Le quattro forme di santificazione


Essere santi? Santi in tutta la nostra condotta? Per molti credenti un peso non indifferente
. Come nostro Signore, Cristo aspetta che noi mostriamo rispetto e sottomissione a Lui e alla sua Parola.

Sicuramente il modo migliore per glorificare Dio, è cercare di essere simili a Lui, imparando a comportarsi in modo santo, abbandonando lo stile di vita che avevamo prima della conver-sione! Essere santi… Chi non lo desidererebbe? La realtà quotidiana è purtroppo spesso mo-tivo di delusione e forse anche di frustrazione…

 

Siate santi! (1Pietro 1,14-16) “Come figli ubbidienti, non conformatevi alle passioni del tempo passato, quando eravate nell’ignoranza; ma come colui che vi ha chiamati è santo, anche voi siate santi in tutta la vo-stra condotta, poiché sta scritto: «Siate santi, perché io sono santo».”

Uno degli errori più comuni è pensare che “essere santi” significhi “diventare perfetti”. È proprio questo pensiero sbagliato a creare pressione in molti credenti. In realtà il termine “santo” significa letteralmente “essere separati” o “essere dedicati” per un uso particolarePer noi essere santi significa “essere posti nella sfera d’influenza di Dio”.

Partendo da questo significato, possiamo dire che in un certo senso anche un non credente può essere “santificato”, infatti, come afferma Paolo “il marito non credente è santificato nella moglie.” Questo non significa che la sua salvezza è certa, ma semplicemente che una famiglia con un membro credente si trova sotto la sfera d’influenza di Dio. Il marito non credente e anche i figli si trovano in una posizione privilegiata e di benedizione grazie all’influsso positivo della moglie credente.

Proprio questo esempio, ci porta a scoprire la prima di quattro forme di santificazione, di cui parla la Bibbia, una santificazione che avviene già prima della conversione. Anche se non ce ne siamo magari accorti, sin dalla nascita Dio ha iniziato a separarci dal mondo, per portarci nella sua sfera d’influenza.

Sei magari nato in una famiglia credente, hai avuto amici credenti. Un estraneo ti ha dato un trattato evangelistico. La tua vicina di casa ti ha invitato a un culto. Tua moglie si è convertita. Tutti questi piccoli avvenimenti a prima vista insignificanti erano tutt’altro che delle “coincidenze”. Erano in realtà situazioni ben preparate dallo Spirito Santo. Dio ti ha santificato, separandoti poco a poco dall’influsso del mondo, per portarti sotto il suo influsso.

Ma noi dobbiamo sempre ringraziare Dio per voi, fratelli amati dal Signore, perché Dio fin dal principio vi ha eletti a salvezza mediante la santificazione nello Spirito e la fede nella veri-tà.” In questa fase della santificazione, lo Spirito Santo prepara il cuore del non credente per renderlo pronto ad accettare la Verità del Vangelo.

 

Al momento della conversione, ha luogo la seconda forma di santificazione. Quando una persona riconosce di essere peccatrice e colpevole di fronte a Dio e accetta Cristo come Salvatore e Signore, è santificato per Dio. Perciò come credente puoi chiamarti santo. Per Dio ora sei sotto la sua sfera d’influenza, appartieni a Lui come Suo figlio, anche se forse la tua condotta è ancora lontana dall’essere “moralmente santa”.

E qui nasce il dilemma nel quale molti credenti si ritrovano. Hai iniziato a vedere come Dio poco a poco ha trasformato la tua vita, hai iniziato a vedere dei cambiamenti. Hai imparato che Dio ti dichiara e ti chiama santo, per poi scoprire un bel giorno che sei ancora capace di peccare. E anche molto bene…

Che delusione, che frustrazione! Sono santo o non lo sono? Mi manca qualcosa? Forse non sono ancora veramente credente? Ho sbagliato qualcosa? La Bibbia ci dichiara santi, ma allo stesso tempo ci esorta aessere santi. Ogni volta che nella Bibbia troviamo queste esortazioni, si riferisce a come dobbiamo vivere la nostra vita quotidiana.

 

Questa è la terza forma di santificazione, la santificazione pratica. In questo senso Paolo scrive “purifichiamoci da ogni contaminazione di carne e di spirito, compiendo la nostra santificazione nel timore di Dio”. Dio vuole che nella nostra vita pratica mostriamo una differenza rispetto alle persone non credenti. A volte facciamo fatica ad accettare questa verità e preferiamo mescolarci nella massa. Non vogliamo essere diversi. Ma Dio vuole che lo siamo!

