Come Iddio mi insegnò a perdonare


tratto dal libro “Verso la cima” di Rosalind Goforth, ed. Centro Biblico

Chi non perdona brucia il ponte sul quale deve egli stesso passare, perché il Signore ha detto: “Ma se voi non perdonate … neppure il Padre vostro perdonerà i vostri falli”. (Matteo 6:15)


La tragica storia di come, se non fosse stato per la misericordia di Dio, mi sarei andata a schiantare, corpo e anima, contro l’irta scogliera del risentimento che non vuole perdonare, è qui data come un solenne monito per qualcuno.
I primi tristi particolari del modo e delle ragioni che permisero al demone dell’odio e del risentimento di entrare nel mio cuore, non possono essere riportati qui, perché riguardano anche un’altra persona che non è più. Basti dire che coloro che conoscevano i fatti ammettevano che, umanamente parlando, era difficile immaginare un caso che al pari di quello, giustificasse la decisione di non perdonare. Tuttavia il mio caro marito, che aveva le stesse ragioni per nutrire sentimenti simili ai miei, aveva in silenzio e con calma messo davanti al Signore, ogni cosa e là l’aveva lasciata, pregandomi di fare lo stesso, ma io non potevo o, piuttosto, non volevo perdonare.
Per più di un anno, il periodo durante il quale la persona che era la fonte di questo turbamento, restò presso la nostra stazione missionaria, io non volli parlargli o saperne nulla. Passarono quattro anni durante i quali la questione rimase in me più o meno in sospeso.

Un giorno ero con mio marito e numerosi compagni d’opera sul treno che ci avrebbe portati a Hsunhesein, dove si teneva una fiera religiosa e dove si svolgeva ogni anno la più intensa ed aggressiva campagna di evangelizzazione. Quell’anno io ero stata incaricata di dirigervi il lavoro tra le donne.
Da mesi ero segretamente e profondamente colpita dalla evidente potenza spirituale che aveva riempito la vita di mio marito. Ed io, sua moglie, non potevo non vedere che egli era davvero ripieno dello Spirito di Dio. Era entrato nella mia anima un profondo e ardente desiderio di ricevere anche io questa pienezza dello Spirito.
Mentre eravamo seduti in quel treno, chiesi a mio marito di andare a sedersi con gli altri, perché desideravo restare sola per qualche minuto. Quando se ne fu andato, chinai il capo e implorai il Signore di riempirmi del suo Spirito come aveva fatto con mio marito. Chiara e senza possibilità di dubbio sentii la voce dello Spirito Santo: – Scrivi a … (colui per il quale nutrivo odio e risentimento) e chiedigli di perdonarti per il modo con il quale l’hai trattato! – Tutta l’anima mia rispose: – Mai! non potrò mai perdonargli! – Pregai di nuovo come prima e di nuovo la voce parlò chiaramente, ma di nuovo gridai nel mio cuore: “Mai, mai; non gli perdonerò mai!” – E quando ciò si ripetè per la terza volta, saltai in piedi e dissi a me stessa: “Lascio perdere tutto, perché non perdonerò mai e poi mai!”. Poi mi unii agli altri, ridendo e parlando per nascondere la mia agitazione. Venne poi la parte più triste della mia vita. Per parecchi mesi insegnai e pregai per salvare le apparenze, ma il mio cuore diventava sempre più duro, freddo e pieno di disperazione.

