Mille anni…per modo di dire?

 

Apocalisse 20:1-6 – studio di P.Castellina

 

Come indicato nell’articolo collegato qui sopra, i capitoli 20-22 costituiscono l’ultima delle sette sezioni parallele del libro dell’Apocalisse e quindi non sono da considerare il seguito cronologico di quanto appare nel capitolo 19, vale a dire ciò che segue alla seconda venuta di Cristo (19:11-21).

Al contrario, Apocalisse 20:1 ci riporta indietro agli inizi dell’era del Nuovo Testamento. Che questa sia l’interpretazione appropriata è chiaro anche dal fatto che questo capitolo descrive la sconfitta ed il destino finale di Satana. Di fatto la sconfitta di Satana è iniziata con la prima venuta di Cristo, così com’è indicato in 12:7-9.

Che il regno millenario dipinto in 20:4-6 avvenga prima della seconda venuta di Cristo è evidente dal fatto che il giudizio finale descritto nei versetti 11-15 di questo capitolo è rappresentato avvenire dopo il regno di mille anni.

Non solo nel libro dell’Apocalisse, ma anche altrove nel Nuovo Testamento, il giudizio finale è connesso con la seconda venuta di Cristo. (cfr. Apocalisse 22:12; Matteo 16:27; 25:31-32; Giuda 14-15; 2 Tessalonic…).

Essendo questo il caso, è ovvio come il regno millenario di Apocalisse 20:4-6 deve avvenire prima e non dopo la seconda venuta di Cristo.


Satana legato; il regno millenario di Cristo

  • 1“Poi vidi scendere dal cielo un angelo con la chiave dell’abisso e una grande catena in mano“.
  • 2“Egli afferrò il dragone, il serpente antico, cioè il diavolo, Satana, lo legò per mille anni“,
  • 3“…e lo gettò nell’abisso che chiuse e sigillò sopra di lui perché non seducesse più le nazioni finché fossero compiuti i mille anni; dopo i quali dovrà essere sciolto per un po’ di tempo“.
  • 4“Poi vidi dei troni. A quelli che vi si misero seduti fu dato di giudicare. E vidi le anime di quelli che erano stati decapitati per la testimonianza di Gesù e per la parola di Dio, e di quelli che non avevano adorato la bestia né la sua immagine e non avevano ricevuto il suo marchio sulla loro fronte e sulla loro mano. Essi tornarono in vita e regnarono con Cristo per mille anni
  • 5“Gli altri morti non tornarono in vita prima che i mille anni fossero trascorsi. Questa è la prima risurrezione“.
  • 6“Beato e santo è colui che partecipa alla prima risurrezione. Su di loro non ha potere la morte seconda, ma saranno sacerdoti di Dio e di Cristo e regneranno con lui quei mille anni“.

Questi testi non dicono nulla di un regno terreno di Cristo su una nazione composta prevalentemente da ebrei, ma descrive il regnare con Cristo in Cielo, fra la loro morte e la Seconda Venuta di Cristo, delle anime dei credenti deceduti. Esso pure descrive l’incatenamento di Satana durante l’era attuale in modo tale che egli non può impedire la diffusione dell’Evangelo.

Satana sciolto; l’ultima rivolta

  • 7 – “Quando i mille anni saranno trascorsi, Satana sarà sciolto dalla sua prigione“.
  • 8 – “…e uscirà per sedurre le nazioni che sono ai quattro angoli della terra, Gog e Magog, per radunarle alla battaglia: il loro numero è come la sabbia del mare“.
  • 9 – “E salirono sulla superficie della terra e assediarono il campo dei santi e la città diletta; ma un fuoco dal cielo discese e le divorò“.
  • 10 – “E il diavolo che le aveva sedotte fu gettato nello stagno di fuoco e di zolfo, dove sono anche la bestia e il falso profeta; e saranno tormentati giorno e notte, nei secoli dei secoli“.

Il giudizio finale

  • 11 – “Poi vidi un grande trono bianco e colui che vi sedeva sopra. La terra e il cielo fuggirono dalla sua presenza e non ci fu più posto per loro“.
  • 12 – “E vidi i morti, grandi e piccoli, in piedi davanti al trono. I libri furono aperti, e fu aperto anche un altro libro che è il libro della vita; e i morti furono giudicati dalle cose scritte nei libri, secondo le loro opere“.
  • 13 – “Il mare restituì i morti che erano in esso; la morte e l’Ades restituirono i loro morti; ed essi furono giudicati, ciascuno secondo le sue opere“.
  • 14 – “Poi la morte e l’Ades furono gettati nello stagno di fuoco. Questa è la morte seconda, cioè lo stagno di fuoco“.
  • 15 – E” se qualcuno non fu trovato scritto nel libro della vita, fu gettato nello stagno di fuoco“.


