Raggiungere i cattolici con il vero Vangelo


di Richard Bennett

 

Introduzione

Ho avuto sempre delle difficoltà, quando ero ancora un prete cattolico, ad accogliere quanto detto dagli evangelisti, durante la mia lunga quattordicenne ricerca della Verità del Vangelo.

I programmi delle radio cristiane mi parlavano continuamente di dover “accettare” Gesù Cristo nel mio cuore. Allo stesso modo, le pubblicazioni cristiane sottolineavano la dedizione e l’impegno che avrei dovuto tenere per seguire Cristo.

Dopo una lunga e travagliata ricerca per capire come potessi essere salvato, ho compreso che quello che conta più di tutto dal punto di vista biblico del Vangelo è che esso riguarda il nostro Signore Gesù Cristo, come ben si evince dalle parole di Paolo in Romani 1:3.

Infatti, mentre il Vangelo veniva proclamato a tutti, questi non parla del Cristo “accettato nei nostri cuori”, ma del Signore Gesù Cristo, della Sua fedeltà, della Sua morte e risurrezione, e del nostro ‘essere’ che è stato reso accettabile per Grazia di Dio.

Ho anche scoperto che il Vangelo va assolutamente inquadrato come fatto storico. La fede biblica infatti non si preoccupa di raccomandare tecniche, siano esse di misticismo o etica, su come la salvezza possa essere ottenuta. Se così fosse sarebbe sicuramente un errore tipico di tutte le false religioni.

La Bibbia piuttosto proclama che Dio, attraverso un sicuro fatto storico, ha salvato il Suo popolo dalla distruzione.

Il Vangelo “attraverso cui voi siete salvati” (1a Corinti 15:1-4) è il finito e completo lavoro del nostro Signore Gesù Cristo.

 

 

Come non evangelizzare
I. La prima via che non evangelizza è stare in silenzio nella speranza che la nostra testimonianza cristiana basterà da sola.

Il comandamento “andate in tutto il mondo e predicate la buona notizia a tutte le creature!” significa andare e proclamare il Verbo di Dio a tutti, compreso i cattolici!

La maggioranza dei preti, delle suore, e degli ex-cattolici che ho conosciuti dopo che erano stati salvati, riconosce il fatto che nella vita reale, nessun credente biblico li ha avvicinati per quanto riguarda la loro evangelizzazione e la propria salvezza.

Il nemico più grande del Vangelo è il silenzio. Infatti, il comandamento di Gesù di dare la buona notizia a tutta la gente è in realtà un obbligo, non solamente una richiesta.
II. Secondo, nell’evangelizzare i cattolici, dobbiamo essere assolutamente sicuri di non dare qualche messaggio riguardante qualche ‘processo’.

I cattolici sono stati continuamente istruiti sul che cosa devono fare per piacere a Dio. “Primi venerdì”, “Primi Sabati”, “Scapolare azzurro”, “Via di Santa Teresa”, e tutte le apparizioni sono pieni di messaggi sul ‘cosa fare’. Tutta la loro vita dipende da questi “cosa fare”.

Quando qualcuno avvicina un cattolico, lo deve sempre fare col rispetto per ciò che Gesù ha fatto, ricordando il Suo semplice comandamento di credere con assoluta fiducia in Lui. Usare espressioni come “accettare Cristo nel proprio cuore” oppure “dare la propria vita a Cristo” è molto simile a ciò che i cattolici si sentono dire spesso nella chiesa cattolica romana. Questi messaggi debbono essere messi da parte nel nostro modo di evangelizzare.
Evidenziamo alcuni modi di evangelizzazione molto nocivi al vero Vangelo:

1 – “Accettare Gesù nel proprio cuore” è purtroppo una delle frasi più usate nei moderni circoli evangelici, ma certi concetti umanistici non sono per niente biblici. Biblicamente, invece, un credente è accettato in Cristo. Ad esempio tutto il tema di Efesini 1 è riassunto nel versetto 6 che dice “a lode della gloria della Sua grazia, che ci ha concessa nel Suo amato Figlio”.

