Impariamo ad affrontare il nemico

 

“Poiché io son persuaso che né morte, né vita, né angeli, né principati, né cose presenti, né cose future, né potestà, né altezza, né profondità, né alcun’altra creatura potranno separarci dall’amore di Dio, che è in Cristo Gesù, nostro Signore.” (Romani 8:38-39)

 

“Il male non è qualcosa, ma qualcuno.” Se arriviamo a capirlo, abbiamo fatto un enorme passo avanti nella conoscenza della guerra spirituale.
La Scrittura ci avverte che perfino i cristiani saranno direttamente coinvolti nelconflitto personale contro il diavolo.
Non si tratta di un qualcosa di astratto o di psicologico, ma di un confronto da persona a persona, e nel conflitto dovremo affrontare il diavolo.
Paolo ci avverte di un aspetto particolare del carattere di Satana: è astuto e scaltro. Alla luce di tale avvertimento, egli ci esorta a prepararci e ad equipaggiarci per l’inevitabile confronto.
Vorrei parafrasare così il versetto 12 di Efesini 6:

Poiché il nostro incontro di lotta non è contro persone dotate di corpo fisico, ma contro i dominatori e i regni della loro autorità, contro i dominatori del mondo in quest’epoca di oscurità, contro le forze spirituali del male nei cieli.”
Siamo in conflitto contro un regno spirituale invisibile assai ben organizzato: il regno di Satana. Contrariamente all’opinione di tanta gente, Satana non è confinato all’inferno o nell’Ade, né risiede sulla superficie della terra. Il suo luogo di residenza è nei cieli, da dove domina su una banda di angeli ribelli che assumono il ruolo di principati per influenzare la terra al male. Dai gradini più bassi di quel regno sulla terra, Satana controlla innumerevoli miriadi di demoni o spiriti cattivi. Sotto il dominio di Satana anche sulla terra vi sono dei sotto-governatori, con zone delegate di autorità su imperi, regni, stati, comunità e città, per promuovere i crolli nell’ordine della razza umana.
In 2 Corinzi 10, 3-5 leggiamo che Dio ci ha fornito armi adatte alla battaglia. Non si tratta di armi carnali, ma spirituali: potenti tramite Dio per abbattere le fortezze.”
Il versetto 5 di questo capitolo rivela che il campo di battaglia è nella mente dell’uomo;e infatti, tutte le parole-chiave: “immaginazioni, ragionamenti, speculazioni, pensiero e conoscenza,” riguardano il campo della mente e del pensiero.
In altre parole, siamo coinvolti in una terribile battaglia contro forze invisibili che cercano di dominare la razza umana.
Come popolo di Dio abbiamo la responsabilità di liberare la mente dell’uomo dal dominio di Satana e di renderla prigioniera dell’obbedienza a Cristo.
Ritengo che noi cristiani siamo le persone più importanti della terra, perché solo noi abbiamo le armi necessarie per questo tipo di opera. Questo ci rende ancor più importanti ed influenti dei governatori politici, dei comandanti militari, degli scienziati o di altra gente simile che nel loro campo particolare può anche avere grande efficacia, ma che non possiede gli attrezzi spirituali o l’equipaggiamento per questo compito. Siamo solo noi ad averlo.
LA NOSTRA ARMATURA PROTETTIVA
In questo articolo esamineremo l’armatura protettiva del cristiano, per passare poi a discutere le nostre armi aggressive.
So per esperienza quanto Paolo avesse ragione nell’avvertirci di proteggere prima noi stessi; troppo spesso infatti la gente si è impegnata in qualche seria preghiera di attacco contro Satana, per ridursi poi ad un disastro mentale, fisico o psichico, solo per non aver prima indossato l’armatura protettiva. Prima di coinvolgerci in qualche conflitto spirituale a vasto raggio, o in qualche programma ambizioso per assaltare le cittadelle dell’inferno, dobbiamo essere più che certi di avere indossato le nostre armi.
Per descrivere l’armatura protettiva, Paolo adopera l’illustrazione dell’equipaggiamento standard del legionario romano dei suoi tempi. I versetti da 13 a 17 di Efesini 6 citano sei pezzi di quell’equipaggiamento, e noi esamineremo la natura e la funzione particolare di ciascuno.