Apocalisse 20:1

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“Poi vidi scendere dal cielo un angelo con la chiave dell’abisso e una grande catena in mano.”

“Καὶ εἶδον ἄγγελον καταβαίνοντα ἐκ τοῦ οὐρανοῦ ἔχοντα τὴν κλεῖν τῆς ἀβύσσου καὶ ἅλυσιν μεγάλην ἐπὶ τὴν χεῖρα αὐτοῦ.”

“Poi vidi scendere dal cielo un angelo”

L’angelo è uno degli esecutori della giustizia divina, che riceve i criminali, li tiene in prigione e li libera solo per l’esecuzione.

“con la chiave dell’abisso”

La chiave della prigione mostra come quest’angelo sia il carceriere. La chiave gli è consegnata dal Cristo, che la possiede: “Ero morto, ma ecco sono vivo per i secoli dei secoli, e tengo le chiavi della morte e dell’Ades” (Apocalisse 1:7,18).

L’abisso, una sorta di pozzo di smisurata profondità, “senza fondo”, nella concezione ebraica è la dimora dei morti e degli spiriti maligni. Le tenebrose profondità degli oceani, o le grotte profonde e tenebrose della terra sono viste come qualcosa di spaventevole, là dove si celano i mostri del male. L’abisso è lo stesso dal quale la bestia è salita: E quando avranno terminato la loro testimonianza, la bestia che sale dall’abisso farà guerra contro di loro, li vincerà e li ucciderà” (Apocalisse 11:7). Nell’Antico Testamento: “La terra era informe e vuota, le tenebre coprivano la faccia dell’abisso e lo Spirito di Dio aleggiava sulla superficie delle acque” (Genesi 1:2); “…in quel giorno tutte le fonti del grande abisso eruppero e le cateratte del cielo si aprirono” (Genesi 7:11); “Il soggiorno dei morti e l’abisso sono insaziabili, e insaziabili sono gli occhi degli uomini” (Proverbi 27:20). I demoni chiedono a Gesù di poter tornare nell’abisso: “Ed essi lo pregavano che non comandasse loro di andare nell’abisso” (Luca 8:31). Dio e il Suo Cristo ne tengono la chiave e il controllo ultimo: hanno il potere di ricacciarvi gli spiriti maligni che ne sono provenuti e di limitarne i movimenti con “la catena”, come in orride e antiche prigioni sotterranee. “Se Dio infatti non risparmiò gli angeli che avevano peccato, ma li inabissò, confinandoli in antri tenebrosi per esservi custoditi per il giudizio” (2 Pietro 2:4). Aprire quel pozzo e lasciarne venire fuori “i miasmi” è espressione del giudizio di Dio.

“e una grande catena in mano”

La grandezza della catena mostra la grandezza del crimine, ma anche la forza di colui che vi è incatenato. Questa catena rappresenta l’onnipotenza di Dio che supera anche quella del nemico più temibile. Il legare Satana rappresenta il sovrano controllo e limitazione del potere del diavolo da parte del Signore Gesù, che gli impedisce di sedurre completamente le nazioni. Durante l’era presente, Satana non riuscirà ad unire le nazioni sotto l’Anticristo. Il “legare” Satana è la sua contenzione al seguente riguardo: egli non può stabilire il regno dell’Anticristo, gli è impedito. Questa limitazione, impedimento, è collegato al trattenere, ritenere, impedire di 2 Tessalonicesi 2:6-7 che ci assicura che l’uomo del peccato, L’Empio (o l’iniquo, v. 8) verrà rivelato a tempo opportuno (“a suo tempo”, “nella sua ora” v. 6). La potenza del male è oggi “contenuta” (non supererà mai certi limiti), finché Dio non scatenerà agli ultimi tempi “le potenze dell’inferno” ma solo per breve tempo, dopodiché il Ritorno di Cristo metterà completamente fine a quell’orrore e Satana sarà scagliato nello stagno di fuoco.

 


Apocalisse 20:2

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“Egli afferrò il dragone, il serpente antico, cioè il diavolo, Satana, lo legò per mille anni”.

“καὶ ἐκράτησεν τὸν δράκοντα, ὁ οφις ὁ ἀρχαῖος, ὅς ἐστιν Διάβολος καὶ ὁ Σατανᾶς, καὶ ἔδησεν αὐτὸν χίλια ἔτη”.

“Egli afferrò il dragone, il serpente antico, cioè il diavolo, Satana”

L’angelo afferra il dragone con forza, con violenza. Questo implica che l’angelo gli era superiore quanto a forza. Può essere vinto solo da chi gli è superiore, qualcuno che provenga dal Cielo.