La terminologia “accettare Cristo nel cuore” è tutta al rovescio. Essa assume, erroneamente, che la salvezza origini dal cuore umano, ma nella Bibbia la salvezza si trova soltanto ed esclusivamente in Cristo Gesù.

Non è per niente biblico sostenere che la salvezza cominci con la prima venuta di Cristo nel cuore peccaminoso di un uomo. Una persona “morta nei peccati” può essere accettata da Dio solamente se uno è “in Cristo”, come risulta dagli scritti di Paolo, Giovanni, e Pietro.

Dopo, e solo dopo, Cristo viene a santificare qualcuno che è già precedentemente stato salvato.

Cristo viene nei nostri cuori di credenti: “Dimorate in me, e io dimorerò in voi. Come il tralcio non può da sé dar frutto se non rimane nella vite, così neppure voi, se non dimorate in me” (Giovanni 15:4) e questo e’ un processo di santificazione che non va confuso con la salvezza iniziale in Cristo Gesù.

 

2 – Alcuni versetti come i seguenti, sono spesso usati erroneamente per evangelizzare, pur essendo queste parole indirizzati ai credenti della chiesa in Laodicea:

“All’angelo della chiesa scrivi: Queste cose dice l’Amen, il testimone fedele e veritiero, il principio della creazione di Dio. Ecco, io sto alla porta e busso: se qualcuno ascolta la mia voce e apre la porta, io entrerò da lui e cenerò con lui ed egli con me. Chi vince lo faro’ sedere presso di me sul mio trono, come anch’io ho vinto e mi sono seduto con il Padre mio sul Suo trono” (Apocalisse 3:14,20-21).

E’ inammissibile che Apocalisse 3:20 che e’ un messaggio della santificazione, venga spesso applicato alla giustificazione. La giustificazione è differente dalla santificazione. La santificazione e’ interna e sperimentale, mentre la giustificazione è oggettiva e legale. La giustificazione è istantanea e immutabilementre la santificazione è graduale e progressiva.

Chiunque male interpreta questo messaggio, sa molto bene che il brano non quadra col contesto biblico, ma continua a farlo per il proprio successo di testimonianza personale. Poiché questo abuso della Scrittura è così serio e danneggiante, penso sia necessario presentare alcuni esempi. Molto spesso, possiamo sentire l’applicazione di Apocalisse 3:20 come un invito a credere:

 

3 – “Gesu’ Cristo vuole avere un rapporto personale con te. Immagina che Lui sta alla porta del tuo cuore – emozioni, intelletto, e volontà – e bussa; invitaLo: Lui aspetta che tu Gli apri il tuo cuore, accetandoLo nella tua vita”.

Ma il Signore Gesù Cristo sicuramente non sta aspettando nessuno, Lui semplicemente comanda a tutti gli uomini di credere in Lui.

I cattolici mentono a se stessi proclamando che hanno ricevuto Gesù nel loro cuore e gli evangelici spesso diventano come i cattolici se credono di aggiungere semplicemente qualcosa di nuovo ai loro riti e liturgie. Ma il fatto di trasmettere un falso messaggio agli altri è sinceramente gravissimo.

 

4 – “Lascia a Gesù il controllo della tua vita in modo che tu possa essere salvato”

Questo è un altro approccio non biblico nell’evangelizzare. Questo insegnamento è un errore perché il Dio Onnipotente dell’Universo controlla completamente la Sua creazione. Lui è ‘Colui’ “ in cui siamo anche stati fatti eredi, essendo stati predestinati secondo il proposito di Colui che compie ogni cosa secondo la decisione della propria volontà” (Efesini 1:11).

Una persona non può offrire nulla a Dio come scambio per la propria salvezza. 

“Egli ci ha salvati non per opere giuste da noi compiute ma per la Sua misericordia, mediante il bagno della rigenerazione e del rinnovamento dello Spirito Santo” (Tito 3:5).

