Idoli e idoli

 


“Non vi rivolgete agli idoli, e non vi fate degli dèi di metallo fuso. Io sono il SIGNORE vostro Dio. “(Levitico 19:4)

Quando si affronta il tema degli idoli e dell’idolatria, si è subito portati a pensare a
quelle statuette d’oro, d’argento, di legno o di altro materiale, che i popoli antichi fabbricavano per rendere loro il culto e l’adorazione. Ad esse venivano, infatti, attribuite doti divine o diventavano direttamente la personificazione delle divinità. Il concetto di idolatria non racchiude, tuttavia, solo un significato religioso: il fenomeno va osservato anche da un altro punto di vista, indipendentemente dalla fede religiosa o da varie forme di superstizione o feticismo.


L’idolo non è necessariamente l’immagine di un vero o presunto Dio, ma anche quella di un uomo, di un oggetto o di una qualsiasi altra cosa. Agli idoli di sempre, infatti, giorno dopo giorno, se ne aggiungono altri che vengono a completare il panorama già folto: affiorano e si affermano gli idoli della tecnologia, del potere, della scienza, della forma fisica e così via.

L’idolo può essere una persona o una cosa che nel nostro cuore prende il posto di Dio: anche le cose che a noi possono sembrare banali, se occupano nel nostro cuore lo spazio che spetta a Dio, sono idoli.
Inoltre, l’amore del denaro, la concupiscenza, l’avarizia, la ghiottoneria sono tutte forme di idolatria. Lo sport, il potere, il sesso, l’io dell’uomo, anche l’amore per una persona possono diventare idoli. Se si mette al posto del Creatore la creatura si entra nell’idolatria.
Idoli e idoli

Fu Friederich Nietzsche, il filosofo che forse più di ogni altro ha condizionato il pensiero del Novecento a fare proprio tale pensiero; egli afferma che l’idolo e l’idolatria sono segni vistosi del nostro tempo, il quale sembra aver abbattuto molti idoli, riproducendone però altri, forse anche più subdoli, più pericolosi: il denaro, la frenetica corsa al consumo, il culto dell’immagine e delle apparenze, ma anche l’eccesso di attenzione verso il proprio corpo o le ragioni spesso troppo imperative del mercato e dell’economia. Tutto questo non fa altro che distorcere il senso dell’esistenza umana, riducendo o comunque catturando la libertà dell’uomo.


In particolare, si è alla ricerca di modelli da imitare, di qualcosa o qualcuno in cui credere e in cui riporre tutta la stima e la fiducia, perciò, molto spesso, diventano oggetto di idolatria la musica, il calcio, il cinema e tutta la gente ad essi correlata. Pensiamo per esempio alle grandi manifestazioni sportive e alla grande attenzione che suscitano eventi come i mondiali di calcio (dove viene celebrato il “dio pallone”). I giornali, la televisione e i mass-media in genere, catturano l’attenzione dell’intero globo, facendo passare in secondo piano notizie ben più importanti. Lo stesso accade in vista di un concerto musicale: la gente accorre all’acquisto dei biglietti, cancella ogni altro appuntamento e programma tutto nei dettagli, solo per vedere ed ascoltare un uomo, concentrando su di esso tutta la sua attenzione e venerazione.


Per non dimenticare il “dio denaro” e l’eccessivo e morboso attaccamento ai soldi al punto da vivere solo ed esclusivamente in virtù di esso. Non c’è nulla di male nello sport, nella musica o in qualsiasi altra cosa, l’importante è che non invadano la vita dell’uomo al punto di diventare la cosa più importante, prendendo, così, il posto che spetta a Dio solamente. Dio stesso si oppone a tutto ciò: “Non ti fare scultura alcuna, né immagine alcuna delle cose che sono lassù nei cieli o sulla terra; Non ti prostrare dinanzi a tali cose e non servire loro, perché io, l’Eterno, l’Iddio tuo, sono un Dio geloso” (Esodo 20:2-5; Deuteronomio 4:15-19).

Idoli fra le mani

Ma possono esserci anche “idoli più piccoli, più nascosti”. Un esempio? Il cellulare. Molti non riuscirebbero a vivere senza ed impossibilitati ad inviare un SMS cadrebbero in “crisi di astinenza”. Questo nuovo tipo di comunicazione è oggi il più utilizzato nei paesi industrializzati e trova nei giovani i maggiori fruitori. Infatti, è facile osservare persone per strada, in macchina, o in un negozio, smanettare a più non posso sulla tastierina del proprio cellulare per inviare un messaggino che inevitabilmente attenderà una rapida risposta. Questo tipo di conversazione è però asincrona, ovvero non avviene simultaneamente, quindi, può passare diverso tempo da una richiesta alla sua risposta; pertanto, il tempo che intercorre in questo tipo di conversazione può essere causa di ansia e tensione ed è preoccupante pensare che i soggetti che utilizzano l’SMS sono per lo più adolescenti e come tali, sensibili e vulnerabili. Oggi è sempre più facile osservare ragazzi avulsi dalla vita che li circonda, pensierosi, attenti a rilevare il più piccolo avviso di chiamata e la più leggera vibrazione del proprio telefonino.


