NATALE: tradizioni o fede?

Viviamo in un mondo corrotto e malvagio, nel quale c’è iniquità senza limiti; non c’è più freno al male, e noi cristiani siamo chiamati a essere santi, perché il Padre nostro, il Dio onnipotente, è santo. In mezzo a tanta iniquità, abbiamo un gran bisogno di luce, di verità, di fondamenta solide. Dice il Signore: «Se dunque uno è in Cristo, egli è una nuova creatura; le cose vecchie sono passate: ecco, sono diventate nuove» (II Corinzi, 5:17), dunque noi che abbiamo accettato il Cristo siamo delle nuove creature in Gesù. Per lui abbiamo rinunciato alla nostra vecchia vita, al vecchio modo di vivere e di ragionare e in noi ogni cosa è diventata nuova. «Questa è opera del Signore, è cosa meravigliosa agli occhi nostri» (Salmi, 118:23).  Questa è una vita veramente degna di essere vissuta, ed è straordinaria; ma non è alla portata delle capacità umane: è la vita di Dio in noi, vissuta per mezzo della fede. Dio ci esorta a vivere la nuova vita, che non è più condizionata dalle tradizioni degli uomini, alle quali eravamo legati e nelle quali vivevamo come tutti gli altri. Adesso non abbiamo più necessità né motivo di vivere quel tipo di vita, perché Gesù vive in noi, ed è diventato la nostra vita. Ora siamo liberi! Gesù è morto e risorto per dare a noi la libertà: la libertà da tutti i peccati, dalle convenzioni sociali e dalle tradizioni umane che condizionano gli uomini, travisano la parola di Dio, la Verità, causando gravi danni. La fine dell’anno è un periodo di festeggiamenti di vario genere. È bene che noi consideriamo queste feste alla luce della Parola di Dio, perché “la verità vi farà liberi” dice Gesù (Giovanni, 8:32). Conoscere la verità è l’unico modo che ci permette di essere veramente liberi dai condizionamenti eretici e pagani. La vita nel Signore Gesù è meravigliosamente bella, una vita di gioia, una vita di pace, ma deve essere anche una vita senza compromessi, una vita pura, perché il Signore chiede un cuore puro. Ogni cuore puro, cioè il cuore di ogni credente nato di nuovo, desidera sicuramente conoscere la volontà di Dio e anche farla, perché sa che questa è la parte e la benedizione che Dio gli ha assegnata.

IL NATALE 
natività
Il “Natale” è la festa che secondo la tradizione religiosa si celebra il 25 dicembre e commemora la nascita di Gesù. Prima di entrare nell’argomento, vediamo nella Sacra Scrittura come viene descritta la nascita di Gesù. «In quel tempo uscì un decreto da parte di Cesare Augusto, che ordinava il censimento di tutto l’impero. Questo fu il primo censimento fatto quando Quirinio era governatore della Siria. Tutti andavano a farsi registrare, ciascuno alla sua città. Dalla Galilea, dalla città di Nazaret, anche Giuseppe salì in Giudea, alla città di Davide chiamata Betlemme, perché era della casa e famiglia di Davide, per farsi registrare con Maria, sua sposa, che era incinta. Mentre erano là, si compì per lei il tempo del parto; ed ella diede alla luce il suo figlio primogenito, lo fasciò, e lo coricò in una mangiatoia, perché non c’era posto per loro nell’albergo. In quella stessa regione c’erano dei pastori che stavano nei campi e di notte facevano la guardia al loro gregge. (…) Quando gli angeli se ne furono andati verso il cielo, i pastori dicevano tra di loro: “Andiamo fino a Betlemme e vediamo ciò che è avvenuto, e che il Signore ci ha fatto sapere”. Andarono in fretta, e 2 trovarono Maria e Giuseppe e il bambino, adagiato nella mangiatoia» (Luca, 2:1-8 e 15-16). Come si può notare, la nascita del Signore Gesù è descritta con grande semplicità. Altra questione: non si conosce la data reale della sua nascita. Per convenzione la si festeggia il 25 dicembre, anche se ormai praticamente tutti sono concordi sul fatto che Gesù non è nato in quella data. Il 25 dicembre cadeva però la festa pagana del solstizio d’inverno, una ricorrenza importante per gli antichi romani, che in quel giorno celebravano la festa del dio Sole. Una festa molto radicata, di quelle particolarmente sentite