La strada maestra che ci riporta a casa

La strada maestra che ci riporta a casa

strada

Cacciati via

Essere esclusi, cacciati via, espulsi, allontanati, estromessi, banditi, deportati, esiliati… Quali immagini, sentimenti o persino esperienze personali questi termini suscitano in voi? L’idea di poter essere scacciati, buttati fuori, causa in molti di noi una profonda ansia, l’angoscia. La paura di essere lasciati fuori è spesso quella che, per evitarlo, causa in molti il conformismo e la disponibilità a fare compromessi.Quanta paura vi è di dover seguire un cammino solitario che nessuno ha mai calcato prima, con nessuno al fianco che ci accompagni!
La paura dell’esclusione è radicata in noi per la stessa condizione in cui ci troviamo. Secondo la Bibbia, la condizione umana, la nostra situazione esistenziale, potrebbe essere descritta come un esilio. E’ un segnale che ci rammenta quello che è accaduto quando Adamo, con sua moglie, dopo aver infranto le regole che Dio aveva stabilito per la loro vita, ricevono la loro sentenza: “Perciò Dio il SIGNORE mandò via l’uomo dal giardino d’Eden” (Ge. 3:23). Esclusi dal quel Giardino, dov’erano in comunione con Dio e dove Egli aveva loro provveduto tutto ciò di cui avevano bisogno, la vita sarebbe stata molto difficile. Inoltre, “là fuori”, la morte, in tutti i suoi aspetti, sarebbe stato il loro destino. La Bibbia lo mette in questo modo: “Ad Adamo disse: «Poiché hai dato ascolto alla voce di tua moglie e hai mangiato del frutto dall’albero circa il quale io ti avevo ordinato di non mangiarne, il suolo sarà maledetto per causa tua; ne mangerai il frutto con affanno, tutti i giorni della tua vita. Esso ti produrrà spine e rovi, e tu mangerai l’erba dei campi; mangerai il pane con il sudore del tuo volto, finché tu ritorni nella terra da cui fosti tratto; perché sei polvere e in polvere ritornerai» (Ge. 3:17-19).
Peggio ancora, quando il male diventa sempre più sfrenato e Caino commette il primo omicidio, la punizione sarebbe stata: “Quando coltiverai il suolo, esso non ti darà più i suoi prodotti e tu sarai vagabondo e fuggiasco sulla terra” (Ge. 4:12). Il suo angoscioso grido continua ad echeggiare anche nella nostra vita: “Il mio castigo è troppo grande perché io possa sopportarlo. Tu oggi mi scacci da questo suolo e io sarò nascosto lontano dalla tua presenza, sarò vagabondo e fuggiasco per la terra, così chiunque mi troverà, mi ucciderà” (Ge. 4:13,14).
Lo stesso sentimento di angoscia pervadeva l’antico Israele quando esso aveva infranto patto che lo legava a Dio come Suo popolo. Essendo allo stesso modo caduto nella tentazione che avrebbero potuto vivere meglio senza Dio e le Sue leggi, essi sono espulsi dalla Terra Promessa e letteralmente portati con la forza in esilio, lontani migliaia di chilometri. Dio aveva permesso che degli stranieri si impossessassero della loro terra e dei loro beni e fossero deportati in Babilonia.
Chiediamoci ora: forse che l’umanità ha perduto ogni possibilità di ritornare nella sua felice e sicura condizione precedente? Siamo noi condannati a rimanere per sempre “nel deserto di questo mondo” dominato da frustrazioni e dalla morte? L’antico Israele si era pregiudicata la prospettiva di ritornare nella propria terra? Era forse la loro (e la nostra) una condanna all’ergastolo, la prigione a vita? Beh, sì, eccetto che per una sola cosa: la possibilità di ricevere la grazia, di “essere graziati”.
Di fatto la grazia era già stata annunziata da Dio subito dopo le Sue stesse parole di condanna. Egli, infatti, aveva detto a Satana: “Io porrò inimicizia fra te e la donna, e fra la tua progenie e la progenie di lei; questa progenie ti schiaccerà il capo e tu le ferirai il calcagno” (Ge. 3:15). Sono parole enigmatiche, ma erano già Evangelo, buona notizia. Esse proclamavano che Dio avrebbe provveduto la grazia attraverso un futuro Liberatore e Salvatore.
