Evangelicalismo, Movimento Pentecostale e Carismatici, la corsa verso Roma

John W. Robbins, editore

Questo è uno scritto del 1972, che Robbins ha ri-pubblicato nel 1986.

A 40 anni di distanza conserva ancora tutta la sua attualità,

la carrellata storica è davvero illuminante, le citazioni sorprendenti.


L’effusione di Spirito Santo nel sedicesimo secolo provocò la riscoperta da parte di milioni di persone del messaggio Biblico oggettivo della giustificazione per sola fede. Questa dottrina invase e trasformò le menti degli uomini con la potenza divina e cambiò il corso della storia. La Riforma Protestante ebbe il suo fondamento sulla restaurazione del primato, della supremazia, della completa sufficienza della Bibbia e della giustificazione per fede.

Non si ha la pretesa di sostenere che la Riforma Protestante recuperò completamente la purezza della fede e della pratica così come stabilita nella Bibbia. I Riformatori non erano sempre in accordo fra di loro, non erano sempre coerenti in ogni area di pensiero, e la chiesa non abbandonò subito ogni errore della medievale Chiesa-Stato romana. Ma nonostante le differenze e le inconsistenze, i Riformatori erano assolutamente unanimi sull’importanza delle Scritture e della giustificazione per sola fede – il loro significato oggettivo e la loro assoluta centralità nella fede cristiana.

C’è purtroppo la tendenza nella peccaminosa natura umana di gravitare dall’Evangelo oggettivo al soggettivismo religioso, di spostare l’obiettivo centrale da Cristo all’esperienza Cristiana. Successe durante l’apostasia della chiesa primitiva, e la stessa regressione si ripetè tra gli eredi del movimento Protestante.

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Gli errori delle sette

Già da prima che i Riformatori uscissero di scena, diverse sette spuntarono all’interno del movimento Protestante, separandosi dalle chiese fondantrici. Queste sette dicevano che Lutero aveva avuto una buona partenza nel ravvivare la dottrina della giustificazione per fede, tuttavia sentivano che Lutero si era fermato a metà strada, e che essi dovevano continuare ad andare più in alto e in più in profondità.

Ma Lutero ben comprese che costoro erravano sulle grandi dottrine del Protestantesimo – la sola Bibbia, e la giustificazione per sola fede – e, per quel che gli riguardava, se erravano su queste cose fondamentali, ogni altra dottrina ne veniva irrimediabilmente distorta. “Chiunque devia dall’articolo della giustificazione non conosce Dio ed è un idolatra” – disse Lutero – “perché quando questo articolo viene portato via, nulla rimane se non errore, ipocrisia, empietà e idolatria, non importa quanto possa apparire come il massimo della verità, dell’adorazione di Dio, della santità, etc. (What Luther Says [Concordia Publishing House, 1959], Vol. II, 702-704).

Questi maestri settari non negavano la giustificazione come passo iniziale nella vita cristiana, ma il loro era l’antico errore di ridurre la giustificazione a una “base” dalla quale il credente si libra per raggiungere vette più elevate. Tra di loro, la giustificazione per fede non era più il centro della fede. La loro attenzione era spostata dall’opera di Cristo alla loro opera, dall’oggettivo al soggettivo.

Al tempo dei Riformatori, i Munzeriti e gli Anabattisti radicali diedero grande rilievo all’opera e ai doni dello Spirito. Il loro slogan era “Lo Spirito! Lo Spirito!”, ma Lutero rispose “Io non andrò dietro al loro spirito”. Costoro separavano lo Spirito dalla Parola, dalle Scritture. Erano i carismatici del sedicesimo secolo.

In seguito ci fu Osiandro. All’inizio discepolo e collaboratore di Lutero, egli ruppe con la Riforma e l’insegnamento della giustificazione mediante una rettitudine imputata (esteriore), e iniziò a insegnare che il credente è giustificato dalla dimora interiore di Cristo e dalla sua essenziale rettitudine. Sia Lutero che Calvino compresero che l’insegnamento di Osiandro era un ritorno, in linea di principio, all’idea di giustificazione cattolica romana.

