E tu che cristiano sei?

“Essi parteciparono per un anno intero alle riunioni della chiesa, e istruirono un gran numero di persone; ad Antiochia, per la prima volta, i discepoli furono chiamati cristiani”.(Atti 11,26)

Il moderno dizionario Encarta dice che cristiano è: “Chi professa la fede di Cristo, chi appartiene al cristianesimo; chi accetta la fede nel Cristo e segue il suo esempio ed i Suoi insegnamenti”. In questo articolo, desidero parlarvi di sette tipi di cristiani.
1. IL CRISTIANO ILLUSO
È colui che pensa di essere un cristiano e non lo è. Pensa di essere salvato, ma non lo è, pensa di avere lo Spirito di Dio, ma in realtà o non lo ha mai avuto o lo ha perso. Un esempio è Sansone. Si legge in Giudici 13:25:

“Lo spirito del Signore cominciò ad agitarlo”; Giudici 14:6: “Lo spirito del Signore investì Sansone, che, senza aver niente in mano, squartò la belva, come uno squarta un capretto”. Giudici 14:19: “Lo spirito del Signore lo investì ed egli scese ad Ascalon, vi uccise trenta uomini. Giudici 15:14: “Quando giunse a Lechi, i Filistei gli si fecero incontro con grida di gioia, ma lo spirito del Signore investì Sansone”.

Sansone si era illuso che lo Spirito di Dio lo avrebbe sempre investito, ma aveva dimenticato che lo Spirito di Dio è “tre volte santo” e che una vita non consacrata, non santificata, non può coesistere con la presenza dello Spirito Santo. Quando la sua sensualità ebbe la meglio e si ritrovò alla mercè di una perfida donna, quale era Dalila, realizzò che lo Spirito di Dio lo aveva abbandonato:

“Lei gli disse: “Come fai a dirmi: “Ti amo”, mentre il tuo cuore non è con me? Già tre volte mi hai beffata, e non mi hai detto da dove viene la tua gran forza”.

La donna faceva ogni giorno pressione su di lui con le sue parole e lo tormentava. Egli ne fu rattristato a morte e le aperse tutto il suo cuore e le disse:

“Non è mai passato rasoio sulla mia testa, perché sono un nazireo, consacrato a Dio, dal seno di mia madre; se mi tagliassero i capelli, la mia forza se ne andrebbe, diventerei debole e sarei come un uomo qualsiasi”. Dalila, visto che egli le aveva aperto tutto il suo cuore, mandò a chiamare i prìncipi dei Filistei e fece dire loro: “Venite su, questa volta, perché egli mi ha aperto tutto il suo cuore”. Allora i prìncipi dei Filistei salirono da lei, e portarono con sé il denaro. Lei lo fece addormentare sulle sue ginocchia, chiamò un uomo e gli fece tagliare le sette trecce della testa di Sansone; così giunse a domarlo; e la sua forza lo lasciò”.

Che illusione! Gesù, nel famoso sermone sul monte, parlò di credenti illusi, ma anche di servitori illusi, infatti, dirà:

“Non chiunque mi dice: Signore, Signore! entrerà nel regno dei cieli, ma chi fa la volontà del Padre mio che è nei cieli. Molti mi diranno in quel giorno: “Signore, Signore, non abbiamo noi profetizzato in nome tuo e in nome tuo cacciato demòni e fatto in nome tuo molte opere potenti?” Allora dichiarerò loro: “Io non vi ho mai conosciuti; allontanatevi da me, malfattori!”

Quanta illusione! Erano illusi anche i sette figli di Sceva. Si legge che Dio intanto faceva miracoli straordinari per mezzo di Paolo; al punto che si mettevano sopra i malati dei fazzoletti e dei grembiuli che erano stati sul suo corpo, e le malattie scomparivano e gli spiriti maligni uscivano. Or alcuni esorcisti itineranti giudei tentarono anch’essi d’invocare il nome del Signore Gesù su quelli che avevano degli spiriti maligni, dicendo:

“Io vi scongiuro, per quel Gesù che Paolo annunzia”. Quelli che facevano questo erano sette figli di un certo Sceva, ebreo, capo sacerdote. Ma lo spirito maligno rispose loro: “Conosco Gesù, e so chi è Paolo; ma voi chi siete?” E l’uomo che aveva lo spirito maligno si scagliò su due di loro; e li trattò in modo tale che fuggirono da quella casa, nudi e feriti”.

