Tornare ad incamminarsi per i sentieri antichi


 I nostri sentieri alpini e il loro significato 
 
 
In una pubblicazione del Club Alpino Italiano ho trovato il seguente testo: “Un detto orientale recita: ‘Per alta che sia una montagna, un sentiero vi si trova’. Le definizioni tecniche di “sentiero” sono molteplici, ma per gli escursionisti è una sola: “Ponte tra il rumore della vita ed il silenzio delle vette”. Quando un escursionista, aggiustandosi lo zaino sulle spalle, imbocca un sentiero, si lascia alle spalle un mondo amato per il benessere che propone, ma con preoccupazioni e angustie normali nella vita quotidiana; preoccupazione ed angustie che alla lunga ci infastidiscono come un rumore sordo, martellante, continuo. Va verso un mondo più rude, più esigente, con meno comodità, ma senza quel fastidioso rumore, … va verso un mondo più silenzioso, dove ogni cosa o gesto, anche se piccolo, assume un valore immenso, dove ogni giorno che nasce ti riempie di voglia di vita, dove ogni tramonto ti fa sognare il giorno dopo. Tutto questo è possibile grazie al semplice “sentiero”, traccia a volte impercettibile tra rocce e baranci, ma carico di vita propria. In montagna ogni sentiero ha una sua storia ed una sua anima. Si riconoscono quelli nei quali sono transitate le mandrie, quelli più battuti dai boscaioli, quelli percorsi un tempo dai carbonai, quelli sofferti dai nostri soldati. Lungo i sentieri si parla molto con sé stessi, perché la fatica toglie il fiato ma non il pensiero, e c’è il tempo per riflettere. In quell’andare silenzioso, sovente raccolto, in quel colloquiare composto, quasi intimo scambio di sentimenti, un passo dopo l’altro, c’è una spiritualità sentita, anche se non dichiarata. C’è chi considera il sentiero una violenza fatta alla montagna, ma non è così, se il tracciato ripercorre antichi percorsi. E’ anzi nuova vita per la montagna, molto spesso abbandonata e dimenticata. L’efficienza dei sentieri è indice di rispetto verso coloro che li hanno tracciati, spesso col duro lavoro e per necessità di vita. Sono comunque un patrimonio a disposizione di tutti, e il loro mantenimento permette di raggiungere, con sicurezza, luoghi meravigliosi, senza necessariamente raggiungere una vetta”. 
Un’immagine ricorrente 
 
L’idea di un aspro sentiero che sale su una vetta è un’immagine che ricorre nella Bibbia. E’ il sentiero antico battuto per secoli dal popolo fedele di Dio, un antico e sicuro sentiero che oggi ormai solo più pochi percorrono perché la maggior parte degli altri preferiscono …le moderne autostrade dove in massa si procede incolonnati verso una vacanza di improbabile ed illusorio riposo. Quello è il sentiero della fedeltà al Dio di Abraamo, di Isacco e di Giacobbe, al Dio di Gesù Cristo. E’ un sentiero percorso oggi da pochi. Gesù stesso l’aveva detto: “Entrate per la porta stretta, poiché larga è la porta e spaziosa la via che conduce alla perdizione, e molti sono quelli che entrano per essa. Stretta invece è la porta e angusta la via che conduce alla vita, e pochi sono quelli che la trovano” (Matteo 7:13-14).
La Parola di Dio ci esorta oggi con le stesse parole usate dall’antico profeta Geremia, che dice: “Fermatevi sulle vie e guardate, domandate quali siano i sentieri antichi, dove sia la buona strada, e incamminatevi per essa; voi troverete riposo alle anime vostre! Ma quelli rispondono: “Non c’incammineremo per essa!” (Geremia 6:16). Vediamo innanzitutto il contesto originale di queste parole nell’ambito del capitolo 6 del libro del profeta Geremia.
Esame del testo Geremia 6
 
Nel capitolo 6 di Geremia troviamo il profeta che emette il giudizio di condanna da parte del Signore sul regno di Giuda, quello rimasto dopo la separazione del regno di Israele in due tronconi contrapposti ed in competizione. Il regno del nord (chiamato “Israele”) era già stato sbaragliato e distrutto dall’invasore assiro. Quello del sud (chiamato “Giuda”) si riteneva al sicuro, certo della protezione che il Signore avrebbe loro garantito (così credevano perché non si trattava di una protezione incondizionata). Si era però altrettanto corrotto moralmente e spiritualmente ed il Signore non avrebbe mancato di eseguire verso di esso il Suo giudizio di inappellabile condanna attraverso la stessa potenza imperialista assira.
 