“drákōn” (da derkomai, “vedere,” la radice del termine italiano “drago”) – propriamente “colui che vede,” usato per designare il mitico drago (un grande serpente) che vede da lontano la sua preda. E’ figura di Satana che esercita la sua influenza subdola ed indiretta sulle potenze (governi) pagane, realizza il suo ordine del giorno infernale da “dietro le quinte” [“E ci fu una battaglia nel cielo: Michele e i suoi angeli combatterono contro il dragone. Il dragone e i suoi angeli combatterono, ma non vinsero, e per loro non ci fu più posto nel cielo. Il gran dragone, il serpente antico, che è chiamato diavolo e Satana, il seduttore di tutto il mondo, fu gettato giù; fu gettato sulla terra, e con lui furono gettati anche i suoi angeli” (Apocalisse 12:7-9)].

Questo dragone è identificato esplicitamente con colui che ha tentato i nostri progenitori a peccare e ne ha causato la Caduta: “Il serpente era il più astuto di tutti gli animali dei campi che Dio il SIGNORE aveva fatti” (Genesi 3:1). E’ lo stesso che tenta Gesù nel deserto e contro il quale Gesù combatte costantemente nel Suo ministero. La stessa offensiva contro Satana è fatta dagli apostoli di Cristo: ‘“Or i settanta tornarono pieni di gioia, dicendo: «Signore, anche i demòni ci sono sottoposti nel tuo nome». Ed egli disse loro: «Io vedevo Satana cadere dal cielo come folgore. 19 Ecco, io vi ho dato il potere di camminare sopra serpenti e scorpioni e su tutta la potenza del nemico; nulla potrà farvi del male. Tuttavia, non vi rallegrate perché gli spiriti vi sono sottoposti, ma rallegratevi perché i vostri nomi sono scritti nei cieli»” (Luca 10:17-20).

L’identità di questo personaggio è precisata esattamente affinché il lettore non ne abbia dubbi. Gli operatori di iniquità sanno ben nascondersi e camuffarsi. In qualunque forma appaia è lo stesso essere, l’Avversario, il nemico giurato di Dio e di ogni bene.

“lo legò per mille anni”

L’Apocalisse è piena di numeri simbolici e pure questo 1000 anni non va interpretato in senso letterale. Dato che il numero 10 significa completezza, e dato che 1000 è 10 alla terza potenza, potremmo pensare che l’espressione “mille anni” stia per un periodo completo, un “periodo molto lungo di durata perfetta” (10 x 10 x 10). Un’interpretazione letterale dà adito a speculazioni di ogni genere, come chi dice che “dato che” nella Bibbia un giorno vale mille anni, si tratterebbe di 365.000 giorni!

In sintonia con quanto abbiamo già affermato al riguardo della struttura del libro ed alla luce dei versetti 7-15 di questo capitolo, che descrivono quel “per un po’ di tempo”, la battaglia finale ed il giudizio finale), possiamo concluderne che questo periodo millenario si estenda dalla prima venuta di Cristo fino ad appena prima la Sua seconda venuta, E’ il “tempo della chiesa”. Satana tenta in tutti i modi di impedire la predicazione dell’Evangelo, ma non lo potrà mai sopprimere. L’Evangelo sarà predicato in ogni nazione del mondo, che piaccia o non piaccia ai suoi avversari: “E questo vangelo del regno sarà predicato in tutto il mondo, affinché ne sia resa testimonianza a tutte le genti; allora verrà la fine” (Matteo 24:14).

 


Apocalisse 20:3

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“…e lo gettò nell’abisso che chiuse e sigillò sopra di lui perché non seducesse più le nazioni finché fossero compiuti i mille anni; dopo i quali dovrà essere sciolto per un po’ di tempo”‘.

“καὶ ἔβαλεν αὐτὸν εἰς τὴν ἄβυσσον καὶ ἔκλεισεν καὶ ἐσφράγισεν ἐπάνω αὐτοῦ, ἵνα μὴ πλανήσῃ ἔτι τὰ ἔθνη ἄχρι τελεσθῇ τὰ χίλια ἔτη. μετὰ ταῦτα δεῖ λυθῆναι αὐτὸν μικρὸν χρόνον”.

“…e lo gettò nell’abisso che chiuse e sigillò sopra di lui”.

Quella prigione non solo è chiusa “a doppia mandata”, ma assicurata da un sigillo, affinché nessun complotto possa trarne fuori con l’inganno, chi vi è contenuto. Ricorda quanto era avvenuto con la tomba di Cristo, ma il sigillo appostovi non aveva sortito l’effetto desiderato. “Ordina dunque che il sepolcro sia sicuramente custodito fino al terzo giorno; perché i suoi discepoli non vengano a rubarlo e dicano al popolo: “È risuscitato dai morti”; così l’ultimo inganno sarebbe peggiore del primo»” (Matteo 27:64).

