Discernere le voci che risuonano intorno a noi


“Perché tumultuano le nazioni, e i popoli tramano cose vane? I re della terra si ritrovano, e i principi si consigliano insieme contro l’Eterno e contro il suo Unto, dicendo: «Rompiamo i loro legami, e sbarazziamoci delle loro funi». Colui che siede nei cieli riderà, il Signore si farà beffe di loro. Allora parlerà loro nella sua ira, e nel suo grande sdegno li spaventerà, e dirà: «Ho insediato il mio re sopra Sion, il mio monte santo. Dichiarerò il decreto dell’Eterno. Egli mi ha detto: ‘Tu sei mio figlio, oggi io ti ho generato’. Chiedimi, e io ti darò le nazioni come tua eredità, e le estremità della terra per tua possessione. Tu le spezzerai con una verga di ferro, le frantumerai come un vaso d’argilla». Ora dunque, o re, siate savi; accettate la correzione o giudici della terra. Servite l’Eterno con timore, e gioite con tremore. Sottomettetevi al Figlio, perché non si adiri e non periate per via, perché la sua ira può accendersi in un momento. Beati tutti coloro che si rifugiano in Lui”
 (Salmo 2).

Introduzione

Scrivendo ai cristiani di Corinto, l’apostolo Paolo dice: «Vi sono tante varietà di voci nel mondo, e nessuna di esse è senza significato» (1 Co. 14:10). Se noi accendiamo la radio sulla modulazione di frequenza, rimaniamo impressionati dall’incredibile quantità di stazioni che trasmettono: quante voci, quanta musica, …quanta confusione. Se ci sintonizziamo poi sulle onde corte troveremo centinaia di altre voci in tante e tante lingue diverse, molte delle quali noi non conosciamo: eppure tutte queste hanno un significato, anche se non lo comprendiamo, anche se è vero che spesso il senso dei contenuti di questi discorsi lasci piuttosto a desiderare…
Il mondo è pieno di voci, e nessuna porzione della Parola di Dio illustra questo fenomeno più di questo salmo. Dobbiamo imparare a distinguere queste voci ed a valutarne il valore, come pure dobbiamo “leggere fra le righe” dei discorsi che udiamo, valutare il senso profondo delle parole del nostro tempo. Dobbiamo farlo per noi stessi, perché vi sono messaggi che sono “per noi”, ma anche messaggi che sono “contro di noi”.
Il Salmo 2 ci aiuta a distinguere il valore ultimo delle voci che udiamo. Lasciamo che esso ci insegni.

I. La voce delle nazioni

tumulti
“Perché tumultuano le nazioni, e i popoli tramano cose vane? I re della terra si ritrovano, e i principi si consigliano insieme contro l’Eterno e contro il suo Unto, dicendo: Rompiamo i loro legami, e sbarazziamoci delle loro funi»” .

 

L’immagine presentata qui dal nostro salmo è quella di una cospirazione ai danni di un legittimo sovrano. Fra i suoi avversari c’è un certo movimento, un vociare di gente che prepara una rivolta generalizzata contro il governo stabilito. Siamo ai preludi della rivolta, nella fase del complotto al fine di liberarsi dal giogo del re, una cospirazione che finirà con un appello aperto e audace alla ribellione.
Non si tratta però della rivolta contro un dittatore ingiusto e cattivo, ma della rivolta contro un giusto governo da parte di forze che vogliono stabilire il proprio potere, il proprio arbitrio, i propri interessi. In questo caso i malvagi sono coloro che stanno tramando una rivolta, i malvagi sono “le nazioni”, “i popoli”, “i pagani”.
Ecco allora che il messaggio biblico prende forma davanti a noi: il legittimo sovrano è Dio ed i ribelli che stanno macchinando di rovesciarne il potere e di prendere loro il controllo della situazione non è altri che l’umanità, l’essere umano, un quadro purtroppo famigliare nella nostra realtà.
1. L’umana ribellione

Perché tumultuano le nazioni, e i popoli tramano cose vane? I re della terra si ritrovano, e i principi si consigliano insieme contro l’Eterno .

