Incomunicabilità

incomunicabilità

Un dialogo fra sordi.

Una delle principali cause del cattivo rapporto fra le persone è l’incomunicabilità.

Non già che non si comunichi verbalmente o in altro modo, ma esistono delle barriere che impediscono alle persone di comprendersi, e rendono quindi vani i tentativi di comunicazione.

Come due persone che non parlando la stessa lingua hanno difficoltà a comprendersi reciprocamente, così avviene fra coloro che pur usando lo stesso linguaggio, danno interpretazioni diverse alle singole parole.

Una delle cause può essere la poca istruzione oppure l’uso distorto che si è venuto a creare nell’interpretazione di certi vocaboli.

Niente di insuperabile laddove vi sia una ferma volontà di intendersi – occorrerà forse più tempo e notevoli sforzi, ma si potrà ottenere almeno una chiarificazione delle proprie idee e del proprio pensiero.

Ma questo è il punto dolente… la mancanza di volontà nel volersi intendere.

Pregiudizi, preconcetti, paure e orgoglio sono ostacoli che si frappongono come muri fra soggetti che parlano e parlano senza mai dialogare.

Il termine dialogo (dal greco dià, “attraverso” e logos, “discorso”) indica il confronto verbale tra due o più persone, mezzo utile per esprimere sentimenti diversi e discutere idee contrapposte.

Il problema nasce dal fatto che per la maggior parte delle volte avvengono soltanto dei monologhi.

Un monologo, dal greco monológos (composto di μόνος, mónos, “solo”, “unico”, e λόγος, lógos, “discorso”), è un discorso, espresso a voce, tenuto da un singolo personaggio e diretto ad un’altra persona o ad un pubblico.

Due persone che intendono sostenere a priori il proprio punto di vista, non sosterranno mai un dialogo ma si esibiranno solo in monologhi, compiendo ogni sforzo possibile per piegare l’altrui pensiero ad adattarsi al proprio, non prestando attenzione a quanto l’altro espone, ma utilizzando ogni pretesto e cura nel ribadire la propria ragione e su quella rimarranno a dispetto di una comprovata erroneità oggettiva.

Infatti l’oggettività e l’onestà intellettuale vengono accuratamente tenute fuori come ci insegnano i politici.

Non è importante la verità ma la propria ragione o convenienza.

Un esempio possiamo vederlo nella realtà processuale dove gli avvocati della difesa cercheranno in ogni modo di far assolvere o limitare i danni al loro assistito, sebbene questi sia reo confesso e ne sia stata appurata la colpevolezza.

L’importante non è il trionfo della giustizia ma l’interesse di parte. Naturalmente chi possiede maggiori mezzi ha più possibilità di vincere, indipendentemente dal torto o dalla ragione.

Lo stesso avviene fra coloro che hanno un interesse personale da voler difendere rapportandosi con altri, e quindi l’unico obbiettivo rimane la vittoria ad ogni costo… anche nei confronti della verità.

Con queste premesse appare ovvio che non ci potranno essere delle intese o non si potranno raggiungere delle opinioni concordi, per esempio, nello stabilire la corretta interpretazione delle Scritture.

Questo naturalmente non comprende più l’ignoranza o una ridotta capacità di comprensione, ma diventa pura e semplice malafede.

Che un individuo ne sia o meno cosciente, porta in ogni caso alla stessa inevitabile conclusione, lo scontro o contrasto verso tutti coloro che non si assoggettano al nostro personale punto di vista, venendosi così a creare l’esigenza di demolire l’avversario con ogni mezzo, che sia lecito o meno.

L’obbiettivo è quello di minare la credibilità altrui al fine di renderne inefficace il pensiero, ottenendo per lo meno la giustificazione di avere il diritto al proprio per quanto questo possa essere scorretto.

Purtroppo per loro, gli errori degli altri non giustificano i nostri, e se le conseguenza sono nefaste, non può di certo consolare il detto: “Mal comune mezzo gaudio”.

Timmy Love

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