Dato che “stagno di fuoco” (menzionato nei vv. 10, 14, e 15) rappresenta ovviamente il luogo del castigo finale, questo “abisso” (menzionato nei vv. 1 e 3) non può essere il luogo del castigo finale, ma la descrizione figurativa del modo in cui le attività di Satana saranno tenute sotto un certo controllo durante il periodo di mille anni.

“…perché non seducesse più le nazioni”

Più che “sedurre” bisognerebbe tradurre “sviare”, dal greco “planao” [la radice del nostro termine “pianeta” che si supponeva errare nello spazio], indurre ad errare, ingannare. Satana inganna l’umanità inducendola all’idolatria, a falsi culti e religioni, incoraggiandole a perseguitare i santi, a seguire false dottrine ed ideologie. E’ il periodo in cui la chiesa cristiana con successo smaschera gli inganni, la falsità e gli errori e dove la verità biblica prevale senza che Satana imponga incontrastato il suo dominio. Da parte della chiesa cristiana non sarà mai una vittoria completa, perché Satana, benché incatenato e rinchiuso, continua a far sentire la sua influenza e complotta, come un potente mafioso che persino dal carcere riesce a controllare i suoi emissari all’esterno con “messaggi in codice”. Il potere di Satana è limitato, ma non completamente assente dalla scena di questo mondo. La chiesa cristiana, in ogni caso, non deve temere Satana, o lasciarsene intimidire fino alla paralisi, perché Satana è imprigionato.

“finché fossero compiuti i mille anni; dopo i quali dovrà essere sciolto per un po’ di tempo”

Dopo che la chiesa cristiana avrà compiuto il suo dovere di chiamare tutti gli eletti sparsi nel mondo alla salvezza, Satana verrà “per un po’ di tempo” scatenato e rabbiosamente cercherà di tornare ad avere assoluto potere sul mondo. Lo farà per un po’, ma solo per essere definitivamente sconfitto.

 


Apocalisse 20:4

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” Poi vidi dei troni. A quelli che vi si misero seduti fu dato di giudicare. E vidi le anime di quelli che erano stati decapitati per la testimonianza di Gesù e per la parola di Dio, e di quelli che non avevano adorato la bestia né la sua immagine e non avevano ricevuto il suo marchio sulla loro fronte e sulla loro mano. Essi tornarono in vita e regnarono con Cristo per mille anni”.

“Καὶ εἶδον θρόνους καὶ ἐκάθισαν ἐπ’ αὐτοὺς καὶ κρίμα ἐδόθη αὐτοῖς καὶ τὰς ψυχὰς τῶν πεπελεκισμένων διὰ τὴν μαρτυρίαν Ἰησοῦ καὶ διὰ τὸν λόγον τοῦ θεοῦ καὶ οἵτινες οὐ προσεκύνησαν τὸ θηρίον οὐδὲ τὴν εἰκόνα αὐτοῦ καὶ οὐκ ἔλαβον τὸ χάραγμα ἐπὶ τὸ μετώπον καὶ ἐπὶ τὴν χεῖρα αὐτῶν καὶ ἔζησαν καὶ ἐβασίλευσαν μετὰ τοῦ Χριστοῦ χίλια ἔτη.”

“Poi vidi dei troni.

(Cfr. Apocalisse 1:4; 3:21; 4:3-4). Qui Giovanni dice semplicemente di aver visto in visione dei troni con delle persone sedute sopra, senza però suggerire chi fossero e quanto ne fosse il numero. Non è il trono di Dio, perché si tratta di “troni” al plurale. Giovanni presume che il lettore lo sappia: coloro a cui questo compito è stato dato.

Dove sono questi “troni”? Nell’Apocalisse la parola “trono” è usata 47 volte e soltanto tre di questi troni (2:13; 13:2; 16:10 http://goo.gl/BaLPp) appare essere in cielo. Quando aggiungiamo a questa considerazione il fatto che Giovanni vede “le anime di quelli che erano stati decapitati per la testimonianza di Gesù”, abbiamo la conferma che il luogo della visione di Giovanni è ora spostato in cielo. Possiamo quindi dire che, sebbene il periodo di mille anni descritto in questi sei versetti è lo stesso, i vers. 1-3 descrivono ciò che accade sulla terra durante quel tempo, ed i versetti 4-6 descrivono ciò che accade in cielo.

Chi è seduto su questi troni? Per rispondere a questa domanda dobbiamo leggere più avanti nel testo ed osservare che di coloro che Giovanni vede nella sua visione è detto “essi tornarono in vita” (v. 4) e sono distinti dal “resto dei morti”. Nel vers. 5, Giovanni, in altre parole ha una visione di certe persone che sono morte, e che distingue da altre persone che pure sono morte. Quando esaminiamo attentamente questi versetti, sembra che Giovanni veda due classi di persone decedute: un gruppo più vasto di credenti deceduti, ed un gruppo ristretto, quelli che sono morti come martiri della fede cristiana.