Anche all’antico popolo di Israele, esiliato in Babilonia, era stata annunciata, per bocca dei profeti, la grazia: un residuo fedele fra essi sarebbe ritornato nella Terra Promessa. Entrambe queste promesse di grazia, verso l’umanità in generale e ad Israele in particolare, sono fuse assieme nelle parole dei profeti d’Israele.
La strada del ritorno
via
Una di queste profezie di grazia, è contenuta nel testo biblico di Isaia 35. Essa si sarebbe avverata per l’antico popolo d’Israele e continua ad essere rilevante per noi oggi. Essa proclama che la via del ritorno, la via del ritorno a Dio, del ritorno alla comunione con Lui ed alle Sue benedizioni, può diventare per noi realtà quando ci affidiamo completamente al Liberatore e Salvatore promesso: il Signore Gesù Cristo.
Leggiamo, allora, ciò che troviamo nel libro del profeta Isaia, capitolo 35 dal versetto 1. ” Il deserto e la terra arida si rallegreranno, la solitudine gioirà e fiorirà come la rosa; si coprirà di fiori, festeggerà con gioia e canti d’esultanza; le sarà data la gloria del Libano, la magnificenza del Carmelo e di Saron. Essi vedranno la gloria del SIGNORE, la magnificenza del nostro Dio. Fortificate le mani infiacchite, rafforzate le ginocchia vacillanti! Dite a quelli che hanno il cuore smarrito: «Siate forti, non temete! Ecco il vostro Dio! Verrà la vendetta, la retribuzione di Dio; verrà egli stesso a salvarvi». Allora si apriranno gli occhi dei ciechi e saranno sturati gli orecchi dei sordi; allora lo zoppo salterà come un cervo e la lingua del muto canterà di gioia; perché delle acque sgorgheranno nel deserto e dei torrenti nei luoghi solitari; il terreno riarso diventerà un lago, e il suolo assetato si muterà in sorgenti d’acqua; nel luogo dove dimorano gli sciacalli vi sarà erba, canne e giunchi. Là sarà una strada maestra, una via che sarà chiamata la Via Santa; (nessun impuro vi passerà) essa sarà per quelli soltanto; quelli che la seguiranno, anche gli insensati, non potranno smarrirvisi. In quella via non ci saranno leoni; nessuna bestia feroce vi metterà piede o vi apparirà; ma vi cammineranno i redenti.  I riscattati dal SIGNORE torneranno, verranno a Sion con canti di gioia; una gioia eterna coronerà il loro capo; otterranno gioia e letizia; il dolore e il gemito scompariranno” (Is. 35:1-10).

oasi

Ecco la scena di un deserto. Siete mai stati in un deserto? Io no, ma ho udito chi vi è stato raccontarne l’esperienza. La vita di molti, anche se non vi sono fisicamente, può essere come un deserto. C’è sabbia bruciante, caldo torrido, sete, poca vegetazione… E’ quasi impossibile orientarsi in un deserto perché non vi sono punti di riferimento. Chi vi si è perduto è disorientato e la disperazione lo coglie. Dopo tanto camminare si diventa estenuati, le ginocchia si indeboliscono. Ci si vorrebbe fermare e riposare, ma fermarsi sotto quel sole può essere peggio ancora. Gli occhi sono abbagliati dalla forte luce e irritati dalla sabbia. Si hanno persino miraggi, allucinazioni che ci fanno vedere cose inesistenti. Anche le orecchie è come se diventino sorte. Non si ha nemmeno più voglia di parlare ai compagni che sono con noi e che non ci possono aiutare. Si ha paura di incontrare bestie feroci, sciacalli… Come siamo potuti finire in una situazione del genere – ci si chiede? Potremo mai uscire da questo deserto oppure diventerà la nostra tomba? Se solo potessimo trovare la via per tornare a casa, alla nostra confortevole e fresca casa, insieme ai nostri cari… Improvvisamente, però, proprio quando pensiamo di aver perduto ormai ogni speranza, scorgiamo laggiù un beduino su un cammello. Un miraggio? No, è proprio qualcuno che ci potrebbe aiutare. Lui conosce il deserto e ci potrebbe aiutare ad uscirne. Non ne siete proprio sicuri perché potrebbe essere un brigante, un assassino…Vi avvicinate… Lui capisce la vostra situazione. E’ amichevole. Vi porge la sua borraccia d’acqua. E’ disposto ad accompagnarvi, compassionevolmente sulla via di casa. Vi fa salire sul cammello. Dopo un po’ ecco una strada, una strada nel deserto, ben curata e segnalata. La percorrete. Dopo un po’ il panorama cambia, comincia ad esserci più verde, dei torrenti e delle fonti d’acqua. Ora energia e gioia ravviva il vostro stanco corpo e la vostra mente. “Che fortuna abbiamo avuto!”, dite. No, non si tratta della fortuna. E’ la compassione e la provvidenza di Dio, la Sua grazia. Presto sarete a casa, nel luogo a cui appartenete.

