L’idolatria delle immagini


Un’immagine vale l’altra?

 

Oggi viviamo nell’epoca del pluralismo dove, così si dice, “ciascuno è libero di credere e di adorare quello che vuole” e questo viene considerato del tutto legittimo. Così ciascuno si fa la propria idea di Dio e …a quella rende culto. Quale, però, fra queste idee o immagini è “quella giusta”? “Non si fa questa domanda”, ci rispondono oggi, “non è corretto! Dio è come ciascuno si immagina, va tutto bene, ognuna di queste immagini è equivalente, l’importante è essere ‘in buona fede’”. Un altro commenta: “Vedete, di Dio non si sa nulla di certo”, giustificando così il fatto così di non volersi proprio occupare della questione e di voler vivere come più gli aggrada “senza alcun condizionamento”.
Non è affatto vero, però, che le immagini che ciascuno si fa di Dio siano equivalenti, indifferenti, o addirittura “aspetti della stessa realtà”, primo perché dati in contraddizione fra di loro non possono essere contemporaneamente veri, poi perché quello che uno crede ha conseguenze rilevanti sulla sua vita e senz’altro sulla società in cui vive. Persino chi dice “Non si sa nulla di certo” rende culto ad un dio, “il dio sconosciuto”; questo lo renderà moralmente inaffidabile proprio perché non crede in un Dio e in principi di vita oggettivi ed assoluti.

Il comandamento di Dio
idoli

Quante immagini di Dio si fa l’umanità e poi davanti ad esse si prostra in adorazione! Ci è lecito, però, farci delle immagini (fisiche o solo mentali) di Dio? Il secondo comandamento dato da Dio a Mosè lo esclude decisamente, minacciando gravi conseguenze su chi lo faccia. Ascoltiamolo:

“Non ti farai scultura alcuna né immagine alcuna delle cose che sono lassù nei cieli o quaggiù sulla terra o nelle acque sotto la terra. Non ti prostrerai davanti a loro e non le servirai, perché io, l’Eterno, il tuo DIO, sono un Dio geloso che punisce l’iniquità dei padri sui figli fino alla terza e alla quarta generazione di quelli che mi odiano e uso benignità a migliaia, a quelli che mi amano e osservano i miei comandamenti” (Esodo 20:4-6).
Cosa ci viene detto qui? Se fosse a sé stante, sarebbe naturale supporre che si riferisca al culto di immagini di dèi al di fuori di Dio, ad esempio, il culto idolatra babilonese, che Isaia derideva (Isaia 44:9 e versetti seguenti; Isaia 46:1 e versetti seguenti), o il paganesimo del mondo greco-romano del tempo di Paolo, che così descriveva in Romani 1:23-25: “Hanno mutato la gloria del Dio incorruttibile in immagini simili a quelle dell’uomo corruttibile, di uccelli, di quadrupedi e di rettili… essi, che hanno mutato la verità di Dio in menzogna e hanno adorato e servito la creatura invece del Creatore…”. Nel suo contesto, però, il secondo comandamento può difficilmente riferirsi a questo tipo d’idolatria, perché, se così fosse, non farebbe che ripetere il pensiero del primo comandamento, senza aggiungervi nulla.
Il primo comandamento è non avere altri dèi oltre a me (Esodo 20:3). Di conseguenza, noi dobbiamo prendere il secondo comandamento, come in effetti è stato sempre preso, quale indicazione del principio secondo cui l’idolatria consiste non soltanto nell’adorare falsi dèi, ma anche nell’adorare il vero Dio tramite immagini.

Un Dio di comodo

Farsi immagini di Dio o rappresentazioni di sorta di carattere religioso è dunque espressamente condannato dalla legge che Dio stesso ha sovranamente stabilito su di noi. La proibizione è quella dell’idolatria, e idolatri non sono solo coloro che si fanno pitture e statue religiose per poi prostrarsi di fronte ad esse. Idolatra è pure chi di Dio si fa un’immagine mentale a proprio piacimento in contrapposizione a ciò che Dio stesso ha rivelato a proprio riguardo.
Un giorno un cristiano in treno stava leggendo la sua Bibbia, quando si sentì rivolgere da un compagno di viaggio che aveva riconosciuto trattarsi appunto della Bibbia, la domanda su che cosa stesse leggendo. Quello rispose: “Beh, il brano particolare che sto leggendo parla di che cosa Dio farà a coloro che sono colpevoli di aver trasgredito le Sue leggi e che non se ne ravvedono”. E l’altro di rimando: “Oh, il mio Dio non farebbe mai una cosa del genere!”. Il cristiano gli rispose senza scomporsi: “Si, ci credo. Il suo dio non farebbe mai una cosa del genere: punire i colpevoli! Il problema è che il dio in cui lei crede non esiste se non nella sua mente. Lei ha creato un dio a sua immagine, a misura di quello che lei vorrebbe, ed ora è come se fosse caduto in ginocchio ad adorare questa sua immagine, e non il Dio vero e vivente che ha rivelato Sé stesso attraverso la Bibbia. Il suo problema è che lei ha commesso il peccato di idolatria!”.
Accontentarsi di ombre 
ombre