Gesù Cristo fu un sacrificio per i nostri peccati, l’unico accettato da Dio, e questo sacrificio fu compiuto sulla croce. Il sacrificio per il peccato è terminato una volta per sempre, quindi una persona è salvata attraverso la Grazia di Dio, mediante la fede in Cristo Gesù, a prescindere da ogni sorta di ‘comportamento controllato’. Ogni nostro comportamento cristiano è un processo conseguente e successivo della salvezza, e non una causa iniziale che porta alla salvezza.

 

5 – “Offri la tua vita a Gesù per essere salvato”

Questo insegnamento e’ un errore per diverse ragioni. Prima di tutto, la vita eterna e’ un dono gratuito (Efesini 2:8-9; Romani 5:15-18, 6:23) e quindi una persona non “dà” nulla per un dono gratuito. Dio dà questo dono ad una persona quando sta fermamente in Cristo Gesù.

Con il dono della salvezza arriva anche il dono della fede in ciò che Dio ha fatto (Giovanni 5:24-25).

Il peccato separa sempre l’uomo da Dio (Romani 3:23).

Inoltre, le frasi come “dai la tua vita a Gesù” assumono erroneamente che una persona può meritare qualcosa da Dio o addirittura offrire qualcosa a Dio. Ma chi è spiritualmente morto non può dare nulla a Dio, il quale è il solo che può salvare la loro vita.

Poiché l’uomo è morto nel peccato, Gesù ha dato la sua vita per in peccati del suo popolo (Galati 1:4). Non esiste alcun brano biblico che insegni che qualcuno, spiritualmente morto, possa “dare” qualcosa, incluso la propria vita, per la propria salvezza.

Insegnare ai cattolici che “offrendo la loro vita a Gesù” possono ottenere la salvezza è nocivo, perché loro pensano automaticamente che attraverso qualche servizio, tempo, lavoro, soldi ecc., possono essere salvati. Questo conduce, ovviamente, alla ‘salvezza per le opere buone’, che non può certamente salvare nessuno.

Cercando la propria salvezza non significa in nessun caso qualche lavoro da fare per “dare qualcosa a Gesù” e ricevere un ricambio. Una persona e’ salvata puramente per Grazia di Dio e per la sola fede in Cristo – e per niente altro (Efesini 2:8-9).

– – –

Né il Vangelo né Dio sono glorificati attraverso “l’evangelizzazione” basata sul “dare la vita a Gesù” o “accettare Gesù come un salvatore personale”, mentre la gente sta ancora sotto il peso del continuo ripetere dei rituali e delle cerimonie, e i loro cuori, pieni dei peccati, non sono pronti al pentimento.

Il pentimento e’ assolutamente necessario ed essenziale per la fede salvifica, e così, senza pentimento non vi può essere la fede che salva. Il convincimento del peccato e’ il primo lavoro dello Spirito Santo nella vita di un peccatore (Giovanni 16:8). La salvezza non esiste senza la convinzione di ‘essere peccatore’.

“Ella partorira’ un figlio, e tu gli porrai nome Gesù, perché è lui che salverà il suo popolo dai loro peccati” (Matteo 1:21).

Il pentimento e’ sempre una parte necessaria della fiducia in Cristo, perché Gesù è venuto a salvare il suo popolo “dai” peccati, e non “nei” peccati.

“Dio dunque, passando sopra i tempi dell’ignoranza, ora comanda agli uomini che tutti, in ogni luogo, si ravvedano”(Atti 17:30).

 

 

Il metodo biblico

 

La metodologia biblica è una parte importante della verità del Signore. Lo stesso metodo dell’ evangelizzazione di Gesù fu essenzialmente porre delle domande sulla fede, proclamando l’indispensabile pentimento e fede. Similmente, gli apostoli proclamavano il divino comandamento di credere in Gesù.

Allora, il metodo biblico significa basilarmente porre delle certe domande, come ha fatto Gesù.

