L’ubbidienza pratica


Perché tanta insistenza?
 
L’apostolo Paolo, al giovane collaboratore e pastore Timoteo, in una sua lettera, gli scrive: “predica la parola, insisti a tempo e fuor di tempo, riprendi, rimprovera, esorta con ogni pazienza e dottrina”  (2 Ti. 4:2).

 

Notate la forza dei termini che usa:  …insisti “a tempo e fuor di tempo” …riprendi …rimprovera …esorta.  Insistere e riprendere in ogni circostanza, rimproverare ed esortare: a fare che cosa? A che uomini, donne e bambini prestino la massima attenzione al messaggio dell’Evangelo, alla Parola che Dio rivolge loro in Cristo, lo ritengano e diligentemente lo mettano in pratica, diligentemente vi ubbidiscano. Perché? Perché questa è la Parola che indica loro la via della salvezza e di una vita giusta e buona, gradita a Dio.

 

Insistenza, dunque. Chi insiste sempre su qualche cosa di solito diventa noioso, fastidioso,  importuno. Eppure qui l’apostolo esorta il suo discepolo a insistere “a tempo e fuor di tempo”. Altre versioni dicono: “In ogni occasione, opportuna e non opportuna” (CEI), “in ogni occasione, favorevole e sfavorevole” (NR), “insisti in ogni occasione” (TILC), nella stagione giusta e fuori stagione! Perché? Perché la cosa è urgente, urgente come prestare ascolto ad una sirena d’allarme che suona, non per esercitazione, ma perché il pericolo è imminente e bisogna passare al più presto all’azione per …salvarsi la pelle!

 

E’ così per il messaggio dell’Evangelo? Si, è così. La Scrittura dice al riguardo del Cristo e dell’importanza vitale del suo messaggio: “Guardate di non rifiutare colui che parla, perché se non scamparono quelli che rifiutarono di ascoltare colui che promulgava gli oracoli sulla terra, quanto meno scamperemo noi, se rifiutiamo di ascoltare colui che parla dal cielo” (Eb. 12:25).

 

Questo è il senso della mia stessa “insistenza” sull’importanza della Bibbia: vera Parola di Dio, infallibile, inerrante, sufficiente, autorità ultima nella fede e nella condotta. Il nostro interesse nella Bibbia deve essere solo “accademico” e culturale? No. Esso deve essere finalizzato all’ubbidienza. Infatti: a che serve la predicazione domenicale nel culto? A che serve uno studio biblico? Perché veniamo esortati a leggere e meditare la Parola di Dio scritta, la Bibbia, a livello personale e quotidiano? Perché tutto questo lo dobbiamo mettere in pratica nella nostra vita!

 

Lo scopo ultimo di ogni predicazione, di ogni studio biblico, di ogni lettura biblica personale è l’applicazione, cioè il tradurlo in pratica nella nostra vita.


SOLO Un esercizio di retorica?

A volte, però, ho l’impressione che tutte queste cose siano davvero parole al vento, che si ascoltano, magari si apprezzano, ma che non si trasformino mai in ubbidienza pratica, che si dimentichi ben presto quel che si è udito, che ci sia sempre qualche scusa per non trasformare quello che si è udito, diligentemente, nella nostra pratica quotidiana, e che quindi ci si possa domandare veramente “a che serve”?

 

Una situazione simile era quella a cui era andato incontro il profeta Ezechiele. Doveva portare il messaggio di Dio al suo popolo, messaggio di giudizio e di salvezza, ma non sarebbe stato facile. Avrebbe avuto frustrazione e tragiche delusioni, ma era stato avvertito fin dall’inizio, fin dalla sua originale vocazione.