Che cos’è l’idolatria? In parole semplici essa potrebbe definirsi un accontentarsi di ombre. Un idolo è l’immagine di un Dio come noi vorremmo che fosse, e questo spesso secondo i nostri comodi. E’ un’immagine, non la realtà. E’ un’ombra, non la sostanza. E’ una rappresentazione, ma sempre meno che Dio o altro che Dio. L’idolatria è accontentarsi di ombre.

Le ombre non sono la sostanza. Sebbene esse possano delineare qualcosa, non sono ciò che è rappresentato. Il dio a cui i nostri comodi si rivolgono, è il pascersi scioccamente di un’illusione. Perché focalizzarci su ombre quando potremmo vedere la cosa reale? Troppo spesso noi ci accontentiamo di ombre.
Il secondo comandamento parla di idolatria, quando noi ci accontentiamo di ombre. Rivela la tendenza che sussiste nell’essere umano di forgiarsi dèi a proprio piacimento. Se non ci fosse nell’essere umano la tendenza di forgiarsi i propri dèi, il Signore Iddio non ci avrebbe mai dato questo comandamento. Questa tendenza è sempre esistita nell’essere umano, fin dai tempi antichi, e risalta ancora oggi.
 
La tirannia del tangibile
Anche quelli che fra di noi sono i più istruiti, che conoscono la Bibbia, che hanno una filosofia di vita sofisticata, sono suscettibili a questa tendenza. E’ la tirannia del tangibile. Con questo intendo dire che vi è sempre in noi il desiderio di oggettificare e quantificare tutti gli aspetti della realtà, Dio incluso. A noi piace dipingere cose a dimensione umana. Pensiamo, così facendo, di comprendere meglio le cose. Quando si tratta di Dio, però, dobbiamo stare molto attenti.
Dio non può essere pienamente compreso dalla mente umana. Non c’è libro di teologia per quanto massiccio e elaborato possa essere che possa adeguatamente dipingere l’infinito. Dio abita nell’eternità, Egli è l’Eterno. La nostra mente lo può intendere, ma non comprendere pienamente.Ciononostante, però, cerchiamo sempre di farlo, e ci accontentiamo di qualcosa di meno di Dio. Quando facciamo questo, corriamo il rischio di idolatria, moderna, ma sempre idolatria. L’idolatria non è solo la pratica poco illuminata delle culture primitive. E’ viva e vegeta anche nell’illuminato e razionalista Occidente. Il secondo comandamento è rivolto proprio a coloro che si accontentano di ombre.
 
Qualcos’altro che Dio
idolo
Noi diventiamo colpevoli di idolatria quando adoriamo qualcosa di diverso da Dio, il Dio che si è autorevolmente rivelato nella Bibbia. Come abbiamo visto, il Signore dice nel secondo comandamento: “Non ti farai scultura alcuna né immagine alcuna delle cose che sono lassù nei cieli o quaggiù sulla terra o nelle acque sotto la terra. Non ti prostrerai davanti a loro e non le servirai, perché io, l’Eterno, il tuo DIO, sono un Dio geloso che punisce l’iniquità dei padri sui figli fino alla terza e alla quarta generazione di quelli che mi odiano e uso benignità a migliaia, a quelli che mi amano e osservano i miei comandamenti” (Esodo 20:4-6).
Abbiamo detto che questo secondo Comandamento è molto simile al primo dove Dio dice: “Non avere altri dèi oltre a me”. Entrambi sono proibizioni contro il rendere culto a qualcos’altro che non sia Dio. Non è necessario che sia un idolo fatto di legno o di pietra. Potrebbe essere qualunque cosa – anche cose religiose.
Vedete, tutto ciò che per noi diventa più importante di Dio, diventa un idolo. Ogni volta che qualcosa catturi la nostra totale attenzione, occupi la nostra mente, riempia i nostri pensieri e consumi i nostri desideri, potrebbe essere qualcosa che consideriamo più importante che Dio.  