Ed è proprio a questo punto che sempre di nuovo ci ritroviamo a fallire. Siamo santi e desideriamo anche essere effettivamente santi nella vita pratica, ma quando ci rendiamo conto di far fatica e di non riuscirci, può subentrare una profonda delusione e frustrazione.

 

Non dobbiamo però dimenticare, che esiste ancora una quarta e ultima forma di santifi-cazione, la santificazione completa e totale. Questa forma è però ancora prospettiva futura.

Quando ci ritroveremo di fronte al nostro Signore, saremo totalmente separati dal peccato e dal male, ma ancora non lo siamo. Allora saremo anche moralmente simili a Cristo: “Carissimi, ora siamo figli di Dio, ma non è stato ancora manifestato ciò che saremo. Sappiamo che quand’egli sarà manifestato saremo simili a lui, perché lo vedremo com’egli è.”

 

Ma allora, perché dobbiamo impegnarci ad avere una condotta santa? Perché Dio desidera che noi tutti viviamo in santità. Solo lui può però santificarci. E sarà lui a darci la forza necessaria per riuscirci. Ma non lo farà senza la nostra collaborazione!

Su ciò che avviene prima e al momento della conversione non abbiamo alcun controllo, è Dio che agisce. La perfezione al ritorno di Gesù la raggiungeremo anche automaticamente. Dove noi però possiamo fare qualcosa, è nella nostra vita pratica di tutti i giorni.

 

La parte di Dio – la nostra parte

È un grave errore credere che la santificazione arrivi solo per fede. C’è chi pensa che basti rilassarsi e lasciar lavorare Cristo nella nostra vita, senza muovere un dito. Il NT è pieno di esortazioni e di appelli a mettere in pratica la volontà di Dio. La santità non arriverà improvvisamente come regalo dal cielo.

Lo Spirito di Dio non agisce automaticamente nella vita del credente. Si aspetta che ci rendiamo totalmente dipendenti da Lui. Dio ha ritenuto inopportuno distribuire ai credenti pastiglie per la santità, come una specie di “antibiotico divino” che risolve il problema in modo definitivo. Non ci somministra neanche una “vaccinazione al peccato”, come scorciatoia nella santificazione.

Ha piuttosto previsto un processo che dura tutta la vita, per il quale è Lui stesso a darci le forze, esortandoci a richiederle ogni giorno di nuovo. Ognuno di noi deve essere trasformato. Non importa se siamo scontrosi, irritabili, iracondi, impazienti, privi di tatto, freddi, insensibili, egoisti, falsi, con abitudini che disonorano Dio… Il Signore vuole operare in noi una trasformazione. Non ne vede l’ora. Ma si aspetta anche la nostra collaborazione.

Il suo metodo non consiste, però, nel metterci sotto una nuova legge. Se fossimo noi a dover sviluppare un metodo per garantire che un credente raggiunga la santità, sicuramente costruiremmo un sistema di regole e divieti. Non è così che viviamo spesso? Crediamo di diventare santi raggiungendo certe norme di comportamento, con un numero di divieti e di regole che imponiamo a noi stessi e che crescono all’infinito.

Siccome una legge senza punizione non è però altro che un buon consiglio, definiamo anche chiare punizioni per chi non rispetta la legge. E la peggior punizione solitamente prevista in questi casi è la perdita della salvezza: “Sei salvato per fede; ma guai a vivere una vita poco cristiana, perché rischieresti di perdere la salvezza…”

Molti credenti vivono la loro vita di santificazione proprio così, spinti dalla paura di una punizione, come se fosse l’unico modo per spingerci avanti su questa stretta via! È vero, a volte il Signore decide anche di punirci per il nostro bene, come un Padre che ama i propri figli, ma la paura non potrà mai essere lo stimolo giusto, perché la nostra natura malvagia ci spingerà sempre a fare ciò che è proibito.

La via prevista da Dio non è tappezzata di leggi, bensì di grazia! Lui ti dice: “Ti ho salvato per grazia. Ti ho dato il mio Santo Spirito che ora vive in te e sarà Lui a darti le forze per vivere come piace a me. Ogni volta che riuscirai con la sua forza a resistere alla tentazione io ti premierò. La tua motivazione deve essere l’amore, non la paura!”

Ora magari ti chiedi: Come faccio a sapere se sto vivendo in un modo che piace a Dio? Per questo Dio ti dice: “Io voglio aiutarti a vivere come piace a me, nel NT trovi molte indicazioni pratiche. Ma non dimenticare che non si tratta di nuove leggi legate a una punizione. Sono piuttosto esempi molto concreti di uno stile di vita che piace a me”.