 

Ascoltate qual era stato il mandato del profeta Ezechiele: “E mi disse: «Figlio d’uomo, alzati in piedi e io ti parlerò». Mentre egli mi parlava, lo Spirito entrò in me e mi fece alzare in piedi, e io udii colui che mi parlava. Egli mi disse: «Figlio d’uomo, io ti mando ai figli d’Israele, a nazioni ribelli che si sono ribellate contro di me, essi e i loro padri si sono rivoltati contro di me fino a questo giorno. Quelli ai quali ti mando sono figli dalla faccia dura e dal cuore ostinato, e tu dirai loro: Così dice il Signore, l’Eterno. Sia che ascoltino o rifiutino di ascoltare, perché sono una casa ribelle, sapranno tuttavia che c’è un profeta in mezzo a loro. E tu, figlio d’uomo, non aver paura di loro e non aver paura delle loro parole, anche se ti trovi attorniato da ortiche e da spine e abiti in mezzo a scorpioni; non aver paura delle loro parole e non spaventarti di fronte a loro, perché sono una casa ribelle. Ma tu riferirai loro le mie parole, sia che ascoltino o rifiutino di ascoltare, perché sono ribelli. E tu, figlio d’uomo, ascolta ciò che ti dico; non essere ribelle come questa casa ribelle; apri la bocca e mangia ciò che ti do». Io guardai, ed ecco una mano tesa verso di me; ed ecco in essa vi era il rotolo di un libro. Egli lo distese quindi davanti a me era scritto di dentro e di fuori e vi erano scritti lamenti, gemiti e guai” (Ez. 2).

 

Sempre nel libro del profeta Ezechiele troviamo questa situazione. I capi del popolo ed il popolo stesso erano giunti pure a volere ascoltare le parole del profeta. Avevano persino convocato delle speciali assemblee per questo. Una cosa però era stare ad ascoltare, …un’altra era ubbidire a ciò che, da parte di Dio, il profeta loro comunicava.

 

In occasione dell’annunciata presa di Gerusalemme da parte degli invasori assiri, il popolo chiede di ascoltare il responso dell’Eterno Iddio sul da farsi, ma la Sua Parola viene rivolta al profeta in questi termini: “Quanto a te, figlio d’uomo, i figli del tuo popolo parlano di te presso le mura e sulle porte delle case, si parlano l’un l’altro, dicendo ognuno al proprio fratello: “Venite a sentire qual è la parola che viene dall’Eterno”. Così vengono da te come fa la gente, si siedono davanti a te come il mio popolo e ascoltano le tue parole, ma non le mettono in pratica; con la loro bocca, infatti mostrano tanto amore, ma il loro cuore va dietro al loro ingiusto guadagno. Ecco, tu sei per loro come una canzone d’amore di uno che ha una bella voce e sa suonare bene uno strumento; essi ascoltano le tue parole, ma non le mettono in pratica. Ma quando la cosa avverrà (ed ecco sta per avvenire) riconosceranno che in mezzo a loro c’è stato un profeta»” (Ezechiele 33:30-33).

 

Notate questa curiosa ultima espressione: “tu sei per loro come una canzone d’amore di uno che ha una bella voce e sa suonare bene uno strumento; essi ascoltano le tue parole, ma non le mettono in pratica”. Si, per loro la predicazione era …uno spettacolo, un intrattenimento, un esercizio di retorica e di estetica… non le precise istruzioni di un comandante (Dio) che intende essere ubbidito dai suoi soldati. Potrebbe essere anche questo il nostro caso?

 

Si, la Parola di Dio è intesa a trasformare la nostra vita ed è quindi di vitale importanza, sia che sia una predicazione, uno studio biblico, o la lettura devozionale della Bibbia da parte del cristiano, imparare ad applicare la Scrittura alla nostra vita.

 

L’apostolo Giacomo scrive: “Perciò, deposta a ogni lordura e residuo di malizia, ricevete con mansuetudine la parola piantata in voi, la quale può salvare le anime vostre. E siate facitori della parola e non uditori soltanto, ingannando voi stessi. Poiché, se uno è uditore della parola e non facitore, è simile a un uomo che osserva la sua faccia naturale in uno specchio; egli osserva se stesso e poi se ne va, dimenticando subito com’era. Ma chi esamina attentamente la legge perfetta, che è la legge della libertà, e persevera in essa, non essendo un uditore dimentichevole ma un facitore dell’opera, costui sarà beato nel suo operare. “(Gm. 1:21-26).


