Melchisedec


IL RE DI SHALEM

Melchisedec, re di Salem (= shâlêm), fece portare del pane e del vino. Egli era sacerdote del Dio altissimo. Egli benedisse Abramo, dicendo: «Benedetto sia Abramo dal Dio altissimo, padrone dei cieli e della terra! Benedetto sia il Dio altissimo, che t’ha dato in mano i tuoi nemici!» E Abramo gli diede la decima di ogni cosa.  Genesi 14:18-20 

Analisi del termine “shâlêm”

Nella narrazione della Genesi, il patriarca Abramo ad un certo punto incontra un personaggio misterioso mai comparso prima, che viene presentato come re di Salem. Viene descritto come sacerdote del Dio altissimo in un tempo in cui non esistevano ancora lo stesso popolo di Israele e la tribù sacerdotale dei Leviti. Questo re fece portare del pane e del vino, benedicendo Abramo nel momento in cui era di ritorno da una battaglia per la liberazione di suo fratello e del popolo che era stato catturato dagli eserciti di Chedorlaomer re di Elam, Tideal re dei Goim, Amrafel re di Scinear e Arioc re di Ellasar.

Dopo averlo benedetto, il re di Salem scompare dalla scena senza comparire mai più nei libri del pentateuco. Chi era dunque questo Melchisedec? Inizialmente la città di Gerusalemme era indicata con il nome di Salem, per cui si è portati a pensare che egli fosse il re di Gerusalemme addirittura mille anni prima che diventasse la capitale di Israele durante il regno di Davide. Tuttavia credo sia importante riflettere sul fatto che shâlêm sia in realtà un’aggettivo con i seguenti significati:

irreprensibile, completo, del tutto, intero, solo, perfetto, preparato, sicuro, non tagliato, con tutto il cuore, interamente dedicato.

Nello stesso pentateuco infatti il termine ricorre più volte, in contesti che rivelano queste stesse accezioni. Possiamo vedere un esempio tratto dal libro del Deuteronomio:

Deuteronomio 25:15 Terrai pesi esatti (= shâlêm) e giusti, terrai misure esatte e giuste, affinché i tuoi giorni siano prolungati sulla terra che il SIGNORE, il tuo Dio, ti dà.

In questo contesto troviamo la traduzione di “esatto” per rendere l’aggettivo shâlêm. Un peso pieno, esatto, corretto. Tornando al testo iniziale di Genesi quindi, possiamo comprendere come Melchisedec sia presentato potenzialmente come re di Salem (in quanto città) ma anche come re di giustizia, re di pace, di completezza, di perfezione, di interezza. Un re perfetto, completo, giusto ed esatto. Un re speciale e sovrannaturale. 

 

L’ORDINE DI MELCHISEDEC

Salmo 110 Salmo di Davide.

 

Il SIGNORE (=YHWH) ha detto 

al mio Signore (= ‘âdôn):

«Siedi alla mia destra

finché io abbia fatto dei tuoi nemici lo sgabello dei tuoi piedi».

Il SIGNORE (=YHWH) stenderà da Sion lo scettro del tuo potere.

Domina in mezzo ai tuoi nemici!

Il tuo popolo si offre volenteroso

quando raduni il tuo esercito.

Parata di santità, dal seno dell’alba

la tua gioventù viene a te come rugiada.

Il SIGNORE (=YHWH) ha giurato e non si pentirà:

«Tu sei Sacerdote in eterno,

secondo l’ordine di Melchisedec».

Signore (= ‘ădônây), alla tua destra,

schiaccia dei re nel giorno della sua ira,

giudica i popoli,

ammucchia i cadaveri,

stritola la testa ai nemici in un vasto territorio.

Si disseta al torrente lungo il cammino,

e perciò terrà alta la testa.

Per ritrovare il nome di Melchisedec nel panorama biblico, dobbiamo aspettare il Salmo 110. Un salmo la cui paternità è tradizionalmente associata a Davide, e che dal punto di vista ebraico risulta essere particolarmente enigmatico e di difficile comprensione. Le stesse parole di apertura pongono un ostacolo: “Il Signore ha detto al mio Signore”. Di chi sta parlando il salmista? I versi successivi si svolgono nella presentazione di questa figura che siede alla destra di YHWH e riceve tutti i suoi nemici come sgabello dei suoi piedi. Mostrano la potenza di Dio, la sua autorità sul popolo e un’incredibile giuramento rivolto al protagonista iniziale:

«Tu sei Sacerdote in eterno,

secondo l’ordine di Melchisedec»