La prima frase del vers. 4 descrive credenti che sono morti e che Giovanni vede seduti su troni, condividono il regno di Cristo ed esercitano l’autorità di emettere giudizi. Questo regnare è adempimento della promessa contenuta precedentemente in Apocalisse: “Chi vince lo farò sedere presso di me sul mio trono, come anch’io ho vinto e mi sono seduto con il Padre mio sul suo trono” (3:21).

“A quelli che vi si misero seduti fu dato di giudicare.”

Giovanni vede coloro ai quali è affidato il giudizio che siedono su dei troni. Il libro dell’Apocalisse è molto interessato alla questione della giustizia, particolarmente per i cristiani perseguitati. E’ quindi altamente significativo che la visione giovannea del giudizio o “l’autorità di giudicare” sia affidata a coloro che siedono sui troni. L’espressione “seduti sui troni” è un modo concreto per esprimere il pensiero che essi regnino con Cristo (vedere l’ultima parte del v. 4). Apparentemente il loro regnare include l’autorità di emettere giudizi di qualche tipo. Non ci viene detto se questo significhi semplicemente concordare con i giudizi di Cristo ed esserne riconoscenti, oppure l’opportunità di emettere giudizi indipendenti su questioni terrene. In ogni caso, il regnare con Cristo descritto qui apparentemente include condividere il giudizio di Cristo. Che regnare e giudicare vadano assieme è evidente anche dalle parole di Cristo ai Suoi discepoli: “E Gesù disse loro: «Io vi dico in verità che nella nuova creazione, quando il Figlio dell’uomo sarà seduto sul trono della sua gloria, anche voi, che mi avete seguito, sarete seduti su dodici troni a giudicare le dodici tribù d’Israele” (Matteo 19:28).

L’unica specificazione qui è che coloro che sedevano sui troni avevano il compito di emettere un giudizio legale, di determinare il destino di una porzione dell’umanità. Assomiglia a quanto dice Daniele 7:9: “Io continuai a guardare e vidi collocare dei troni, e un vegliardo sedersi … “. Il loro scopo è un giudizio: assoluzione o condanna. Le persone rispetto alle quali devono emettere un verdetto sono: “quelli che erano stati decapitati per la testimonianza di Gesù e per la parola di Dio”. Il “tempo” di questo giudizio è l’inizio dei “mille anni”.

Il giudizio che qui emettono non è di tutta l’umanità, ma dei martiri, quelli cioè che, fra varie tentazioni e prove, si erano conservati puri. La sentenza permetterà loro di “vivere e di regnare con Cristo per mille anni”.

“E vidi le anime di quelli che…”

Precedentemente, in Apocalisse 6:9 l’apostolo aveva parlato delle anime dei martiri “sotto l’altare” in cielo. Quelle anime in cielo sono distinte da “quelli che abitano sopra la terra” (v. 10). Sono i fedeli cristiani che hanno rinunciato alla loro vita pur di non rinnegare il loro Salvatore.

E’ un’espressione importante per il significato dell’intero brano. Giovanni vede “le anime”, non “i corpi”. Se il significato più ovvio è quello corretto, se egli vede “le anime” dei martiri, non “i corpi” questo escluderebbe la nozione di una risurrezione “letterale”, e di conseguenza questo sovvertirebbe molte fra le teorie a proposito di una risurrezione letterale, non un regno letterale dei santi con Cristo durante il tempo di quel millennio. La dottrina dell’ultima risurrezione, come affermato dovunque nella Scrittura, è che “il corpo” sarà fatto risorgere, e non semplicemente che “l’anima vivrà” (cfr. 1 Corinzi 15). Di conseguenza, Giovanni deve riferirsi a qualcosa di diverso dalla risurrezione propriamente detta dei morti, così come comunemente compresa.

Questo testo non può essere usato per sostenere che vi sarà una risurrezione letterale dei santi che regneranno con Cristo per mille anni, perché qui non c’è ambiguità alcuna sul termine “anime” (ψυχὰς psuchas). Non può significare pure “corpi”, perché se Giovanni lo avesse voluto fare, avrebbe usato il termine più comunemente usato nel N. T. Il linguaggio qui usato non esprime la dottrina della risurrezione dei corpi e se nessun altro linguaggio che questo fosse usato nel N. T. la dottrina della risurrezione, com’è ora insegnata e ricevuta, non potrebbe essere stabilita. Non c’è alcun’indicazione ovvia che Giovanni qui parlasse di una risurrezione letterale dei santi a che vivessero e regnassero con Cristo per mille anni. Indubbiamente c’è qui qualcosa di “comparabile” alla risurrezione dei corpi.

