La pazzia di Dio

preghiera

 

Pregate incessantemente e predicate la fedele Parola il più chiaramente possibile!
«Ergiti, o Dio, difendi la Tua causa!»

 

Quando la pazzia è sapienza

 

«Nessuno s’inganni. Se qualcuno tra di voi presume di essere un saggio in questo secolo, diventi pazzo per diventare saggio; perché la sapienza di questo mondo è pazzia davanti a Dio» (1 Corinzi 3:18-19).

 

E’ folle ricercare l’approvazione della sapienza dell’uomo; si tratta di un obiettivo di per se incompatibile con l’integrità richiesta dalla Scrittura.
L’apostolo Paolo affrontò estesamente questo problema nella sua prima epistola ai Corinzi.
Consapevole del fatto che il inondo considera la verità biblica come i pura follia, Paolo scrisse: «La pazzia di Dio è più saggia degli uomini» (1 Corinzi 1:25).
Il solo parlare di “pazzia di Dio” è sconvolgente, ma Paolo usa questa espressione proprio per gettare luce sul conflitto che esiste tra la filosofia umana e la verità biblica.
La sapienza umana non sempre appare saggia dati punto di vista umano.
In un’epoca come la nostra, ciò che è vero può anche essere in contrasto con ciò che funziona e ciò che è giusto può anche differire profondamente da ciò che il mondo considera accettabile. Anzi, spesso è così!
Tuttavia, questo non significa che vi sia qualche difetto nel Vangelo. Piuttosto, è la deficienza della sapienza umana ad essere smascherata.
Paolo difendeva il Vangelo dall’accusa di essere inferiore alla sapienza del mondo. Non tentò mai di dimostrare l’intelletto del messaggio di Cristo, né ricercò l’apprezzamento e la stima dei cosiddetti sapienti di questo mondo.

 Riconobbe, invece, che il Vangelo è pazzia agli occhi della sapienza umana. Egli scrisse:

“Infatti Cristo non mi ha mandato a battezzare ma a evangelizzare; non con sapienza di parola, perché la croce di Cristo non sia resa vana. Poiché la predicazione della croce è pazzia per quelli che periscono, ma per noi, che veniamo salvati, è la potenza di Dio; infatti sta scritto: «Io farò perire la sapienza dei saggi e annienterò l’intelligenza degli intelligenti». Dov’è. il sapiente? Dov’è lo scriba? Dov’è il contestatore di questo secolo? Non ha forse Dio reso pazza la sapienza di questo mondo? Poiché il mondo non ha conosciuto mediante la propria sapienza, è piaciuto a Dio, nella Sua sapienza, di salvare i credenti con la pazzia della predicazione. I Giudei infatti chiedono miracoli e i Greci cercano sapienza, ma noi predichiamo Cristo crocifisso, che per i giudei è scandalo, e per gli stranieri pazzia; ma per quelli che sono chiamati: tanto Giudèi quanto Greci, predichiamo Cristo, potenza di Dio e sapienza di Dio, poiché la pazzia di Dio e più saggia degli uomini e la debolezza di Dio è più forte degli uomini. Infatti, fratelli, guardate la vostra vocazione; non ci sono tra di voi molti sapienti secondo la carne, ne molti potenti, ne molti nobili; ma Dio ha scelto le cose pazze del mondo per svergognare i sapienti; Dio ha scelto le cose deboli del mondo per svergognare le forti; Dio ha scelto le cose ignobili del mondo e le cose disprezzate, anzi le cose che non sono, per ridurre al niente le cose che sono, perché nessuno si vanti di fronte a Dio ed è grazie a Lui che voi siete in Cristo Gesù, che da Dio è stato fatto per noi sapienza, giustizia, santificazione e redenzione; affinché com’è scritto: «Chi si vanta, si vanti nel Signore».
E io, fratelli, quando venni da voi, non venni ad annunziarvi la testimonianza di Dio con eccellenza di parola o di sapienza; poiché mi proposi di non sapere altro fra voi, fuorché Gesù Cristo e Lui crocifisso. Io sono stato presso di voi con debolezza, con timore e con gran tremore; la mia parola e la mia predicazione non consistettero in discorsi persuasivi di sapienza umana, ma in dimostrazione di Spirito e di potenza, affinché la vostra fede fosse fondata non sulla sapienza umana, ma sulla potenza di Dio” (1 Corinzi 1:17; 2:5).
L’inferiorità della sapienza umana