Fin dal tempo in cui Adamo aveva dato retta alla voce del peccato personificato ed aveva così causato una maledizione sulla natura che Dio aveva creato, sulla razza umana sono state scritte tre parole con caratteri chiari e grandi: ribellione, apostasia e trasgressione. Se abbiamo orecchie per ascoltare riconosciamo queste parole molto bene che, da ogni parte della terra si alzano per sfidare Dio.
Talvolta il suono di queste voci l’udiamo da una sola fonte, ma più spesso è un concerto di voci che cantano la ribellione, l‘apostasia e la trasgressione!
C’è infatti un aperto spirito di antagonismo contro Dio nelle pulsioni umane. Paolo ci dice che «Per questo la mente controllata dalla carne è inimicizia contro Dio, perché non è sottomessa alla legge di Dio e neppure può esserlo». Una fondamentale ed ingiusta ribellione ad un legittimo Signore. E’ lo spirito diffuso nel mondo, e non è forse lo spirito che troviamo in noi stessi se onestamente consideriamo i nostri pensieri, le nostre pulsioni, i nostri gesti. Non è una ribellione positiva: è la causa di tutti i nostri mali. La Bibbia dice: «Chi vuol essere amico del mondo, si rende nemico di Dio» (Gm. 4:4). In ultima analisi a chi vanno veramente le nostre simpatie: allo spirito del mondo o allo Spirito di Dio. Si tratta però di un antagonismo di cui solo noi avremo la peggio, a meno che noi non accogliamo l’offerta di grazia che Dio ci fa in Gesù Cristo.
2. L’umana apostasia

«e i popoli tramano cose vane? …e i principi si consigliano insieme contro l’Eterno».
La parola qui tradotta con “tramare” è la stessa di “immaginare”, fantasticare, ed è usata nel senso di chi ribellandosi a Dio ed alla verità stabilita, si costruisce razionalmente un Dio secondo la propria immaginazione ed una verità di comodo a proprio uso e consumo, come chi tesse una tela, un ordito per fornirsi di un manufatto di proprio gusto.

Si, l’umanità non può stare senza un qualche Dio, una qualche filosofia che dia senso alla propria vita, ad una legge di comportamento da seguire, e se non può essere il vero Dio e la legge di Dio, allora ci costruiamo noi qualcosa che ci possa tornare comodo.
Non è forse vero che, non sopportando la verità che Dio ha rivelato su sé stesso nella Bibbia e in Cristo, ci siamo costruiti divinità a nostra propria immagine, leggi, filosofie di vita e morali che ci tornassero comodo, e talora anche fatte passare falsamente come cristianesimo? Apostasia significa rinnegare la verità rivelata per seguire altre strade.
…e non è illuminante vedere come in effetti lo spirito di ribellione conduca progressivamente ad alterare la verità o a relativizzarla, fintanto che si giunge al suo completo abbandono?
Succede anche oggi che si cerchi di piegare la Bibbia allo spirito del nostro tempo, costringendola ad affermare quello che a noi fa più piacere, solo per accorgersi ben presto che questo lo possiamo fare solo fino ad un certo punto, ed allora si butta via la Bibbia ritenendola non utile ai propri fini. Lo si vede nella radicalizzazione di certo femminismo, o di certo spirito sincretista d’oggi che vorrebbe fare di ogni religione un fascio all’insegna di un vago umanesimo.
3. L’umana trasgressione  

«Rompiamo i loro legami, e sbarazziamoci delle loro funi».
Ed ecco così che la trama ordita nel segreto esce allo scoperto ed incita alla palese rivolta. Il “legame” di cui qui si parla è quello che viene usato per tenere a bada un animale indocile, cocciuto e recalcitrante. La ribellione conduce all’apostasia come pure a liberarsi dai freni, dagli impedimenti che Dio usa per tenere sotto controllo l’indisciplina umana che altrimenti, senza alcun ritegno, controllo ed inibizione farebbe danni enormi: le leggi e le norme morali che Lui ha stabilito.

Anzi, l’apostolo Paolo, in Romani afferma che Dio in effetti lascia che si liberino da questi legami, “li abbandona al loro destino”, affinché si rendano conto che, così facendo in realtà non ci guadagnano nulla, anzi… Paolo osserva che la depravazione della condotta che caratterizza il paganesimo è una conseguenza del divino atto giudiziale di rimuovere quei freni che in verità sono autentici segni della misericordia di Dio.
II. La voce di Dio Padre

giudizio
 «Colui che siede nei cieli riderà, il Signore si farà beffe di loro. Allora parlerà loro nella sua ira, e nel suo grande sdegno li spaventerà, e dirà: «Ho insediato il mio re sopra Sion, il mio monte santo». Nonostante la temibile e terrificante voce delle nazioni che si ribellano al legittimo sovrano, l’uomo di Dio, il cui orecchio è sintonizzato con il cielo, ode una voce ancora più significativa che tuona al di sopra del rumore e della confusione che regna tutt’intorno: è Dio che parla. Si tratta di una voce chiara: Dio parla in tutta la Sua gloria, con ogni parte di sé stesso. La voce è triplice, come triplice è la sua essenza trinitaria. Che cosa dice questa triplice voce di Dio?
Si ode dapprima:
1) Una risata di scherno

«Colui che siede nei cieli riderà, il Signore si farà beffe di loro» . Se lasciamo per un attimo da parte il fatto che in realtà si tratta di tragedia, c’è qui qualcosa di davvero comico. Non è ridicolo per delle creature di questo mondo, che tutto debbono al loro Creatore, asserire la propria indipendenza rispetto a Dio e cercare di rovesciare il Suo dominio?