Come Giovanni aveva potuto vedere le anime di coloro che erano morti? Giovanni vede il tutto in una visione. E’ lo stesso che chiedersi in che modo Giovanni aveva potuto vedere un angelo che afferra il diavolo e lo lega per mille anni con una catena?

“…erano stati decapitati …”

Il termine qui usato (πελεκίζω pelekizō) non ricorre in altri luoghi del N. T. Significa letteralmente “tagliare con l’ascia”, da πέλεκυς pelekus, “ascia”. Da cui la pratica dell’esecuzione capitale della decapitazione alla quale molti cristiani sarebbero stati soggetti, simbolo di punizione ignominosa.

“… per la testimonianza di Gesù …”

La testimonianza alla verità di quanto Gesù ha detto e fatto. Cfr. Apocalisse 6:9.

“…e per la parola di Dio”

Vedi Apocalisse 1:9.

“… e di quelli che non avevano adorato la bestia”

Coloro che erano stati fedeli ai principi della vera religione e resistito ai tentativi fatti di sedurli e distoglierli dalla fede. Da Apocalisse 13:15 apprendiamo che: “Le fu concesso di dare uno spirito all’immagine della bestia affinché l’immagine potesse parlare e far uccidere tutti quelli che non adorassero l’immagine della bestia”.

“… né la sua immagine”

Cfr. Apocalisse 13:14-15.

“…e non avevano ricevuto il suo marchio sulla loro fronte e sulla loro mano”

Cfr. Apocalisse 13:16.

“…Essi tornarono in vita”

Meglio tradotto: “Essi vennero alla vita”, essi vissero” (ἔζησαν ezēsan, da ζάω zaō, “vivere”. In questo brano molto dipende da questa parola. Significa: Vivere, avere vita, detto di vita ed esistenza fisica. Vivere, sostenere la vita, vivere di o per mezzo di.

Giovanni vede questi martiri entrare nella gloriosa comunione di Cristo, la vita”. Infatti, l’ingresso immediato con Cristo, “vita nostra” in cielo dell’anima all’istante della morte fisica è “la prima risurrezione” (v. 5). “Quando Cristo, la vita nostra, sarà manifestato, allora anche voi sarete con lui manifestati in gloria” (Colossesi 3:4).

E’ “lo stato intermedio” dell’esistenza dei redenti dopo la loro morte fisica e fino alla risurrezione finale, la “seconda risurrezione”.

L’assunzione dell’anima dei credenti in Cielo è indubbiamente una risurrezione. Vi è un atto del Cristo risorto sull’anima all’istante della morte, che la purifica da ogni peccato trasformandola da un’anima adatta alla vita terrena ad un’anima adatta alla vita celeste. Vi deve essere una risurrezione dell’anima da parte di Cristo, se l’anima deve stare con Cristo in Cielo. Le anime, alla morte, non volano in Cielo automaticamente.

E’ vero che “vennero alla vita” in greco può essere tradotto “ritornarono in vita” e riferirsi ad una risurrezione fisica (per es. Matteo 9:18; Romani 14:9; 2 Corinzi 13:4; Apocalisse 2:8), ma la questione è se quello è il significato qui di quella parola.

Quelli che “tornarono in vita” in Apocalisse 20:4 significa una lor…

“…per mille anni”

I vv. 4-6 fanno pure riferimento a “mille anni”. Sebbene sia possibile comprendere i “mille anni” come descriventi un periodo di tempo diverso dai “mille anni” dei vv. 1-3, non vi sono ragioni stringenti perché debba essere così, particolarmente dato che l’espressione “i mille anni” (τὰ χίλια ἔτη) ricorre due volte, una volta nel v. 3 e un’altra volta nel v. 5. Possiamo affermare quindi con ragion di causa che i vv. 1-3 e 4-6 riguardano lo stesso periodo di 1000 anni. Quel periodo, come abbiamo visto, include l’intera dispensazione del Nuovo Testamento, dal tempo della prima venuta di Cristo al tempo della Seconda Venuta di Cristo.

 


Apocalisse 20:5

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“Gli altri morti non tornarono in vita prima che i mille anni fossero trascorsi. Questa è la prima risurrezione”.

“οἱ λοιποὶ τῶν νεκρῶν οὐκ ἔζησαν ἄχρι τελεσθῇ τὰ χίλια ἔτη. αὕτη ἡ ἀνάστασις ἡ πρώτῃ.”