1. L’esecuzione certa del giudizio di Dio (1-3)

 
1 «Figli di Beniamino, cercate un rifugio lontano da Gerusalemme;
sonate la tromba in Tecoa;
innalzate un segnale su Bet-Cherem,
perché dal settentrione avanza una calamità,
una grande rovina.
2 La bella, la voluttuosa figlia di Sion,
io la distruggo!
3 Verso di lei vengono dei pastori con le loro greggi;
essi piantano le loro tende intorno a lei;
ognuno d’essi bruca dal suo lato.
 
Geremia annuncia che un invasore proveniente dal nord, si sarebbe abbattuto sul regno di Giuda con capitale Gerusalemme. Sarebbe stato per esso un’immane rovina. Ogni resistenza sarebbe stata futile. Solo la fuga e il rifugiarsi lontano avrebbe potuto salvarli. Tutti dovevano essere avvertiti e passare all’azione prima che fosse troppo tardi. Una tale calamità e distruzione sarebbe stata l’espressione del giudizio di Dio su di loro. “Io la distruggo” (2 b) dice Dio stesso. Il regno di Giuda è compiacente verso sé stesso come una donna vanitosa che, ammirandosi, si guarda allo specchio, ma la cui bellezza è artificiosa e passeggera, oppure come un tenero prato che dei pastori con le loro greggi verranno a brucare.
Così è pure l’irresponsabile e narcisistica compiacenza dell’uomo moderno. Checché ne dicano gli inganni dei “buonisti” di oggi che parlano di un “Dio che perdona sempre”  il Nuovo Testamento proclama: “L’ira di Dio si rivela dal cielo contro ogni empietà e ingiustizia degli uomini che soffocano la verità con l’ingiustizia … Tu, invece, con la tua ostinazione e con l’impenitenza del tuo cuore, ti accumuli un tesoro d’ira per il giorno dell’ira e della rivelazione del giusto giudizio di Dio” (Romani 1:18; 2:5). Solo Gesù ci può liberare dalla “ira a venire” (1 Tessalonicesi 1:10). La Scrittura ci dice: “Badate di non rifiutarvi d’ascoltare colui che parla; perché se non scamparono quelli, quando rifiutarono d’ascoltare colui che promulgava oracoli sulla terra, molto meno scamperemo noi, se voltiamo le spalle a colui che parla dal cielo” (Ebrei 12:25).
 

2. Una seria minaccia, un serio appello al ravvedimento (4-8)

 
4 Preparate l’attacco contro di lei;
alzatevi, saliamo in pieno mezzogiorno!
Guai a noi, perché il giorno declina,
e le ombre della sera si allungano!
5 Alzatevi, saliamo di notte,
e distruggiamo i suoi palazzi!»
6 Infatti così parla il SIGNORE degli eserciti:
«Abbattete i suoi alberi,
ed elevate un bastione contro Gerusalemme;
quella è la città che deve essere punita;
dappertutto, in mezzo a lei, non c’è che oppressione.
7 Come un pozzo fa scaturire le sue acque,
così essa fa scaturire la sua malvagità;
in lei non si sente parlare che di violenza e di rovina;
davanti a me stanno continuamente sofferenze e piaghe.
8 Correggiti, Gerusalemme,
affinché io non mi allontani da te,
e non faccia di te un deserto,
una terra disabitata!»
 
È il Signore Iddio che qui viene presentato preparare l’attacco (“una guerra santa”) contro Giuda al comando Egli stesso dell’esercito assiro! Esso viene esortato a non esitare ed a profittare della “notte”. Vi è persino suggerita una strategia. Gerusalemme deve essere punita (“visitata” da Dio) perché in essa vi si tollera in modo compiacente ogni ingiustizia ed è essa stessa “la città della menzogna”. Dio le comanda così di ravvedersi, di “lasciarsi correggere” prima che sia troppo tardi ed essa stessa si trasformi in una desolazione. Dio le dà quindi un’ultima possibilità di salvezza.
La condanna emanata da Dio non è arbitraria, ma si basa su precise prove giudiziarie: la trasgressione del patto che li lega a Lui le cui prescrizioni morali e conseguenze della loro trasgressione sono state chiaramente enunciate. Questo vale tanto per l’umanità quanto per la chiesa, ugualmente responsabili verso Dio. La giustizia come definita da Dio e che riguarda i nostri rapporti con Lui e con gli altri, ciò che ci rende giusti e retti davanti a Dio, deve essere rispettata. Menzogna, malvagità, violenza, rovina, sofferenze non sono cose da poco davanti a Dio e che si possano trascurareL’onesto riconoscimento delle nostre trasgressioni insieme alla nostra determinazione ad emendare il nostro comportamento per conformarlo alla Sua realtà, è parte integrante ed indispensabile della nostra risposta all’annuncio della grazia.
 