Impariamo dall’apostolo Paolo che non era certo un illuso:

“Non sapete che coloro i quali corrono nello stadio, corrono tutti, ma uno solo ottiene il premio? Correte in modo da riportarlo. Chiunque fa l’atleta è temperato in ogni cosa; e quelli lo fanno per ricevere una corona corruttibile; ma noi, per una incorruttibile. Io quindi corro così; non in modo incerto; lotto al pugilato, ma non come chi batte l’aria; anzi, tratto duramente il mio corpo e lo riduco in schiavitù, perché non avvenga che, dopo aver predicato agli altri, io stesso sia squalificato”.

Noi non vogliamo essere dei cristiani illusi, dei sognatori, non dobbiamo essere proiettati verso una chimera, ma verso la vita eterna.
2. IL CRISTIANO AUDACE 
 
È colui che è troppo sicuro di se stesso, che non mostra incertezze o debolezze. È il cristiano che sa il fatto suo. Appare invincibile, inossidabile. Troppo sicuro per essere vero. Questo tipo di cristiano (si fa per dire), mi ricorda un’esperienza che si legge in Numeri 14:41-45. Alcuni israeliti, troppo audacemente volevano conquistare la terra promessa. Mosè disse loro:

“Non salite, perché il Signore non è in mezzo a voi. Non fatevi sconfiggere dai vostri nemici! Poiché là, di fronte a voi, stanno gli Amalechiti e i Cananei, e voi cadrete per la spada; poiché vi siete sviati dal Signore, il Signore non sarà con voi”. Nondimeno, si ostinarono a salire sulla cima del monte; ma l’arca del patto del Signore e Mosè non si mossero dall’accampamento. Allora gli Amalechiti e i Cananei che abitavano su quel monte scesero giù, li sconfissero, e li fecero a pezzi”.

Quanta sicurezza ostentarono e che triste fine fecero. Il vero cristiano non deve essere mai sicuro di sé: dobbiamo essere prudenti. L’apostolo Pietro, quando fu avvertito che deve andare a casa di Cornelio, ebbe una visione. Vide il cielo aperto, e scenderne un oggetto simile ad una gran tovaglia, che, tenuta per i quattro angoli, era calata a terra. In essa c’era ogni sorta di quadrupedi, rettili della terra e uccelli del cielo. E una voce gli disse:

“Alzati, Pietro; ammazza e mangia”. Ma Pietro rispose: “No assolutamente, Signore, perché io non ho mai mangiato nulla di impuro e di contaminato”. E la voce parlò una seconda volta: “Le cose che Dio ha purificate, non farle tu impure”.

Questo avvenne per tre volte; poi d’un tratto quell’oggetto fu ritirato in cielo. Mentre Pietro, dentro di sé, si domandava che cosa significasse la visione, ecco gli uomini mandati da Cornelio, i quali, avendo domandato della casa di Simone, si fermarono alla porta. Avendo chiamato, chiesero se Simone, detto anche Pietro, alloggiasse lì. Mentre Pietro stava ripensando alla visione, lo Spirito gli disse:

“Ecco tre uomini che ti cercano. Alzati dunque, scendi, e va’ con loro, senza fartene scrupolo, perché li ho mandati io”. Il giorno seguente andò con loro; e sei fratelli di Ioppe l’accompagnarono. Disse loro: “Voi sapete come non sia lecito a un giudeo di aver relazioni con uno straniero o di entrar in casa sua; ma Dio mi ha mostrato che nessun uomo deve essere ritenuto impuro o contaminato. Perciò, essendo stato chiamato, sono venuto senza fare obiezioni. Ora vi chiedo: qual è il motivo per cui mi avete mandato a chiamare?”

Pietro non era un cristiano audace, ma era molto cauto. Cerchiamo di essere molto cauti nelle cose del Signore, perché molti hanno naufragato a causa della loro superficialità. Quando si tratta delle cose di Dio, noi vogliamo essere certi che è proprio quella la Sua volontà. Prendiamo per esempio l’esperienza di Davide. Saul lo perseguita da nove anni e vuole ucciderlo. Quando Saul tornò dall’inseguimento dei Filistei, vennero a dirgli:

“Davide è nel deserto di En-Ghedi”. Allora Saul prese tremila uomini, scelti fra tutto Israele, e andò in cerca di Davide e della sua gente fin sulle rocce delle capre selvatiche. Là vi era una caverna, nella quale Saul entrò per fare i suoi bisogni. Davide e la sua gente erano in fondo alla caverna. La gente di Davide gli disse: “Ecco il giorno nel quale il Signore ti dice: “Vedi, io ti do in mano il tuo nemico; fa’ di lui quello che ti piacerà””. Allora Davide si alzò e, senza farsi scorgere, tagliò il lembo del mantello di Saul. Ma dopo, il cuore gli batté per aver tagliato il lembo del mantello di Saul. Davide disse alla gente: “Mi guardi il Signore dall’agire contro il mio re, che è l’unto del Signore, e dal mettergli le mani addosso; poiché egli è l’unto del Signore”.