Gli altri morti

Questo versetto forma una parentesi. Il verbo exesan com’è usato in questa frase deve significare la stessa cosa del versetto precedente. In nessuno dei due casi significa “risurrezione corporea”. Giovanni qui parla 1ui dei morti increduli, “il resto dei morti”, distinguendoli da quelli credenti che aveva appena descritto. Quando egli dice che il resto dei morti “non tornarono in vita”, egli intende l’esatto opposto di quello che aveva appena detto dei morti credenti. I morti increduli, egli dice, non entrò nella vita per vivere e regnare in Cristo durante il periodo millenario. Mentre i credenti, dopo la morte godono di un nuovo tipo di vita in cielo con Cristo nel quale condividono il Suo regnare, i non credenti, dopo la loro morte, non condividono minimamente questa vita e questo regnare.

Che questo valga tutt’attraverso il periodo millenario, è indicato dalle parole: “prima che i mille anni fossero trascorsi” andrebbe tradotto “finché”. La parola greca ἄχρι significa che qual ch’è detto qui rimane valido per tutto il tempo del millennio. L’uso della parola “finché” non implica che questi increduli morti vivranno e regneranno con Cristo se non dopo che quel periodo sia terminato. Se questo fosse il caso, ci saremmo aspettati una chiara affermazione al riguardo. Notate l’espressione: “finché fossero compiuti i mille anni” al versetto 3 di questo capitolo. Lì l’espressione è seguita da una chiara affermazione indicante che accadrà qualcosa di diverso dopo la fine dei mille anni: “…finché fossero compiuti i mille anni; dopo i quali [il diavolo] dovrà essere sciolto per un po’ di tempo”. Nel versetto 5, però, le parole: “prima che i mille anni fossero trascorsi” non è seguita da un’altra affermazione che indichi che questi morti rivivranno o verranno alla vita dopo il termine dei mille anni.

Più tardi in questo capitolo, però, abbiamo un chiaro insegnamento su ciò che accadrà a questi morti increduli dopo il termine dei mille anni. Ciò che accadrà loro è descritto nel versetto 6 come “la morte seconda”. Ciò che è detto al versetto 6 che la seconda morte non avrà potere sui morti credenti, è implicato nel fatto che la seconda morte eserciti un potere sui morti increduli. Ciò che si intende per “seconda morte” è spiegato nel versetto 14: “Questa è la morte seconda, cioè lo stagno di fuoco”. La “seconda morte”, quindi, significa il castigo eterno dopo la risurrezione dei corpi. Per quanto riguarda i morti increduli, vi sarà un cambiamento dopo il termine dei mille anni, ma sarà un cambiamento non per il meglio ma per il peggio.

La morte dei redenti così non è “un salto nel buio”, qualcosa di spaventoso, nemmeno quando muoiono martiri a causa della loro fede, ma la loro anima entra subito nella vita eterna per regnare con Cristo. Questo è già per loro una risurrezione, una “prima risurrezione”. “Gli altri morti”, coloro che muoiono nei loro peccati senza averne ricevuto il perdono attraverso la fede in Cristo, risorgeranno dopo che sia finita l’era della chiesa (i “mille anni”), al ritorno di Cristo, ma solo per essere giudicati e condannati. Quella sarà per loro una tragica “seconda morte”. Vi è dunque un parallelismo: i giusti che muoiono risorgono a vita, gli ingiusti che muoiono risorgono per il giudizio e la condanna.

Deve così compiersi “il tempo della chiesa” in cui tutti gli eletti (di ogni tempo e paese) vengono raccolti attraverso l’annunzio dell’Evangelo. Terminato questo periodo “verrà la fine” e gli ingiusti risorgeranno per essere condannati. Anche gli ingiusti risorgeranno. Devono abbandonare ogni illusione che la loro esistenza sia polverizzata, annullata, perché anche loro risorgeranno a suo tempo, ma solo per il giudizio e la condanna.

La prima risurrezione

Poi Giovanni dice: “Questa è la prima risurrezione” (5b). Queste parole descrivono che cos’è avvenuto ai morti nella fede descritti alla fine del versetto 4 prima dell’affermazione tra parentesi. Alla luce di quanto abbiamo affermato, dobbiamo comprendere queste parole non come una risurrezione fisica ma piuttosto come la transizione dalla morte fisica alla vita in cielo con Cristo. Questa transizione è chiamata “risurrezione” – certo un uso insolito ma perfettamente comprensibile sullo sfondo del contesto precedente. Questo è indubbiamente un tipo di risurrezione, dato che coloro che si pensava fossero morti sono ora veduti, nel senso vero della parola, in vita. L’espressione “la prima risurrezione” implica che vi sarà una “seconda risurrezione” (sebbene questa espressione non sia usata) per questi morti credenti – la risurrezione dei corpi che avrà luogo al ritorno di Cristo alla fine del periodo millenario.