Alcune delle sette errarono dall’Evangelo nel loro entusiasmo di andare “oltre” la rettitudine per fede a ricercare uno stato di assolutà libertà dal peccato in questa vita mortale sulla Terra. Ma anche qui i Riformatori riconobbero che questo non era altro che perfezionismo cattolico romano sotto nuove spoglie.

Dopo il tempo dei Riformatori, il movimento Protestante attraversò il periodo conosciuto come “ortodossia Protestante”. Le eresie venivano affrontate e respinte tramite una attenta definizione e ridefinizione della fede Protestante.

Il Pietismo nacque in Germania come reazione contro l’ipocrisia della Chiesa-Stato Luterana, ortodossa solo di professione. Tuttavia, la tendenza definitiva del Pietismo distorceva l’Evangelo oggettivo con una esagerata enfasi sull’esperienza. Molto del Pietismo tedesco ricatturò lo spirito dei grandi mistici Cattolici e lo rispecchiò nelle sue sentimentali (e talora effemminate) devozioni cristiane.

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Wesley e il metodismo

L’Inghilterra del diciottesimo secolo conobbe un grande movimento che fu reazione anch’esso al formalismo della Chiesa d’Inghilterra. La verità della giustificazione per sola fede era già andata perduta da tempo. Erano i giorni dei parroci cacciatori di volpi, che amavano più i loro cani del loro gregge. C’era inoltre una crescente classe operaia che non era mai stata un giorno in chiesa e che non era mai stata raggiunta da una chiesa indifferente. John Wesley fu uno dei più influenti uomini inglesi del diciottesimo secolo. Così grande fu la sua influenza sull’intera vita nazionale che molti attribuiscono al suo ministerio il merito di aver salvato l’Inghilterra da una rivoluzione simile a quella che sconvolse la Francia.

In apparenza, John Wesley credeva alla giustificazione per sola fede, ma di fatto tutto il suo insegnamento era centrato sulla santificazione. Egli era stato profondamente influenzato dal Pietismo dei Fratelli Moravi e da alcuni dei mistici Cattolici. La sua enfasi sulla santificazione fu una delle maggiori debolezze del movimento Metodista. Assieme alla giustificazione mediante il sangue di Cristo, Wesley enfatizzò la potenza rinnovatrice dello Spirito Santo nel conformare le vite a una autentica obbedienza alla legge di Dio. Wesley giunse a dichiarare che senza una obbedienza santificata alla legge di Dio, nessuno avrebbe mantenuto la benedizione della giustificazione. Questo implicava, ovviamente, la giustificazione per opere, anche questo un ritorno alla dottrina di Roma.

Wesley sviluppò una dottrina di completa santificazione conosciuta anche come la Seconda Benedizione o Perfezione Metodista. Dopo la giustificazione e un processo di santificazione, il credente può ricevere per fede una improvvisa seconda benedizione che lo purga completamente da ogni peccato nascosto. Il credente ora completamente santificato è capace di sentire nient’altro che amore perfetto. Egli chiamò questa esperienza “una vieppiù elevata salvezza”, “immensamente più grande di quella ottenuta quando si viene giustificati”. (Plain Account, 7). Wesley e i suoi predicatori indussero i loro ascoltatori a cercare questa seconda benedizione di perfezione con ogni diligenza, cosa che fecero dandone prova in vite di intensa (e a volte frenetica) pietà.

Con Paolo e Lutero, la giustificazione per sola fede è la sola verità dell’Evangelo. Ma con Wesley, la centralità e la totale sufficienza della giustificazione viene perduta, subordinata com’è alla santificazione. La stessa giustificazione può essere perduta dalla mancanza del credente di perseverare nelle buone opere.

Eppure, seppure la predicasse agli altri, fino al giorno della sua morte Wesley confessò candidamente di non aver mai raggiunto la sua famosa “seconda benedizione”. La cercò sempre, ma non andò mai oltre alla sola speranza di averla.