La situazione era a lui favorevole: avrebbe ucciso Saul e sarebbe diventato re di Israele, ma non lo fece perché non era quella la via tracciata da Dio, anche se tutto lo lasciava supporre. In seguito accadde che Saul si accampò sulla collina di Achila che è di fronte al deserto. Allora Davide si levò, venne al luogo dove Saul stava accampato e notò il luogo dov’erano coricati Saul e il capo del suo esercito. Saul stava coricato nel parco dei carri e la sua gente era accampata intorno a lui. Davide e Abisai dunque andarono di notte da quella gente; Saul era coricato e dormiva nel parco dei carri, con la sua lancia conficcata in terra, dalla parte della sua testa; e Abner e la sua gente gli stavano coricati intorno. Allora Abisai disse a Davide:

“Oggi Dio ti ha messo il tuo nemico nelle mani; ora lascia, ti prego, che io lo colpisca con la lancia e lo inchiodi in terra con un solo colpo e non ci sarà bisogno di un secondo”. Ma Davide disse ad Abisai: “Non ucciderlo! Chi potrebbe mettere le mani addosso all’unto del Signore senza rendersi colpevole?”

Poi Davide aggiunse:

“Com’è vero che il Signore vive, il Signore soltanto sarà colui che lo colpirà, sia che venga il suo giorno e muoia, sia che scenda in campo di battaglia e vi perisca. Mi guardi il Signore dal mettere le mani addosso all’unto del Signore! Prendi ora soltanto, ti prego, la lancia che è vicino alla sua testa e la brocca dell’acqua e andiamocene”.

Oggi abbiamo fra noi troppi credenti audaci. Noi invece, vogliamo andare piano, piano, fare un passo alla volta e chiedere al Signore: “Sei proprio tu? È proprio questo che tu vuoi? È proprio questa la tua volontà“. Anche quando le circostanze sembrano a noi favorevoli, dobbiamo essere certi se quella è la volontà di Dio.
3. IL CRISTIANO ZERBINO
“Non valgo niente, non so fare niente, gli altri sono meglio di me, sono più capaci di me. Vi racconto due storie”.
1. Un uomo fece un lungo viaggio in nave nel corso del quale si ammalò e si indebolì notevolmente. Non riusciva a reggersi sulle gambe e per questo fu costretto a rimanere a letto. Un giorno sentì urlare: “Uomo in mare, uomo in mare”. Il malato pensò: “Che Dio lo aiuti! Nella mia situazione non posso fare nulla per lui”. Tuttavia, si ricordò che poteva almeno esporre la sua lanterna nell’oblò della nave. Faticosamente si alzò e mise la sua lanterna vicino all’oblò per fare luce. L’uomo caduto in mare fu salvato. Il giorno seguente quest’uomo, che si riteneva un miracolato, raccontò:“Mentre riemergevo dall’acqua, qualcuno aveva acceso una lanterna. La luce cadde proprio sulla mia mano; un marinaio la vide e mi trasse in salvo”.
2. Si racconta che una donna stava preparando una cassa contenente materiale di prima necessità per i missionari in India. Arrivò un bambino che voleva donare anche lui qualcosa per la missione. Aveva solo pochi spiccioli, ma li diede. Con quelli, la donna comprò un opuscolo cristiano, che mise nella cassa. L’opuscolo finì in seguito nelle mani di un capo della tribù burmense, che lo lesse e si convertì. Egli condivise la sua conversione con tutta la sua tribù e molti altri si convertirono. Si costruì una Chiesa e un missionario si prese cura di questo gruppo. Successivamente si convertirono 1500 persone. Tutto ciò grazie al dono di un bambino che dette pochi spiccioli.