 


Apocalisse 20:6

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“Beato e santo è colui che partecipa alla prima risurrezione. Su di loro non ha potere la morte seconda, ma saranno sacerdoti di Dio e di Cristo e regneranno con lui quei mille anni”.

“μακάριος καὶ ἅγιος ὁ ἔχων μέρος ἐν τῇ ἀναστάσει τῇ πρώτῃ· ἐπὶ τούτων ὁ δεύτερος θάνατος οὐκ ἔχει ἐξουσίαν, ἀλλ’ ἔσονται ἱερεῖς τοῦ θεοῦ καὶ τοῦ Χριστοῦ καὶ βασιλεύσουσιν μετ’ αὐτοῦ [τὰ] χίλια ἔτη”

“Beato e santo è colui che partecipa alla prima risurrezione”

Coloro che Dio ha eletto a salvezza sono stati davvero fatti partecipi di una stupefacente grazia. Come afferma la lettera agli Efesini nel primo capitolo, essi sono stati benedetti di ogni benedizione spirituale nei luoghi celesti in Cristo. In lui, infatti, sono stati eletti prima della creazione del mondo affinché fossero santi e irreprensibili dinanzi a lui. Essi sono stati predestinati nel suo amore ad essere adottati per mezzo di Gesù Cristo come suoi figli, secondo il disegno benevolo della sua volontà e a lode della gloria della sua grazia. In Cristo hanno ottenuto la redenzione mediante il suo sangue e il perdono dei peccati secondo le ricchezze della sua grazia, la quale è stata riversata abbondantemente su di loro. Essi hanno ricevuto ogni sorta di sapienza e d’intelligenza, essendo loro stato fatto conoscere il mistero della volontà di Dio, secondo il disegno benevolo che aveva prestabilito dentro di sé, per realizzarlo quando i tempi fossero compiuti. La loro vita manifesta queste benedizioni e la loro morte è un vero ingresso nella vita eterna, paragonabile ad una risurrezione.

“Su di loro non ha potere la morte seconda”

Questa è la ragione della loro beatitudine. Seconda morte significa castigo eterno. Queste parole sulla seconda morte implicano che la “prima risurrezione” di cui Giovanni ha appena parlato, non è una risurrezione fisica. Perché se si dovesse pensare ai credenti come risorti fisicamente, con corpi glorificati, essi godrebbero già dell’eterna e totale beatitudine della vita a venire, in cui “non ci sarà più la morte” (21:4) e non ci sarebbe bisogno di dire che su di loro non abbia potere la seconda morte.

Grazie a Cristo, essi non dovranno subire un giudizio di condanna, per quanto sarebbe meritato. Essi non dovranno procedere alla “morte seconda”. Sono stati rivestiti, infatti, della giustizia di Cristo ed il debito del loro peccato è stato pagato. Solo a loro verrà risparmiato ciò che la più gran parte dell’umanità merita, il “lago di fuoco”. A loro il Signore dirà: “Venite, voi, i benedetti del Padre mio; ereditate il regno che v’è stato preparato fin dalla fondazione del mondo” (Matteo 25:34). Non avranno più peccato in loro: saranno santi.

“ma saranno sacerdoti di Dio e di Cristo”

Durante quest’intero “millennio” i morti credenti adoreranno Dio e Cristo come sacerdoti e regneranno con Cristo come re. Sebbene Giovanni pensi qui solo al periodo fino al ritorno di Cristo, i capitoli finali dell’Apocalisse indicano che dopo il ritorno di Cristo e dopo la risurrezione dei corpi, questi morti credenti saranno in grado di adorare Dio, servire Dio, e regnare con Cristo in modo persino maggiore. Allora essi adoreranno e serviranno Dio per tutta l’eternità in perfezione priva di peccato con corpi glorificati sulla nuova terra.

L’apostolo Pietro dice dei redenti: “Ma voi siete una stirpe eletta, un sacerdozio regale, una gente santa, un popolo che Dio si è acquistato, perché proclamiate le virtù di colui che vi ha chiamati dalle tenebre alla sua luce meravigliosa, voi, che prima non eravate un popolo, ma ora siete il popolo di Dio; voi, che non avevate ottenuto misericordia, ma ora avete ottenuto misericordia” (1 Pietro 2:9-10). Sono stati posti al servizio di Dio nel tempo della chiesa e lo saranno per l’eternità offrendo un “sacrificio di lode” [“Per mezzo di Gesù, dunque, offriamo continuamente a Dio un sacrificio di lode: cioè, il frutto di labbra che confessano il suo nome” (Ebrei 13:15)].

“regneranno con lui quei mille anni”

La loro sorte qui viene di nuovo menzionata: in comunione con Cristo per il tempo e l’eternità condivideranno la Sua gloria.

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