Ancora una volta dal nulla emerge il nome di Melchisedec che viene però ora associato addirittura ad un ordine sacerdotale! L’intero pentateuco non dà alcuna informazione a riguardo di questo “ordine” che viene accennato ma che resta nel più profondo mistero. Il salmo è chiaramente messianico ma presenta degli incredibili elementi di novità. Le azioni e il giuramento infatti rimbalzano tra YHWH e ‘ădônây (il nome che veniva sovrapposto al vero nome di Dio, ossia appunto YHWH). Leggendo in questo modo quindi è come se il Signore dicesse al Signore, dicesse a sé stesso! Nella Scrittura infatti nessun uomo può stare alla destra di Dio, nessun uomo ha mai ricevuto o potrà ricevere per giuramento divino un ruolo sacerdotale al di sopra di quello levitico! Nessun uomo, nessun angelo, nessuna creatura. 

Come vedremo più tardi, il salmo si riferisce senza ombra di dubbio al decreto eterno di Dio Padre di conferire a Dio Figlio un sacerdozio eterno, per un’espiazione eterna – ossia fuori dal tempo – rivolta al popolo di Dio. 

Il misterioso Melchisedec, re perfetto, presentato nel libro della Genesi dunque, viene qui ripreso in relazione ad un ordine di sacerdozio non umano associato a Dio stesso. Senza la consapevolezza spirituale della pienezza di Dio nel Padre e nel Figlio, queste scritture non hanno alcun senso. E Gesù lo sapeva molto bene.

 

L’INSEGNAMENTO DI CRISTO

Il Salmo 110 infatti è citato direttamente da Gesù in un contesto riportato da tutti i Vangeli sinottici:

Gesù, mentre insegnava nel tempio, disse: «Come mai gli scribi dicono che il Cristo è Figlio di Davide?  Davide stesso disse per lo Spirito Santo: Il SIGNORE (= kyrios) ha detto al mio Signore (= kyrios)‘Siedi alla mia destra, finché io abbia messo i tuoi nemici sotto i tuoi piedi’”. Davide stesso lo chiama Signore; dunque come può essere suo figlio?» E una gran folla lo ascoltava con piacere. Marco 12:35-37 

Essendo i farisei riuniti, Gesù li interrogò, dicendo: «Che cosa pensate del Cristo? Di chi è figlio?»  Essi gli risposero: «di Davide».  Ed egli a loro: «Come mai dunque Davide, ispirato dallo Spirito, lo chiama Signore, dicendo: “Il SIGNORE (= kyrios) ha detto al mio Signore (=kyrios)‘Siedi alla mia destra finché io abbia messo i tuoi nemici sotto i tuoi piedi’”? Se dunque Davide lo chiama Signore, come può essere suo figlio?»  E nessuno poteva replicargli parola; da quel giorno nessuno ardì più interrogarlo. Matteo 22:41-46 

Ed egli disse loro: «Come mai si dice che il Cristo è Figlio di Davide? Poiché Davide stesso, nel libro dei Salmi, dice: “Il SIGNORE (= kyrios) ha detto al mio Signore (= kyrios)‘Siedi alla mia destra, finché io abbia messo i tuoi nemici come sgabello dei tuoi piedi’”. Davide dunque lo chiama Signore; come può essere suo figlio?» Luca 20:41-44 

Gesù nel Tempio di Gerusalemme si rivolge ai farisei e, citando appunto questo salmo, chiede spiegazioni a riguardo di un paradosso per la dottrina ebraica. L’Antico Testamento infatti descrive il Messia come discendente di Davide, ma in questo salmo, Davide stesso descrive il Messia come suo Signore. Come è possibile che un uomo, un suo discendente possa contemporaneamente essere suo Signore? I migliori conoscitori della Tanakh non poterono rispondergli.

Perché all’epoca, così come al giorno d’oggi, non vi è alcuna risposta a questo fatto paradossale al di fuori che riconoscere Gesù Cristo come Messia e come Dio. E’ degno di nota il fatto che TUTTI gli evangelisti riportano nei rispettivi Vangeli la citazione del Salmo 110 usando per ogni ricorrenza del termine “Signore”, lo stesso identico termine. Laddove in ebraico vi era una piccola sfumatura differente, il greco evangelico prende una chiara e netta posizione nel riconoscere in Dio il soggetto unico della citazione. Il Signore ha detto al mio Signore, ossia DIO ha detto al mio DIO. Una conversazione, un patto, un giuramento che coinvolge senza alcuna possibilità di errore le due Persone della divinità. Non due dèi ma un unico Dio in tre Persone, due delle quali si accordano promulgando un decreto eterno.