Vi sono idoli molto sottili

L’idolatria potrebbe non essere all’inizio chiaramente delineata. C’è qualcosa che potremmo chiamare “idolatria strisciante”. E’ la sottile intrusione di qualcosa di diverso da Dio, al quale permettiamo di diventare fin troppo importante nella nostra vita. Talvolta nemmeno ci rendiamo conto possa essere un problema fintanto che dobbiamo fare una scelta. Pensate con me alle seguenti affermazioni. Riempite la parte mancante: “Signore, sono pronto a darti tutto, eccetto…”: che cosa escludereste? Che ne dite di questa affermazione: “Signore, farei qualunque cosa per Te, eccetto…”. C’è qualcosa che non sareste disposti a fare per il Signore? Oppure: “Signore, sono pronto a cambiare tutto nella mia vita, eccetto…”. Ci sono nella vostra vita abitudini che non sareste disposti ad abbandonare? Vi sono luoghi in cui non andreste mai? Vi sono dei rapporti che non dovreste avere e ai quali voi non rinuncereste mai?

Tutto ciò che vi impedisce di ubbidire totalmente ai Suoi comandamenti, sono i temibili candidati per il posto di idoli. Un idolo potrebbe essere qualunque cosa. Potrebbe essere qualcosa di materiale che possediamo: un’auto, una barca, una casa di vacanze, dei gioielli, vestiti o cose come queste. Il vostro stile di vita potrebbe essere un idolo, uno stile di vita in cui date tutte le vostre energie per conservare un certo livello di prosperità. Potrebbe essere un idolo anche la vostra religiosità!
Quando gettate via le cose che veramente contano, al fine di ottenere una casa più grande, una macchina più bella, una potenza spirituale maggiore,  allora quelle cose diventano troppo importanti.
Cose religiose
religiosità
Gli idoli, quindi, possono anche essere cose religiose, anche idee che abbiamo su come secondo noi dovrebbe essere la vita cristiana o la Chiesa, e non secondo quanto presentato autorevolmente dalla Bibbia. In alcune chiese potrebbero predicare dal pulpito qualsiasi tipo di eresia, ma se osate mettere in discussione  la tradizione“quello che si è sempre fatto”, per voi saranno dolori, non importa se la Bibbia dice altrimenti! In alcune chiese se osate cambiare la liturgia stabilita o spostare l’organo in un’altra posizione,  o dimostrarvi contrari alle cose insegnate dal pastore, sarete fortemente contrastati . Se osate spostare il momento del culto in cui si canta, allora andranno su tutte le furie! In alcune chiese potreste apertamente professare dubbi sulla nascita verginale di Gesù, ma se durante il culto, per pregare non alzate le mani, oppure non vi adattate alla potenza di tante adorazioni fatte in mille maniere diverse, pretendendo di adorare il Signore in silenzio ed umiltà, diranno che siete impazziti. Questo vuol dire “battezzare” le cose sbagliate, dare l’importanza ultima a ciò che è peccato, privilegiare la forma alla sostanza. Se siamo così, anche noi,  siamo idolatri, anche se professiamo di essere cristiani. 