Sfortunatamente, non tutti i seguaci di Wesley furono prudenti e umili quanto il loro fondatore. Alcuni di loro pretesero di aver ottenuto la seconda benedizione di una santificazione completa. Alcuni di questi erano predicatori, e questi stessi cedettero presto alla tentazione di essere superiori al loro maestro. Il risveglio Metodista fu da allora flagellato e imbarazzato dal fanatismo e dall’arminianesimo. Il fanatismo non emerse fintantoché i metodisti erano alla ricerca della perfezione, ma diruppe quando qualcuno proclamò di averla raggiunta.

Il Revivalismo Americano e il Movimento di Santità
Il Protestantesimo Americano del diociottesimo e inizio diciannovesimo secolo divenne l’erede di molto del fervore religioso metodista. Ma l’America sviluppò un proprio tipo di revivalismo, che si adattava al temperamento nazionale, e che fu modellato dallo spirito di frontiera.

La vita di frontiera era dura, rozza ed eccitante. Molta gente di frontiera aveva rare occasioni di andare in chiesa o di incontrare dei predicatori, tranne una volta all’anno negli incontri che si tenevano in una grande tenda. Così, come i vitelli crescevano e venivano radunati una volta all’anno per la riproduzione, anche i giovani che crescevano dovevano essere radunati in un luogo per essere “salvati”, mentre i più anziani sentivano il bisogno di un una bella “ripulita” all’iniziare del loro periodo di “risveglio”.

Lo storico pentecostale Vinson Synan ha scritto:
“Quelli che frequentavanno questi incontri all’aperto… in genere si aspettavano che le loro esperienze religiose fossero tanto intense quanto la vita di frontiera intorno a loro. Abituati com’erano ad affrontare gli orsi e a combattere gli indiani, essi ricevevano la loro religione in vividi colori e con grande eccitazione. (Vinson Synan, The Holiness-Pentecostal Movement in the United States [Eerdmans Publishing Co., 1971], 25) Qualche volta il fervore religioso era accompagnato da forti eccessi emozionali, quali la “pia isteria”, cadute, convulsioni, “la santa risata”, abbaiare come cani, e “danze scatenate come quella che Davide fece davanti all’Arca del Signore”

Nel diciannovesimo secolo, Charles Finney ebbe così tanto successo come evangelista che nel 1850 il Revivalismo – lo stile di Charles Finney – era quasi diventato la religione nazionale d’America. La Teologia Sistematica di Finney (che è ancora oggi uno dei più popolari manuali di teologia nelle chiese pentecostali) è molto critica verso Lutero e Calvino riguardo al loro insegnamento della giustificazione per fede mediante una rettitudine imputata. L’enfasi prevalente di Finney è sulla santificazione e sull’opera di Dio nell’ambito dell’esperienza umana – un enfasi che non è né biblica né riformata. La sua predicazione conduceva le persone in uno stato profonda crisi emozionale per poi ricercare una esperienza di santità che sarebbe stata accettevole a Dio.

In tutti questi “risvegli” e nella loro influenza, l’enfasi prevalente era di cercare Dio una profonda, drammatica, empirica, emotiva esperienza interiore del cuore. Poca o nessuna rilevanza era data all’essere dichiarato accettabile a Dio mediante la fede in una rettitudine che non ci è propria, ma che è completamente al di fuori di noi, nella persona di Cristo. Il revivalismo Americano è sempre stato molto più soggettivo che oggettivo, molto più centrato sull’esperienza che sull’Evangelo.

Intorno alla metà del XIX secolo, la Chiesa Metodista (che era allora la più grande chiesa degli USA) sperimentò un ritorno di interesse nella dottrina della “seconda benedizione”. Gli anni ’40 videro un’ondata di insegnamenti perfezionistici nell’ambito nella chiesa Metodista: pastori, vescovi e teologi guidarono il movimento, dandogli rispettabilità istituzionale e intellettuale, Questo fermento infine si riversò anche in altre realtà protestanti, e nel 1869 divenne noto come il “Movimento di Santità”.

Pubblicazioni indipendenti sulla “Santità” nacquero come funghi in tutta la nazione. Il movimento si diffuse anche in Inghilterra e trovò espressione nella rinomata Convenzione di Keswick.