Le caratteristiche della strada maestra
deserto
Sì, voi non appartenete a quel deserto, così come Israele non apparteneva a Babilonia. Israele apparteneva alla terra che Dio aveva loro provveduto, “paese dove scorrono il latte e il miele, il più splendido di tutti i paesi” (Ez. 20:15). Là avrebbero goduto di tutto ciò di cui hanno bisogno, in comunione con Dio. Perché si erano allontanati da quello splendido paese? Perché di quel paese, col tempo, si erano dimostrati ingrati, privi di apprezzamento. Avevano col tempo cominciato a disprezzare Colui che aveva dato loro quella terra. Avevano cominciato ad essere pretenziosi, a volere di più. Che cosa avrebbero mai potuto avere di più? Era stato il loro peccato a far si che ne fossero scacciati e finissero nel deserto. Anche noi apparteniamo a Dio. Siamo stati creati proprio per essere in comunione con Lui. Senza di Lui la nostra vita non può che diventare un deserto, morale, spirituale, in ogni senso, una desolazione. Perché siamo finiti in questo deserto? Perché abbiamo pensato di poter fare a meno di Dio, la fonte di ogni bene.
Mosso a compassione, però, attraverso l’intervento del santo e giusto Figlio di Dio, Dio offre di ricondurci indietro. Ravvedendoci e confidando in Cristo, il nostro Liberatore e Salvatore, una strada maestra si apre davanti a noi. Allora, come Dio disse attraverso il profeta Ezechiele: “Io mi compiacerò di voi come di un profumo di odore soave, quando vi avrò condotti fuori dai popoli e vi avrò radunati dai paesi dove sarete stati dispersi; io sarò santificato in voi davanti alle nazioni; voi conoscerete che io sono il SIGNORE, quando vi avrò condotti nella terra d’Israele, paese che giurai di dare ai vostri padri. Là vi ricorderete della vostra condotta e di tutte le azioni con le quali vi siete contaminati; sarete disgustati di voi stessi, per tutte le malvagità che avete commesse; conoscerete che io sono il SIGNORE, quando avrò agito con voi per amor del mio nome e non secondo la vostra condotta malvagia, né secondo le vostre azioni corrotte, o casa d’Israele! dice DIO, il Signore” (Ez. 20:41-44). Per grazia di Dio ci è offerta una via d’uscita, una strada maestra, che riporta al conforto ed alla sicurezza. E’ una strada specifica, chiara, non ambigua. Potremmo scorgere altre strade, ma dobbiamo fare attenzione, sono ingannevoli, vicoli ciechi. E’ Dio che ci mostra con precisione la strada che dobbiamo percorrere e le cose che dovremmo fare. Quali sono le caratteristiche di questa strada maestra? Essa è:
1. La strada maestra di Dio 
La prima e più ovvia caratteristica di questa strada è che è di Dio, appartiene a Lui, è Lui “il gestore” di questa strada. Il testo dice: ” Là sarà una strada maestra”. Questo vuol dire che questa strada non è stata né progettata né costruita dall’uomo. Non ha nulla a che fare con le futili religioni e progetti di riforma sociale ideati in questo mondo. Questa strada maestra è stata progettata e tracciata da Dio da ogni eternità, costruita da Lui e ad un costo molto elevato, per la Sua gloria e per il nostro beneficio. La Bibbia dice che per essa Dio non ha risparmiato neanche Suo Figlio, ma l’ha dato per la nostra salvezza. In altre parole, questa strada maestra è stata costruita con il Suo sangue, con il Suo sudore e con le Sue lacrime. “Egli ha dato sé stesso per noi per riscattarci da ogni iniquità e purificarsi un popolo che gli appartenga, zelante nelle opere buone” (Tt. 2:14). Noi che siamo invitati a camminare per essa, sappiamo che “…non con cose corruttibili, con argento o con oro, siamo stati riscattati dal vano modo di vivere tramandatovi dai nostri padri, ma con il prezioso sangue di Cristo, come quello di un agnello senza difetto né macchia” (1 Pi. 1:18,19).