“La pazzia di Dio è più saggia degli uomini e la debolezza di Dio è più forte degli uomini. Infatti, fratelli, guardate la vostra vocazione; non ci sono tra di voi molti sapienti secondo la carne, né molti potenti, né molti nobili; ma Dio ha scelto le cose pazze del mondo per svergognare i sapienti; Dio ha scelto le cose deboli del mondo per svergognare le forti; Dio ha scelto le cose ignobili del mondo e le cose disprezzate, anzi le cose che non sono, per ridurre al niente le cose che sono, perché nessuno si vanti di fronte a Dio”.

4. IL CRISTIANO IPOCRITA
Tu sei già stato ingannato da una persona che ti aveva fatto credere di essere una buona persona, con valori morali elevati, ma che alla fine si rivelò ingannevole, disonesta e perfino maligna? Questo fu ciò che successe recentemente a molti residenti di una comunità situata in uno stato al Nord-est degli Stati Uniti.
Secondo un articolo pubblicato sul giornale “The Washington Post”, e nel “Kansas City Star”:
Un preminente e influente uomo d’affari di quella città, un individuo che aveva ricevuto i maggiori onori concessi dalla Camera di Commercio locale, fu sorpreso, solo con biancheria intima, nella stanza di un motel dove si trovava insieme ad una giovane, seminuda, che non era sua moglie.
Questo arresto portò ad un’attenta indagine che fece modo che quel rispettabilissimo leader civile affrontasse accuse per avere speso più di 5 Milioni di dollari (10 miliardi delle vecchie lire) per sesso con donne, molte delle quali gli dovevano numerosi favori. L’investigazione anche identificò questo leader comunitario, come colui che designato dalla legge, amministrava un fondo di 500.000 dollari, destinati alle cure di bambini con gravi danni cerebrali. Questo denaro, si scoprì dalle indagini, era scomparso.
Questo uomo, che fino a quel momento era stato considerato “un pilastro della comunità”, aveva anche servito come anziano della chiesa, era stato consigliere cristiano volontario ed aveva aiutato giovani a concludere l’insegnamento medio. In apparenza, questo leader negli affari, non era appena un cittadino esemplare ma bensì qualcuno che la comunità ammirava profondamente e stimava per l’impegno sia professionale che morale.
Come mai, qualcuno che conosceva bene (e probabilmente aveva insegnato) la differenza fra il giusto e lo sbagliato, finisce in una cella, accusato di vari crimini morali ed etici? Potremmo tessere un’accesa discussione su questo tema, ma la risposta più probabile a questo rompicapo, forse sta nelle parole del re Salomone:

“Così come l’acqua riflette il viso, il cuore riflette chi noi siamo” (Proverbi 27,19).

É interessante notare che Salomone, considerato l’uomo più saggio che già sia vissuto, metta in evidenza il cuore e non la mente. C’é una buona ragione per questo: la nostra mente può conoscere la verità ma se il nostro cuore non la cattura, se falliamo emozionalmente, o se ci rifiutiamo di accettare ciò che intellettualmente sappiamo che é vero, la iniquità può, rapidamente e con inganno, infiltrarsi nella nostra vita. Esteriormente può sembrare che stiamo agendo in maniera corretta e nello stesso tempo abbiamo una doppia vita che nessuno conosce, fino al momento che non veniamo scoperti.
L’integrità non é un interruttore che possiamo accendere o spegnere, secondo le circostanze o quello che sembra essere più conveniente o opportuno. Avere integrità e dimostrarlo, significa essere intero e completo, essere lo stesso in privato, dove nessuno ci vede, come in pubblico, dove siamo circondati da occhi vigilanti.
Se tu stai lottando con te stesso, riconoscendo che ciò che gli altri vedono, può non essere ciò che esiste in te, lascia che ti dia un suggerimento: esamina il tuo cuore, così come la tua mente, per conoscere la tua motivazione. Se ci sono cose nella tua vita che non ti piacerebbe condividere con un amico intimo, cose che ti lascerebbero terrorizzato se fossero pubblicate sul giornale della tua città o che apparissero nel notiziario della TV, allora tu hai un problema di integrità che necessita essere curato.
Segui il consiglio del re Salomone e prega per avere un cuore saggio, perché tu possa essere la stessa persona, 24 ore al giorno, 7 giorni alla settimana, sia che qualcuno ti stia osservando o no.
Ci sono persone che recitano, che pensano che il mondo sia un palcoscenico, un teatro.La loro maschera preferita è quella del cristiano. Nella vita privata, non sono credenti, non lo sono per nulla, non lo sono affatto. Sono dei camaleonti e si adattano all’esterno, così è la loro vita. L’esempio classico è Anania e Saffira. Possiamo ingannare il fratello, la sorella, il pastore, nostro marito o nostra moglie, ma il peccato ci ritroverà.