L’enfasi popolarizzata dal Movimento di Santità era la vita vittoriosa ripiena di Spirito. Il suo punto focale non era né la giustificazione né tantomeno la conversione, ma il raggiungimento di una esperienza empirica di santità e completa santificazione susseguente alla conversione. Boardman, Inskip, A. B. Simpson, R. A. Torrey e Andrew Murray furono alcuni degli scrittori e leader meglio conosciuti del movimento. La vita Cristiana Felice (The Christian’s Secret of a Happy Life) di Hannah Smith [pubblicato in Italia dalla Edizioni Centro Biblico N.d.T.] molto bene esprime le aspirazioni del popolo della Santità. Libri di questo tipo possono essere in genere riconosciuti dai titoli che sottolineano l’esperienza piuttosto che l’Evangelo (la Vita Vittoriosa, le Chiavi per Vivere Vittoriosamente, la Vita Ripiena di Spirito, etc.). Il tema conduttore di questi libri verte generalmente su Romani 7 e Romani 8: “Uscire da Romani 7 per entrare in Romani 8” – che, guarda caso, è l’esatto contrario di quello che tutti i Riformatori hanno insegnato.

Il valore e la natura oggettiva della giustificazione e del perdono smisero di essere il fulcro dell’insegnamento del Movimento di Santità. Finirono coll’essere svalutati, sminuiti nell’assillante preoccupazione per l’esperienza religiosa e il perfezionismo. Il Movimento di Santità si arenò sulle secche del soggettivismo e in ragione di questo esso è in maggior armonia con il Cattolicesimo Romano che con l’insegnamento della Bibbia.

Negli anni ’90 del XIX secolo la Chiesa Metodista prese ufficialmente posizione contro il Movimento di Santità. Di conseguenza, tra gli anni ’90 e inizi ‘900, vennero fondate ventitrè nuove denominazioni del movimento.

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Il Movimento Pentecostale

Verso la fine del XIX secolo, molti nell’ambito del Movimento di Santità iniziarono a parlare e a ricercare il “battesimo di fuoco”, tanto che una branca del movimento venne chiamata “Chiesa di Santità Battezzata dal Fuoco” (che ebbe origine nello Iowa nel 1895, condotta da Benjamin Irwin). Quelli che ricevevano “il fuoco” di solito lanciavano grida, urlavano, cadevano in trance, o cacolalìavano. Questo “battesimo di fuoco” era ritenuto essere una visitazione dello Spirito che seguiva la completa santificazione. Ma gli insegnanti più conservatori rigettarono questa “terza” benedizione del fuoco, perché consideravano la seconda benedizione e il battesimo speciale dello Spirito come sinonimi.

Ma i radicali sostenitori del “fuoco” continuarono ad avere un forte impatto nell’ambito del movimento grazie ad appassionate predicazioni e pubblicazioni come “Viventi carboni ardenti” (Live coals of fire), pubblicato per la prima volta nell’Ottobre 1899. Questo giornale parlava del “sangue che purifica, lo Spirito Santo che riempie, il fuoco che brucia, e la dinamite che esplode.” Non è difficile immaginare quali eccentriche se non proprio folli manifestazioni accompagnassero la fase esplosiva di questa sbornia religiosa.

Il logico risultato di questa tendenza religiosa fu l’avvento del Movimento Pentecostale del XX secolo, le cui origini possono in genere essere rintracciate nel ministerio di Charles Fox Parham a Topeka, in Kansas, nel 1900.

Il dottor Frederick Dale Bruner scrive:
Dal Movimento di Santità nacque così il movimento Pentecostale. Lo storico pentecostale Charles Conn nota che “il movimento Pentecostale è un estensione del risveglio di Santità che avvenne durante la seconda metà del XIX secolo” Frederick Dale Bruner, A Theology of the Holy Spirit [Eerdmans Publishing Co., 1970], 44)

Kilian McDonnell, noto autore Cattolico Romano e promotore dell’unificazione della chiesa, dice:
John Wesley è stato il padre del fervore religioso Americano del XIX secolo, uno dei suoi figli è stato il Movimento di Santità che diede vità al Movimento Pentecostale del XX secolo. (Kilian McDonnell, “The Classical Pentecostal Movement,” Vol. I, No. 11 [May 1972], 1

Il movimento Pentecostale venne in esistenza direttamente dalla questione dell’insistenza che il segno fisico del parlare in lingue era l’evidenza del battesimo dello Spirito. Questa questione delle “lingue” alla fine provocò una scissione tra i movimenti Pentecostale e di Santità, anche se la teologia base dei due movimenti rimane la stessa.