filosofo
Ricordiamoci che Paolo si trovava a predicare in una civiltà che, ai tempi dell’imperialismo Greco, aveva avuto un passato glorioso e che adesso, sotto il governo Romano, stava godendo di un brillante risveglio culturale.
Gli antichi Greci consideravano la filosofia come la più alta delle attività, umane e attorno ad essa ruotò tutta la loro civiltà.
I colti greci consideravano la loro filosofia molto seriamente.
Alcune scuole filosofiche avevano una tendenza religiosa e spiegavano l’origine dell’uomo, la moralità, le relazioni sociali ed il destino umano, ricorrendo a miti varie loro divinità. Queste scuole filosofiche erano estremamente complesse ed influenzavano ogni rapporto sociale, economico, politico ed educativo ed erano completamente in contrasto con la verità. rivelata dalla Scrittura.
Evidentemente, ritenevano che la sapienza umana potesse aggiungere valore alla rivelazione divina, o migliorare ciò che già avevano in Cristo.
Il brano  riportato sopra, fu scritto da Paolo proprio per correggere questi credenti.
Paolo rivolse un ammonimento simile anche nell’epistola ai Colossesi: «Guardate che nessuno faccia di voi sua preda con la filosofia e con vani raggiri secondo la tradizione degli uomini e gli elementi del mondo e non secondo Cristo» (Colossesi 2:8).
Ciò che gli premeva sottolineare, era che i cristiani non hanno nulla a che spartirecon la sapienza umana. Essa, dal punto di vista spirituale, non può garantire niente di buono ai non credenti e non può aggiungere nulla a ciò che i credenti possiedono. La sapienza umana, infatti, non ha niente da offrire oltre alla confusione e alla divisione.
E’ importante notare come Paolo non condanni le realtà naturali o la verità razionale.
Egli non assume un atteggiamento insensato ed anti-intellettuale. Al contrario, Paolo stesso fa spesso appello alla mente dei discepoli: «Siate trasformati mediante il rinnovamento della vostra mente» (Romani 12:2)«Rinnovati nello spirito della vostra mente» (Efesini 4:23)«Pensate alle cose di sopra» (Colossesi 3:2)«Siate ricolmi della profonda conoscenza della volontà di Dio con ogni sapienza e intelligenza spirituale» (Colossesi 1:9).
L’apostolo non era affatto anti-intellettuale!
Per Paolo, tutta la verità era oggettiva, stabilita, infallibilmente rivelata da Dio mediante la Bibbia. Per conoscere la verità occorreva studio e diligenza (2 Timoteo 2:15). Si trattava di comprensione, non di sentimento (1 Corinzi 14:14-20).
Paolo non sottovalutava l’importanza della mente.
L’apostolo non stava attaccando nemmeno la tecnologia e la scienza.
All’epoca di Paolo, proprio come oggi, la medicina, l’architettura, l’ingegneria, la matematica e le altre scienze, avevano fatto grandi passi avanti. Paolo non stava condannando nessuno di questi settori della conoscenza.
I cristiani possono e devono ringraziare Dio per tutte le benedizioni che derivano da queste scienze. Se usate in modo appropriato, cioè se non diventano base per speculare su Dio, su ciò che è giusto e sbagliato, sul bene e sul male o sul significato spirituale della vita, le vere scienze non rappresentano affatto una minaccia per la verità del Vangelo.
Ciò cui Paolo si opponeva era la sapienza umana che stava dietro alla filosofia mondana«Non ha forse Dio reso pazza la sapienza di questo mondo?” (1 Corinzi 1:20).
