Continui alti e bassi?


“Infatti, se pecchiamo volontariamente dopo aver ricevuto la conoscenza della verità,

non rimane più alcun sacrificio per i peccati;

ma una terribile attesa del giudizio e l’ardore di un fuoco che divorerà i ribelli”.

Ebrei 10,26-27

 

Tanti credenti leggendo questi versetti si sono chiesti se stanno “peccando volontariamente”. Questi versetti dalla lettera agli Ebrei rappresentano la tipica “minaccia” che incontriamo, quando la nostra condotta di vita è tutt’altro che santa, quando ci rendiamo conto di cadere e inciampare regolarmente.

A questo punto sorge la domanda: quando diventa il mio cadere e inciampare regolarmente nel peccato troppo? Qual’è il limite prima che possiamo dire di “perseverare nel peccato” o di “peccare volontariamente”?

 

SALVATO EPPURE SEMPRE A TERRA

Vorrei lasciar parlare un personaggio ipotetico – chiamiamolo Francesco – che ci racconta la sua esperienza di vita, che potrebbe benissimo essere la nostra.

So di essere credente, ho confessato i miei peccati a Gesù Cristo e l’ho accettato come mio Signore e Salvatore. Il problema è che non sperimento la vittoria sul peccato nella mia vita. Mi trovo in una continua lotta con il peccato. Ogni tanto vinco io, altre volte vince lui.

Quando arriva la tentazione, la mia prima reazione è di resistere. Poi con una certa regolarità cedo e cado nel peccato. Dopo un momento di apparente piacere, seguono vergogna, rimorsi di coscienza, frustrazione, rabbia. Rabbia contro me stesso per essere caduto.

Poi dopo poco tempo riesco a uscire nuovamente dal fango, confesso il mio peccato e prendo la decisione di non ripeterlo più. Tutto torna a essere meraviglioso! Mi sento puro, posso nuovamente affrontare le sfide della vita, sto talmente bene, da credere che non cadrò più.

Poi Satana torna a colpirmi con doppia violenza. L’animale in me si risveglia, la pressione del peccato diventa insopportabile. Tutti i buoni propositi si dissolvono nel nulla e tutto riparte da capo. Quando poi il tempo passa, riesco a tornare ai piedi della croce.

Mi vergogno di chiedere di nuovo perdono per la stessa cosa. Ma che altro mi resta se non confidare nelle parole di 1a Giovanni 1,9: ‘Se confessiamo i nostri peccati, egli è fedele e giusto da perdonarci i peccati e purificarci da ogni iniquità’.

Dopo l’ennesima caduta mi sono chiesto: sto continuando a peccare, quante volte devo ancora ripetere questo peccato, prima che posso dire di “peccare volontariamente”? Sto vivendo nel peccato? Ma allora non sono salvato! Eppure so che Cristo è la mia unica speranza. Non so più cosa pensare…

Dio mio, come potrò mai essere libero da questa causa di caduta? Credo di aver oramai consumato l’effetto di 1a Giovanni 1,9, ma che altro mi resta da fare?”
Forse ti riconosci in ciò che ha vissuto Francesco – io mi ci ritrovo pienamente! La grande domanda è: come può Francesco – e come possiamo noi – essere liberati dal potere, del peccato che vive in noi?

 

LE DUE NATURE IN NOI

Dobbiamo innanzitutto sapere che ogni credente ha due nature. Una è la vecchia, malvagia e corrotta natura, che abbiamo sin dalla nascita. L’altra è la nuova, pura e santa natura che abbiamo ricevuto al momento della conversione.

La vecchia natura è malvagia, come dice Paolo: “Difatti, io so che in me, cioè nella mia carne, non abita alcun bene” (Romani 7,18a). Perciò non dobbiamo essere sorpresi o delusi se non vi troviamo nulla di buono. Anche dopo anni di santificazione non sarà meglio di prima. La nostra vecchia natura è stata condannata alla croce e Dio desidera che noi la trattiamo come se fosse morta. La vecchia natura è come un corpo morto legato alla nostra schiena!

La nuova natura invece, è la vita che abbiamo in Cristo e di conseguenza è perfettamente buona e capace di fare solo il bene. È pura, generosa, giusta, amorevole e sincera. I suoi pensieri, desideri e azioni sono simili a quelli di Cristo.

Non è sorprendente se due nature così diverse si trovano in una continua lotta. È un conflitto che inizia al momento della conversione. Il giovane credente sperimenta una lotta interiore mai vista prima. La vecchia natura cerca di avere il sopravvento. È una dura lotta, che ci porta spesso a dubitare della nostra salvezza.

Ma è proprio questo conflitto a essere la dimostrazione della salvezza! E questo conflitto che inizia alla conversione, dura tutta la vita! Non finirà mai, se non alla morte o se Cristo torna prima per rapirci. Solo in quel preciso instante saremo definitivamente liberati dalla vecchia natura. Ogni credente si trova in questo conflitto.

La vecchia natura si nutre di tutto ciò che è impuro, mentre la nuova natura si nutre di ciò che è puro. La vecchia natura si nutre volentieri di tutto ciò che il mondo ha da offrire, cioè di piaceri. Mentre la nuova natura desidera essere nutrita dalla parola di Dio. L’aspetto centrale è: la natura che nutriamo, sarà quella che vincerà!