Il Pentecostalismo è l’inevitabile risultato del revivalismo soggettivo.

Il genere di risvegli che avvengono negli Stati Uniti possono anche non essere apertamente pentecostali o carismatici, ma tendono comunque in quella direzione perché sono principalmente orientati verso l’esperimentalismo religioso.

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La rotta verso Roma

Per più di 400 anni, ci sono state all’opera all’interno del movimento Protestante influenze tese a erodere l’enfasi oggettiva della dottrina Riformata della giustificazione per sola fede. E’ stata una lenta deriva di ritorno verso il Cattolicesimo. Qualche anno fa, un noto autore Cattolico Romano, Louis Bouyer, fece queste sorprendenti osservazioni:

Il Risveglio Protestante… richiama ai migliori e più autentici elementi della tradizione Cattolica.

Vediamo che in ogni nazione Protestante, i cristiani che devono la loro religione al quel movimento che abbiamo chiamato, in generale, “Risveglio”, giungono a una più o meno completa riscoperta del Cattolicesimo….

I Risvegli contemporanei più genuini e durevoli nei risultati, tutti presentano una impressionante analogia con questo processo di riscoperta del Cattolicesimo…

L’orientamento istintivo dei risvegli verso la chiesa Cattolica… porterà in questo modo alla riconciliazione tra il Movimento Protestante e la Chiesa.

(Louis Bouyer, The Spirit and Forms of Protestantism [World Publishing Co., 1964], 186, 188, 189, 197)

Bouyer conclude con un appello ai suoi fratelli cattolici di prepararsi per l’inevitabile ritorno dei “fratelli separati”, sotto l’influenza dei risvegli contemporanei. Il fatto che molti revivalisti si considerino anti-Cattolici non ha importanza perché, come Bouyer sottolinea, essi sono semplicemente all’oscuro di come il cuore della loro enfasi è in profonda armonia con il Cattolicesimo.

Se il lettore volesse conoscere quello che Roma pensa dei più popolari revivalisti americani farebbe bene a leggere il numero di Luglio 1972 del “The Catholic Digest”. [NdT, senza andare a cercare questa ovviamente introvabile e datata rivista, qui si fa riferimento soprattutto a Billy Graham. Basti sapere che agli inizi degli anni ’70 Billy Graham avrebbe dovuto fare una campagna evangelistica in Italia, con la benedizione del Vaticano, dove venne anche ricevuto. Non se ne fece nulla per il netto rifiuto degli “evangelici” a collaborare con i cattolici, conditio sine qua non imposta da Graham stesso]

Qualche anno fa, Paul Tillich osservò che siamo ormai giunti alla “fine dell’era Protestante”:

Il tipo di Protestantesimo che si è sviluppato in America non è più espressione della Riforma, ma ha più a che fare con i cosiddetti “Radicali Evangelicali”. Ci sono, è vero, solidi gruppi Luterani e Calvinisti, ma si sono adattati fino a un livello allarmante al clima del Protestantesimo Americano. Questo clima non è stato prodotto da loro, ma dai movimenti settari. Così quando giunsi in America venti anni fa [nel 1933], la teologia della Riforma era praticamente sconosciuta nello Union Theological Seminary [New York] a causa delle differenti tradizioni e della riduzione della tradizione Protestante alle tradizioni non Riformate. Il conflitto di Lutero con i radicali evangelicali è in particolar modo importante per i Protestanti Americani perché il tipo prevalente di Cristianesimo in America non è stato prodotto direttamente dalla Riforma, ma è l’effetto indiretto della Riforma attraverso il movimento del Radicalismo Evangelicale.