2. La strada maestra conduce a Sion
Questa strada maestra è quella che conduce dalla città del peccato (“La fiera delle vanità”) a Sion, la città di Dio. E’ la via che esce dall’Egitto ed attraverso il deserto giunge in “un paese dove scorre il latte ed il miele”. Come la scala che vede Giacobbe e che dalla terra raggiunge il cielo, così questa strada maestra parte dalle profondità del nostro peccato e raggiunge l’elevato e puro cielo. Isaia 11:16 ci dice: “Ci sarà una strada per il residuo del suo popolo rimasto in Assiria, come ce ne fu una per Israele il giorno che uscì dal paese d’Egitto” (Is. 11:16). Questa strada parte dall’Egitto e dall’Assiria, cioè dall’inferno del nostro esilio. Dio ha mandato Suo Figlio fin giù dove noi siamo e ha posto i nostri piedi sulla via che porta alla comunione con Dio, in questo mondo e per l’eternità.
3. Gesù è la via maestra 
Dov’è questa strada maestra che ci condurrà a casa? Non dovremmo chiedere “dove sia” questa strada, ma “chi è” questa via. Il Signore Gesù Cristo in Giovanni 14:6 dice: “Io sono la via, la verità e la vita; nessuno viene al Padre se non per mezzo di me”. Magari oggi non è “politicamente corretto” dire questo, ma dobbiamo avere il coraggio di dire: non esiste altra via che porta a Dio che questa. Tutte le altre vie sono solo illusioni e vane speranze, frutto della immaginazione umana. Un vecchio proverbio dice: “Tutte le strade conducono a Roma”. Poteva certamente essere vero per la rete di strade che congiungeva ogni regione dell’impero a Roma, la capitale, per promuovere la loro potenza e profitti, ma non è vero spiritualmente. Gesù Cristo solo è Dio con noi, la via che porta a Dio Padre, al Cielo, alla vita eterna.
In atti 4:12 l’apostolo Pietro dice: “In nessun altro è la salvezza; perché non vi è sotto il cielo nessun altro nome che sia stato dato agli uomini, per mezzo del quale noi dobbiamo essere salvati”. Gesù Cristo “…da Dio è stato fatto per noi sapienza, giustizia, santificazione e redenzione” (1 Co. 1:30). Il Suo sacrificio sulla croce è l’unico che ci possa far conseguire il perdono dei nostri peccati e la riconciliazione con Dio. Egli è il solo che abbia per noi dato l’intera Sua vita. Gesù disse che ogni altro preteso salvatore non è che un ladro ed un brigante, ciechi che conducono altri ciechi a cadere nel fosso dell’eterna disperazione.
4. La strada antica delle Scritture
Questa strada maestra è pure chiamata: “il sentiero antico”, quello certo e sicuro dove che tanti già hanno percorso e non sono stati delusi. Come disse il profeta Geremia: “Fermatevi sulle vie e guardate, domandate quali siano i sentieri antichi, dove sia la buona strada, e incamminatevi per essa; voi troverete riposo alle anime vostre! Ma quelli rispondono: “Non c’incammineremo per essa!” (Gr. 6:16). C’è tanta gente oggi che, con tutta la loro istruzione, pretende di essere superiore ed odia questo sentiero antico di Dio. Essi chiedono: “Dov’è il sentiero più recente e moderno? Voglio camminare per esso”. Qui però ci è detto: “State ad un bivio e non sapete in quale direzione andare. Dovreste chiedere informazioni a qualcuno che conosce la via giusta”. A chi dovremmo domandare? Dovremmo domandare ai fedeli ministri dell’Evangelo.