Tutto noi stessi a Dio 

Pensiamo ai bambini, ai nostri figli. Sono convinta che i bambini non vogliano semplicemente cose migliori e più grandi. Essi non possono essere soddisfatti con maggiori attività e con tutto ciò che il denaro possa comprare. Ciò che i nostri figli vogliono davvero, siamo noi stessi. Essi vogliono noi, il nostro tempo, la nostra attenzione più indivisa. Genitori, date loro ciò che potete, ma non trascurate di dare loro, voi stessi. Allo stesso modo Dio vuole così da noi. Rendere a Dio il culto che Gli è dovuto significa dare a Lui tutto noi stessi. Difatti rendiamo normalmente il culto a ciò a cui diamo anima e corpo. Che cos’è che “vi prende” totalmente? Potreste adorare voi stessi, potreste adorare altre persone. Potreste adorare cose materiali. Potreste adorare uno stile di vita. Potreste persino adorare cose o dottrine religiose. Quando adorate qualcosa o qualcuno di diverso da Dio, voi adorate delle ombre. 
Qualcosa di meno che Dio
vitello d'oro
Diventiamo colpevoli di idolatria anche quando noi adoriamo qualcosa meno che Dio stesso. E’ interessante notare che il Secondo Comandamento è una proibizione di farci immagini scolpite. Questo comandamento ha in vista, però, qualcosa di diverso che idoli che rappresentino altri dei. Questo comandamento si focalizza sul farsi immagini che rappresentino  proprio  Dio stesso.
Ci è famigliare il racconto di quando Dio diede a Mosè i Dieci Comandamenti sul Monte Sinai. Mentre Mosè era sulla montagna a ricevere i comandamenti da Dio, il popolo era giù a valle che aspettava con impazienza. Tardando Mosè a scendere dalla montagna, accade qualcosa di molto interessante. Nel racconto di Esodo 32 il popolo chiede a gran voce ad Aronne di fare loro un dio che cammini davanti a loro, qualcosa di tangibile che infonda loro sicurezza. Così Aronne raccoglie tutti i gioielli d’oro che riesce a trovare fra il popolo, li fa fondere e con quelli forgia un vitello, un vitello d’oro. Ciò che è interessante qui è l’intenzione del popolo e di Aronne. Alcuni credono che, nel farsi quel vitello d’oro, la loro intenzione fosse quella di abbandonare il vero Dio. Invece io credo che la loro intenzione fosse diversa. Aronne dichiara al vers. 5 di quel brano: “Domani sarà festa in onore del SIGNORE!”. Egli si stava riferendo al vero Dio. Potrebbe perciò essere che Aronne, almeno nella sua mente, avesse fatto forgiare un’immagine tangibile che rappresentasse il loro Dio.
Un commentatore scrive: “Essi esigevano, come bambini, di poter avere qualcosa che toccasse i loro sensi … qualche oggetto materiale come simbolo della presenza divina che andasse di fronte a loro”. Forse il popolo di Israele non voleva in realtà sostituire Dio, ma semplicemente rappresentarlo. Forse. Forse no, ma anche se le loro intenzioni erano buone, Dio ne era rimasto offeso.
Vedete, qualunque immagine essi si fossero creata, per quanto artisticamente elevata avesse potuto essere, per quanto magnifiche fossero state le sue caratteristiche, il risultato finale sarebbe stato sempre qualcosa di meno e diverso di Dio. Nessuna immagine avrebbe mai potuto rappresentare la grandezza di Dio. Sarebbe stata solo una pallida rappresentazione di Dio, un’ombra, nella migliore delle ipotesi.
Forse il vitello doveva rappresentare la forza del Dio vivente. Forse era stato fatto per essere semplicemente d’aiuto per il culto. Ma qualcosa che è utile per il culto può diventare un idolo? Un altro racconto della Bibbia dimostra di si.
I serpenti velenosi
serpente di rame
In Numeri 21 leggiamo la storia del giudizio che Dio infligge al popolo tramite dei serpenti velenosi “i quali mordevano la gente, e gran numero d’Israeliti morirono” (Nu. 21:6). Il popolo rendendosi conto del loro peccato, aveva così iniziato a implorare Mosè affinché facesse cessare quella prova. Confessavano i loro peccati e lo imploravano che intercedesse per loro in preghiera presso Dio. Così Mosè prega, e Dio gli dice:“Forgiati un serpente velenoso e mettilo sopra un’asta: chiunque sarà morso, se lo guarderà, resterà in vita. Mosè allora fece un serpente di rame e lo mise sopra un’asta; e avveniva che, quando un serpente mordeva qualcuno, se questi guardava il serpente di rame, restava in vita” (Nu. 21:8,9). Nel frattempo però la gente continuava a morire. Immaginate come avrebbe potuto essere stare lì anche per noi. La gente diventa ammalata, la loro lingua si gonfia, il loro corpo è come se bruciasse. Il dolore è molto grande. C’è gente intorno a voi che si lamenta. Pensate ad una donna che si prende cura di suo marito nella propria tenda, con i bambini che guardano. L’uomo sta fra la vita e la morte. Degli operai si danno da fare per forgiare un serpente di bronzo. Ce la faranno a finirlo in tempo? L’uomo sta per morire. Piena di ansia la donna lo incoraggia a resistere. Finalmente l’opera è finita. Si fa un buco nel terreno, si innalza il serpente di bronzo ed il Signore e risuona il comando: “Guardatelo, guardatelo, e vivrete!”. Il popolo così si volge verso il manufatto e il Signore Iddio comincia ad operare. I corpi tornano a ricevere forza. Il potere di guarire di Dio comincia a diffondersi nell’accampamento. Uomini e donne, ragazzi e ragazze ora sono in piedi, nuova vita scorre nelle loro vene. Ora nell’accampamento è ora di far festa. L’afflizione si trasforma in danza. Hanno rivolto lo sguardo verso quel serpente di bronzo e Dio ha compiuto un’opera potente. “Conservate bene quel serpente!” direbbe ora qualcuno fra voi.
Dio aveva usato quell’immagine solo come simbolo per far rammentare al popolo la Sua potenza. Era un mezzo mediante il quale la grazia era stata comunicata al popolo. Quel serpente però non era Dio. Era solo un’ombra.Ciononostante il popolo avrebbe conservato quell’immagine per centinaia di anni. Lo ritroviamo, infatti, ancora al tempo di Ezechia, in 2 Re 18, dove il popolo bruciava ancora incenso davanti a quel serpente! Ezechia lo fece distruggere perché ormai era diventato qualcosa che deviava l’attenzione del popolo da Dio. Era solo un pezzo di bronzo che aveva però sostituito Dio in loro stessi.
Il serpente era qualcosa che certo Dio aveva usato. Era stato un simbolo religioso. Era stato un sussidio per il culto. Era però diventato un idolo. Anche le cose religiose possono perciò diventare un sostituto per Dio. Può essere una croce o un crocefisso, una statua o un quadro, una reliquia o un credo. Queste cose non devono mai essere investite di qualità divine. Il Suo carattere è al di là di qualunque possibilità di rappresentarlo appieno. Qualcuno ha detto che questo è tanto assurdo quanto pretendere di suonare una sinfonia di Beethoven con un fischietto da arbitro, o chiedere ad uno studioso di riassumere in una frase la storia del mondo. Non lo si può fare: è assurdo solo il pensarlo.
 