Ascoltano la Parola di Dio, ma…

La situazione spirituale del tempo in cui vive il profeta Ezechiele era di grande decadenza. Il popolo di Israele mancava del vigore spirituale, dell’entusiasmo, dello spirito di iniziativa che aveva caratterizzato i momenti migliori della sua storia. Aveva perduto il senso stesso della sua identità, del motivo per cui Iddio lo aveva portato all’esistenza, e trascinava stancamente la sua vita portato qui e là da interessi mondani, dalle mode del momento, da beni materiali. Questa carenza di spirito di iniziativa si manifestava in mancanza di visioni e progetti politici, sociali e culturali, anzi, nel tessuto sociale erano tollerate corruzione ed ingiustizia. La nazione viveva nel ricordo delle glorie del passato, quella passata vitalità, però, era del tutto ora assente. ( Vi ricorda qualcosa tutto questo?). 
Ecco quindi che tutto questo rendeva la nazione debole e facile ed ambita preda delle mire imperialiste di popoli stranieri, che ben presto avrebbero prevalso derubando il paese delle sue ricchezze e cancellandone l’identità.

 

In tre esemplari occasioni troviamo i capi del popolo che si recano presso Ezechiele, l’uomo di Dio e Suo portavoce, per consultarlo. Riconoscono la sua autorità, ma credono che l’ascolto formale delle sue parole basti. Ezechiele denuncia i loro idoli, ma il loro cuore è attaccato a queste cose e non c’è nulla che possa farli rinunciare ad essi. Gli idoli sono tutto ciò che nella nostra vita prende il posto di Dio, o ne assume un’importanza più grande. 

1. Idoli e abominazioni. La prima volta (cap. 8) lo spirito di Dio gli fa avere la chiara visione di ciò che in Israele avviene in segreto. Vede innalzato in Israele “l’idolo della gelosia”: “Quindi egli mi disse: «Figlio d’uomo, alza ora i tuoi occhi verso il nord». Così alzai i miei occhi verso il nord, ed ecco, a nord della porta dell’altare, proprio all’ingresso, c’era l’idolo della gelosia. Ed egli mi disse: «Figlio d’uomo, vedi ciò che fanno costoro, le grandi abominazioni che qui commette la casa d’Israele e che mi fanno allontanare dal mio santuario? Ma tu vedrai abominazioni ancora più grandi” (Ez. 8:5,6). Che cosa potrebbe essere per noi “l’idolo della gelosia”? Forse l’invidia dell’apparente prosperità di coloro che disprezzano Dio e la Sua legge? Ezechiele così denunzia come questo faccia allontanare Israele da Dio.

Vede poi culti segreti: Così entrai a guardare, ed ecco ogni sorta di rettili e di bestie abominevoli e tutti gl’idoli della casa d’Israele, intagliati tutt’intorno sulla parete. … Quindi mi disse: «Figlio d’uomo, hai visto ciò che gli anziani della casa d’Israele fanno nell’oscurità, ciascuno nella camera delle sue immagini? Infatti dicono: “L’Eterno non ci vede, l’Eterno ha abbandonato il paese” (Ez. 8:10-12). Si, pensano che Dio non veda, che “sia partito”, in realtà sono loro che hanno abbandonato Iddio. Quali e quante sono le cose che noi facciamo “in segreto” contravvenendo alla Sua volontà rivelata? Eppure Dio vede ogni cosa, e la registra accuratamente.

Ezechiele vede “donne che piangono Tammuz”, che si entusiasmano cioè per le “telenovelas” pagane nel loro tempo e se ne lasciano influenzare (Ez. 8:13). Che cos’è che oggi eccita le nostre passioni? Quanti “stimolanti artificiali” eccitano i nostri sensi per il nostro proprio piacere, indebolendo il nostro corpo e la nostra psiche, svuotando la nostra testa di ciò che più conta?