I farisei da quel giorno non ardirono più interrogarlo per paura. La conoscenza sovrannaturale è infinitamente più alta della conoscenza religiosa e umana, tanto più alta da atterrire coloro che non la conoscono. La conoscenza di Dio tura la bocca a tutti coloro che si reputano dottori della legge, dottori della Parola unicamente per la propria vanagloria, per il proprio tornaconto o per il proprio potere religioso. La verità, è che non vi è alcuna conoscenza al di fuori della conoscenza di Dio. Non vi è alcuna sapienza al di fuori della sapienza di Dio. 

1Corinzi 1:20 Dov’è il sapiente? Dov’è lo scriba? Dov’è il contestatore di questo secolo? Non ha forse Dio reso pazza la sapienza di questo mondo? 

[…]

Tuttavia, a quelli tra di voi che sono maturi esponiamo una sapienza, però non una sapienza di questo mondo né dei dominatori di questo mondo, i quali stanno per essere annientati; ma esponiamo la sapienza di Dio misteriosa e nascosta, che Dio aveva prima dei secoli predestinata a nostra gloria e che nessuno dei dominatori di questo mondo ha conosciuta; perché, se l’avessero conosciuta, non avrebbero crocifisso il Signore della gloria. 1Corinzi 2:6-8 


La sapienza di Dio è stata nascosta e predestinata a gloria di coloro che hanno conosciuto il Signore. Chi non lo ha conosciuto come vero uomo e vero Dio, tale quale è, può solo inseguire i propri ragionamenti umani senza afferrare mai la verità. Il Vangelo di Marco testimonia che una gran folla ascoltava con piacere Gesù, mentre molti altri non osavano più interrogarlo per paura della sua sapienza. Così è anche al giorno d’oggi. La vera Chiesa – invisibile e conosciuta da Dio – riconosce la voce del buon Pastore e lo ascolta con piacere. Ma tanto nel mondo quando nella Chiesa visibile, molte sono anche le persone che anziché convertirsi si allontanano da Cristo per paura di riconoscersi vuoti e in errore.

Una dottrina non potrà mai essere il fondamento della fede, perché il fondamento della fede è Cristo. Lo scopo delle Scritture è testimoniare di Lui, lo scopo dello Spirito Santo è quello di glorificarlo. Egli è la sapienza di Dio, che rende pazza e insensata la sapienza di questo mondo.

 

IL GARANTE DI UN PATTO MIGLIORE

Benché fosse Figlio, imparò l’ubbidienza dalle cose che soffrì; e, reso perfetto, divenne per tutti quelli che gli ubbidiscono, autore di salvezza eterna, essendo da Dio proclamato sommo sacerdote secondo l’ordine di Melchisedec. Ebrei 5:8-10 

Questo Melchisedec, re di Salem, era sacerdote del Dio altissimo. Egli andò incontro ad Abraamo, mentre questi ritornava dopo aver sconfitto dei re, e lo benedisse. E Abraamo diede a lui la decima di ogni cosa. Egli è anzitutto, traducendo il suo nome, Re di giustizia; e poi anche re di Salem, vale a dire Re di pace. È senza padre, senza madre, senza genealogia, senza inizio di giorni né fin di vita, simile quindi al Figlio di Dio. Questo Melchisedec rimane sacerdote in eterno. Ebrei 7:1-3 

 

Ne consegue che Gesù è divenuto garante di un patto migliore del primo. Ebrei 7:22

 

La Lettera agli Ebrei è il libro neotestamentario che spiega meglio il significato delle pratiche del culto ebraico alla luce della rivelazione di Cristo. Anche per questo tema, la lettera non aggira l’argomento del sacerdozio di Melchisedec ma anzi, al contrario, lo affronta per la prima volta nelle Scritture in un modo chiaro e completo. Egli è Gesù Cristo che, reso perfetto, è stato proclamato da Dio come sommo sacerdote secondo quest’ordine profetizzato dal Salmo 110.  Melchisedec stesso quindi, senza padre, madre o genealogia, senza inizio di giorni né fin di vita è in realtà il Figlio di Dio. Questa è la rivelazione spirituale che apre la chiave di comprensione di Genesi 14, del Salmo 110 e dello stesso insegnamento di Cristo che anche ai giorni d’oggi rimane coperto da un velo per tante persone. Questa è la sapienza di Dio, sapienza che esponiamo a coloro che sono maturi nella fede, una sapienza che nessuno tra i dominatori di questo mondo ha conosciuto. Una sapienza che per il mondo è pazzia ma per coloro che sono chiamati è la potenza stessa del Signore.

Davide Galliani

http://vocechegrida.ning.com/profiles/blogs/melchisedec

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