Gli ultimi due [cinque! NdT] decenni hanno più che giustificato le osservazioni di Bouyer e Tillich. La storica deriva verso Roma è diventata come quella zona sul fiume Niagara dove il barcaiolo raggiunge il punto di non ritorno man mano che le acque corrono verso la cascata. La deriva si è accelerata, è diventata una corsa, e gli evangelicali e i carismatici stanno rientrando a Roma con una frequenza sempre più crescente.

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Il Movimento Carismatico o Neo-Pentecostale

Dal 1900 al 1960 il movimento Pentecostale continuò a crescere al di fuori delle principali chiese Protestanti. Nel 1960 esso raggiunse una popolazione mondiale di circa otto milioni di membri e si iniziò allora a chiamare il movimento la “Terza Forza” nella Cristianità.

Ma nel 1960 ci fu la svolta. Il Pentecostalismo iniziò a superare le barriere denominazionali e a penetrare nelle Chiese Protestanti. Come John Sherrill scrive nel suo libro “Essi parlano in altre lingue”, le mura iniziarono a crollare. Presto ci furono migliaia, e in seguito milioni di Episcopaliani, Metodisti, Luterani, Battisti, Presbiteriani, Congegazionalisti e altri Protestanti Pentecostali. Questa fase interdenominazionale del movimento divenne nota come il movimento neo-Pentecostale o carismatico. Non si trattava più di una nuova, separata denominazione ma un’esperienza che trascendeva tutti i confini denominazionali. Coloro che condividevano la stessa esperienza in differenti denominazioni trovavano di avere più cose in comune tra loro che con i non-carismatici della stessa chiesa. Molti predissero con entusiasmo che questo sarebbe stato l’inizio del più grande risveglio che il mondo abbia mai conosciuto.

Verso la fine degli anni ’60 il movimento neo-Pentecostale fece due ulteriori impressionanti avanzamenti.

Primo, entrò nella nuova cultura giovanile e divenne conosciuto come il “Jesus movement”. (Si stima che circa il 90% de “The Jesus People”, così come vennero chiamati, ha avuto qualche forma di esperienza pentecostale.) Molti dalla cultura della droga divennero “fatti” di Gesù invece che di droghe.

E a coronare il suo successo, il movimento neo-Pentecostale fece il suo ingresso nella Chiesa Cattolica Romana nel 1967, attirando il supporto di cardinali, di vescovi, di migliaia di preti e suore e dello stesso Papa.
Ora siccome i Cattolici Romani hanno ricevuto e ricevono la stessa esperienza Pentecostale come i Protestanti, i Pentecostali vecchia guardia devono riconsiderare la loro attitudine verso il Cattolicesimo Romano. Tradizionalmente anti papali, le chiese Pentecostali classiche stanno cambiando la loro posizione da quando “la Pentecoste” è giunta a Roma.

Anche se il Pentecostalismo venne inizialmente introdotto nella Chiesa Cattolica dai Pentecostali Protestanti, esso vi incontra meno resistenza che negli ambienti Protestanti. Infatti, come molti autori cattolici sottolineano, il Pentecostalismo si trova più a casa sua nella Chiesa-Stato Romana. Si trova a casa sua perché l’assillante enfasi pentecostale sulla esperienza soggettiva è in essenziale armonia con l’insegnamento e la tradizione della Chiesa Romana. Dice il monaco Benedettino Edward O’Connor dell’università di Notre Dame:

Anche se provengono da un retroterra Protestante, le chiese Pentecostali non sono tipicamente Protestanti nei loro credi, attitudini o pratiche… non si può perciò assumere che il movimento Pentecostale rappresenti un incursione dell’influenza Protestante [nella chiesa cattolica] … I cattolici che hanno accettato la spiritualità pentecostale hanno scoperto che essa è in piena armonia con la loro vita e la loro fede tradizionale. Essi la sperimentano, non come un prestito da una religione aliena, ma come un connaturale sviluppo della loro… l’esperienza del movimento Pentecostale tende a confermare la validità e la rilevanza delle nostre autentiche tradizioni spirituali. Inoltre, la dottrina che oggi si sta delineando nelle chiese Pentecostali sembra passare attraverso fasi molti simili a quelle che avvennero ai primordi del Medio Evo, quando la dottrina classica stava prendendo forma. (Edward O’Connor, The Pentecostal Movement in the Catholic Church [Ave Maria Press, 1971], 23, 32,28, 183, 191, 193, 194).