Per noi che siamo sotto la grazia, Il pensiero a ciò che Cristo ha sofferto per noi alla croce, sarà l’impulso maggiore per non peccare e per vivere una vita secondo la volontà di Dio. La motivazione per la santificazione è l’amore e non la paura.

È vero, purtroppo c’è sempre di nuovo chi approfitta della libertà in Cristo come scusa per peccare. Ma anche se non siamo più sotto la legge, non significa che siamo senza legge. Il Signore Gesù stesso diventa la norma per la nostra vita.

Spurgeon disse: “Devo forse odiare Dio, perché è stato così buono con me? Devo maledirlo perché mi ha benedetto? … Al contrario! Dio è così buono? Allora non voglio creargli dispiacere! È davvero disposto a perdonare i miei peccati? Allora voglio cercare di amarlo e di non più peccare contro di lui!”

Credo che ognuno di noi desideri vivere una vita santa. La domanda è da dove prendiamo la motivazione. Lo fai perché sei ancorato nella grazia, perché sai, quanto lui ha fatto per te e desideri piacergli? Oppure lo fai per timore di una punizione?

Nella grazia di Dio nei nostri confronti troviamo gli argomenti più forti per vivere una vita dedicata al Signore. Vorrei invitarti a concentrarti soprattutto sulla gioia che prova Dio nel vederti vivere come piace a Lui, piuttosto che sul timore di una punizione per tutte le volte che non vivi come piace a Lui.

 

 

Del tutto senza peccato?

Credo che a questo punto sorga spontanea una domanda: è possibile per un credente arrivare a un punto nella propria vita nel quale non pecca più, nel quale raggiunge la santificazione totale? C’è chi lo crede seriamente!

Sia la Bibbia, sia la nostra esperienza pratica, mostrano però che anche un credente pecca. Pecca ogni giorno. Il peccato contamina anche la più buona e genuina opera del credente. Che differenza fa allora la conversione? La differenza è che ora il peccato non regna più.

Un figlio di Dio non è libero dal peccato ma pecca di meno. Invece di inseguire il peccato, cerca di fuggirne.Un vero credente non è qualcuno che ha perso la capacità di peccare, bensì qualcuno che ha perso la volontà e la disponibilità a peccare. Il credente si vergogna del proprio peccato, lo odia, si sente sporco.

Perché allora in 1 Giovanni 2,1 leggiamo “Figlioli miei, vi scrivo queste cose perché non pecchiate”? Perché lo standard di Dio è sempre la perfezione. Un Dio santo non potrebbe mai dirci “cercate di peccare il meno possibile”. Così facendo approverebbe il peccato ed è una cosa che Dio non potrebbe mai fare. Per questo deve pretendere la perfezione!

Grazie a Dio egli ha però anche previsto l’eventualità del fallimento. Lo stesso versetto continua dicendo “e se qualcuno ha peccato, noi abbiamo un avvocato presso il Padre: Gesù Cristo, il giusto”. Possiamo sempre di nuovo invocare Dio chiedendo e ottenendo il perdono!

Una persona nata di nuovo da Dio non vive nel peccato. La sua vita non sarà caratterizzata dal peccato. Ma peccherà! Chi afferma il contrario inganna se stesso e rende Dio bugiardo. Chi ricerca seriamente di vivere nella totale assenza di peccato, finirà con l’abbandonare l’intento disilluso. Depressioni ed esaurimenti nervosi sono spesso la conseguenza.

Dio ci chiama a essere santi, a vivere come piace a lui, a seguire il suo esempio nel come vivi con tua moglie, nel come tratti i tuoi figli, nel come t’impegni sul lavoro o nel come concedi il perdono a chi ti ha ferito. Dio vuole anche che affrontiamo i punti deboli della nostra vita, che abbandoniamo le nostre dipendenze, ma non spinti dal timore di una punizione o di perdere la salvezza.

Bensì come espressione di amore nei suoi confronti. La perfezione la raggiungeremo quando saremo di fronte a Cristo. Per ora la grazia di Dio deve bastarci! E la grazia di Dio, se noi la ricerchiamo giorno dopo giorno, ci darà la forza di affrontare i necessari cambiamenti nelle nostre vite, affinché la nostra vita pratica sia anche sempre più a onore di Dio!

Amen

Testo di Daniele Scarabel – MPE Locarno

di Billy Pavia

http://vocechegrida.ning.com/forum/topics/le-quattro-forme-di-santificazione?xg_source=facebook

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...