Dio guarda giù sull’umanità ribelle e ride. Con infinita pazienza ed amore Egli continua a vestire e a nutrire le nazioni della terra, nella speranza che la Sua infinita bontà li possa condurre al ravvedimento; un giorno però la sua risata si trasformerà in uno sguardo di severo ed implacabile giudizio, e poveretto chi persisterà a respingere laSua legittima e giusta autorità!
2) Un espressione di rammarico

«Allora parlerà loro nella sua ira, e nel suo grande sdegno li spaventerà». Qualcuno ha detto che il silenzio del cielo è la speranza dell’umanità, perché se Dio vorrà alla fine parlare sarà solo nella sua giusta ira:«Poiché Egli ha stabilito un giorno in cui giudicherà il mondo con giustizia per mezzo di quell’uomo che Egli ha stabilito» (At. 17:31). Sorprende forse che lo scrittore di Ebrei dichiari: «E’ cosa spaventevole cadere nelle mani del Dio vivente» (Eb. 10:31). “Dio non c’è”, dice qualcuno, “o forse è muto”. Al che si potrebbe rispondere: “E’ meglio per te che stia in silenzio, perché se parlasse, se dicesse su di te quello che dovrebbe pur dire, tu non sussisteresti!”.

Ripensate al giudizio di Dio ai giorni dell’arca di Noé e di Sodoma e Gomorra fa testo a questo riguardo.
3) Un’affermazione di intenti

«Ho insediato il mio re sopra Sion, il mio monte santo». Ecco la risposta che Dio dà alle nazioni ribelli. Esse immaginano vanamente che il Suo eterno proposito possa essere frustrato e che essi avranno successo nell’impedirgli di stabilire il Suo Figlio sul trono dell’impero universale come Re dei re e Signore dei signori; nulla però è più certo di questo. La Parola di Dio ci dice che il trono di Davide sarà il trono del Figlio di Dio: «…e regnerà sulla casa di Giacobbe in eterno, e il suo regno non avrà mai fine» (Lc. 1:33). L’ultima parola di Dio è stata pronunciata nel Suo Figlio, Gesù Cristo. Oggi il tono che Egli assume nella sua voce è quello della grazia, domani però sarà la voce della sua ira. “Sta pur certo”, dice il Signore, “a suo tempo io farò prevalere i miei giusti diritti di Dio”.

III. La voce di Dio il Figlio

«Dichiarerò il decreto dell’Eterno. Egli mi ha detto: ‘Tu sei mio figlio, oggi io ti ho generato’. Chiedimi, e io ti darò le nazioni come tua eredità, e le estremità della terra per tua possessione. Tu le spezzerai con una verga di ferro, le frantumerai come un vaso d’argilla». In perfetta concordanza con Dio Padre, Gesù Cristo, il Figlio, parla con sovrana autorità al riguardo di tre fatti impressionanti che tutti dovrebbero conoscere:

1) La dichiarazione del Suo proposito.

«Dichiarerò il decreto dell’Eterno». La parola qui tradotta con “decreto” nell’originale deriva da “incidere, imprimere” ed è usata per definire ogni accordo formale. Questo decreto è il patto che Dio ha stabilito con Suo Figlio al riguardo della redenzione dell’umanità. Non è meraviglioso il solo pensare che seppure Dio sapeva come l’uomo si sarebbe ribellato, Egli pure aveva stabilito con Suo Figlio di redimere, di salvare, tutti coloro che si fossero pentiti ed avessero creduto all’Evangelo. Questo non è altro che il messaggio centrale delle Scritture.

2. La rivelazione della Sua Persona

«Egli mi ha detto: ‘Tu sei mio figlio, oggi io ti ho generato’». Sebbene la Bibbia insegni che Gesù è l’eterno Figlio di Dio, è interessante osservare come sia solo attraverso la Sua risurrezione che questo fatto sia finalmente dimostrato. Paolo lo dice chiaramente quando scrive: «Suo Figlio… dichiarato Figlio di Dio in potenza, secondo lo Spirito di santità, mediante la risurrezione dai morti” (Ro. 1:3,4).

Gesù è respinto dal mondo a causa del peccato umano, e fatto morire sulla croce. Tutto questo egli lo aveva permesso, ma solo per manifestare la Sua potenza sulla morte stessa, e se sconfigge la morte, “l’ultimo nemico”, non schiaccerà forse completamente ogni manifestazione di peccato?
3. La dimostrazione del Suo potere

«Chiedimi, e io ti darò le nazioni come tua eredità, e le estremità della terra per tua possessione»Il Signore Gesù venne nel mondo per rivendicare per sé la legittima proprietà “ereditaria” anche sulle nazioni, come pure le parti più remote della terra per regnarvi per sempre (Is. 9:6,7). L’autorità del Figlio di Dio viene esercitata per grazia su coloro che accettano la Sua signoria e dominio, ma sarà pure espressa con il Suo giudizio di condanna verso tutti coloro che la respingono (Sl. 2:9). Dio, in Gesù, rimane Signore, sia che lo accettiamo, ed allora sperimenteremo il suo favore, sia che lo respingiamo, ed allora sperimenteremo la forza del suo giusto giudizio su di noi. Egli è il Signore!