3. Colpevole e fatale negligenza (9-13)

 
9 Così parla il SIGNORE degli eserciti:
«Il resto d’Israele sarà completamente racimolato come una vigna;
ripassa con la mano,
come fa il vendemmiatore sui tralci.
10 A chi parlerò, chi prenderò come testimone perché mi ascolti?
Ecco, il loro orecchio è incirconciso,
essi sono incapaci di prestare attenzione;
ecco, la parola del SIGNORE è diventata per loro un obbrobrio,
non vi trovano più nessun piacere.
11 Ma io sono pieno del furore del SIGNORE; sono stanco di contenermi.
Rivèrsalo sui bambini per la strada
e sui giovani riuniti assieme;
poiché il marito e la moglie,
il vecchio e l’uomo carico d’anni saranno presi tutti insieme.
12 Le loro case saranno passate ad altri,
così pure i loro campi e le loro mogli,
poiché io stenderò la mia mano sugli abitanti del paese»,
dice il SIGNORE.
13 «Infatti dal più piccolo al più grande,
sono tutti quanti avidi di guadagno;
dal profeta al sacerdote,
 
Giuda rischia anch’essa di diventare una vigna che sarà completamente racimolata. Il profeta è però pessimista: troverà chi lo stia veramente ad ascoltare e lo prenda sul serio? Sembrano infatti “incapaci di ascoltare”.Nessuno sembra trovar più alcun piacere nella Parola di Dio, anzi, essa è convenientemente distorta, vilipesa e disprezzata. Il profeta non riesce a contenere la sua ira davanti a tanta cecità ed ostinazione. Non si rendono conto che “la mano di Dio” non avrà pietà colpendo sia giovani che anziani, inclusi profeti e sacerdoti, perché tutti sono “avidi di guadagno” e “praticano la menzogna”.
È la situazione in cui spesso si trova davanti la Parola di Dio. Sordità spirituale, indisponibilità all’ubbidienza della fede, mancanza di apprezzamento per la Parola di Dio, è la condizione che caratterizza l’uomo naturale che ne è impermeabile e refrattario. La critica e il rifiuto pregiudiziale, risultato di una mente ottenebrata dal peccato, lo tiene lontano dal rispondere a ciò che sarebbe la sua salvezza. Solo l’opera rigenerante dello Spirito di Dio può, infatti aprire cuore e mente, scuotendolo dal suo sonno spirituale, anzi, facendolo risorgere dalla sua morte spirituale. Che dire, però, quando tali atteggiamenti di critica, indisponibilità e negligenza caratterizzano, in certi momenti storici, lo stesso popolo di Dio, la chiesa? Proprio loro che dovrebbero saperne meglio, vivendo ed apprezzando pienamente la Parola vivificante di Dio, si fanno attrarre dalle ingannevoli seduzioni di questo mondo (vile guadagno” e menzogna) e mettono da parte i tesori della Parola di Dio e della comunione con Lui? È la situazione denunciata alle chiese a cui si rivolge il libro dell’Apocalisse nei suoi primi capitoli. Alla chiesa di Efeso, per esempio, dice: “Ho questo contro di te: che hai abbandonato il tuo primo amore. Ricorda dunque da dove sei caduto, ravvediti, e compi le opere di prima; altrimenti verrò presto da te e rimuoverò il tuo candelabro dal suo posto, se non ti ravvedi” (Apocalisse 2:4-5). Troviamo così come l’appello al ravvedimento non riguardi solo coloro che giungono per la prima volta alla fede in Cristo, ma anche le chiese costituite che possono decadere e persino essere abbandonate da Dio se non Gli si dimostrano fedeli.
 

4. Incapacità di vedere il proprio problema (14-15)

 
14 Essi curano alla leggera la piaga del mio popolo;
dicono: “Pace, pace”,
mentre pace non c’è.
15 Saranno confusi perché commettono delle abominazioni;
non si vergognano affatto, non sanno che cosa sia arrossire;
perciò cadranno fra quelli che cadono;
quando io li visiterò saranno abbattuti»,
dice il SIGNORE.
 