Altrove, Paolo scrive: «Questo infatti, è il nostro vanto: la testimonianza della nostra coscienza di esserci comportati nel mondo, e specialmente verso di voi, con la semplicità e la sincerità di Dio, non con sapienza carnale ma con la grazia di Dio» (2 Corinzi 1:12).
Al contrario di Paolo, molti cosiddetti cristiani di oggi hanno elevato la sapienza umana, mondana e carnale, ad un ruolo che non le compete.
Troppo spesso questi cristiani, per andare dietro a queste cose, che sono incompatibili con la Bibbia e con la semplicità del Vangelo, sono stati disposti a torcere ed a rimodellare la verità divina per cercare di renderla più presentabile al mondo. In questo modo, migliaia di credenti hanno abbracciato la sapienza umana, perdendo il loro sincero attaccamento alla dottrina biblica.
Nello sforzo di perseguire questo falso obiettivo, la chiesa ha acquisito la mentalità del mondo, imitando tutte le sue mode e assumendo le sue mentalità. I cristiani che credono davvero nella Bibbia, quindi, hanno sempre dovuto sostenere una guerra spietata contro l’opinione comune degli uomini.
Questa volontà di combattere potrebbe, forse, venire meno oggi, quando un numero sempre crescente di chiese si conforma al mondo.
E’ prassi comune, fra i principali gruppi cristiani, quella di prendere a prestito dal mondo la psicologia e la metodologia.
Alcuni credono che sia sufficiente condire la Scrittura con considerazioni di ordine umano, per poter ribattezzare la sapienza mondana come sapienza “cristiana”. Paolo, al contrario, non aveva alcuna intenzione di mescolare la verità con la sapienza umana. Invece, l’attaccò frontalmente, come fosse un nemico odiato: “Infatti Cristo non mi ha mandato a battezzare ma a evangelizzare; non con. sapienza di parola, perché la croce di Cristo non sia resa vana” (1 Corinzi 1:17).
Il compito di Paolo, dunque, era quello di predicare la Parola di Dio !
Potrebbe essere opportuno, a questo punto, domandare se richiamarsi alla sapienza umana sia sempre sbagliato, anche nel contesto di un’evangelizzazione.
Se il nostro dovere è quello di raggiungere il mondo con il messaggio del Vangelo, perché non tentare di comunicarlo in modo tale da accattivare l’intelletto?
Paolo risponde a questa domanda sostenendo che un approccio del genere rende vana la croce di Cristo. Per due ragioni.
Prima di tutto, il messaggio della croce “è pazzia per quelli che periscono” (1 Corinzi 1:18). Non è possibile prescindere dal messaggio rimanendo fedeli al messaggio!
In secondo luogo, è impossibile esaltare la sapienza umana senza abbassare, allo stesso tempo, la verità di Dio.
La sapienza umana alimenta la superbia intellettuale e sociale, le concupiscenze carnali e il desiderio d’indipendenza da Dio.
La sapienza umana e il Vangelo sono due realtà costituzionalmente inconciliabili!
Secondo Paolo, se proverete ad unirle, annullerete il Vangelo e lo renderete vano!
La vera ragione per cui la gente ama la religione sofisticata e la moralità di tipo cerebrale, è che queste cose deliziano l’ego umano!
Allo stesso tempo, la sapienza mondana deride il Vangelo proprio perché questo ultimo sfida la vanità umana. Il Vangelo esige che gli uomini riconoscano il proprio peccato e la propria impotenza spirituale; li umilia, li convince e li chiama peccatori! Inoltre, presenta la salvezza come un’opera esclusiva della grazia di Dio e non come qualcosa che l’uomo possa ottenere, in qualche modo, mediante l’ausilio totale o parziale delle proprie forze.
La croce schiaccia la testa dell’orgoglio umano!
Il trionfo della sapienza di Dio