E inoltre, il neo-Pentecostalismo certamente non fa nulla per turbare la fede dei Cattolici nella loro Chiesa e nelle loro tradizioni. Dice ancora O’Connor:

Similmente, le devozioni tradizionali della Chiesa hanno acquistato un maggior significato. Alcune persone sono state ricondotte a un più frequente uso del sacramento della Penitenza attraverso l’esperienza del battesimo dello Spirito. Altri hanno scoperto un luogo di devozione per Maria nelle loro vite, là dove prima le erano stati indifferenti se non addirittura ostili. Uno degli effetti più notevoli dell’azione dello Spirito Santo è stato di incentivare la devozione nella Reale Presenza nell’Eucarestia. (Edward O’Connor, Pentecost in the Catholic Church [Dove Publications, 1970], 14, 15).

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Il movimento Carismatico e Roma

Gli anni ’70 ci hanno portato in una grande fase ecumenica di revivalismo e di movimento carismatico. L’1 febbraio 1972, Christianity Today riportava:

La forza che sembra dare il maggior contributo al presente risveglio Cristiano in tutto il mondo è il Pentecostalismo. Questo movimento, che iniziò diversi decenni fa e che agli inizi aveva carattere molto settario, sta ora diventando ecumenico nel senso più profondo. Un nuovo Pentecostalismo è apparso di recente e include migliaia di Cattolici Romani… Una nuova era dello Spirito è iniziata. L’esperienza carismatica porta i cristiani ben oltre la glossolalìa… C’è una luce all’orizzonte. Un rinascimento evangelico sta diventando visibile lungo la via maestra Cristiana dagli alti luoghi della comunione Cattolica Romana. Questo sembra essere uno dei momenti più strategici nella storia della Chiesa.

Nel numero di Maggio 1972 de “New Covenant” (una pubblicazione cattolica carismatica) troviamo Cattolici e Protestanti uniti un una grande comunione carismatica. Viene proclamato che il movimento carismatico porta la speranza di guarire la ferita del sedicesimo secolo. Sono riportate le parole di Henry Van Dusen dello Union Theological Seminary:

Si dice che la presenza del movimento carismatico (Pentecostale) tra di noi sta inaugurando una nuova era nello sviluppo del Cristianesimo. Il nuovo (neo-) Pentecostalismo apparirà ai futuri storici come la vera riforma (confrontata a quella del XVI secolo) dalla quale nascerà una terza forza nel mondo cristiano (Protestante-Cattolica-Pentecostale)

Questa unione non è basata sulla verità oggettiva ma sull’esperienza soggettiva. Il Cristianesimo Americano sta affogando in un oceano di soggettivismo religioso. La letteratura carismatica (e con essa mettiamo tutto questo revivalismo soggettivo) sta infestando il paese come le rane di Egitto (vedi Apocalisse 16:13, 14). Mai c’è stata una massa di letteratura così svuotata dell’Evangelo di Gesù Cristo. In essa si trova a malapena un pensiero oggettivo, estrinseco, è tutto un “in e in e ancora in”, un ritorno al sentimentale, effemminato misticismo medievale. Nessuna meraviglia quindi se uno dei punti di dialogo tra i leader Pentecostali e la Chiesa Cattolica Romana è la notevole somiglianza tra il Pentecostalismo e il misticismo Cattolico. Il fatto sconvolgente del cedimento della resistenza Protestante davanti al movimento carismatico illustra bene la decadenza delle chiese Protestanti. La stessa parola, “Protestante”, sta diventando una parolaccia. Ed essere critici del Cattolicesimo è ora diventato nei circoli evangelicali un atto osceno.