Usando le stesse parole della Scrittura, noi dovremmo proclamare la suprema santità, bontà e giustizia del nostro Salvatore Gesù Cristo per ognuno che è salvato. Ciò significa semplicemente provare che il lavoro salvifico di Cristo è completo e sufficiente.

Noi dobbiamo far sapere a tutti che credere in Gesù è un dovere assoluto per la salvezza. Il pentimento, la rinuncia di propria “ bontà” e della “giustizia personale, e la fiducia completa in Gesù rappresentano i fattori indispensabili della salvezza.

Infatti, il punto centrale del processo salvifico è l’imputazione della giustizia di Gesù al credente. Questo è il tema di Romani capitolo 4, che è ben riassunto nel versetto 5:

“mentre a chi non opera ma crede in Colui che giustifica l’empio, la sua fede è messa in conto come giustizia”.

La ragione per la quale Dio imputa la Sua giustizia ad un credente è per mostrare Chi è Lui.

“Al tempo della sua divina pazienza; e per dimostrare la sua giustizia nel tempo presente affinché egli sia giusto e giustifichi colui che ha fede in Gesù” (Romani 3:26).

Alcune domande semplici:

1. Come possiamo noi, peccatori, stare davanti a Dio Santissimo?
2. Davanti a Dio, quale deve essere lo scopo della tua vita?
3. Quale è il messaggio centrale della Bibbia?
4. Come possiamo avere io e te la vita eterna?
5. Dio è assolutamente Santo. Noi invece siamo tutti peccatori. Come può allora qualcuno avere un rapporto personale con Dio?
6. Perché Cristo ha detto ai Giudei che credettero in Lui: se non credete che IO SONO, morirete nei vostri peccati? (Giovanni 8:24)
7. Perché Gesù morì sulla croce, non avendo peccato?

 

 

La salvezza è in Cristo

 

Nella Scrittura, la salvezza è chiaramente vista in Gesù Cristo. Per esempio in Efesini 1 e 2 le espressioni “in Cristo”, “in Lui”, “nell’Amato”, si trovano ben 18 volte. Per il resto, la stessa situazione si trova anche nelle altre lettere dell’Apostolo Paolo. La salvezza e’ in Cristo.

Similarmente, negli scritti Giovannei, la vita eterna è in Cristo e si trova nel credere in Lui.

“Sappiamo pure che il Figlio di Dio è venuto e ci ha dato intelligenza per conoscere Colui che è il Vero; e noi siamo in Colui che è il Vero, cioè nel Suo Figlio Gesù Cristo. Egli è il vero Dio e la vita eterna” (1a Giovanni 5:20).

Nel tempo dei riformatori, quando letteralmente milioni di cattolici trovarono il Signore, fu
precisamente il quarto principio della Riforma ad affermare la verita’ Biblica che la salvezza sta esclusivamente in Cristo.

Tutti i comandamenti sono “credere in”, “venire a Cristo”, “credere in Gesù Cristo ed essere salvati”, o con le parole di Gesù stesso: “Chi crede ed è battezzato, sarà salvato”, o in Giovanni 6:29: “Questa è l’opera di Dio: che crediate in Colui che Egli ha mandato”. Il fatto che la salvezza si trova in Gesù e non nel credente, è la cosa fondamentale nell’evangelizzazione dei cattolici.

Quando incontriamo la parola “ricevere” come in 1a Giovanni 1:12, la parola è spiegata nel senso del ‘credere’, così “ricevere” significa praticamente “avere fede” in Cristo.

“Ma a tutti quelli che l’hanno ricevuto egli ha dato il diritto di diventar figli di Dio: a quelli, cioè, che credono nel Suo nome” (Giovanni 1:12).

Qualsiasi terminologia che è indirizzata specificamente al cuore umano, invece che a Cristo, non e’ affatto efficace, perché non è in linea con la Parola di Dio.