Prendete perciò con voi tutta l’armatura di Dio, per poter resistere nel giorno malvagio, e rimanere in piedi dopo aver superato tutte le prove. State dunque ben fermi, cinti i fianchi con la verità, rivestiti con la corazza della rettitudine, ed i piedi calzati con la preparazione del Vangelo della pace; Soprattutto, prendete lo scudo della fede, col quale potrete spegnere tutti i dardi infuocati del maligno. Prendete anche l’elmo della salvezza e la spada dello Spirito, cioè la Parola di Dio.”
1.  LA CINTURA  – Il versetto 14 ci dà il primo pezzo dell’equipaggiamento: La Cintura della Verità. Ai tempi di Paolo gli uomini non portavano pantaloni, ma un abito molto sciolto e spesso assai lungo. Se dovevano fare qualcosa che richiedeva movimento libero e attivo, dovevano prima liberarsi di quell’abbigliamento lungo ed ingombrante. Lo facevano col gesto che la Bibbia chiama: “cingersi i fianchi,” sollevare cioè l’abito e stringerlo intorno ai fianchi con una cintura affinché le gambe, dal ginocchio in giù, fossero libere di muoversi. Per cui ovviamente, il primo passo era quello di mettersi una cintura.
Nell’applicazione spirituale la cintura significa la verità. Ovviamente si riferisce alla verità della Parola di Dio, ma ritengo abbia anche un’applicazione più fondamentale:
è verità significa essere onesti e reali, metter da parte tutte le affermazioni fantasiose, i capricci e le insincerità di cui la maggior parte della gente “religiosa” è ingombra, e uso di proposito questa categoria di persone.
Gesù ci ha avvertiti spesso sul lievito dei farisei: l’ipocrisia. La parola “ipocrita” ha un significato molto specifico, e la sua radice è la parola greca per attore. Nel greco antico l’attore appariva sulla scena indossando una maschera stilizzata, ad indicare il tipo di persona che si supponeva che fosse. Egli non appariva mai nella sua realtà, ma sempre con la maschera, declamando brani adatti al carattere della parte.
Questa è per me l’esatta rappresentazione del mondo religioso: una persona si sceglie la maschera che poi determinerà il suo modo di agire. Quando indossiamo la maschera, non siamo più noi stessi, ma ci comportiamo secondo le esigenze del copione. Spesso nella “recita” vi è pochissimo della persona reale.
Avete notato come la gente, quando prega o parla del Signore, usa un tono particolare di voce? O come la maggior parte della gente cambia contegno quando entra in chiesa? Si mettono la maschera, e la portano fedelmente fin quando non tornano fuori.
É assai raro che le persone “religiose” siano se stesse. Con la “cintura della verità” Paolo intende dire: “Sii autentico. Dì le cose come stanno. Chiama spada la spada, e non dire che è uno strumento agricolo. Chiama bugia la bugia, lussuria la lussuria e odio l’odio.” Se non indossiamo la cintura della verità ogni volta che cerchiamo di andare avanti, inciamperemo nell’abito. Quindi il primo pezzo dell’armatura protettiva è la cintura della verità. Siate autentici.
2.  LA CORAZZA – Il secondo pezzo dell’equipaggiamento, sempre al versetto 14, è la Corazza della Rettitudine. Qual è l’organo particolare del corpo contenuto nel torace? Il cuore. La corazza quindi riguarda la protezione del cuore. É innanzi tutto il cuore che dobbiamo proteggere. In Proverbi 4,23 leggiamo: Vigila sul cuore con ogni cura, perché da esso sgorga la vita.”
Una volta trovai questo versetto appeso alla parete di un ospedale, era in dialetto africano, e il solo vederlo in un’altra lingua attirò la mia attenzione. La traduzione letterale italiana del versetto espresso in quel dialetto era: Custodisci il tuo cuore con tutta la tua forza, perché da esso provengono tutte le cose che ci sono nella vita.” La traduzione era talmente viva che non l’ho mai dimenticata.
Ciò che abbiamo nel cuore determinerà il corso della nostra vita. Se il cuore è pieno di amarezza, di sfiducia e di paura, andremo per la strada sbagliata. Ma se è pieno di fede, di pace e d’amore, la vita prenderà il giusto corso. Dobbiamo vigilare sul cuore con tutta la nostra forza. Per questo Paolo ci sollecita a indossare la corazza della rettitudine.
Ricordate che la rettitudine è una condizione del cuore e non della testa. Un brano parallelo in 1 Tessalonicesi 5,8 dice:

Noi invece, che siamo figli del giorno, dobbiamo essere sobri, e indossare la corazza della fede e dell’amore…”
In Efesini 6 la corazza è la rettitudine, ma qui è fede e amore. Non si tratta di un’incoerenza della Scrittura, bensì di una spiegazione di cosa nel Nuovo Testamento si intenda per rettitudine: la fede, che opera mediante l’amore. La rettitudine di base per noi è la fede che agisce nell’amore, ed è una condizione del cuore.
Un altro punto della Scrittura, Romani 10,10, ci offre altra luce: Con il cuore infatti si crede fino a raggiungere la rettitudine.
É diverso credere con la testa e credere col cuore. Se uno crede solo con la testa, di solito il suo comportamento resta invariato, ma quando crederemo col cuore, cambierà il nostro modo di vivere. La corazza della rettitudine, quindi, è la fede nel cuore che agisce nell’amore.
Cerco sempre più di accertarmi di fare tutto in amore. Altrimenti è sbagliato. Quando davanti alle persone abbiamo una reazione d’ira, o se restiamo sconvolti, anche se abbiamo ragione non ci saranno i dovuti risultati. Dobbiamo sorvegliare il cuore per accertare che il motivo di fondo del nostro agire sia l’amore.
3.  I CALZARI – Il terzo articolo dell’equipaggiamento spirituale lo troviamo al versetto 15: I piedi calzati con la preparazione del vangelo della pace,” e si tratta di scarpe, sandali o stivali. I legionari romani avevano degli stivali legati intorno al polpaccio con stringhe di cuoio, ed erano famosi per le lunghe distanze che potevano percorrere.
Per me questa immagine è assai concreta, perché mio padre mi raccontava che nella Seconda Guerra Mondiale, quando la notte i soldati si trovavano vicini al nemico, avevano l’ordine di dormire con gli stivali, perché se ci fosse stato un allarme improvviso  nel mezzo della notte e avessero dovuto cercare e indossare gli stivali, avrebbero perso tempo prezioso. Ogni volta che penso a questo brano ricordo quel regolamento. Per essere mobili e pronti, dovete esser certi di avere già i piedi protetti.
Nell’ammonizione: “…i piedi siano calzati con la preparazione del vangelo di pace..,”Paolo dice che questo passo va fatto prima. Ma cosa vuol dire esattamente? Credo intenda dire due cose:
1°. Innanzi tutto, che per comunicare il Vangelo è necessaria prima una preparazione.
Dobbiamo conoscere i fatti fondamentali del Vangelo nella Scrittura. Tanta gente, membri “nati di nuovo” delle Chiese, sono del tutto incapaci di comunicare il Vangelo della salvezza a un’altra persona, anche se la cosa non è poi così difficile. Preparazione significa che i cristiani dovrebbero essere equipaggiati in anticipo, prima di presentare agli altri la propria fede e di spiegare le verità fondamentali del Vangelo.

2°.   L’altra esigenza indicata dalla frase “il vangelo di pace” è che per parlare di essere in pace con Dio,” dovremo noi stessi possedere quella pace.
In altre parole, dovremo essere  persone che trasmettono la pace. Credo che se i non convertiti possono anche non capire la nostra fede, sentendoci parlare capiranno il nostro spirito.
Sempre più comprendo che riusciamo a comunicare solo quello che siamoanziché quello che diciamo. Sarebbe comodo poter dire una cosa e non doverla vivere, ma non funziona così.
Le “calzature della preparazione del Vangelo di pace” includono la preparazione intellettuale a spiegare il significato del Vangelo, e la preparazione spirituale ad essere in pace con noi stessi.
4.  LO SCUDO  – Il versetto 16 indica il quarto pezzo dell’armatura protettiva: lo scudo:

Soprattutto prendete lo scudo della fede, col quale sarete in grado di spegnere tutti i dardi infuocati del maligno.”
Nelle legioni romane c’erano due tipi di scudo: uno piccolo e rotondo e uno lungo e ovale. Quello a cui ci riferiamo qui è lo scudo lungo e ovale, designato a proteggere dalle frecce e da altri oggetti ogni parte del corpo. Quindi, il tipo di fede di cui Paolo parla qui è designato ad offrirci una protezione totale.
Quando cominciamo a prendere l’offensiva e sfidiamo Satana, egli farà delle ritorsioni enon solo a livello personale, ma anche contro la casa, la famiglia, gli affari e molti altri campi della nostra vita. Abbiamo quindi bisogno di uno scudo abbastanza ampio, tanto da proteggere noi, la famiglia, gli affari e tutto quello che necessita di copertura. Poiché la fede viene dall’ascolto, e l’ascolto dalla Parola di Dio, per appropriarci dello scudo della protezione totale di Dio dobbiamo passare molto tempo con la Parola di Dio.
Quasi ogni cristiano potrà testimoniare che più è usato da Dio, più Satana aumenterà la pressione sulla sua famiglia, e molti ministri sono stati squalificati dal proprio ministero proprio a causa della pressione satanica contro la loro casa.
Per questo Paolo ci sollecita a prendere lo scudo della fede, la protezione totale che Dio mette a nostra disposizione mediante la Sua Parola, e che proteggerà ogni zona della nostra vita.
Ma come Paolo fa rilevare, siamo noi a dover prendere quello scudo – non ci cade tra le mani. Dobbiamo appropriarci della fede, afferrarla saldamente e trattenerla in modo sicuro.
5.  L’ELMO – L’articolo successivo dell’equipaggiamento è costituito dall’elmo della salvezza.
Qual’ è la parte del corpo protetta dall’elmo? La testa, che rappresenta la mente o la vita intellettuale, di pensiero.
Dio ha fornito una protezione specifica per la mente e per l’intelletto. Nei miei pochi anni di vita cristiana vera , ho visto diversi servi del Signore resi incapaci a servire veramente Cristo proprio dalle ferite alla testa. Non sapevano come proteggere la mente. Satana assedierà la nostra mente con cose tipo la sfiducia, una delle sue armi più comuni. Cominciamo a non aver più fiducia nella moglie, nel marito, negli altri cristiani, nel nostro ministro.
Altre armi usate da Satana e dirette contro la nostra mente sono: il sospetto, la paura, il dubbio e la depressione.
Si può dire che il venti percento degli operatori cristiani ha problemi di depressione. Parlo per esperienza in questo campo, perché prima di essere stata salvata, battezzata nello Spirito ed essere diventata cristiana, ho avuto un problema ostinato di depressione. Nonostante i molti risultati positivi riscontrati all’inizio del mio cammino con Dio, ho dovuto combattere una terribile battaglia contro la depressione. La avvertivo scendere in me, avvilupparmi come una nube grigia che apparentemente mi escludeva dalla famiglia e dagli altri. Per risolvere il problema, ho tentato ogni raccomandazione umana, fin quando non c’è stato più molto su cui contare.
Poi un giorno, leggendo Isaia 61,3 notai questa frase: il canto di lode invece dello spirito di mestizia (o pesantezza).”
Leggendo la frase “spirito di mestizia,” fu come se lo Spirito Santo mi dicesse: “Questo è il tuo problema! Non sei tu o la tua mente ma uno spirito che ti perseguita e che ti è stato addosso sin dall’infanzia.”
Non appena riconobbi la vera identità del mio nemico e mi resi conto che il male non eraqualcosa, ma qualcuno, fui per l’80% sulla via della vittoria.
A completare il quadro, mancava solo la conoscenza di Gioele 2,32: “Avverrà che chiunque invocherà il nome del Signore sarà liberato.”
In tutta semplicità, quasi con ingenuità, gridai quei due versetti e dissi:
Signore, Tu mi hai dimostrato che ho uno spirito di mestizia, ed ora io proclamo la Tua promessa che chiunque invoca il nome del Signore sarà liberato. Nel nome del Signore Gesù Cristo, ti chiedo di liberarmi da questo spirito di pesantezza.”