La cosa che più conta
Dobbiamo stare molto attenti a non trasformare in idoli le cose religioseesperienze di culto, luoghi, tradizioni… Quando rendiamo culto a qualcosa che sia meno che Dio, allora ci rendiamo colpevoli di idolatria.Non accontentatevi di un’ombra quando potete fare l’esperienza della cosa autentica.
Possiamo fare l’esperienza del Dio vero e vivente? Certo, e noi non abbiamo bisogno che la nostra fantasia, più o meno artistica, si metta in moto. Iddio ha rivelato autorevolmente Sé stesso attraverso la Bibbia e in Gesù e con Gesù vuole stabilire un rapporto personale con ciascuno di noi. Gesù disse alla donna samaritana che di santuari e tradizioni aveva fatto un idolo: “Dio è Spirito; e quelli che l’adorano, bisogna che l’adorino in spirito e verità” (Gv. 4:24). Quella donna incontra però Gesù, stabilisce un contatto con Lui e non solo trova in Gesù il vero volto di Dio, ma questo incontro sarà tale da farle cambiare tutto il proprio modo di vivere immorale. Anche noi in Gesù possiamo conoscere Dio e stabilire con Lui un rapporto autentico che ci aiuti a superare tutti i nostri idoli.
Non abbiamo bisogno di ombre: la cosa vera è solo un rapporto vivente con il vero Dio, che non può essere definito né quantificato. La cosa autentica è incontrare il vivente Signore Gesù e lasciare che Lui riempia la vostra vita. Abbiamo il privilegio di avere il Signore sovrano, che dimora nell’eternità, e che può dimorare nella nostra vita. E’ al di là della nostra capacità di spiegarlo, o capire come Egli lo faccia, ma Lui lo fa.Egli viene in questa nostra struttura di carne e vi ispira nuova vita. L’immortale dimora nel mortale, e diventiamo figlioli di Dio. Il nostro spirito limitato entra in comunione con il Suo Spirito infinito, e ci mette in contatto con l’eterno. Colui che è più grande dell’intero universo può vivere in ognuno di noi. Non lo possiamo spiegare, ma ne possiamo fare l’esperienza. Non accontentatevi di nulla di meno. Non accontentatevi di ombre, quando potete fare esperienza della cosa reale. Incominciate a conoscere Gesù attraverso le pagine della Scrittura, Egli vi attrarrà irresistibilmente a seguirlo. Conoscerete Dio e con Dio la verità, e la verità vi renderà liberi, liberi veramente.

Conclusioni 

Ricordiamoci sempre di queste parole di Isaia 40:18, nelle quali, dopo aver descritto vividamente la grandezza incommensurabile di Dio, la Scrittura, infatti, ci chiede: “A chi vorreste assomigliare Dio? Con quale immagine lo rappresentereste?“. La domanda non attende risposta, bensì un castigato silenzio. Il suo scopo è quello di ricordarci che è tanto assurdo quanto empio pensare che un’immagine, modellata su qualche creatura o idea, (come sono le nostre immagini), possa costituire un’accettabile somiglianza al Creatore.

  
“La vostra scelleratezza vi sarà fatta ricadere addosso; voi porterete la pena della vostra idolatria, e conoscerete che io sono il Signore, DIO.”

(Ezechiele 23:49

Liberamente adattato da internet
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