 

Il principio biblico di guardare Gesù come l’unico Salvatore è di grandissima importanza. Il venire a Gesù è iniziato dal Padre che trae ogni Suo individuo a Cristo (Giovanni 6:37,44).

La salvezza è compiuta dalla Grazia divina sola. La Salvezza è un dono gratuito che si attua per mezzo della sola fede (Efesini 2:8-9). Venendo a Cristo significa avere adesso la vita eterna, che sarà pienamente glorificata nei cieli.

Nel testimoniare, se si parla di “andare in cielo” non solo si sposta l’attenzione da Dio all’uomo e ad una sua presunta completezza, ma nello stesso tempo si fallisce anche nel ricordare il fatto che – con la nostra fede – noi abbiamo già adesso la vita eterna assicurata.

Piuttosto di parlare dell’andare in cielo, quelli che sono già salvati dovrebbero proclamare ai non credenti:

“Questa è la vita eterna: che conoscano Te, il solo vero Dio, e Colui che Tu hai mandato, Gesù Cristo” (Giovanni 17:3).

Questo messaggio dovrebbe essere predicato attraverso i fedeli salvati sia nel supermercato che al telefono.

“Ho scritto queste cose affinché abbiate la fede nel nome del Figlio di Dio; così che voi sappiate di avere la vita eterna, e possiate credere nel Suo nome” (1a Giovanni 5:13).

Quando diamo il pieno credito a Dio e alla Sua Grazia, e quando la Sua Parola – che è potentissima – è ben usata, Lui salva il peccatore. La persona, per la quale la Parola di Dio è proclamata, può osservare umilmente la dimostrazione della misericordia di Dio.

Ognuno, sia un credente sia un non credente, porta qualche frutto, in questo processo di evangelizzazione, come afferma Efesini 1:6, “a lode della gloria della Sua grazia, che ci ha concessa nel suo amato Figlio Gesù Cristo”.
La Scrittura dichiara in modo evidente la manifestazione della ‘giustizia di Dio’ senza la legge. Questa è la fermezza del Vangelo. Ciò che è dichiarato non è la giustizia delle opere umane, in nessun modo, ma piuttosto la giustizia divina nel Signore Gesù Cristo, che è stata rivelata.

Il Vangelo è la dimostrazione, nel fatto storicamente concreto, della soddisfazione perfetta che Cristo ha compiuta riguardo tutte le richieste della legge, e che Dio applica come un credito ad ogni vero credente.

Davanti a Dio, assolutamente Santo, il peccato deve essere completamente punito e la vera giustizia stabilita. Questo fu compiuto nell’ubbidienza fedele di Gesù attraverso il Suo sacrificio della croce. La fedeltà di Dio è provata in Romani 3:22 “la giustizia di Dio mediante la fede in Gesù Cristo, per tutti coloro che credono”.

Quando la Bibbia dichiara che la giustificazione è un dono di Dio ad un credente, essa dimostra anche, in poche parole, che cosa è la giustificazione. La giustificazione si trova solo in Cristo, ed è Cristo stesso.

Questa è la dimostrazione della fedeltà (1) di Gesù Cristo, perfino alla morte. L’integrità di questa qualità unica appartiene soltanto ed esclusivamente a Dio, e viene da Dio, “persino la giustizia di Dio che e’ attraverso la fede in Gesù Cristo”. La grande novità è che questa giustizia assoluta è “sopra tutti e per tutti quelli che credono”.

Questo modo di evangelizzare che testimonia della preziosa e gloriosa persona di Gesù Cristo nella Sua perfetta, fedele, e finita opera di salvezza, separa la verità biblica dal sistema sacramentale assurdo della chiesa di Roma.

Il Signore solo è esaltato altissimamente, e le anime sono salvate per la gloria della Sua Grazia.

 

 

audio originale di Richard Bennet www.bereanbeacon.org

 

forma italiana riveduta da www.verovangelo.org

http://vocechegrida.ning.com/forum/topics/raggiungere-i-cattolici-con-il-vangelo

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