dal popolo. Quando, nel IV secolo, l’Imperatore romano Costantino impose il Cristianesimo come religione di stato, si dovettero abolire le varie feste pagane; chiaramente, però, non era possibile eliminare improvvisamente tradizioni secolari. E allora si decise di mantenere la festa, tramutando semplicemente il suo nome e il suo significato: al popolo non interessava tanto il significato della festività, purché gli venisse concesso di far festa. Così nacque il “Natale”. Quanti festeggiano quel giorno perché credono che è veramente nato Gesù? Oggi come allora, quello che conta è trovare un motivo per banchettare e divertirsi! Il 25 dicembre è cambiato il nome della festa, ma a ben guardare lo spirito è rimasto sempre quello pagano. Non sono questioni banali, ma cose molto serie, perché il Natale – cioè la nascita del nostro Signore – è avvenuta veramente: ma Gesù non è rimasto bambino, dopo la nascita ci sono state anche la morte e la resurrezione. Per un credente, la vera festa della natività del Signore Gesù è il momento in cui si converte: il momento in cui egli lo accetta nel proprio cuore che, come il luogo in cui Gesù è venuto al mondo, è proprio una stalla, nella quale è necessario che il Signore faccia una grande pulizia. Gesù Cristo si è calato così in basso da venire ad abitare nei nostri cuori; sta scritto che quando è nato Gesù, gli angeli del cielo hanno fatto festa. Anche quando qualcuno accetta Gesù – e cioè quando Gesù nasce nel suo cuore -, c’è grande festa per gli angeli nei cieli (Luca, 15:10). Quando qualcuno accetta per fede Gesù nel proprio cuore c’è, sì, luce: ma non è quella delle lampadine intermittenti, è la luce dello Spirito di Dio che si cala in lui, è la gloria di Dio che scende su lui. Ed è una grande festa: una festa che non finisce, una festa continua, eterna. Possiamo ben dire che noi festeggiamo la nascita di Gesù. Dal giorno che lo abbiamo accettato, c’è festa perenne nei nostri cuori! Anche nelle difficoltà, anche nella sofferenza, c’è festa; perché i travagli che affrontiamo su questa terra sono limitati nel tempo, e finiranno presto, mentre il premio e la gioia che Dio ci ha riservato nel cielo sono eterni. Guardando quindi in alto, quelli che sono “nati di nuovo”, non sentono più la necessità di abbassare lo sguardo su ciò che deve scomparire, ma tengono gli occhi puntati al cielo, e in questa maniera possono festeggiare. A volte capita che qualcuno chieda: «Qual è il giorno del festeggiamento della nascita di Gesù per te?» La risposta è: «Oggi! Perché dal giorno in cui abbiamo accettato Gesù nella nostra vita, noi siamo entrati nel giorno eterno, siamo entrati nell’Oggi che non finisce mai, che è Gesù». Però non è vero che noi Cristiani non festeggiamo la nascita del Signore: festeggiamo eccome! Certo, lo facciamo in un altro modo, e perciò non veniamo travolti da ciò che accade intorno a noi, dalla frenesia da cui la gente viene presa in questo periodo: tutti corrono, e sono tesi, angosciati, preoccupati, impegnati a fare compere, preparare regali, doni, a programmare ricchi pranzi, festeggiamenti… C’è uno spirito dietro a tutto questo, e a volte si è fatto chiamare lo spirito del “Natale”. Ma, badate bene, non è lo spirito di Dio, perché Dio non ha comandato tutto questo, né ci chiede di farlo. Indubbiamente tutti noi che abbiamo accettato Gesù nel nostro cuore abbiamo comunque una gran libertà: «Uno stima un giorno più d’un altro; l’altro stima tutti i giorni uguali; sia ciascuno pienamente convinto nella propria mente» (Romani, 14:5). Così, chi per festeggiare tiene particolarmente a un giorno, lo fa per il Signore: quindi se qualcuno desidera consacrare una giornata per lodare Dio, in particolare per qualche ricorrenza spirituale, lo faccia pure! Gloria a Dio! Dio guarda al cuore e non alle apparenze. Anche se, per parte nostra, non abbiamo più necessità di restare vincolati alle tradizioni o a particolari ricorrenze, perché Dio ci ha liberato da ogni condizionamento terreno e ci ha donato la sua pace.