“In quel tempo, Abiia, figlio di Geroboamo, si ammalò. Geroboamo disse a sua moglie: “Alzati, ti prego, e travestiti, affinché non si sappia che tu sei moglie di Geroboamo, e va’ a Silo. Là c’è il profeta Aiia, il quale predisse che sarei stato re di questo popolo. Prendi con te dieci pani, delle focacce, un vaso di miele, e va’ da lui; egli ti dirà quello che avverrà di questo ragazzo”. La moglie di Geroboamo fece così; partì, andò a Silo, e giunse a casa di Aiia. Aiia non poteva vedere, poiché gli si era indebolita la vista per la vecchiaia. Il Signore aveva detto ad Aiia: “La moglie di Geroboamo sta per venire a consultarti riguardo a suo figlio, che è ammalato. Tu parlale così e così. Quando entrerà, fingerà di essere un’altra”. Quando Aiia udì il rumore dei passi di lei che entrava per la porta, disse: “Entra pure, moglie di Geroboamo; perché fingi d’essere un’altra? Io sono incaricato di dirti delle cose dure”.

Perché fingi di essere un altro? Io sono incaricato di dirti cose dure. Perché fingi di essere un altro? La Bibbia condanna fermamente, decisamente coloro che fingono, quelli che appaiono e non sono. Gesù dirà:

“Guai a voi, scribi e farisei ipocriti, perché pulite l’esterno del bicchiere e del piatto, mentre dentro sono pieni di rapina e d’intemperanza. Fariseo cieco, pulisci prima l’interno del bicchiere e del piatto, affinché anche l’esterno diventi pulito. Guai a voi, scribi e farisei ipocriti, perché siete simili a sepolcri imbiancati, che appaiono belli di fuori, ma dentro sono pieni d’ossa di morti e d’ogni immondizia. Così anche voi, di fuori sembrate giusti alla gente; ma dentro siete pieni d’ipocrisia e d’iniquità”.

E gli esempi di finzione, nella Scrittura sono tanti, innumerevoli e nessuno di loro è rimasto impunito.
Acab

Il re Acab re d’Israele e Giosafat, re di Giuda, marciarono dunque contro Ramot di Galaad. Il re d’Israele disse a Giosafat:

“Io mi travestirò per andare in battaglia; ma tu mettiti i tuoi abiti regali”. E il re d’Israele si travestì e andò in battaglia. Il re di Siria aveva dato quest’ordine ai trentadue capitani dei suoi carri: “Non combattete contro nessuno, piccolo o grande, ma soltanto contro il re d’Israele”. Quando i capitani dei carri scorsero Giosafat dissero: “Certo, quello è il re d’Israele”, e si diressero contro di lui per attaccarlo; ma Giosafat mandò un grido. Allora i capitani si accorsero che egli non era il re d’Israele, e cessarono di assalirlo. Ma un uomo scoccò a caso la freccia del suo arco, e ferì il re d’Israele tra la corazza e le falde; perciò il re disse al suo cocchiere: “Svolta, portami fuori dal campo, perché sono ferito”. Ma la battaglia fu così accanita quel giorno, che il re fu trattenuto sul suo carro di fronte ai Siri, e morì verso sera; il sangue della sua ferita era colato nel fondo del carro. Mentre il sole tramontava, un grido corse per tutto il campo: “Ognuno alla sua città! Ognuno al suo paese!” Così il re morì, fu portato a Samaria, e in Samaria fu sepolto.

 Giuda
E che dire di Giuda uno dei dodici apostoli? Non fingeva forse? Fingeva di essere onesto, aveva infatti la borsa contenente i soldi che venivano versati per sostenere il ministerio di Gesù. E Giuda fingeva di essere onesto, ma nei Vangeli leggiamo che lui rubava i soldi dalla cassa. Non fingeva di essere interessato ai poveri? Gesù dunque, sei giorni prima della Pasqua, andò a Betania dov’era Lazzaro che egli aveva risuscitato dai morti. Qui gli offrirono una cena; Marta serviva e Lazzaro era uno di quelli che erano a tavola con lui. Allora Maria, presa una libbra d’olio profumato, di nardo puro, di gran valore, unse i piedi di Gesù e glieli asciugò con i suoi capelli; e la casa fu piena del profumo dell’olio. Ma Giuda Iscariota, uno dei suoi discepoli, che stava per tradirlo, disse:

“Perché non si è venduto quest’olio per trecento denari e non si sono dati ai poveri?” Diceva così, non perché si curasse dei poveri, ma perché era ladro, e, tenendo la borsa, ne portava via quello che vi si metteva dentro. Gesù dunque disse: “Lasciala stare; ella lo ha conservato per il giorno della mia sepoltura. Poiché i poveri li avete sempre con voi; ma me, non mi avete sempre”.