sapienza
La sapienza umana liquida la verità divina definendola “pazzia”.
Coloro che sono sapienti secondo il mondo, spesso descrivono il Vangelo ricorrendo ad espressioni come “semplicistico”, “irrilevante”, “ingenuo”, “rozzo” o anche “folle” ed è proprio così che appare ai loro occhi.
Il fatto che Cristo fu inchiodato ad un pezzo di legno su una collina lontana, in un’arida zona del mondo, duemila anni fa, come potrebbe avere una qualche rilevanza realistica per l’umanità oggi o per il nostro destino eterno?
E’ proprio vero che agli occhi di Dio la realizzazione personale, la bontà umana, la filantropia o i meriti religiosi non hanno valore?
Davvero Dio è così severo da punire i peccatori?
Siamo davvero dei peccatori così spregevoli?
Ecco come ragiona l’uomo decaduto.
Ecco perché la predicazione della croce è pazzia per quelli che periscono.
Quando Paolo parla della “predicazione della croce”, sta certamente pensando al messaggio del Vangelo.
La croce è il centro di tutto ciò che noi crediamo e proclamiamo!
Ricordiamoci di come, prima che la gente iniziasse a fare della croce un oggetto di gioielleria e ad indossarla come ornamento, essa non fosse altro che un infame strumento di morte!
Era un mezzo di tortura per i peggiori criminali!
Cosa poteva esserci di più spregevole?
Il discorso di Paolo, tuttavia, non si limita a quella parte del messaggio che riguarda la croce, ma abbraccia tutta la verità salvifica di Dio. La croce, essendo il cuore della rivelazione di Dio, è l’oggetto principale del disprezzo umano, ma è la verità nel suo insieme ad essere considerata “pazzia” dal mondo e ad essere disprezzata dalla sapienza carnale.
Paolo aveva sfidato la sapienza umana nell’ Areòpago di Atene, proprio prima di giungere a Corinto (Atti 17:18-21).
I filosofi di Atene si fecero beffe di lui a proposito della risurrezione (Atti 17:32).
Eppure, come ben sapeva, a Corinto, città nota per il suo attaccamento alla filosofia mondana, ai piaceri terreni e agli appetiti carnali, avrebbe dovuto affrontare maggiori opposizioni.
Un esperto di marketing avrebbe suggerito a Paolo di modificare il suo approccio, di adeguare il messaggio, di non calcare troppo la mano sui punti caldi che avrebbero indispettito la gente, di parlar loro di cose più attinenti alla loro vita e ai loro interessi.
Tuttavia, l’apostolo si propose “di non sapere altro fra [loro] fuorché Gesù Cristo e Lui crocifisso” (1 Corinzi 2:2).
Non avrebbe mai modificato il suo messaggio per accontentare i Corinzi!
Di opinioni umane e di filosofia terrena ne avevano già a sufficienza, senza bisogno che Paolo ne aggiungesse ancora!
Ciò di cui i Corinzi avevano veramente bisogno, era il messaggio della croce, profondamente semplice, ma anche semplicemente profondo!
Sebbene la mente naturale trovi la croce scandalosa, “per noi, che veniamo salvati, è la potenza di Dio”.
La croce è il culmine della sapienza divina e la prova della sua superiorità.
La sapienza di Dio è infinitamente migliore della sapienza umana sotto molti punti di vista.
La sapienza umana è effimera, la sapienza divina è eterna
“lo farò perire la sapienza dei saggi e annienterò l’intelligenza degli intelligenti”( Isaia 29:14).
In 1 Corinzi Paolo pone tutta una serie di domande allo scopo di ironizzare sulla sapienza umana: «Dov’è il sapiente? Dov’è lo scriba? Dov’è il contestatore di questo secolo? Non ha forse Dio reso pazzia la sapienza di questo mondo?» (1 Corinzi 1:20).
In sostanza, Paolo sta chiedendo: «Dove sono quelli che hanno raffinato tanto la sapienza umana da potersi ritenere superiori a Dio?».
La sapienza umana è forse riuscita ad eliminare le guerre, la fame, il crimine, la povertà o l’immoralità?
Dove sono riusciti a condurre l’umanità gli Illuministi e gli oratori virtuosi?
La gente è forse migliore, o semplicemente più soddisfatta di se stessa e più gratificata, grazie ad essi?
La sapienza umana non ha cambiato nulla!
La vita è ancora piena di tutti quei problemi e di tutti quei dilemmi che hanno sempre afflitto l’uomo!
Le opinioni umane sono spesso contraddittorie, sempre mutevoli e, a volte, passano di moda per poi ricomparire nella generazione successiva. Avendo rigettato l’autorità divina, la sapienza “riciclata” di questo mondo non ha più alcuno scoglio al quale aggrapparsi saldamente.
La sapienza umana è debole, la sapienza divina è potente