Dite loro: “Voglio sapere quale sia il sentiero antico, dove sia il vecchio sentiero, quello più sicuro”.
“Domandate qual è il sentiero antico”, dice Dio, “e quando lo trovate incamminatevi per esso. In esso solo troverete riposo per la vostra anima”. Al tempo di Isaia tanta gente “cercava lumi” per la loro vita in oroscopi ed in medium. Il profeta, però, li sfida con queste parole:“Se vi si dice: «Consultate quelli che evocano gli spiriti e gli indovini, quelli che sussurrano e bisbigliano», rispondete: «Un popolo non deve forse consultare il suo Dio? Si rivolgerà forse ai morti in favore dei vivi? Alla legge! Alla testimonianza!» Se il popolo non parla così, non vi sarà per lui nessuna aurora! Andrà peregrinando per il paese, affranto, affamato; quando avrà fame, si irriterà, maledirà il suo re e il suo Dio; volgerà lo sguardo in alto, lo volgerà verso terra, ed ecco, non vedrà che difficoltà, tenebre, oscurità piena d’angoscia; sarà sospinto in mezzo a fitte tenebre” (Is. 8:19-22).
 5. Una via chiaramente tracciata
Questa strada maestra è pure una via riconoscibile, tracciata con chiarezza, che non inganna. E’ così chiara che non abbiamo bisogno di essere particolarmente istruiti e sofisticati per trovarla e incamminarci per essa. Il nostro testo dice: “…anche gli insensati, non potranno smarrirvisi”. La Bibbia ci dice che a seguire Gesù era soprattutto la gente comune. Lo ascoltava con gioia. “Pubblicani e peccatori” si rallegravano del Suo insegnamento. 1 Corinzi 1 ci dice, difatti, che non molte persone d’istruzione elevata, non molte persone influenti e nobili di nascita avevano trovato questa via, nonostante i vantaggi che essa offre. Coloro che camminano per essa sono gente ordinaria, ma è proprio la gente che Dio ha scelto. “Dio ha scelto le cose pazze del mondo per svergognare i sapienti; Dio ha scelto le cose deboli del mondo per svergognare le forti” (1 Co. 1:27).
6. La via santa
Il nostro testo dice che questa strada maestra è pure “la via santa” disegnata e costruita dal Dio tre volte santo. Per questo: “Nessun impuro vi passerà”. Perché tanti anche oggi non vogliono incamminarsi su questa strada? Perché non vogliono separarsi dai loro peccati favoriti, nonostante le conseguenze negative che comportano! Ostinatamente vi vogliono rimanere attaccati! La strada maestra è la via della santità, cioè una via che si eleva al di sopra della confusione, del disordine, dello sporco, della spazzatura di questo mondo. Coloro che vi camminano sono chiamati ad elevarsi moralmente, a concentrare la loro attenzione su ciò che sta in alto, non ciò che sta in basso. Certo, nessuno da solo può ripulirsi dal peccato che lo contamina. Ma nessuno potrà camminare sulla via di Dio se non è pulito. L’apostolo Pietro scrive: “come colui che vi ha chiamati è santo, anche voi siate santi in tutta la vostra condotta, poiché sta scritto: «Siate santi, perché io sono santo»” (1 Pi. 1:15,16). Dio, che ci dice: “Siate santi”, è pure Colui che ci può rendere santi. Egli ci tira su dal fango del nostro peccato, ci lava e ci purifica con il sangue di Cristo. Quando Dio ci purifica, la nostra colpevolezza viene rimossa, i nostri peccati sono espiati, e noi siamo giustificati, santificati e presto glorificati. Gesù è venuto a salvare il Suo popolo dai loro peccati. Coloro che fanno fatica ad accettare di camminare sulla via maestra di Dio, amano il peccato più di quanto amino Gesù Cristo.