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Il compimento di una profezia

Sono in molti oggi a esultare che la chiesa viene scossa dal fuoco del risveglio. Questa non è una moda passeggera, ma un notevole compimento di una profezia Biblica. I Protestanti una volta erano generalmente d’accordo sul fatto che la bestia simile a un leopardo di Apocalisse 13 fosse un simbolo del papato, che aveva dominato la civilizzazione europea per circa 1000 anni. Armata con la verità oggettiva della giustificazione per sola fede, la Riforma inferse all'”uomo del peccato” un colpo mortale. Nello spezzare la morsa del pensiero papale, la Riforma liberò le nazioni dal dominio papale (vedi Apocalisse 13:3). Ma la profezia di Apocalisse chiaramente predice la restaurazione della potenza della chiesa antica per dominare le menti e ridurre in schiavitù le coscienze degli uomini:

Ed egli compie grandi meraviglie, tali da fare scendere fuoco dal cielo sulla terra alla vista degli uomini. E inganna quelli che dimorano sulla terra per mezzo di quei miracoli che egli aveva potenza di fare alla vista della bestia, dicendo a coloro che dimorano sulla terra di fare un immagine alla bestia, che aveva la ferita di una spada, e che visse (Apocalisse 13:13,14)

“Fuoco… dal Cielo… alla vista degli uomini” è una impressionante e accurata immagine della religione contemporanea presa com’è dai fuochi del falso revivalismo e del movimento carismatico. Il fuoco è il simbolo favorito dal movimento carismatico – ed è il simbolo che Dio usa per descrivere il movimento, perché è una contraffazione della vera effusione di Spirito Santo. “Fuoco… dal cielo … alla vista degli uomini”. Ma la sua influenza indurrà la “Terra e quelli che dimorano in essa ad adorare la prima bestia, la cui ferita mortale fu guarita”. (Apocalisse 13:12).

Gli ultimi giorni si contraddistinguono da grandi inganni religiosi. Operando a guisa di “fuoco … dal Cielo” (il battesimo dello Spirito Santo), “gli spiriti dei diavoli” “andranno dai Re della Terra e del mondo intero, per radunarli per la battaglia del gran giorno di Dio Onnipotente” (Apocalisse 16:14, vedere anche 2 Tessalonicesi 2:8-12).

Già viene considerato blasfemia parlare contro le opere soprannaturali che avvengono nel movimento carismatico. Uno spirito di spocchiosa certezza e arrogante intolleranza è spesso manifestato da coloro che “hanno lo spirito”. La preoccupazione per l’esperienza interiore sta conducendo moltitudini indietro verso la filosofia religiosa del Medio Evo e della chiesa medievale. E il Vaticano conosce bene il copione, sa leggere come andranno a finire le cose. Molti protestanti sembrano essere paralizzati proprio come Melantone, che esitava a parlare contro i fanatici spiritualisti che vennero a Wittenberg mentre Lutero era nascosto nel Castello di Wartburg. Fu proprio questa questione che spinse il grande Riformatore a uscire dal nascondiglio e rischiare la sua vita. “Lo Spirito! Lo Spirito!, gridavano i conduttori “ripieni di spirito” cercando di ottenere un colloquio con Lutero. Il Riformatore non ne fu per niente impressionato. “Al vostro spirito gli dò un pugno sul muso!” tuonò Lutero. Egli vide che la grande verità della giustificazione per sola fede era diametralmente opposta a questi “profeti germanici”, come egli li etichettò.

Siamo giunti al tempo in cui le battaglie del XVI secolo dovranno essere di nuovo combattute. Ma questa volta il conflitto sarà ancora più aspro, e sarà definitivo. In futuro, ci sarà un schieramento del mondo religioso. Da un lato ci sarà una grande unione di Cattolici Romani, pseudo-Protestanti e Pentecostali, in quello che appare essere un movimento per la conversione del mondo intero. Dall’altro ci sarà un movimento che restaurerà l’Evangelo eterno nella sua primiera purezza e potenza. L’Evangelo trionferà, e anche se l’Anticristo potrà avere la meglio per un momento, il suo destino è segnato. Una sola parola lo sconfiggerà.
Traduzione dall’inglese di Giampiero Giancipoli

© 2009 federiformata.it

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