Il popolo di Dio è spiritualmente profondamente malato, ma i loro leader dicono che le cose stanno bene così, “al massimo ha un raffreddore” e se ne curano “alla leggera”, agiscono come se le ferite del popolo fossero solo graffi. Dicono “Tutto andrà bene”, ma non andrà affatto bene! Di fatto commettono “abominazioni” senza vergognarsene, e “saranno sorpresi” quando il giudizio di Dio si abbatterà su di loro. La situazione umana è tragica, ma per la maggior parte delle persone “non c’è problema” o comunque nulla che non possa essere risolto da noi stessi o con l’aiuto di qualche “esperto” di questo mondo. Anzi, Dio stesso, il Cristo, tanti lo vedono come un inutile ingombro… Non di rado simile può essere la situazione del popolo di Dio, la chiesa. Fiera della propria storia, della propria posizione nel mondo, di ciò che ha conseguito, non si rende conto della propria miseria e disutilità per Dio. È la situazione della chiesa di Sardi, menzionata nel libro dell’Apocalisse: “Io conosco le tue opere: tu hai fama di vivere ma sei morto. Sii vigilante e rafforza il resto che sta per morire; poiché non ho trovato le tue opere perfette davanti al mio Dio. Ricòrdati dunque come hai ricevuto e ascoltato la parola, continua a serbarla e ravvediti. Perché, se non sarai vigilante, io verrò come un ladro, e tu non saprai a che ora verrò a sorprenderti” (Apocalisse 3:1-4).
 

5. Vie moderne e sentieri antichi (16-17)

 
16 Così dice il SIGNORE:
«Fermatevi sulle vie e guardate,
domandate quali siano i sentieri antichi,
dove sia la buona strada, e incamminatevi per essa;
voi troverete riposo alle anime vostre!
Ma quelli rispondono: “Non c’incammineremo per essa!”
17 Io ho messo delle sentinelle per voi:
“State attenti al suono della tromba!”
Ma quelli rispondono: “Non staremo attenti”.
 
Così, di fronte alle abominazioni che commettono e di fronte alle quali sono ciechi, come pure all’imminente annunciato castigo che ostinatamente negano potrebbe avvenire perché per loro “non c’è problema”, il Signore dice loro di “fermarsi” sulle vie larghe che stanno percorrendo (potremmo dire popolari e moderne “strade asfaltate”). Essi dovrebbero però meglio chiedere dei “sentieri antichi” (o “sentieri del passato”), chiedere dove sia “la buona strada” e tornare ad incamminarsi per essa. Che senso ha, potremmo però chiederci, abbandonare la via del progresso per tornare alla “scomodità” e “rozzezza” del passato, un “oscuro ed inquietante medioevo” (come dicono alcuni) da celebrare di tanto in tanto o meglio dimenticare? Tornare a quello che alcuni definiscono la situazione idealizzata di un passato “che non è mai veramente esistito”? Il “progresso” però, quello sì che è un mito. Spesso, infatti, siamo di fronte non ad una evoluzione, ma ad un’involuzione, una degenerazione morale e spirituale di cui non ci su avvede perché ci siamo abituati al presente – sul quale ci concentriamo – e non vediamo le cose “in prospettiva”. È sulla freschezza ed entusiasmo delle vie antiche che troveremo la nostra pace, è tornando al nostro “primo amore” che troveremo quello che oggi ci manca.
L’antico popolo di Dio era ad un bivio e così il profeta li esorta a prendere la via più affidabile, quella tracciata nel passato e che conduce alla vera benedizione. E’ l’appello che pure risuona nel Deuteronomio: “Ricòrdati dei giorni antichi, considera gli anni delle età passate, interroga tuo padre ed egli te lo farà conoscere, i tuoi vecchi ed essi te lo diranno” (Deuteronomio 32:7). Essi, però, ostinatamente si rifiutano di incamminarsi per questa via. Le sentinelle (i veri profeti) suonano l’allarme, ma essi non vi prestano attenzione. È così anche oggi. Le confessioni di fede di uomini e donne che avevano suggellato con il loro stesso sangue la loro fedeltà alla Bibbia, spesso oggi vengono onorate solo formalmente, relativizzate e disattese per far eco soltanto alle mode culturali ed intellettuali del tempo presente.
 