Ezechiele vede la violenza che prevale nel paese: “«Hai visto, figlio d’uomo? È forse piccola cosa per la casa di Giuda commettere le abominazioni che commette qui? Essi infatti hanno riempito il paese di violenza e mi hanno ripetutamente provocato ad ira (8:17). “«L’iniquità della casa d’Israele e di Giuda è estremamente grande; il paese è pieno di sangue e la città è piena di depravazione. Infatti dicono: “L’Eterno ha abbandonato il paese, l’Eterno non vede” (Ez. 9:9). Se si continua così, vi saranno gravissime conseguenze per tutti, ammonisce Ezechiele. Il popolo ascolta “riverente”. Voi mi direte: ecco che passa all’azione, che si ravvede, che cambia la sua condotta… No, pensa che la Parola di Dio che il profeta riferisce sia “una musichetta”, un teatro in cui vengono rappresentati drammi di fantasia. No, si tratta invece di realtà. 

2. Idoli segreti. Una seconda volta i capi di Israele vanno presso Ezechiele e vogliono ascoltare la Parola di Dio. Che bravi, che zelanti, non è vero? Le parole di Ezechiele non hanno ambiguità alcuna: “Poi vennero da me alcuni anziani d’Israele e sedettero davanti a me. Allora la parola dell’Eterno mi fu rivolta, dicendo: «Figlio d’uomo, questi uomini hanno eretto i loro idoli nel loro cuore e hanno posto davanti a sé l’intoppo che li fa cadere nell’iniquità. Mi lascerò dunque consultare da costoro? Perciò parla e di’ loro: Così dice il Signore, l’Eterno: Chiunque della casa d’Israele erige i suoi idoli nel suo cuore e pone davanti a sé l’intoppo che lo fa cadere nell’iniquità e poi viene dal profeta, gli risponderò io, l’Eterno, a proposito di questo, secondo la moltitudine dei suoi idoli per far presa sui cuori di quelli della casa d’Israele che si sono allontanati da me a motivo di tutti i loro idoli. Perciò di’ alla casa d’Israele: Così dice il Signore, l’Eterno: Convertitevi, allontanatevi dai vostri idoli e distogliete la faccia da tutte le vostre abominazioni. Poiché, se un individuo qualsiasi della casa d’Israele o degli stranieri che risiedono in Israele si separa da me, erige i suoi idoli nel suo cuore e pone davanti a sé l’intoppo che lo fa cadere nell’iniquità e poi viene dal profeta per consultarmi per suo mezzo, gli risponderò io, l’Eterno da me stesso. Volgerò la mia faccia contro quell’uomo, ne farò un segno e un proverbio e lo sterminerò di mezzo al mio popolo; allora riconoscerete che io sono l’Eterno” (Ez. 1:8).

Notate qui come non si tratti soltanto di idoli materiali, ma di “idoli nel loro cuore”, come il profeta li chiami al ravvedimento, e come ci siano minacce se questo non avviene. Eppure pensate che passino all’azione? Niente affatto. Ascoltano, ascoltano soltanto. Non è incredibile questa loro passività, questa loro indifferenza? Vengono ad ascoltare, ma per loro è come …una musica di sottofondo! La predicazione della Parola del Signore è fatta affinché sia ubbidita. Sono stati però avvertiti, le conseguenze verranno, se non presteranno ascolto. Neppure queste minacce, però, riescono a smuoverli. 

3.  Prendersi gioco di Dio. Un’altra volta ancora gli anziani di Israele vengono a consultare il profeta Ezechiele e il tono ora è diverso, ed è come se dicesse: “Perché continuate a venire a consultare Dio? Pensate di “essere bravi”, ma vi state prendendo gioco di Dio. A che vale che voi veniate e poi non mettiate in pratica quello che udite? Or avvenne nel settimo anno, il dieci del quinto mese, che alcuni degli anziani, d’Israele, vennero a consultare l’Eterno e sedettero davanti a me. Quindi la parola dell’Eterno mi fu rivolta, dicendo: «Figlio d’uomo, parla agli anziani d’Israele e di’ loro: Così dice il Signore, l’Eterno: Siete venuti per consultarmi? Com’è vero che io vivo, non mi lascerò consultare da voi», dice il Signore, l’Eterno” (Ez. 20:1-3). E poi Ezechiele passa in rassegna tutta la storia di Israele, e sembra dire: “Pensate che Dio scherzi quando parla? Pensate forse che le Sue siano parole al vento?