IV. La voce di Dio lo Spirito Santo

«Ora dunque, o re, siate savi; accettate la correzione o giudici della terra. Servite l’Eterno con timore, e gioite con tremore. Sottomettetevi al Figlio, perché non si adiri e non periate per via, perché la sua ira può accendersi in un momento. Beati tutti coloro che si rifugiano in Lui”». Notate come in questi versetti finali del salmo appaia tutto un tono diverso della voce, una voce più simile all’amore e alla supplica.
E’ la voce dello Spirito Santo, il quale si assume proprio questo compito, quello di persuadere, come dice Giovanni:«convincere il mondo di peccato, di giustizia e di giudizio» (Gv. 16:8).  
1) La Sua Parola di esortazione  
«Ora dunque, o re, siate savi; accettate la correzione o giudici della terra. Servite l’Eterno con timore, e gioite con tremore». Questa esortazione è rivolta ai re della terra e a coloro che governano la terra, ai quali si faceva riferimento nei primi versetti di questo salmo. In breve: questo è l’Evangelo, la buona notizia«che ci può rendere savî a salvezza» (2 Ti. 3:15).

 

Inoltre ora è il tempo della salvezza, domani potrebbe già essere troppo tardi. Tocca sia a nazioni che a individui il cessare da ogni ribellione e rendere il culto che a Dio è dovuto con il massimo rispetto, ma anche con gioia.
2. La Sua Parola di invito

«Sottomettetevi al Figlio». Il che si potrebbe anche tradurre: “Abbracciate il Figliolo”. E’ forse il più dolce invito che la Bibbia fa. Ricordatevi per altro, che questo invito è rivolto a coloro che sono attivamente in ribellione contro Dio ed il Suo cristo. Questa è la più bella offerta di riconciliazione, perché “abbracciare il Figlio”, significa altresì “abbracciare il Padre”. Non vi ricorda forse questo la parabola del Figliolo prodigo che pretende di dare a meno del Padre e che se ne va lontano sperperandone i beni, ma che -ravvedendosi- poi ritorna al Padre per incontrarne non il castigo, ma il bacio e l’abbraccio dell’accoglienza e del perdono? Per questo la Scrittura così ci esorta: «Siate riconciliati con Dio» (2 Co. 7:5).

3. La Sua Parola di ammonimento 

«Ora dunque, o re, siate savi; accettate la correzione o giudici della terra. Servite l’Eterno con timore, e gioite con tremore». Abbiamo già notato che l’amore di Dio in Cristo si esprime allo stesso modo nella sua grazia come pure nella sua giusta ira. Se una persona insiste nell’aggrapparsi ostinatamente al suo peccato, essa dovrà inevitabilmente essere giudicata con il suo peccato e perire. Qualcuno ha detto “E’ meglio piegarsi che spezzarsi”.

Il salmista allora così conclude il suo salmo: «Beati tutti coloro che si rifugiano in Lui”». Al di fuori da questo rifugio c’è pericolo, morte e dannazione; in Cristo c’è sicurezza, certezza e gioia.

Conclusione

Finiamo allora come avevamo iniziato. Nel mondo: «Vi sono tante varietà di voci nel mondo, e nessuna di esse è senza significato» (1 Co. 14:10).
Facciamo in modo, allora, come popolo cristiano, di percepire queste voci ed interpretarle correttamente.
Una cosa è certa: questa triplice testimonianza parla all’unisono: non c’è contraddizione fra il messaggio del Padre, del Figliolo, e dello Spirito Santo. Come disse Gesù: «Chiunque è per la verità, ascolta la mia voce» (Gv. 18:37).
Solo quando ascolteremo questa voce ed ubbidiremo ad essa, saremo in grado di respingere le voci che ci incitano alla ribellione, all’apostasia ed alla trasgressione in un mondo che velocemente sta andando verso l’esecuzione del giusto giudizio di condanna che Dio ha pronunziato su di esso. 
di  Paolo Castellina

 

“Infatti la parola del re è potente; 
e chi gli può dire: «Che cosa fai?». Chi osserva il suo comando non proverà alcun male; 
il cuore dell’uomo saggio sa infatti discernere 
il tempo e il giudizio, perché per ogni cosa c’è un tempo e un giudizio, e la malvagità dell’uomo pesa grandemente su di lui.” 
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