7. Una strada sicura
Si tratta, infine di una strada sicura: “In quella via non ci saranno leoni; nessuna bestia feroce vi metterà piede o vi apparirà”. Non ci saranno là leoni pronti a sbranarci. Sì, possiamo anche udire dei ruggiti, ma non dobbiamo avere paura. Possiamo vincere questi “leoni” per la fede in Colui che è venuto per distruggere le opere del diavolo. Il Signore sarà come un muro che ci protegge dal fuoco. Potremmo anche attraversare “la valle dell’ombra della morte”, come dice il Salmo 23, ma non abbiamo paura. L’ombra dei leoni non ci morde, l’ombra di una spada non può ferirci, l’ombra della morte non può ucciderci! Esclamiamo allora, con Paolo: “«O morte, dov’è la tua vittoria? O morte, dov’è il tuo dardo?». Ora il dardo della morte è il peccato, e la forza del peccato è la legge; ma ringraziato sia Dio, che ci dà la vittoria per mezzo del nostro Signore Gesù Cristo” (1 Co. 15:55-57). Attraverso la vita, morte e risurrezione di Gesù Cristo otteniamo vita eterna. Siamo sicuri nella potente mano di Dio, non periremo per la via… Quando così, camminando sulla via di Cristo, siamo tentati ad abbandonarla, abbiamo la garanzia che Dio stesso ci darà modo di resisterle e, se cadiamo in essa, di venirne fuori.
La strada maestra che ci riporta a casa
strada maestra
Abbiamo iniziato riflettendo sul fatto che a nessuno piace essere esclusi, respinti, allontanati, ignorati e mandati via. Questa è un’indicazione, come abbiamo osservato, della nostra condizione esistenziale, fatta di costanti tensioni e di rapporti spezzati con il nostro prossimo e con Dio. Vivere nel deserto e nella desolazione della miseria e della frustrazione è il risultato, la conseguenza inevitabile, di ciò che la Bibbia chiama peccato, ad ogni livello. Di conseguenza, viviamo come l’antico Israele, esiliati in una terra straniera. Sogniamo la nostra patria ed i suoi tratti, col passare del tempo, diventano, nella nostra mente, sempre più indistinti. Perdiamo allora la speranza di poterci tornare e cerchiamo di adattarci “quaggiù”, sapendo che la nostra vita è veramente simile ad un ergastolo. Un giorno, però, ecco che ci viene annunziata la grazia. Quello stesso Dio che giustamente ci condanna a causa del nostro peccato, è lo stesso che provvede a noi un Salvatore in Gesù Cristo. Il profeta Isaia Lo proclama come “la strada maestra” che ci può ricondurre “a casa”, là dove noi apparteniamo. Egli disse: “Io sono la via, la verità e la vita”. Questa è la strada antica e sicura che ci porta a Dio e che la Bibbia continua a mostrarci, nonostante le tante moderne, ma ingannevoli “strade alternative”. La via maestra, però, è chiara, distinta ed onesta. E’ la via della santità di Gesù Cristo, del quale la Bibbia dice: “Egli non commise peccato e  nella sua bocca non si è trovato inganno” (1 Pi. 1:22).
Potremmo paragonare Cristo al moderno “navigatore satellitare” che è oggi sempre più comune nelle automobili. E’ un piccolo apparecchio elettronico in costante contatto con un satellite in cielo e che permette di localizzare la nostra posizione e di mostrarci come arrivare passo passo alla nostra destinazione attraverso le strade migliori e più sicure. Usare un navigatore satellitare dà un meraviglioso senso di sicurezza tanto che non ci perdiamo più quando non conosciamo la via per giungere ad un determinato luogo. Di un navigatore satellitare possiamo avere completa fiducia, anche quando sembra farci passare in zone sconosciute che ci rendono perplessi e ci fanno chiedere: “Ma sarà la via giusta?”. Seguiamo, però, le sue indicazioni e ci arriviamo senza ritardo. Lo stesso possiamo dire quando ci affidiamo al Signore e Salvatore Gesù Cristo, di cui la Bibbia dice: “Egli può salvare perfettamente quelli che per mezzo di lui si avvicinano a Dio, dal momento che vive sempre per intercedere per loro… Gesù Cristo è lo stesso ieri, oggi e in eterno” (Eb. 7:25; 13:8).
tratto da: http://www.riforma.net/
Rielaborato da: Consapevoli nella Parola
 “Facci rivivere e noi invocheremo il tuo nome. 
O Eterno, DIO degli eserciti, ristoraci; fa’ risplendere il tuo volto e saremo salvati” 
(Salmi 80:18-19)
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