Se mettete in pratica la mia Parola, solo allora per voi saranno le mie benedizioni.  “”Voi dunque, casa d’Israele», così parla il Signore, l’Eterno: «Andate, servite ognuno i vostri idoli; ma in seguito mi darete ascolto e non profanerete più il mio santo nome con i vostri doni e con i vostri idoli. Poiché sul mio monte santo, sull’alto monte d’Israele», dice il Signore, l’Eterno, «là tutta la casa d’Israele, tutti quanti saranno nel paese, mi servirà; là io mi compiacerò di loro, là richiederò le vostre offerte e le primizie dei vostri doni insieme a tutte le vostre cose consacrate. Io mi compiacerò di voi come di un profumo di odore soave, quando vi avrò fatti uscire di mezzo ai popoli e vi avrò radunati dai paesi nei quali siete stati dispersi; e sarò santificato in voi agli occhi, delle nazioni. Voi riconoscerete che io sono l’Eterno, quando vi condurrò nella terra d’Israele, nel paese per il quale avevo alzato la mano e giurato di dare ai vostri padri. Là ricorderete la vostra condotta e tutte le azioni con le quali vi siete contaminati e proverete disgusto di voi stessi per tutte le malvagità che avete commesso. Così riconoscerete che io sono l’Eterno, quando agirò con voi per amore del mio nome e non secondo la vostra condotta malvagia né secondo le vostre azioni corrotte, o casa d’Israele dice il Signore, l’Eterno»” (Ez. 20:39-44).

Perché l’applicazione è importante

Si, la Bibbia ci è stata data per insegnarci a rapportarci con l’Onnipotente Iddio e per come possiamo vivere in questo mondo secondo la Sua volontà. Ci è stata data per cambiare la nostra vita e per conformarla sempre meglio a quella di Gesù Cristo. L’apostolo Paolo afferma chiaramente: “Tutta la Scrittura è divinamente ispirata e utile a insegnare, a convincere, a correggere e a istruire nella giustizia” (2 Ti. 3:16).

La Bibbia è un libro pratico, esso riguarda la vita concreta. Uno studio biblico che non miri all’applicazione personale può solo essere un esercizio accademico senz’alcun valore spirituale. La Bibbia è stata scritta per essere applicata alla nostra vita. Notiamo alcuni importanti fatti. 

1Non si conosce realmente la Parola di Dio fintanto che non la si applica nella nostra vita. Un giorno Gesù disse ai Sadducei (un partito liberalizzante della società israelita di quel tempo): “Voi sbagliate, non comprendendo né le Scritture né la potenza di Dio” (Mt. 22:29). Essi avevano una conoscenza intellettuale delle Scritture, ma non ne applicavano personalmente i principi. Alcuni oggi considerano la conoscenza della Bibbia come “cultura generale” come conoscere i fatti della storia del nostro paese, o le caratteristiche della nostra civiltà. Certo, si può essere coscienti delle radici bibliche della nostra civiltà, ma è vano o sciocco, disattendendone i precetti, perché se ne rimarrebbe del tutto privi dei suoi benefici. Altri la leggono o la ascoltano come un esercizio estetico, ma che sarà servito questo quando ciò che essa minaccia si realizzerà e non si era prestato ascolto ai suoi ammonimenti? “ Si potrebbe anche avere una conoscenza enciclopedica della Bibbia, ma non servirebbe a nulla, è del tutto vano ed anche sciocco, se non se ne praticassero i precetti nella vita quotidiana

2Studiare la Parola di Dio può diventare anche pericoloso se la si studia senza applicarla.

a) Può infatti portare all’arroganza: “la conoscenza gonfia, ma l’amore edifica” (1 Co. 8:1)Vi sono molti “esperti di Bibbia” e anche con tanto di dottorato, che ritengono di saperla lunga su questi scritti, di giudicarli, di decidere ciò che secondo loro è “accettabile” o “inaccettabile”. “La conoscono”, ma la loro vita è vissuta come i suoi avversari, nella disubbidienza, nella sfida arrogante di Dio. Si ritengono maestri della sua interpretazione. La manipolano abilmente, come Satana che, durante le tentazioni di Cristo, sapeva ben usarla a proprio vantaggio e contro Cristo (Mt. 4:1-11), ma si può stare certi che questo non rimarrà senza conseguenze. Il giudizio di Dio cadrà inesorabile su chiunque usi la Parola di Dio con arroganza in questo modo.

