperta perché andasse e venisse col cibo appropriato, oppure tenendo prigioniera anche lei?».

«Eh!… le vorrei più bene lasciandola andare e venire finché i piccoli sono cresciuti… e le vorrei bene del tutto se, tenendomi loro, una volta cresciuti, lasciassi libera lei perché l’uccello è fatto per volare… Veramente… per essere proprio del tutto buo­no… dovrei lasciare volar via anche i piccoli cresciuti e render­li alla libertà… Sarebbe il più vero amore che potrei avere per loro. E il più giusto… Eh! sì! Il più giusto, perché non farei che permettere che si compia quanto Dio ha voluto per gli uccelli…».

«Ma bravo Marziam! Hai proprio parlato da saggio! Sarai un grande maestro del tuo Signore, e chi ti ascolterà ti crederà perché parlerai da saggio! ».

«Davvero, Gesù?». Il visetto, prima inquieto e triste, poi scuro di pensiero, chiuso nello sforzo di giudicare ciò che era migliore, si spiana e splende nella gioia della lode.

«Davvero. ‘Ora vedi un po’! Tu, solo perché sei un bravo bambino, giudichi così. Pensa tu come giudicherà Dio, che è Perfezione in tutto, riguardo alle anime e al loro vero bene.

Le anime sono come tanti uccelli che la carne imprigiona nella sua gabbia. La Terra è il luogo dove sono portati colla gabbia. Ma anelano alla libertà del Cielo, al Sole che è Dio, al Nutrimento giusto per loro, che è la contemplazione di Dio. Nessun amore umano, neppure il santo amore di madre per i figli o di figli per la madre, è tanto forte da soffocare questo desiderio delle anime di ricongiungersi alla loro Origine che è Dio. Così come Dio, per il suo perfetto amore per noi, non trova nessuna ragione tanto forte da superare il desiderio suo di riunirsi all’anima che lo desidera. E allora che avviene? Delle volte l’ama tanto che le dice: “Vieni! Ti libero”. E lo dice anche se ci sono dei bambini intorno a una mamma.

Lui vede tutto. Lui sa tutto. Lui fa tutto bene quello che fa.

Quando libera un’anima – potrà non parere agli uomini, dall’intelletto relativo, ma lo è – , quando libera un’anima, lo fa sempre per un bene più grande, dell’anima stessa e dei suoi congiunti. EGLI allora, te l’ho già detto altre volte, AGGIUNGE AL MINISTERO DELL’ANGELO CUSTODE IL MINISTERO DELL’ANIMA CHE HA CHIAMATO A Sè, E CHE AMA IN UN AMORE MONDO DA PESANTEZZE UMANE I SUOI PARENTI AMANDOLI IN DIO.
Quando libra un’ anima si impegna anche a sostituirsi ad essa nelle cure ai supestiti.»

Maria Valtorta
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