Un giorno mi si presentò quel brano del Pellegrinaggio del Cristiano (lo stavo probabilmente leggendo ai bambini) in cui Cristiano, attraversando la casa dell’Interprete, giunge alla gabbia nella quale è rinchiuso l’uomo che dice: “Ho contristato lo Spirito ed Egli se ne è andato; ho provocato ad ira Iddio ed Egli mi ha abbandonato”. Mentre leggevo questo brano mi sentii profondamente scossa e compresi che quelle parole erano vere anche per me. Ero nell’abisso della disperazione, convinta che lo Spirito di Dio mi avesse abbandonata. Mio marito era lontano da casa e sembrava che non ci fosse nessuno a cui rivolgermi. Ma, nella sua misericordia, Iddio mi mandò qualcuno.
Un giovane missionario, la cui moglie era morta in circostanze particolarmente tristi, si era fermato alla nostra missione ed era venuto a farmi visita. Era sera ed i bambini erano a letto. Mentre sedevamo insieme sui gradini dell’uscio, egli mi raccontava tra i singhiozzi la tragica morte della moglie. Improvvisamente si apersero le cateratte e diedi la stura ad un pianto incontrollato. Quando potei in fine frenarmi, gli raccontai la storia che ho raccontata sopra nei suoi minuti e tristi particolari.
– Ho contristato lo Spirito di Dio ed Egli mi ha abbandonato! – conclusi.
– Ma signora Goforth, mi disse, siete disposta a scrivere quella lettera?
– Ora so che cosa significa essere senza Dio e senza speranza, e se me se ne presentasse l’occasione, non v’è nulla che non farei.
– Siete disposta a scrivere quella lettera? – mi chiese nuovamente.
– Sì – risposi.
– Allora andate subito a scriverla.

Corsi in casa mentre in me si faceva strada un raggio di luminosa speranza e dopo pochi minuti tornai con la lettera. Erano solo poche righe di umile scusa per le mie azioni, senza alcuna allusione all’altra parte. Oh, la gioia che ne ricevetti e il senso di gratitudine nello scoprire che non era troppo tardi! Da quel momento non ho mai osato non perdonare. Vi sono stati casi in cui per ore, o perfino per giorni, la battaglia infuriò di nuovo, ma il ricordo di questa prova mi ha sempre permesso di vincere e di perdonare.
Ecco un esempio che parla da solo dell’importanza che questa testimonianza ha avuto per gli altri.
Un giorno che ad R., un’importante città dell’Ontano, mi rivolgevo ad una grande riunione di donne, mi sentii stranamente spinta a raccontare questa storia benché non vi fosse alcun nesso con quello che precedeva e quello che doveva seguire. Mentre la raccontavo si fece nell’uditorio uno strano e profondo silenzio. Solo sette anni dopo ne conobbi la ragione, quando al termine della riunione annuale della Società Missionaria Femminile, mi si avvicinarono due donne della città di R., che mi raccontarono la seguente e sorprendente storia.
Una di queste due signore, la signora X., era figlia di un ex pastore di R. e per anni, durante la vita pastorale di suo padre, aveva guidato l’attività delle donne della chiesa. Quando la moglie del nuovo pastore, la signora S., volle prendere nelle sue mani le redini delle attività femminili ebbero inizio le noie, e col passar del tempo si produsse una grave divisione. Al tempo della mia visita la chiesa era praticamente divisa in due. Quasi tutte le donne dei due partiti erano presenti quando raccontai come il Signore mi aveva insegnato a perdonare.
La signora S. proseguì dicendo che la mattina che partii si era sentita così in colpa ed era diventata tanto agitata mentre preparava il pranzo da non aver potuto più resistere. Lasciata ogni cosa aveva indossato cappello e soprabito, decisa a recarsi dalla signora X. per porre fine ad ogni divergenza. Ma mentre stava per raggiungere la porta udì picchiare. Apertala, si trovò dinanzi la signora X. con le braccia aperte ed uno sguardo pieno di amore, che non poteva essere frainteso. A questo punto della storia, la signora S. esclamò col volto raggiante: – Signora Goforth, fu così facile fare la pace, perché eravamo state tutte e due convinte di peccato nella stessa maniera. Da allora siamo divenute le migliori amiche.

Il poeta Longfellow scriveva: “Se potessimo leggere la storia segreta dei nostri nemici, scopriremmo nella vita di ogni essere abbastanza dolore e sofferenza da placare ogni sentimento di ostilità”.
Non è vero che ogni volta che ripetiamo la preghiera del Signore senza che ci sia nel nostro cuore la disposizione al perdono, è come se invitassimo il Padre a non perdonarci? Altrimenti le parole “Rimettici i nostri debiti come anche noi li abbiamo rimessi ai nostri debitori” non avrebbero alcun senso.


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