Chi afferma di essere senza peccato, non sa che cosa è veramente il peccato. È ogni azione, pensiero, parola, che non corrisponde alla perfezione assoluta di Dio (cfr. Romani 3,23). Addirittura il bene che non facciamo è peccato! (cfr. Giacomo 4,17).

Possiamo affermare, che ogni credente pecca. Ma non possiamo affermare che dobbiamo peccare. Questo non lo troviamo da nessuna parte nella Bibbia. Se diciamo di dover peccare, affermiamo che lo Spirito Santo non è abbastanza potente da darci la forza di resistere. Il problema siamo noi. Pecchiamo perché lo vogliamo!

Quando un credente pecca, non perde la sua salvezza, ma perde la gioia della salvezza. La comunione con Dio è disturbata, ma la relazione non è rotta. Chi ha affidato la propria vita a Gesù Cristo, è diventato un figlio di Dio e nulla potrà cambiare questo fatto. Finché il peccato non è confessato e perdonato, la comunione resta però disturbata.

Ognuno di noi ha certi peccati nei quali ricade sempre di nuovo. Sono quelle abitudini che sembrano avere il controllo sulla nostra vita e delle quali ci chiediamo se ne saremo mai liberati. Ma la Bibbia afferma che nessun peccato è più grande del potere di Dio.

La vittoria sul peccato non è però qualcosa che avviene una volta per tutte. Non credere che hai semplicemente bisogno di un incontro particolare con Dio, di una speciale “unzione dello Spirito Santo”, di dedicare per l’ennesima volta la tua vita a Dio o di chiedere a qualcuno d’importi le mani per essere liberato in modo definitivo da un tuo peccato. La liberazione è un processo da affrontare passo dopo passo.

 

PECCARE VOLONTARIAMENTE

Come accennato inizialmente, molti credenti soffrono di un’inutile paura di aver “peccato volontariamente” come descritto in Ebrei 10,26-27 e di essere condannati a perdere la salvezza.

Questi versetti erano però rivolti come serio avvertimento a quegli Ebrei che esteriormente erano entrati a far parte della chiesa di Cristo, confessando di essere cristiani, per poi rinnegare tutto e ritornare a praticare la religione di prima del Vecchio Patto, rifiutando così la salvezza per grazia che Gesù Cristo offriva loro.

Nessun vero credente potrà mai commettere questo peccato! Anche oggi possono esserci persone che frequentano la chiesa, conoscono bene la parola di Dio, sanno chi è Gesù Cristo e che cosa ha fatto per loro. Sembrano essere per un certo periodo dei veri credenti, per poi abbandonare la chiesa e la salvezza che Cristo offre loro tornando a riprendersi in mano la propria vita.

Un altro passaggio che incute molta paura è in 1a Giovanni 3,6-9 dove l’apostolo scrive tra l’altro che “colui che persiste nel commettere il peccato proviene dal diavolo”. Giovanni però parla di chi continua a peccare come d’abitudine. Un vero credente non può essere un “peccatore abituale”, pur peccando di tanto in tanto e sempre di nuovo.

Ma allora, dove sta il confine tra uno e l’altro? Fino a quando possiamo dire di peccare di tanto in tanto e quando invece diventiamo dei peccatori abituali? Devo deludervi, ma la Bibbia non risponde a questa domanda.

Se la Bibbia ci desse delle indicazioni in merito, sapete che cosa faremmo? Cercheremmo di sfruttare i limiti fino all’ultimo. Il fatto che la Bibbia taccia su quest’argomento, è un sano avvertimento a evitare completamente il peccato.

La nostra domanda non deve essere “fino a dove posso arrivare?”, bensì “come posso evitare il peccato?”. Ogni volta che cediamo a una tentazione, la probabilità che la volta dopo cediamo con più facilità, aumenta. D’altro canto, diventa sempre più facile resistere al peccato, se abbiamo già resistito una volta con successo. Ogni vittoria sul peccato ci facilita la prossima vittoria. Il resistere al peccato dovrebbe diventare abitudine nella nostra vita.

Non ci sono scorciatoie. Non riusciremo a sconfiggere il peccato semplicemente ritirandoci dal mondo. Possiamo anche fuggire dalle tentazioni del mondo, ma la nostra vecchia natura ci accompagnerà sempre nei nostri viaggi.

Non porta a nulla nemmeno l’introspezione, l’analisi interiore, perché in noi non troveremo nulla di buono. Attendere passivamente la vittoria non aiuta. Darsi per vinti nemmeno, sarebbe una sconfitta. Solo Dio può portarci alla vittoria e alla santificazione, ma non lo farà senza di noi.

La prossima volta vedremo quali aiuti concreti la Bibbia ci dà. Per oggi sono già soddisfatto se impari che anche un credente può peccare. Che non è un segno che hai perso la salvezza. Che Cristo ti aspetta sempre di nuovo con la sua disponibilità a perdonarti. Sapendo che Dio vuole aiutarci a sconfiggere il peccato ogni volta che bussa alla porta.

Se come Francesco ti senti confuso, abbattuto e senza speranza, sappi che ti offre oggi il perdono, anche se si tratta dell’ennesima volta che ti rivolgi a Lui. Se ti mostra che c’è qualcosa da cambiare nella tua vita, non rimandare e cerca aiuto, parlane con qualcuno e affronta le conseguenze. Dio vuole aiutarti a resistere al peccato! Amen.

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