IL PRESEPE 
presepe
Parliamo ora del Presepe, tradizione collegata al festeggiamento del Natale. Il Presepe nasce dall’intento di fare qualche cosa di buono, dal desiderio di rappresentare gli avvenimenti, i fatti della nascita di Gesù. Ma questo uso è stato introdotto da Francesco d’Assisi appena intorno al tredicesimo secolo, e quindi ben 1200 anni dopo la nascita di Gesù. Perciò parecchio tempo dopo i fatti in questione! Dio non ha mai insegnato nulla del genere. Scrive l’apostolo Giovanni: «Iddio è spirito; e quelli che l’adorano, bisogna che l’adorino in spirito e verità» (Giovanni, 4:24).Noi non abbiamo nessuna necessità di rappresentarci gli avvenimenti: dobbiamo realizzarli interiormente, farli diventare parte integrante della nostra vita. Non devono rimanere festeggiamenti esteriori! Devono essere parte di noi, in Gesù noi li viviamo, e nel giorno che abbiamo accettato Gesù questa è diventata la nostra vita. Sì, la nostra vita: e non il festeggiamento di un giorno e basta, o peggio, una semplice manifestazione esteriore. Per il resto, queste raffigurazioni sono solo vanità, perché Dio è spirito! Leggendo della nascita di Gesù, abbiamo visto che il Signore è venuto a nascere in una stalla; potrebbe essere stata anche una grotta, di certo era un ricovero per gli animali. Non abbiamo però letto di nessun animale: e vorrei ben vedere quale scellerato genitore metterebbe un figlio neonato davanti al muso di un bue o di un asino! Questa è un’altra fantasia senza fondamento.Essa si trova continuamente riproposta nel presepe e intende raffigurare molte cose che dovrebbero ricondursi a questa nascita, ma che poi in ogni luogo raffigurano semplicemente tradizioni locali. Quindi, si può dire che nel presepio risulta una nascita di Gesù che cambia a seconda dei luoghi. Dio, invece, non cambia a seconda delle località; Dio è lo stesso: ieri, oggi e in eterno; ed è in tutti i luoghi. Dio non cambia, Dio è “Colui che è”, e gloria a Dio per questo, perché così abbiamo un punto di riferimento preciso, fermo, che non muta secondo le circostanze e secondo i secoli, le usanze o le convenienze, come fa la religione. Dio è eterno, stabile, è una realtà sulla quale possiamo contare, che non cambierà dall’oggi al domani, o secondo le voglie degli uomini; è per questo che possiamo appoggiarci su Dio senza timore di essere confusi. È meraviglioso appoggiarsi su Dio! Ma Dio è spirito, e coloro che l’adorano è necessario che l’adorino “in spirito”, senza immagini (Giovanni 4:24). D’altronde, perché si imbastiscono queste rappresentazioni se poi non hanno da servire? Molti, per giustificare questi usi, affermano: “È solamente per ricordare il giorno e l’avvenimento, ma non hanno una importanza spirituale”. E allora, se non sono importanti, a cosa servono? Perché si dovrebbero continuare? No, non è vero che non significano niente! Questi usi hanno il loro significato spirituale, anche se si vuole far credere che non è vero. Questi usi si tramandano con un certo spirito, e incidono sullo spirito delle persone che li praticano! Nel testo dei dieci comandamenti è scritto: «Non farti scultura, né immagine alcuna delle cose che sono lassù nel cielo o quaggiù sulla terra o nelle acque sotto la