potenza

Nei versetti 21-25, l’apostolo mette in evidenza come la sapienza mondana sia spiritualmente impotente. Essa non è in grado di migliorare la natura umana, ne di avvicinare gli uomini a Dio.

La chiesa di oggi ha un disperato bisogno di comprendere questa verità.
Tutti i filosofi, gli intellettuali, i sociologi, gli antropologi, gli psicologi, i politici e tutti gli altri sapienti messi insieme, non sono mai riusciti a trovare una soluzione al problema del peccato, né hanno mai portato l’umanità più vicina a Dio anche di un passo!
La nostra “razza”, infatti, è spiritualmente peggiore oggi di quanto non sia mai stata!
I tassi dei suicidi sono più elevati, la minaccia di una guerra nucleare, di epidemie, il livello di frustrazione, confusione, depressione e dissolutezza hanno raggiunto una vetta spaventosa.
La sapienza umana, ai nostri giorni, è fallita, proprio come tutte le filosofie dell’antica Corinto e, forse, ancor peggio!
La verità è che la sapienza e la filosofia umana peggiorano lo stato dell’uomo e non lo migliorano.
Problemi attuali come la guerra, il razzismo, l’alcolismo, il crimine, il divorzio, la tossicodipendenza e la povertà lo attestano. Tali realtà, universalmente considerate “mali”, continuano a svilupparsi e a diffondersi sempre di più, in modo sempre più grave, senza che si riesca a trovare alcun rimedio. Anzi, più il mondo si affida alla sapienza umana, più questi problemi si accentuano.
“E’ piaciuto a Dio, nella sua sapienza, di salvare i credenti con la pazzia della predicazione”!
Questa parola enfatizza tanto il messaggio quanto il metodo che Dio ha scelto per essere lo strumento fondamentale nel salvare il peccatore: il semplice annuncio del Vangelo.
Lo strumento stabilito da Dio per la salvezza è, letteralmente, una pazzia agli occhi della sapienza umana. Eppure, è l’unico modo che abbiamo a disposizione.
«Per noi, che veniamo salvati, è la potenza di Dio».
Coloro che rifiuteranno la sapienza umana in favore della pazzia di Dio, otterranno vita eterna.
Questa “pazzia” è la nostra sola speranza.
Il semplice Vangelo, in questo modo, provvede tutto ciò che la contorta sapienza umana ha sempre ricercato: «Se qualcuno tra di voi presume di essere un saggio in questo secolo, diventi pazzo per diventare saggio» (1 Corinzi 3:18).
Notate come Dio non supponga nemmeno che gli uomini giungano ad una comprensione salvifica della verità, mediante il loro ingegno. No, è Lui a scegliere la pazzia della predicazione!
Questo è il Suo piano, stabilito secondo la “sapienza di Dio”.
Gli uomini non possono giungere a Dio percorrendo la via che a loro sembra migliore.
Paolo certo non incoraggiava una predicazione folle. Stava semplicemente mettendo in evidenza che la predicazione del Vangelo è pazzia per la sapienza del mondo.
Chi promuove i principi del marketing nel ministero pastorale, suggerisce che, se la gente non vuole la predicazione, allora dovremmo dare loro ciò che vogliono.
Qual era l’opinione di Paolo in proposito?
Inequivocabilmente: «I Giudei infatti chiedono miracoli e i Greci cercano sapienza, ma noi predichiamo Cristo crocifisso, che per i Giudei è scandalo, e per gli stranieri pazzia».
I Giudei vogliono un miracolo, perché non darglielo?