Questo comportamento si riflette anche nei sempre più rari momenti in cui, figli e genitori si ritrovano insieme, magari a pranzo: accade così che al minimo squillo, si azionano le dita con una velocità incredibile, per replicare ad una conversazione iniziata magari ore prima e che potrà anche protrarsi per tutta la giornata. Cogliendo il bisogno sempre più crescente di quest’incredibile mercato, le compagnie telefoniche propongono costantemente offerte sempre più allettanti, con promozioni che consentono di inviare anche centinaia di messaggi al giorno, ad un costo relativamente basso. Eppure, questo moderno mezzo di comunicazione, alquanto innocuo, può presentare un pericolo: l’isolamento. Esagerazione? Provate a togliere il telefonino ad una persona e vedrete se non ha una vera “crisi di astinenza”.

Idoli domestici


(2Re 17:12) “e avevano servito gli idoli, mentre il SIGNORE aveva loro detto: «Non fate una cosa simile!»”

Nell’era del fast e di internet dove basta spingere il tasto di un computer per inviare in pochi secondi una e-mail da Milano a Toronto, sempre più gente preferisce comunicare con chi è all’altro capo del mondo, piuttosto che con coloro che lo circondano. Se all’uso smodato del cellulare, si aggiunge il fatto che tanti giovani e adolescenti trascorrono tante ore davanti allo schermo di un computer, navigando tra un sito e l’altro o parlando attraverso le chat, i blog, e i newsgroup di internet, facebook e twitter ecco che oltre a isolarsi totalmente si rischia anche di vivere in un mondo virtuale dove le persone con cui si dialoga non sono sempre sincere e taluni sono motivati da cattive intenzioni, pronti addirittura ad approfittare dell’ingenuità dei ragazzi. Di recente un noto psichiatra ha affermato: “Nelle grandi metropoli diventa sempre più rara la dimensione del cortile e della piazza, dove un tempo si praticavano i giochi all’aperto. Erano un’occasione per dialogare, per confrontarsi, per vivere una parentesi di svago rispettando delle regole ben precise. Quindi, erano anche dei momenti fortemente educativi. Oggi, invece, Sms, chat, internet, giochi virtuali, rendono la persona sempre più sola. È la morte della creatività”. Quante volte ho sentito le mamme e i papà minacciare i loro figli: “Se non la smetti, ti spengo il computer. Se non studi ti tolgo il cellulare”. Le loro minacce testimoniano una realtà: “La dipendenza è palese”. triste davvero.
Dio al primo posto

Ovviamente non si sta demonizzando il computer o il cellulare o i moderni mezzi di comunicazione, ma si sta semplicemente evidenziando il rischio degli idoli moderni nella vita dell’uomo ed anche del credente. Il modus vivendi di colui che è nato di nuovo è: “Ogni cosa mi è lecita, ma non ogni cosa è utile. Ogni cosa mi è lecita, ma io non mi lascerò dominare da nulla” (I Corinzi 6:12). Nella Parola di Dio, un idolo è tutto ciò che prende il primo posto, è tutto ciò che domina il credente e lo rende dipendente. Quali sono i tuoi idoli?“Dove sono i tuoi dèi che ti sei fatti? Si levino, se ti possono salvare, nel tempo della tua sventura! Perché, o Giuda, tu hai tanti dèi quante città” (Geremia 2:28).


Colui che ha conosciuto Dio, reputa tutto il resto spazzatura: “Ritengo che ogni cosa sia un danno di fronte all’eccellenza della conoscenza di Cristo Gesù, mio Signore, per il quale ho rinunciato a tutto; io considero queste cose come tanta spazzatura al fine di guadagnare Cristo” (Filippesi 3:8). Il credente testimonia di amare Dio e di dare a Lui il primo posto in ogni cosa: “… essi stessi raccontano quale sia stata la nostra venuta fra voi, e come vi siete convertiti dagl’idoli a Dio per servire il Dio vivente e vero” (I Tessalonicesi 1:9,10). Stiamo dunque attenti a non cadere nell’idolatria; non pensiamo che essa consista necessariamente nel prostrarsi davanti ad una statua o nel rivolgersi a pratiche occulte ed esoteriche, ma impariamo a dare il giusto valore e la giusta importanza ad ogni cosa e, soprattutto, ricordiamoci mettendo al primo posto nelle priorità del nostro cuore e della nostra vita di tutti i giorni Gesù Cristo, il nostro Signore e Salvatore.

da: violadelpensier1965

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