terra. Non ti prostrare davanti a loro e non li servire, perché io, il Signore, il tuo Dio, sono un Dio geloso» (Esodo, 20:4-5). Non farti immagini sacre! Tu sei stato fatto all’immagine di Dio, lascia dunque che Dio continui ad ammodellarti, non fare ciò che gradisci tu! Lascia che Dio faccia il bene attraverso di te e non fare da te, perché in quel caso non sarà più la volontà di Dio, ma la tua volontà, o la volontà di qualcun altro, comunque non più la volontà di Dio. E visto che l’unica santa e giusta volontà è la volontà di Dio, allora è bene che segui questo insegnamento: non ti fare scultura o immagine alcuna come dimostrazione di cose spirituali, perché le cose spirituali non le puoi rappresentare. Non le puoi rappresentare, certo: ma le puoi realizzare! È questo che abbiamo necessità di fare: realizzare Gesù Cristo in noi, le verità spirituali, le realtà celesti! «Siccome non vedeste alcuna figura il giorno che il Signore vi parlò in Horeb dal fuoco, badate bene a voi stessi, affinché non vi corrompiate e vi facciate qualche scultura, la rappresentazione di qualche idolo, la figura di un uomo o di una donna (…) affinché (…) tu non ti senta attratto a prostrarti davanti a quelle cose e a offrire loro un culto» (Deuteronomio, 4:15-16 e 19). Quando Dio si è manifestato agli uomini, nel giorno che ha parlato a Mosè sul monte Horeb, nel pruno ardente, non si è vista alcuna figura. Si è sentita la voce, e ancora oggi Dio parla a chi ascolta con il cuore; ma si è solamente “udito”, non si è “vista” nessuna figura. Fateci caso: perché questo? Perché l’uomo non abbia a cadere in inganno. Dio ci conosce, sa quanto siamo fragili, come siamo portati a materializzare tutto, a farci delle rappresentazioni che possiamo toccare con le nostre mani. Ma Dio non vuole questo. In questa maniera, infatti, noi sviliamo Dio! Come possiamo pensare di rappresentare in qualche maniera Dio e le realtà celesti? Mosè, uomo di Dio, non ha visto figure di uomini, né di donne, né di nessun altra specie quando Dio si è manifestato, e neanche oggi Dio si manifesta in per mezzo di figure. Dio parla al cuore, per mezzo dello Spirito. Ogni volta, inevitabilmente, avviene che l’uomo parte con dei buoni propositi, ma dove va a finire? Finisce ogni volta per inchinarsi davanti a queste cose. Cioè, poco a poco, inavvertitamente, queste rappresentazioni diventano sacre. Ecco il guaio: la debolezza umana è sempre stata questa! I pagani che vivevano intorno a Israele praticavano cose simili. E noi uomini “moderni” non siamo cambiati: in tutte le epoche siamo sempre gli stessi, con le stesse debolezze, con gli stessi desideri. I popoli facevano queste cose, e Dio ha detto di non farle, perché facendole si cade nel laccio del diavolo e, facendo come fanno tutti gli altri, anche noi cristiani diventiamo dei pagani. È questo il pericolo: diventare anche noi dei pagani, eretici, idolatri: ossia, dopo aver incominciato per lo spirito, finire per la carne! Capite bene che è un pericolo grave, sul quale Dio ci mette in guardia, insegnandoci e mostrandoci la Via. Ogni cuore sincero non ha problemi ad applicare il suo insegnamento; anzi, questo è il suo desiderio, la sua gioia, la sua necessità, la sua allegrezza! 