b) Studiare la Parola di Dio senza applicarla può essere pericoloso perché la conoscenza esige l’azione.Conoscere la Bibbia richiede il metterla in pratica in modo fedele ed ubbidiente. Ciò che l’uomo sa deve trovare espressione in ciò che fa. “Siate facitori della parola e non uditori soltanto, ingannando voi stessi”(Gm. 1:22). Gesù disse: “chiunque ascolta queste mie parole e le mette in pratica, io lo paragono ad un uomo avveduto, che ha edificato la sua casa sopra la roccia” (Mt. 7:24). Una vita fondata sull’ubbidienza resiste anche agli attacchi più violenti di Satana. Davide diceva: “Ho esaminato le mie vie e ho rivolto i miei passi verso i tuoi precetti. Senza alcun indugio mi sono affrettato ad osservare i tuoi comandamenti”(Sl. 119:59-60). Disattendere ciò che Iddio ci comanda nella Bibbia è stolto ed autolesionista, perché essa ci è stata data per il nostro bene.

c) Studiare la Parola di Dio senza applicarla può essere pericoloso perché la conoscenza aumenta la responsabilità. Conoscere ciò che è giusto e vero e non metterlo in pratica significa essere passibili, da parte di Dio, di un maggiore castigo. “Chi dunque sa fare il bene e non lo fa, commette peccato” (Gm. 4:17). 

3Applicare il messaggio biblico, però, implica impegno e noi siamo fondamentalmente pigri e tendenti alla faciloneria. L’applicazione è la parte più difficile dello studio biblico. Perché è così duro applicare la Scrittura alla nostra vita? Perché esige una seria riflessione, perché Satana ci attaccherà in modo spietato, perché per natura resistiamo ad ogni cambiamento.

(a) Esige seria riflessione. Siamo noi “gente che pensa”, riflette con scrupolosità? A volte è necessario un lungo periodo di meditazione (riflessione, concentrazione, preghiera) prima di scoprire come applicare la verità biblica che abbiamo scoperto. A volte significa scoprire sotto una regola temporanea un principio eterno. A volte sotto un’usanza locale si può nascondere un fatto di valore universale. Senza prenderci tempo per riflettere accuratamente rischiamo di non vederlo. 

(b) Bisogna anche dire che quando noi prendiamo le cose seriamente Satana ci attaccherà in modo spietato. “In che modo ora posso mettere in pratica ciò che ho letto?” dobbiamo dire. Lui però non vuole che ci facciamo questa domanda. Gli attacchi più forti di Satana spesso sopraggiungono quando, durante le nostre devozioni giornaliere, cerchiamo di applicare ciò che abbiamo studiato. Certo non costituiremo una minaccia per lui limitandoci ad una conoscenza intellettuale. Quando però prendiamo seriamente la cosa e cerchiamo di applicarla nella vita, egli ci combatterà con denti ed unghie. Allora …è meglio non farlo, potremmo dire. Satana, però, non mantiene ciò che promette, e alla fine saremo solo noi ad avere la peggio. Satana lo si combatte; chi pensa di “stare in pace” con lui non troverà la pace, perché la sua natura è di essere bugiardo ed omicida. Egli odia chi mette in pratica la Parola di Dio. 
(c) Per natura facciamo resistenza ai cambiamenti. Spesso “non ce la sentiamo di cambiare”, ma questo è proprio ciò che Iddio esige. Viviamo spesso secondo le nostre emozioni, e non secondo la nostra volontà, perché ci accontentiamo di essere quel che siamo. Alcuni cristiani dicono che “non si sentono di leggere la Bibbia”, che “non si sentono di pregare”, che “non si sentono di evangelizzare”. “Sentire”, però, non ha nulla a che fare con la vita cristiana, perché i sentimenti vanno e vengono. La chiave stessa per la maturità spirituale è vivere per Cristo non perché “ce la sentiamo di farlo”, ma perché è la cosa da fare! Certo il diavolo si assicurerà che mai noi ce la sentiamo! L’ubbidienza è nostro preciso dovere. Punto e basta.

