Lo sport, fa miracoli?

Giusto alcuni giorni fa discutevo di come l’attuale società, con il suo sistema di valori, rappresenti molto bene il contesto contro il quale spesso si scagliarono i profeti biblici, che accusavano gli uomini di allora di aver voltato le spalle al Dio dal quale ricevevano la vita. Questa mattina, ho avuto l’ennesima dimostrazione di come la situazione odierna sia ancora più estrema, più sul filo del rasoio, ed oltre ad essere completamente disinteressata della volontà di Dio, si senta addirittura in diritto di canzonare aspetti di importanza tutt’altro che secondaria. A cosa mi sto riferendo? Sto parlando dell’ultima trovata di una nota emittente satellitare, che, servendosi del motto «lo sport fa miracoli», ritrae nella propria clip pubblicitaria alcuni famosi sportivi, mostrandoli intenti a compiere qualche «miracolo», mutuato dalla devozione popolare.

Per la maggior parte di tali «prodigi», i creativi del settore si sono ispirati alla più tradizionale pietas popolare, arrivando addirittura a raffigurare un noto calciatore come una statua patronale lacrimante, che viene portata in processione dal popolo festante a forza di spalle, senza però risparmiare scene decisamente più border-line, o meglio dire blasfeme, come quella in cui una nuotatrice olimpica si improvvisa novella Mosé, e divide le acque di una piscina. Come impariamo dalle Scritture, «l’idolo non è nulla nel mondo» (1Co.8:4), e si potrebbe pertanto etichettare semplice goliardia il farsi beffe della devozione popolare, anche perchè essa risiede quasi interamente su dogmi umani, e non sulla Parola di Dio.

Tuttavia, è altrettanto importante considerare che la stragrande maggioranza delle persone, purtroppo educate ad una forma religiosa che attribuisce a semplici statue o uomini qualità che in realtà non possiedono, dovrebbe invece credere in tali espressioni, se non altro per «abitudine»: sarebbe quindi logico, scorrendo gli articoli in Rete, trovarne alcuni che alzino la propria voce per manifestare disappunto. Scopriamo invece un’Italia in cui l’abitante medio trova divertente l’accostamento tra la propria fede calcistica ed i fatti inerenti allo spirituale: al di là del parere personale, secondo cui ciascuno è libero di credere o meno, si è persa la qualità del rispetto – quel timore dovuto a ciò che lo merita.

Così, se da un lato sono rimasto disgustato dall’osservare la trasposizione “sportiva” della spartizione delle acque del Mar Rosso, pensando a cosa le Scritture dicano di quell’evento ma vedendolo inscenato come uno spettacolo da baraccone, ancora di più mi ha intristito pensare ai pubblicitari di turno, immaginandoli intenti a spremere le proprie meningi per ricavare un’idea innovativa e divertente, per poi produrre un tale risultato. Certo si potrebbe obiettare che una presa di posizione di questo tipo sia eccessiva, e che il fine dello spot è bonario e non rivolto alla blasfemia, eppure – in un certo senso – esso rappresenta un po’ il termometro della condizione spirituale del nostro Paese, dove ormai parlare di valori o di assoluti è una questione fuori moda, fastidiosa, tabù. Non esiste più nulla di «sacro», intendendo tale aggettivo nella sua accezione di rispetto: ce ne parlano ogni giorno i quotidiani in riferimento alle vicende mondane, quando di mezzo c’è la dignità umana, e ce ne parla anche questo spot, come una cartina al tornasole che mostra la causa dell’impossibilità umana di essere migliori di ciò che si è.

Al tempo stesso, produzioni di questo tipo rappresentano un grido di aiuto: come non vedere, nel lavoro di chi non sa distinguere episodi scritturali da invenzioni umane, un bisogno di conoscere, di sapere? Come non scorgere, nella scanzonata parodia di ciò che viene negato dalla società moderna, la sfida a dimostrare la realtà di ciò che il credente afferma? Il credente biblico, in un contesto come il nostro, ha un compito non da poco: perchè, a volte, chi trascina una statua per le vie lo fa perchè chi sa la verità tace, e chi si straccia le vesti davanti a questo o quel «santo», lo fa perchè nessuno gli ha parlato di cosa dice Colui che è davvero Santo. Sapremo accettare la sfida che ci viene proposta da chi non riesce a trovare una spiegazione alle tragedie, ai torti, ai soprusi, e che forse si è stancato di urlare e preferisce utilizzare la sottile lama dell’ironia? Che ciascun credente autentico possa svolgere con zelo e coerenza il compito che il nostro Signore ha voluto affidarci, nella speranza che esso possa condurre al miracolo più grande: cuori convinti della propria condizione disperata, che accettano l’immeritato dono della salvezza offerta da Cristo.

http://www.solovangelo.it/2011/07/08/lo-sport-fa-miracoli/

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