E fui liberata davvero!
Ma dopo essere stata liberata Dio mi mostrò che se Egli aveva compiuto la liberazione, ioavevo la responsabilità di rieducare la mia mente.
Prima della liberazione ne sarei stata incapace, ma una volta liberata dalla depressione, ero in grado di farlo; capii inoltre che Dio non lo avrebbe mai fatto al posto mio.
Rieducare la mente e coltivare dei modelli di pensiero era questione di disciplina personale, e non fu cosa di un istante. Ma mentre lottavo con quel problema, constatando che la debolezza principale risiedeva nella mia mente, lessi Efesini 6,17: “E prendete l’elmo della salvezza…”
La mia Bibbia in quel punto aveva un riferimento incrociato che rimandava a 1 Tessalonicesi 5,8:
Noi invece, che siamo figli del giorno, dobbiamo essere sobri, indossando… l’elmetto della speranza della salvezza.”
Quando lessi che l’elmetto era speranza, capii finalmente cosa fare, e Dio mi mostrò che dovevo coltivare la speranza, quell’aspettativa  fiduciosa delle cose buone. La speranza è la protezione della mente.
Qualcuno ha detto che l’individuo nasce pessimista o ottimista. Io so non solo di esser nata pessimista, ma anche di essere stata accuratamente allevata in quel modo dalla mia famiglia. Nutro un profondo amore e rispetto per i miei genitori, ma essi erano convinti che se non ti preoccupavi, avresti dovuto preoccuparti per il fatto di non preoccuparti.
Così mi sono resa conto che dovevo rieducare la mia mente, perché essere pessimisti significava rinnegare la mia fede, visto che la Scrittura mi prometteva che, se amavo Dio e vivevo secondo la Sua chiamata e i Suoi scopi, tutto quello che mi sarebbe successo avrebbe collaborato per il mio bene, e ciò non lasciava alcuno spazio logico al pessimismo.
Riuscii piano piano nella mia rieducazione e indossai l’elmetto della speranza. Tutti conosciamo l’avvertimento presente sui luoghi edificabili, che cioè certe aree sono “dure e difficili.” Bene, la vita cristiana è un’area dura e difficile, ed è necessario proteggere di continuo la mente con l’elmo della speranza.
6.  La SPADA – L’ultimo pezzo dell’armatura spirituale è: “…la Spada dello Spirito, cioè laParola di Dio.”
Questo pezzo di equipaggiamento è il primo a farci uscire dal regno puramente difensivo per metterci in posizione aggressiva o offensiva. La spada può essere usata in maniera aggressiva contro il nemico, e ci fa passare dalla posizione di difesa a quella aggressiva. Il passo dice che la spada dello Spirito è la Parola di Dio.
In greco ci sono due vocaboli per “parola.” Uno è logos, che significa ragione, consiglio o valutare la verità. L’altro è rhema, quello usato qui da Paolo e che significa precisamente la parola che viene pronunziata.”
Quindi, la spada dello Spirito è la parola quando la pronunci,  per cui, se non parli non hai una spada. Un esempio perfetto di questa verità è ciò che fece Gesù quando dovette affrontare il diavolo nel deserto. Rispose ad ogni tentazione dicendo: “Sta scritto…” E noi dobbiamo fare lo stesso.
Dobbiamo conoscere a fondo la Parola di Dio, e non lasciarla semplicemente a riposare sul comodino. Se la pronunciamo come una spada affilata a due tagli, riusciremo a tenere il diavolo fuori dai piedi.
Per concludere, enumeriamo in breve i sei articoli dell’armatura:

1. la cintura della verità;
2. la corazza della rettitudine;
3. i calzari della preparazione del Vangelo;
4. lo scudo della fede;
5. l’elmo della speranza e,
6. la spada, che significa la Parola di Dio espressa, parlata.
Se ci armeremo con questo arsenale completo di armi ed equipaggiamento spirituale, saremo in grado di resistere con successo agli astuti assalti del diavolo e risulteremovittoriosi nel conflitto spirituale in cui ogni figlio di Dio è chiamato a combattere.
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