L’ALBERO DI NATALE
albero di natale
Altra tradizione particolarmente sentita è quella dell’albero di Natale. Adornare un abete, cospargerlo di neve finta, farlo brillare con tante lampadine, dà un senso di allegrezza, di festa. Tutto vero: ma Dio è lungimirante, e ci rivela i pericoli che non si vedono. Dio desidera che noi comprendiamo che queste tradizioni sono espressione di realtà spirituali, realtà che non si riesce a vedere con gli occhi né a comprendere con il ragionamento. La tradizione dell’albero di Natale fu importata dai paesi del Nord. Le popolazioni nordiche, pagane, adornavano gli abeti per un rito magico di propiziazione, perché il nuovo ciclo annuale della natura fosse loro favorevole. Il pino e l’abete erano alberi dedicati a un demone. Qualcuno forse direbbe un dio, ma in realtà si tratta di un demonio, un idolo pagano. Questa tradizione natalizia fu introdotta per prima in Germania, e appena nel 1611: quindi, in tempi non tanto lontani. E prima, dov’era? Cosa succedeva prima? Allora a rigor di logica per più di un migliaio d’anni, visto che queste cose non si facevano, il festeggiamento era incompleto? Satana gioca sulle debolezze umane, e come ha tentato Gesù stesso, continua a farlo tanto più con noi, introducendosi dove trova uno spiraglio. E non gli serve nemmeno tanto; basta che vediamo quanto gli è servito per far cadere Eva e Adamo: una parola. Non è servito nient’altro se non che lei prestasse attenzione al ragionamento di Satana: il diavolo non ha chiesto nient’altro. Il risultato è stato la catastrofe dell’umanità. Satana sicuramente non dice: “Guarda che sono il diavolo, con le corna, con la coda, con gli zoccoli”! Viene invece come un angelo di luce (II Corinzi, 11:14), come un ragionamento buono, una bugia a fin di bene, una magia bianca, una favola per rallegrare i bambini, perché la loro fantasia venga stimolata creativamente, ecc.; questo è il metodo con cui Satana entra! Si sente dire in più occasioni: “Lo facciamo per i bambini, per rendere allegra la festa!” E’ invece quella dei bambini è solo una scusa: sono i grandi ad aver bisogno e a trovare divertimento in tutto questo. Questa tradizione tanto innocente, si diceva, sotto sotto ha una radice velenosa: ci sono dei legami di spiriti immondi, demoni che provocano e agiscono perché queste cose vengano introdotte nella realtà cristiana. È possibile amalgamare il santo con il profano? È possibile per noi vivere due vite differenti in una sola volta? E’ possibile servire due padroni? No, non è possibile.
BABBO NATALE
babbo natale
Nell’ambito di questi festeggiamenti troviamo un’altra figura di fantasia: Babbo Natale. In altre parti del mondo lo chiamano Santa Klaus o “Nonno gelo”; tutti seguono le stesse forme, coloro che lo chiamano San Nicolò, Babbo Natale o Santa Klaus: le stesse vesti, le stesse pratiche, gli stessi festeggiamenti, i doni per i bambini, lo stesso alone magico. Anche questa tradizione non è cristiana, anch’essa ha origini nordiche, ed è di recente introduzione. Questo personaggio da favola, con slitta volante, renne, doni per i bambini buoni eccetera, è completa espressione della tradizione pagana. Lo vediamo vestito con paramenti religiosi, ma non ha alcuna attinenza con la nascita del nostro Signore Gesù e con la Sacra Scrittura. Infatti «Gesù disse loro: Ben profetò Isaia di voi ipocriti, com’è scritto: Questo popolo mi onora con le labbra, ma il loro cuore è lontano da me. Invano mi rendono il loro culto, insegnando dottrine che sono precetti d’uomini» (Marco, 7:6-7). Questi costumi e queste tradizioni sono solo apparenza. Tutto ciò non ha nulla in comune con la nascita di Gesù. Noi abbiamo bisogno di una sola persona: Gesù. Abbiamo necessità di vivere Gesù, di immergerci giorno dopo giorno in lui, di vivere la sua vita partecipando a ciò che lui è, perché “Egli è colui che è”, e noi abbiamo necessità di partecipare a questa eternità, non a rappresentazioni teatrali. Dio non ha mai insegnato cose simili, anzi ci mette in guardia: guardatevi dalle tradizioni degli uomini, io non le ho comandate!  