I Greci amano la filosofia, perché non presentare il Vangelo sotto forma dialettica filosofica? Dopo tutto, non fu lo stesso apostolo a dire: «Mi sono fatto ogni cosa a tutti»? Ma qui vediamo ancora una volta che, sebbene Paolo desiderasse diventare servo di tutti, non era disposto a modificare il Vangelo o ad alterare il piano stabilito da Dio per la sua predicazione. Egli non avrebbe mai appagato le preferenze della sapienza umana compiendo, platealmente, prodigi e miracoli per accontentare coloro che cercavano qualcosa di sensazionale, oppure presentando il messaggio sotto forma di confronto filosofico per piacere a coloro che avevano gusti più intellettuali!
Paolo, invece, predicò Cristo crocifisso, pietra d’inciampo per i Giudei increduli, pazzia per i Greci filosofi.
I Giudei volevano vedere la potenza, i Greci volevano ascoltare la sapienza, ma solo coloro che risposero alla pazzia della predicazione trovarono entrambe le cose: «Per quelli che sono chiamati, tanto Giudei quanto Greci, predichiamo Cristo, potenza di Dio e sapienza di Dio».
Paradossalmente e tragicamente, ciò che la sapienza umana considera pazza e debole è proprio l’espressione più chiara possibile della potenza e della sapienza di Dio: «La [cosiddetta] pazzia di Dio è più saggia degli uomini, e la [presunta] debolezza di Dio è più forte degli uomini».
Paolo conosceva molto bene i membri della chiesa di Corinto. Per questo ricordò loro, che erano in pochi quelli che avevano raggiunto una buona posizione nel mondo: «Infatti, fratelli, guardate la vostra vocazione; non ci sono tra di voi molti sapienti secondo la carne, né molti potenti, né molti nobili; ma Dio ha scelto le cose pazze del mondo per svergognare i sapienti; Dio ha scelto le cose deboli del mondo per svergognare le forti». Insistendo sul contrasto fra sapiente e pazzo e fra debole e forte, Paolo mette in evidenza che c’erano davvero pochi cristiani a Corinto ad essere colti, potenti, ricchi o famosi.
Di certo, quelli che lo erano, dovevano aver perso gran parte del loro prestigio sociale nel momento stesso in cui si erano convertiti.
La potenza di Dio si dimostra perfetta nella debolezza dell’ uomo (2 Corinzi 12:9).
Noi tendiamo a pensare che Dio debba usare gli intellettuali per conquistare altri intellettuali!
Il fatto è che nessuno si converte a causa dell’abilità o della profondità intellettuale!
Al contrario, quelli che hanno sondato le profondità della sapienza mondana e le hanno trovate vuote, non hanno bisogno di grandi ragionamenti per essere convinti del Vangelo.
Conosco degli accademici e dei docenti universitari che sono stati salvati dai bidelli e dalle donne delle pulizie.
Il Signore ha voluto che il Vangelo fosse tale “perché nessuno si vanti di fronte a Dio”.
La sapienza umana esalta l’uomo, la sapienza divina glorifica Dio

nullità umana

«Ed è grazie a Lui che voi siete in Cristo Gesù, che da Dio è stato fatto per noi sapienza, giustizia. santificazione e redenzione; affinché com’è scritto: “Chi si vanta, si vanti nel Signore”. La salvezza è interamente opera di Dio: “In fatti è per grazia che siete stati salvati, mediante la fede; e ciò non viene da voi; è il dono di Dio: Non è in virtù di opere affinché nessuno se ne vanti; infatti siamo opera Sua”».