Finse per oltre tre anni.
Simon Mago

“Or vi era un tale, di nome Simone, che già da tempo esercitava nella città le arti magiche, e faceva stupire la gente di Samaria, spacciandosi per un personaggio importante. Tutti, dal più piccolo al più grande, gli davano ascolto, dicendo: “Questi è “la potenza di Dio”, quella che è chiamata “la Grande””. E gli davano ascolto, perché già da molto tempo li aveva incantati con le sue arti magiche. Ma quando ebbero creduto a Filippo che portava loro il lieto messaggio del regno di Dio e il nome di Gesù Cristo, furono battezzati, uomini e donne. Simone credette anche lui; e, dopo essere stato battezzato, stava sempre con Filippo; e restava meravigliato, vedendo i miracoli e le opere potenti che venivano fatti. Allora gli apostoli, che erano a Gerusalemme, saputo che la Samaria aveva accolto la Parola di Dio, mandarono da loro Pietro e Giovanni. Essi andarono e pregarono per loro affinché ricevessero lo Spirito Santo; infatti non era ancora disceso su alcuno di loro, ma erano stati soltanto battezzati nel nome del Signore Gesù. Quindi imposero loro le mani, ed essi ricevettero lo Spirito Santo. Simone, vedendo che per l’imposizione delle mani degli apostoli veniva dato lo Spirito Santo, offrì loro del denaro, dicendo: “Date anche a me questo potere, affinché colui al quale imporrò le mani riceva lo Spirito Santo”. Ma Pietro gli disse: “Il tuo denaro vada con te in perdizione, perché hai creduto di poter acquistare con denaro il dono di Dio. Tu, in questo, non hai parte né sorte alcuna; perché il tuo cuore non è retto davanti a Dio. Ravvediti dunque di questa tua malvagità; e prega il Signore affinché, se è possibile, ti perdoni il pensiero del tuo cuore. Vedo infatti che tu sei pieno d’amarezza e prigioniero d’iniquità”. Simone rispose: “Pregate voi il Signore per me affinché nulla di ciò che avete detto mi accada””.

E che dire delle figure presenti nella Scrittura? Non è forse vero che il grano somiglia alla zizzania? Non è forse questa una forma di finzione? Abbiamo maschere per tutte le occasioni. Una maschera per gli amici, una per il capoufficio, una per il marito o la moglie, una per i vicini di casa, una per Dio… Ma arriva sempre il momento che è la fine di tutte le commedie:

“Perciò tutto quello che avete detto nelle tenebre, sarà udito nella luce; e quel che avete detto all’orecchio nelle stanze interne, sarà proclamato sui tetti” (Luca 12:3).

Notate, però, tutti questi tentativi di finzione, sono stati smascherati da Dio, perché il Signore conosce ogni cosa. Nel Salmo 139 è scritto:

“Signore, tu mi hai esaminato e mi conosci. Tu sai quando mi siedo e quando mi alzo, tu comprendi da lontano il mio pensiero. Tu mi scruti quando cammino e quando riposo, e conosci a fondo tutte le mie vie. Poiché la parola non è ancora sulla mia lingua, che tu, Signore, già la conosci appieno. Tu mi circondi, mi stai di fronte e alle spalle, e poni la tua mano su di me. La conoscenza che hai di me è meravigliosa, troppo alta perché io possa arrivarci. Dove potrei andarmene lontano dal tuo spirito, dove fuggirò dalla tua presenza? Se salgo in cielo tu vi sei; se scendo nel soggiorno dei morti, eccoti là. Se prendo le ali dell’alba e vado ad abitare all’estremità del mare, anche là mi condurrà la tua mano e mi afferrerà la tua destra. Se dico: “Certo le tenebre mi nasconderanno e la luce diventerà notte intorno a me”, le tenebre stesse non possono nasconderti nulla e la notte per te è chiara come il giorno; le tenebre e la luce ti sono uguali. Sei tu che hai formato le mie reni, che mi hai intessuto nel seno di mia madre. Io ti celebrerò, perché sono stato fatto in modo stupendo. Meravigliose sono le tue opere, e l’anima mia lo sa molto bene. Le mie ossa non ti erano nascoste, quando fui formato in segreto e intessuto nelle profondità della terra. I tuoi occhi videro la massa informe del mio corpo e nel tuo libro erano tutti scritti i giorni che mi eran destinati, quando nessuno d’essi era sorto ancora. Oh, quanto mi sono preziosi i tuoi pensieri, o Dio! Quant’è grande il loro insieme! Se li voglio contare, sono più numerosi della sabbia; quando mi sveglio sono ancora con te. Esaminami, o Dio, e conosci il mio cuore. Mettimi alla prova e conosci i miei pensieri. Vedi se c’è in me qualche via iniqua e guidami per la via eterna”.