LA BEFANA
befana

Un’altra tradizione legata a questo periodo di “feste” consumistiche è quella della Befana. Il termine corretto è Epifania, letteralmente “apparizione, o manifestazione”, di Gesù, si intende, ai magi d’Oriente, e quindi al mondo. Anche questa ricorrenza è stata degradata dalla tradizione secolare a una rappresentazione pagana. Il soggetto dell’evento è passato dall’adorazione dei re magi all’arrivo della Befana, una strega, impersonata da una vecchietta, brutta, gobba, con la scopa, ecc., che vola – anche lei – e porta regali per i bambini! Fateci caso: anche Babbo Natale è per i bambini. Si vuole far credere che i bambini ne hanno un gran bisogno. Ma questo invece è un tentativo di corruzione della purezza e della semplicità dei bambini. Gesù ha detto: «Lasciate che i bambini vengano a me, e non glielo vietate, perché il regno di Dio è per chi assomiglia a loro» (Luca, 18:16). Sono gli adulti, con la loro mente sofisticata (corrotta), a inquinare la purezza dei bambini con queste tradizioni. I nostri figli non hanno bisogno di queste panzane! Hanno bisogno che parliamo loro di Gesù Cristo, della Verità, che leggiamo loro la parola di Dio, che raccontiamo loro quello che Dio insegna: la nascita di Gesù, i suoi miracoli, le sue parabole, la sua crocifissione e la sua risurrezione. Loro hanno bisogno di conoscere Gesù, il suo amore, la sua potenza salvifica. Hanno bisogno di conoscere la grandezza di Dio, del Dio che ha liberato Israele dalla schiavitù d’Egitto, che lo ha tirato fuori dalla deportazione di Babilonia; di cosa è accaduto attraverso il suo servo Mosè, il suo servo Davide, i profeti; hanno bisogno di conoscere come ha operato e opera per mezzo dei suoi apostoli e dei suoi servi. Di questi racconti biblici i nostri figli hanno bisogno! Perché questo è pane, acqua, vita! I bambini, i figli che Dio ci ha dato, hanno bisogno di conoscere la Parola di Dio, non di queste rappresentazioni magico-pagane. I bambini hanno bisogno di purezza, luce, verità, e soltanto in Gesù possono trovarle; noi adulti abbiamo in amministrazione la loro educazione. Siamo noi genitori che abbiamo la responsabilità davanti a Dio di dare loro del cibo sano e non inquinato o avvelenato. La befana, questo personaggio fiabesco, frutto della fantasia popolare, sorto peraltro appena nel Medioevo – e quindi in un’epoca abbastanza recente -, non trova alcun riscontro nella parola di Dio: quindi è totalmente pagano e diabolico. Nella Bibbia non si trova traccia della Befana, come del resto di Babbo Natale.  

SIATE SANTI

santo

«Insegna al fanciullo la condotta che deve tenere; anche quando sarà vecchio non se ne allontanerà» (Proverbi, 22:6). Di questo hanno bisogno i nostri figli! Insegniamo loro questa condotta! «Questo libro della legge non si allontani mai dalla tua bocca, ma meditalo giorno e notte; abbi cura di mettere in pratica tutto ciò che vi è scritto; poiché allora riuscirai in tutte le tue imprese, allora prospererai» (Giosuè, 1:8). Questo libro (la Bibbia) insegna ai tuoi figli, questo libro metti in pratica, e non dare loro immondizia pagana! «Quando sarai entrato nel paese che il Signore, il tuo Dio, ti dà, non imparerai a imitare le pratiche abominevoli di quelle nazioni» (Deuteronomio, 18:9). Non imitare queste pratiche pagane, sono abominevoli agli occhi di Dio, sono impurità della gente del paese che vive intorno a te, non imparare queste cose da loro, medita sulla parola di Dio giorno e notte, e purificati! «…Affinché essi non v’insegnino a imitare tutte le pratiche abominevoli che fanno per i loro dèi, e voi non pecchiate contro il Signore, Dio vostro» (Deuteronomio, 20:18). Dio ci mostra la strada giusta, ci insegna la Via: non seguite ciò che fa la gente intorno a voi, non vi lasciate trasportare. A volte non è facile, ma Gesù ci ha avvertito che la porta è stretta e la via è angusta. Il Signore avverte che sarà salvato soltanto chi avrà resistito fino alla fine, senza scendere a compromessi, restando fermo nella verità, costi quel che costi. Chi non è disposto a pagare tutto quello che è necessario, anche il prezzo della propria vita (quanto più qualsiasi amicizia, parentela, proprietà o altro), vuol dire che non ama Dio sopra ogni cosa: Dio invece ci chiama proprio a questo, ad amarlo sopra ogni cosa, e quindi a restare fedeli a lui, senza badare a ciò che potrà accadere. Da quando il Signore Gesù dimora nel tuo cuore, hai la vita eterna, questa è la promessa di Dio. Non vuoi rinunciare a ogni altra cosa per ottenere questo? Dio ti chiede proprio questo. Non è detto che sarà facile: però è necessario. E se tu sei deciso a seguire il Signore Gesù nel suo insegnamento e sei determinato a fare così come lui ti insegna, allora sarà lui a provvedere il necessario per farti riuscire, perché colui che è con te è più forte di colui che è tuo avversario. Non ti preoccupare, sarà il Signore a provvedere perché tu riesca a farlo: in te però ci deve essere la determinazione di volerlo fare a ogni costo. Poi non sarà la tua forza a farti riuscire, ma sarà Dio che opererà in tuo favore, perché tu hai lui e quello che fai lo fai per essere fedele a lui. «Questo dunque io dico e attesto nel Signore, che non vi conduciate più come si conducono i pagani nella vanità dei loro pensieri, con l’intelligenza ottenebrata, estranei alla vita di Dio» (Efesini, 4:17-18). Non comportatevi più come gli inconvertiti, come coloro che ancora non hanno accettato Gesù nel loro cuore, coloro che vivono intorno a voi, e dei quali dovete essere la luce, il punto di riferimento, l’esempio, perché anche loro hanno bisogno della verità. Voi avete la verità. Non conducetevi più come gli altri, perché altrimenti loro non vedranno più niente di speciale in voi, anche voi sarete tenebre come loro. Ma se siete in Cristo e rimanete nella Verità, voi brillerete, sarete differenti, e loro vedranno in voi la Verità. Sarà così che avranno l’occasione di potersi convertire, di ricevere la testimonianza, di poter anche loro ricevere la vita eterna. Ma voi dovete essere luce. Perciò siate fedeli, voi siete nuove creature. Continuando a leggere, troviamo scritto: «Ma quant’è a voi, non è così che avete imparato a conoscere Cristo (…), avete imparato, per quanto concerne la vostra condotta di prima, a spogliarvi del vecchio uomo che si corrompe seguendo le passioni ingannatrici; a essere invece rinnovati nello spirito della vostra mente, e a rivestire l’uomo nuovo che è creato all’immagine di Dio nella giustizia e nella santità che procedono dalla verità» (Efesini, 4:20 e 22-24). Ecco la verità: la strada è questa, voi credenti avete imparato, voi avete ricevuto. Non comportatevi più come i pagani, rivestite l’uomo nuovo e vivete la nuova vita riflettendo l’immagine di Dio. Non più tradizioni pagane. Non vi lasciate trascinare come piccoli fanciulli dietro a menzogne diaboliche. Gesù, che avete accettato, è la verità, voi avete la verità nel vostro cuore, non avete più necessità di menzogne, anzi, avete proprio necessità di liberarvi dalle menzogne che questo mondo corrotto vi offre. «Siate dunque imitatori di Dio, perché siete figli da lui amati. Camminate nell’amore, come anche Cristo vi ha amati e ha dato se stesso per noi in offerta e sacrificio a Dio, quale profumo di odore soave (…) Nessuno vi seduca con vani ragionamenti: poiché è per queste cose che l’ira di Dio viene sugli uomini ribelli. Non siate dunque loro compagni; perché in passato eravate tenebre, ma ora siete luce nel Signore. Comportatevi come figli di luce (…) esaminando che cosa sia gradito al Signore. E non partecipate alle opere infruttuose delle tenebre; piuttosto denunciatele» (Efesini, 5:1- 2, 6-8, 10-11). Questo è ciò che Iddio offre a coloro che gli appartengono. «E Colui che siede sul trono disse: Ecco, io faccio nuove tutte le cose. Poi mi disse: Scrivi, perché queste parole sono fedeli e veritiere» (Apocalisse, 21:5). Ogni cosa è stata resa nuova nella vostra vita dal giorno in cui avete accettato Gesù Cristo. Vivete questa nuova vita che è Cristo Gesù. Avete rinunciato alla vostra vita, l’avete rifiutata? Avete necessità di fare proprio questo. Gesù è la nuova vita: la vostra non è più la vita di prima, è una nuova vita, che si rinnova giorno dopo giorno, momento dopo momento, seguendolo. Non desiderate le cose che vi stanno attorno, siate benedizione e fonte di arricchimento per quelli che vi stanno attorno. 
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