6. Sei stato avvertito: ne abbiamo i testimoni! (18-19)

 
18 Perciò, ascoltate, nazioni!
Sappiate, comunità dei popoli, quello che avverrà loro.
19 Ascolta, terra!
Ecco, io faccio venire su questo popolo una calamità,
frutto dei loro pensieri;
perché non sono stati attenti alle mie parole;
hanno rigettato la mia legge.
 
Per questo motivo, il Signore chiama come testimoni l’intera “comunità internazionale”, le nazioni, tutta la terra. Giuda è stato debitamente avvertito. Dio stesso farà venire su quel popolo le calamità che, in realtà, sono “frutto dei loro pensieri”. Non sono, infatti, stati attenti alla Parola di Dio ed hanno respinto la sua Legge. Ne patiranno le conseguenze, quelle che per altro erano state previste nel Suo patto in caso di disubbidienza.
Un giorno non potremo dire: “Non siamo stati avvertiti”. In una famosa parabola Gesù parla di un uomo che aveva vissuto in modo egoista ed empio, “fregandosene di tutto e di tutti” e magari anche prendendo in giro la Parola del Signore che lo avvertiva delle conseguenze della disubbidienza ai criteri di comportamento stabiliti da Dio. Finito irrimediabilmente in quell’inferno che aveva sempre negato, chiede a Dio di mandare ai suoi fratelli in terra una speciale rivelazione per avvertirli, magari uno che torni dal mondo dei morti, ma che cosa dice Dio per bocca di Abraamo: “Hanno Mosè e i profeti, ascoltino quelli” (Luca 16:29), “Io ho già mandato loro la Bibbia…”. L’avrebbero però ascoltata come sufficiente o criticata per “la sua ingenuità”?
 

7. L’inutilità della religione formale (20-21)

 
20 Che m’importa dell’incenso che viene da Seba,
della canna odorosa che viene dal paese lontano?
I vostri olocausti non mi sono graditi,
i vostri sacrifici non mi piacciono».
21 Perciò così parla il SIGNORE:
«Ecco, io porrò davanti a questo popolo delle pietre d’intoppo,
nelle quali inciamperanno assieme padri e figli,
vicini e amici, e periranno».
 
Nonostante il loro comportamento immorale, persistevano a considerarsi un popolo religioso ed a portare avanti i riti e le cerimonie tradizionali. Sarebbero esse servite per farli dichiarare “a posto” davanti a Dio? No. In quella situazione Dio non sa che farsene delle loro opere religiose (incenso, olocausti, sacrifici). Tutte quelle cose non Gli piacciono proprio, non Gli sono gradite: altre sono le priorità per il Signore Iddio, vale a dire l’ubbidienza alla Sua legge morale. Egli, così, tramite la parola del profeta, rigetta loro e la loro religione di facciata e di comodo.
Saranno confusi e persino scandalizzati” quando vedranno immancabilmente arrivare gli invasori “pietre di intoppo” e periranno. Saranno confusi perché si vedranno oppressi e respinti da Dio proprio quando pensavano di essere al sicuro. “Com’è possibile?”, essi si chiederanno. “Pensavamo che Dio fosse un Dio d’amore che perdona sempre!”, diranno. Si accorgeranno così di essersi creata una religione di comodo, una teologia per certi versi plausibile, ma fondamentalmente falsa. La loro fede così, insieme alla loro religione, vacillerà, cominceranno a non crederci più. Riusciranno, però, a vedere le cose che loro accadono da un’altra prospettiva?
 

8. Una risposta sbagliata: scoraggiamento e non ravvedimento (22-25)!

 
22 Così parla il SIGNORE: «Ecco un popolo viene dal paese di settentrione,
una grande nazione si muove dalle estremità della terra.
23 Essi impugnano l’arco e la freccia;
sono crudeli, non hanno pietà;
la loro voce è come il muggito del mare;
montano cavalli;
sono pronti a combattere come un solo guerriero,
contro di te, figlia di Sion».
24 Noi ne abbiamo udito la fama
e le nostre mani si sono infiacchite;
l’angoscia ci coglie,
un dolore come di partoriente.
25 Non uscite nei campi,
non camminate per le vie,
perché la spada del nemico è là;
tutto intorno è terrore.
 