Il 27 Gennaio dal calendario Buon Seme: “Da molti anni un quadro era appeso in sala da pranzo. Era attribuito al famoso pittore fiammingo Rubens. Poi arrivò la guerra, con le sue privazioni e si decise di vendere il quadro. Un esperto invitato per stimare il valore, lo ispezionò accuratamente e scosse la testa: Non ne ricaverete granché, è una copia! Per tanto tempo molti erano stati tratti in inganno, ma l’occhio dell’esperto non si era sbagliato e aveva distinto la frode.” Vogliamo essere sinceri con Dio, solo così il Signore potrà operare profondamente nella nostra vita.

5. IL CRISTIANO SUSCETTIBILE
Sono quei cristiani che si offendono subito. Quando si tratta di dire qualcosa agli altri, prendono le frecce dal loro turcasso e colpiscono a più riprese l’obiettivo, ma quando si tratta di loro, quando qualcuno gli fa notare che forse stanno sbagliando, si offendono, diventano scontrosi. Questo genere di credenti sono in ogni chiesa. La suscettibilità ha gradi diversi. A volte queste persone vedono il male dappertutto, anche dove non c’è. Diventano perfetti registi della loro vita, come se la vita attorno a loro fosse una fiction da immortalare nella telecamera del loro cervello. E così se involontariamente non li saluti, pensano che tu lo abbia fatto apposta. E se confidi una cosa ad altri e non a loro, si offendono. Se sanno una cosa in ritardo, si irrigidiscono.
Se parlano degli altri sanno essere severi, ma se sentono che qualcuno non condivide il loro modo di fare o di pensare, allora diventano “cattivi”. I suscettibili all’inizio hanno tanti amici, ma poi il loro cerchio si restringe man mano che la gente li conosce e ci si allontana da loro. Rimane da solo o con pochi attorno ed è così suscettibile che pensa che la colpa è degli altri, sempre degli altri.
Molti anni fa, suonò per tutta la notte l’allarme di una macchina. La mattina presto, un uomo uscì dall’ascensore tutto inviperito urlando (mentre apriva il portone): “Chi è quell’imbecille che non si è accorto che l’allarme della sua macchina suonava?“. Pochi istanti dopo scoprì che…era la sua macchina!!!
Quindi  se siamo permalosi, permettiamo a Dio di cambiare questo aspetto terribilmente negativo del nostro carattere e della nostra mente. Ricordiamoci due versetti: Giacomo dice al capitolo 3:“Fratelli miei, non siate in molti a far da maestri, sapendo che ne subiremo un più severo giudizio, poiché manchiamo tutti in molte cose”. E San Paolo aggiunge:

“Quindi, fratelli, tutte le cose vere, tutte le cose onorevoli, tutte le cose giuste, tutte le cose pure, tutte le cose amabili, tutte le cose di buona fama, quelle in cui è qualche virtù e qualche lode, siano oggetto dei vostri pensieri. E la pace di Dio, che supera ogni intelligenza, custodirà i vostri cuori e i vostri pensieri in Cristo Gesù”.

6. IL CRISTIANO ONNIPRESENTE
Sono quei cristiani che vogliono fare tutto. Sono quelli che vogliono gestire tutto nella Chiesa e fuori dalla Chiesa. S’interessano di canto, musica, economia ecclesiastica, programmi, ospiti. Se c’è l’attività con la radio evangelica, vogliono avere almeno un programma al giorno. Se c’è la televisione, vogliono comparire in primo piano. In tutto vogliono avere l’ultima parola. Sono dappertutto. E quando fai loro capire che in certe cose non devono entrarci, allora sono pronti a calcare la mano quando le cose vanno male: “Lo avevo detto io. Se mi stavano a sentire le cose andavano diversamente. Io avrei fatto diversamente”.
Ma nella Scrittura, non è concepita così la Chiesa. San Paolo dirà che siamo un organismo.