Ubbidienza, non cerimonie

Un giorno il re Saul aveva pensato di fare un omaggio a Dio eseguendo una cerimonia religiosa. Il profeta Samuele, però l’aveva rimproverato. L’ubbidienza vale più di un atto formare religioso, anche il più eccelso, agli occhi di Dio“Samuele disse: «Gradisce forse l’Eterno gli olocausti e i sacrifici come l’ubbidire alla voce dell’Eterno? Ecco l’ubbidienza è migliore del sacrificio, e ascoltare attentamente è meglio del grasso dei montoni. Poiché la ribellione è come il peccato di divinazione, e l’ostinatezza è come il culto agli idoli e agli dei domestici. Poiché hai rigettato la parola dell’Eterno anch’egli ti ha rigettato come re». Allora Saul disse a Samuele: «Ho peccato per aver trasgredito il comando dell’Eterno e le tue parole, perché ho avuto paura del popolo e ho dato ascolto alla sua voce. Ma ora, ti prego, perdona il mio peccato e ritorna con me, perché mi possa prostrare davanti all’Eterno»” (1 Sa. 15.22-25). Notate qui l’espressione: “l’ostinazione (a non volere ubbidire) è come il culto degli idoli”. Quand’anche noi non adorassimo statue di legno, Iddio ci considererebbe idolatri, se noi disubbidissimo alla Sua voce!

Vorrei concludere con un’indicazione pratica. Quando leggiamo un brano della Bibbia, un buon aiuto ci potrebbe venire compilando un modulo che ci assiste a trarne veramente beneficio.
Comprende sei spazi: 

(1)la data in cui leggiamo quel testo biblico; 

(2)il nome del libro biblico, capitolo e versetto/i studiati. 

(3)Preghiera: dobbiamo sempre chiedere al Signore di assisterci facendoci ben comprendere il significato del testo e soprattutto a trovare la sua applicazione pratica nella nostra vita di tutti i giorni; 

(4)Meditazione: lo spazio in cui, con parole nostre, riassumiamo che cosa abbiamo imparato dal testo in esame;

(5)Applicazione: lo spazio in cui scriviamo come intendiamo ubbidire a ciò che abbiamo appreso. Dovrà essere un’applicazione personale, pratica e verificabile, affinché non sia qualcosa di troppo generale e campato in aria. Il punto di riferimento costante quando studiamo ed applichiamo la Scrittura è la Persona di Gesù Cristo. Dobbiamo chiederci: “Questa applicazione mi aiuta a diventare sempre più simile a Gesù Cristo? 

(6)Memorizzazione: il versetto più importante di quel testo che dovremo imparare a memoria, affinché la lezione rimanga ben impressa nella nostra coscienza. Questo è un modo serio di leggere la Bibbia.

Un uomo un giorno chiese ad un cristiano che stava uscendo dal culto domenicale: “E’ finita la predica?”. Il cristiano gli rispose saggiamente: “No, prosegue da adesso in poi. Il sermone è stato predicato, ma ancora deve essere messo in pratica”
Se non applichiamo i pensieri che Dio ci ha comunicato, diventiamo spiritualmente duri ed insensibili. Diventiamo insensibili alla potenza dello Spirito Santo di operare nella nostra vita. L’applicazione della Parola di Dio è vitale e necessaria alla nostra salute spirituale e alla nostra maturazione cristiana.

Rammentiamoci dunque di ciò che veramente sta a cuore al Signore: l’ubbidienza è migliore del sacrificio”. 
Non formalità e cerimonie, dunque, ma pratica della Parola del Signore. Ecco perché così tanta insistenza: senza la nostra ubbidienza pratica tutto è vano, inganniamo noi stessi e ci priviamo delle benedizioni che ne potremmo avere. Ne vale la pena?

di Paolo Castellina

“«Il Signore, il nostro Dio, è quello che serviremo, e alla sua voce ubbidiremo!»” 
(Giosué 24:24)

 
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