Verranno, infatti, da nord crudeli e combattivi invasori. Al solo udirne parlare si sono scoraggiati e spaventati per la loro invincibilità: sarebbe più saggio nemmeno farsi vedere all’aperto, perché ne sarebbero colpiti subito. Dov’è finita la loro fede? Lo scoraggiamento, lo sgomento e la tristezza non è la risposta più appropriata di fronte alle disgrazie che sopravvengono loro. Come dice l’apostolo Paolo: “Perché la tristezza secondo Dio produce un ravvedimento che porta alla salvezza, del quale non c’è mai da pentirsi; ma la tristezza del mondo produce la morte” (2 Corinzi 7:10).
 

9. Appello al ravvedimento raccolto da una minoranza (26-30).

 
26 Figlia del mio popolo, vèstiti di sacco, ròtolati nella cenere,
prendi il lutto come per un figlio unico,
fa’ udire un amaro lamento,
perché il devastatore ci piomba addosso improvviso.
27 «Io ti avevo messo fra il mio popolo
come un saggiatore di metalli,
perché tu conoscessi e saggiassi la loro via.
28 Essi sono tutti ribelli incalliti,
seminano calunnie;
sono bronzo e ferro,
tutti corrotti.
29 Il mantice soffia con forza,
il piombo è consumato dal fuoco;
invano si cerca di raffinare,
perché le scorie non si staccano.
30 Saranno chiamati: argento di rifiuto,
perché il SIGNORE li ha rigettati».
 
Il ravvedimento da parte del popolo ribelle a Dio sarebbe quanto mai così opportuno. Il profeta, infatti, è stato messo fra quel popolo per saggiarne la condotta e sono stati trovati sommamente manchevoli: ribelli incalliti, corrotti e corruttori, gente che, pur considerandosi (a parole) “amica di Dio” sono avvezzi a seminano calunnie e diffamare i veri figlioli di Dio. Non sono che scorie di raffineria, rifiuti, perché il Signore li ha rigettati, riprovati.
Grazie a Dio vi sarà “un residuo eletto per grazia”, come dice l’Apostolo: “Ma che cosa gli rispose la voce divina? «Mi sono riservato settemila uomini che non hanno piegato il ginocchio davanti a Baal». Così anche al presente, c’è un residuo eletto per grazia. Ma se è per grazia, non è più per opere; altrimenti, la grazia non è più grazia” (Romani 11:5-6). Siete voi fra questi? 

Conclusione 

Ecco così che abbiamo passato in rassegna il sesto capitolo del libro del profeta Geremia. E’ parola di Dio per ciascuno di noi oggi. Parla, è vero, della sorte del popolo di Dio, della chiesa, quando è ribelle, corrotto e disubbidiente, chiamandolo al ravvedimento. Lo stesso messaggio, però, potrebbe essere utilizzato anche per chi non fa parte del popolo di Dio. Fare parte dell’umanità, però, non vuole forse dire far parte di creature corrotte e ribelli verso Dio destinate solo al peggio, che, pur tuttavia, ricevono l’appello della grazia di Dio al ravvedimento ed alla fede in Colui che Dio ha provveduto per la redenzione umana?
L’esecuzione del giudizio di Dio è certa: non si tratta di una vuota minaccia, è seria come serio appello al ravvedimento. Siamo colpevoli di fatale negligenza se non vediamo che “abbiamo un problema” che da soli non potremo risolvere. Per questo siamo chiamati ad abbandonare le vie moderne dei vangeli falsi ed a buon mercato che solo illudono per tornare sui sentieri antichi, sicuri e che portano alla meta: essere quel che eravamo destinati ad essere come creature di Dio destinate a vivere in comunione con Lui. La Parola di giudizio e di grazia è giunta così fino a noi. Siamo stati avvertiti e ne abbiamo i testimoni. Non nascondiamoci dietro alla religione formale che davanti a Dio non ci giustificherà, né rispondiamo a tutto questo in modo sbagliato: con lo scoraggiamento e non con il ravvedimento. Nel Signore e Salvatore Gesù Cristo, quello che ci è testimoniato dal Nuovo Testamento, potremo trovare salvezza. Chi raccoglierà questo appello? Forse solo una minoranza, ma che noi tutti si possa far parte di essa, con coraggio, il coraggio dell’autentico anticonformismo! 
 
di Paolo Castellina 

«Perciò la loro strada sarà per loro come sentieri sdrucciolevoli; essi saranno sospinti nelle tenebre e in esse cadranno, perché farò venire su di loro la calamità nell’anno della loro punizione», dice l’Eterno.

 (Geremia 23:12)
 
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