“Poiché, come il corpo è uno e ha molte membra, e tutte le membra del corpo, benché siano molte, formano un solo corpo, così è anche di Cristo. Infatti noi tutti siamo stati battezzati mediante un unico Spirito per formare un unico corpo, Giudei e Greci, schiavi e liberi; e tutti siamo stati abbeverati di un solo Spirito. Infatti il corpo non si compone di un membro solo, ma di molte membra. Se il piede dicesse: “Siccome io non sono mano, non sono del corpo”, non per questo non sarebbe del corpo. Se l’orecchio dicesse: “Siccome io non sono occhio, non sono del corpo”, non per questo non sarebbe del corpo. Se tutto il corpo fosse occhio, dove sarebbe l’udito? Se tutto fosse udito, dove sarebbe l’odorato? Ma ora Dio ha collocato ciascun membro nel corpo, come ha voluto. Se tutte le membra fossero un unico membro, dove sarebbe il corpo? Ci sono dunque molte membra, ma c’è un unico corpo; l’occhio non può dire alla mano: “Non ho bisogno di te”; né il capo può dire ai piedi: “Non ho bisogno di voi”. Al contrario, le membra del corpo che sembrano essere più deboli, sono invece necessarie; e quelle parti del corpo che stimiamo essere le meno onorevoli, le circondiamo di maggior onore; le nostre parti indecorose sono trattate con maggior decoro, mentre le parti nostre decorose non ne hanno bisogno; ma Dio ha formato il corpo in modo da dare maggior onore alla parte che ne mancava, perché non ci fosse divisione nel corpo, ma le membra avessero la medesima cura le une per le altre. Se un membro soffre, tutte le membra soffrono con lui; se un membro è onorato, tutte le membra ne gioiscono con lui. Ora voi siete il corpo di Cristo e membra di esso, ciascuno per parte sua”.

Nel corpo di Cristo ciascuno ha il suo compito e se vedi che il fratello o la sorella non riesce a portare a termine il compito, piuttosto che pensare: “Io farei meglio”, prega per lei, prega per lui.

7. IL CRISTIANO VERO
Il cristiano vero non ha nulla di quello che abbiamo detto finora. Il cristiano vero non è un illuso.È consapevole che il cammino cristiano non è un volare su una soffice nuvoletta, distaccato dal terreno. Il cristiano vero sa che ogni giorno deve camminare per una via che è stretta ed angusta. Per non essere un illuso, ogni giorno deve verificare il suo livello di spiritualità. Come dice l’apostolo Paolo in 2Corinzi 13:5:

“Esaminatevi per vedere se siete nella fede; mettetevi alla prova. Non riconoscete che Gesù Cristo è in voi? A meno che l’esito della prova sia negativo”.

Il cristiano vero non è un audace, un superficiale, ma uno che considera attentamente quello che deve fare. È cauto come Pietro, è spirituale come Paolo che non andò né in Asia né in Bitinia. È prudente come Davide che anche quando le occasioni sembravano essergli favorevoli, chiede a Dio qual era la Sua volontà. Il cristiano vero ha un concetto sobrio di se stesso. Non vive al terzo cielo e non vive neppure sotto terra. Ha un concetto sobrio di se stesso che con umiltà riconosce la sua dipendenza da Dio.
Il cristiano vero non appare, ma è. Non è un commediante, non si sforza a fare il cristiano, non è un ipocrita, ma è vero. Lo senti che è vero, lo senti che è genuino, lo senti che non è costruito: è se stesso nel bene e nel male. Non è mai la copia di un altro. Non ha la voce di un altro, non si muove come quell’altro, non parla come quell’altro; non la pensa come quell’altro solo perché gli è amico o solo perché chi frequenta ha una personalità dominante. È se stesso e basta. Questo credente è degno di fiducia.
Il cristiano vero non è suscettibile. Non è di quelli che si offende subito, che ti tiene il broncio, che sospetta subito il male anche dove non c’è, che è severo con gli altri, ma tollerante con se stesso. Il cristiano vero ha imparato ad amare, a perdonare, ha imparato a dimenticare. Il cristiano vero non è onnipresente. Non vuole fare tutto lui, lascia spazio agli altri, crede negli altri, incoraggia gli altri, lavora anche per la gloria degli altri.
E tu che cristiano sei?
da: Consapevoli nella Parola
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