La sapienza umana vorrebbe escogitare una via di salvezza che dipenda, in qualche modo, dai meriti umani.
Se proprio non possono avere tutto il merito, ne potranno accumulare almeno un pò!
…ma secondo il piano di Dio nessuno di coloro che saranno salvati, potrà vantarsi!
Il motivo è che Dio compie tutto ciò di cui c’è bisogno affinché il peccatore sia salvato!
E il Signore che li sceglie, li chiama, lì attira e li rende capaci di credere!
Tutto è “opera sua”!
«Cristo Gesù…da Dio è stato fatto per noi sapienza, giustizia, santificazione e redenzione»!
Dio, nella Sua volontà sovrana, ci unisce a Cristo, in modo tale che tutto ciò che Egli è diventa nostro!
Considerate la perfezione dell’opera salvifica di Dio.
Ogni tentativo di aumentare ciò che Dio ha fatto per noi, non fa altro che annullare la Sua grazia (Galati 2:21).
Ogni sforzo di aggiungere qualcosa al Suo dono perfetto, non fa altro che sminuirlo (Giacomo 1:17).
Ogni tendenza ad amplificare la sapienza divina con ragionamenti terreni, non fa altro che deturpare la sua armoniosa bellezza.
Come potremmo mai migliorare Cristo e la Sua Parola?
A differenza della sapienza umana, che esalta il peccatore, la sapienza divina glorifica Dio, Paolo scrive: «Non sia mai che io mi vanti di altro che della croce del nostro Signore Gesù Cristo, mediante la qua1e il mondo, per me, è stato crocifisso e io sono stato crocifisso per il mondo» (Galati 6:14).
Non fa meraviglia il fatto che Paolo si propose di non sapere altro, fuorché Gesù Cristo crocifisso.
Perché avrebbe dovuto discutere di filosofia o di altri argomenti umani?
Tutte queste cose non hanno nulla da offrire!
Gesù Cristo, invece, il Salvatore crocifisso, risorto e redentore, offre la sola vera speranza per il mondo!
Il predicatore fedele, anzi, ogni vero discepolo, deve presentare ad un mondo incredulo Gesù Cristo come l’unica via, l’unica verità e l’unica vera vita (Giovanni 14:6).
Se cercheremo di conquistare i peccatori con l’intrattenimento, con ragionamenti brillanti, con le nostre credenziali accademiche o con la sapienza mondana, falliremo miseramente e finiremo con il perderli!
Paolo disse ai Corinzi: «La mia parola e la mia predicazione non consistettero in discorsi persuasivi di sapienza umana, ma in dimostrazione di Spirito e di potenza, affinché la vostra fede fosse fondata non sulla sapienza umana, ma sulla potenza di Dio».
Ricordate che Paolo era giunto a Corinto dopo essere stato picchiato ed incarcerato a Filippi, dopo aver dovuto fuggire da Tessalonica e da Berea e dopo esser stato schernito ad Atene (Atti 16:22-24; 17:10,13,14,32).
Sapeva che Corinto era una città moralmente corrotta, un centro di dissolutezza e di prostituzione. La città era la “quintessenza” dello stile di vita pagano. Paolo, forse, fu tentato di attenuare i suoi toni, di svolgere diversamente il suo ministero, di alleviare lo scandalo della croce. Tuttavia, egli afferma esplicitamene di aver determinato fermamente in se stesso di non fare niente di tutto ciò. La sua “parola e la [sua] predicazione non consistettero in discorsi persuasivi di sapienza umana”.
A lui non interessava cambiare il pensiero delle persone.
Voleva che Dio trasformasse la loro vita.
Non aveva alcun messaggio proprio da predicare.
Era stato chiamato a predicare il Vangelo e ciò rese potente il suo ministero!
Nella storia, Dio ha ripetutamente reso pazza la sapienza del mondo.
Tuttavia, la chiesa è stata più volte ammaliata dall’idea che la sapienza mondana abbia un certo valore, una sua utilità peculiare che dovremmo conoscere a fondo per avere un ministero efficace.
Paolo la pensava diversamente!
Gli uomini di Dio, nel corso dei secoli, l’hanno sempre pensata diversamente!
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