Pensare in modo Cristocentrico

Questa mattina affronteremo la prima parte di tre prediche sul tema “Pensare, vivere e morire in modo Cristocentrico”. Per chiarimento l’espressione Cristocentrico significa semplicemente “incentrato su Cristo”.

Per cominciare vorrei porti subito una domanda: Tu pensi in modo Cristocentrico?

Ovviamente questa domanda ne genera un’altra: Cosa vuol dire pensare in modo Cristocentrico?

Alla prima domanda potete rispondere solo voi, da parte mia questa mattina voglio provare a rispondere alla seconda e per farlo mi servirò della parabola del “servo senza misericordia”.

Allora Pietro si avvicinò e gli disse: «Signore, quante volte perdonerò mio fratello se pecca contro di me? Fino a sette volte?» E Gesù a lui: «Non ti dico fino a sette volte, ma fino a settanta volte sette. Perciò il regno dei cieli è simile a un re che volle fare i conti con i suoi servi. Avendo cominciato a fare i conti, gli fu presentato uno che era debitore di diecimila talenti. E poiché quello non aveva i mezzi per pagare, il suo signore comandò che fosse venduto lui con la moglie e i figli e tutto quanto aveva, e che il debito fosse pagato. Perciò il servo, gettatosi a terra, gli si prostrò davanti, dicendo: “Abbi pazienza con me e ti pagherò tutto”. Il signore di quel servo, mosso a compassione, lo lasciò andare e gli condonò il debito. Ma quel servo, uscito, trovò uno dei suoi conservi che gli doveva cento denari; e, afferratolo, lo strangolava, dicendo: “Paga quello che devi!”  Perciò il conservo, gettatosi a terra, lo pregava dicendo: “Abbi pazienza con me, e ti pagherò”. Ma l’altro non volle; anzi andò e lo fece imprigionare, finché avesse pagato il debito. I suoi conservi, veduto il fatto, ne furono molto rattristati e andarono a riferire al loro signore tutto l’accaduto. Allora il suo signore lo chiamò a sé e gli disse: “Servo malvagio, io ti ho condonato tutto quel debito, perché tu me ne supplicasti; non dovevi anche tu aver pietà del tuo conservo, come io ho avuto pietà di te?” E il suo signore, adirato, lo diede in mano degli aguzzini fino a quando non avesse pagato tutto quello che gli doveva. Così vi farà anche il Padre mio celeste, se ognuno di voi non perdona di cuore al proprio fratello».

— Matteo 18:21-34 —

Il contesto della parabola è un contesto di disciplina ecclesiale. Gesù sta dando direttive su come affrontare persone che creano problemi nella chiesa. Ad un certo punto Pietro prende la parola e chiede a Gesù: “Signore, quante volte perdonerò mio fratello se pecca contro di me? Fino a sette volte?” (Mt. 18:21).
Il fatto che Pietro provi già a dare una risposta fa sorridere, è come se dicesse  «Hai visto Gesù quanto sono misericordioso? Sarei disposto a perdonare fino a sette volte!» Pietro sembra un bambino che chiede al padre: «Papà, quanto è lontano il sole? 1000 metri?», «Certo che no! Molto ma molto di più!» così anche Gesù, mostra a Pietro un criterio di perdono molto più elevato di quello che l’Apostolo immaginava: “Non ti dico fino a sette volte, ma fino a settanta volte sette” (v. 22) ovviamente Gesù non limita il perdono a 490 volte, ovvero 70 * 7, ma ad un numero illimitato di volte, sempre, molto ma molto superiore a quello che Pietro pensava. Per chiarire il Suo pensiero, Gesù racconta la parabola del “servo senza misericordia”.
Credo che attraverso questa parabola possiamo cogliere 3 principi fondamentali per imparare a pensare in modo Cristocentrico:

1) L’EROE È CRISTO

Vediamo assieme questa prima parte della parabola ed il perché di questo titolo, Matteo 18:23:

Perciò il regno dei cieli è simile a un re che volle fare i conti con i suoi servi.” (v. 23) 
L’immagine è chiara: il Re rappresenta Dio e i servi sono gli uomini, verso 24. 
“Avendo cominciato a fare i conti, gli fu presentato uno che era debitore di diecimila talenti.” (v. 24) 
Diecimila talenti per l’epoca rappresentavano una somma enorme, il talento era la moneta dal valore più elevato e l’espressione “diecimila”, nel linguaggio comune, indicava un numero illimitato. In questi due versetti Gesù dipinge uno scenario terribile, un uomo davanti al suo Re incapace di far fronte agli impegni presi, il servo si trova ingabbiato dai propri debiti in una strada senza via d’uscita. Verso 25: “E poiché quello non aveva i mezzi per pagare, il suo signore comandò che fosse venduto lui con la moglie e i figli e tutto quanto aveva, e che il debito fosse pagato.” (v. 25) 
Questo è esattamente lo scenario del giudizio di Dio, l’uomo si trova ammutolito e senza vie d’uscita davanti a Dio il quale ha tutto il diritto di fare ciò che vuole con il proprio debitore. Versetto 26: “Perciò il servo, gettatosi a terra, gli si prostrò davanti, dicendo: «Abbi pazienza con me e ti pagherò tutto»” (v. 26).

Qui emerge la disperazione del servo che sembra rendersi conto della condizione nella quale si trova, ma questa disperazione lo porta a fare una richiesta per molti versi assurda: veramente pensava che avere un po più di tempo a disposizione gli sarebbe bastato per pagare il debito? Mi ricorda molto l’atteggiamento che usiamo anche noi per mettere apposto la coscienza davanti a Dio, pensiamo: Se avessi un’altro lavoro meno impegnativo potrei pregare di più, se avessi più tempo farei di più per Dio, se vincessi al lotto potrei dedicarmi maggiormente ai bisogni della chiesa e dei poveri. Riempiamo la nostra vita di se e di ma. Allo stesso modo il servo inganna se stesso, pensando che con un po di tempo in più sarebbe stato in grado di pagare quell’immenso debito. Infatti osserviamo la reazione del Re:
Il signore di quel servo, mosso a compassione, lo lasciò andare e gli condonò il debito.” (v. 27) 
Il suo signore non concesse più tempo, sapeva che sarebbe stato inutile, MA: mosso a compassione gli condonò tutto quanto. È inutile girarci attorno, l’unica cosa che ci toglie dalla nostra condizione di debitori, è la grazia di Dio! È il fatto che per mezzo di Gesù Cristo il nostro debito è interamente condonato. È questo è un fatto che non possiamo e non dobbiamo mai dimenticare, ovvero che  Gesù Cristo è l’eroe! Pensare in modo Cristocentrico significa innanzitutto questo: avere sempre davanti agli occhi la grazia immeritata di Dio.

Ci sono cinque parole chiave che la Bibbia usa per descrivere questa questa grazia:

• La giustificazione nella quale il peccatore sta davanti a Dio accusato! Ma in Cristo è reso giusto!
• Il perdono nel quale il peccatore sta davanti a Dio come debitore! Ma in Cristo i suoi debiti sono cancellati!
• L’adozione nella quale il peccatore sta davanti a Dio come un estraneo! Ma in Cristo diventa figlio!
• La riconciliazione nella quale il peccatore sta davanti a Dio come un nemico! Ma in Cristo è reso un amico!
• La redenzione nella quale il peccatore è davanti a Dio come uno schiavo! Ma in Cristo riceve libertà!

Ad un certo punto nella vita di ogni credente c’è un grosso MA… MA CRISTO! E se noi vogliamo pensare in modo Cristocentrico dobbiamo comprendere sempre di più questo “MA CRISTO!”, dobbiamo meditarlo e cercare di afferrarlo in tutta la sua grandezza.
 Magari tutto questo ti appare ovvio, nulla di nuovo sotto il sole, sopratutto se sei credente da molto tempo le mie parole possono apparire scontate. Così voglio farti un’ultimo esempio per chiarire e chiudere il primo punto.

Tutti noi conosciamo la storia di Davide e Golia raccontata in 1 Samuele 17. Golia, un enorme, e apparentemente invincibile guerriero Filisteo, lancia una sfida al popolo Ebreo che nessuno ha il coraggio di raccogliere. Come sappiamo sarà il piccolo e giovane Davide, pastore di pecore senza esperienza in combattimento, che deciderà di affrontare il grande Golia, la sua convinzione è che Dio sarebbe stato con Lui. E come sappiamo tutti le cose vanno proprio così, Davide pone la propria fiducia in Dio e riesce a sconfiggere Golia con una fionda. Quando giungiamo all’applicazione pratica di questa storia, ovvero cosa essa significa per me, nella mia vita. Il ragionamento che spesso facciamo è il seguente: Golia rappresenta le nostre paure, difficoltà e debolezze che ci appaiono come dei giganti. Noi davanti ed essi siamo come Davide, piccoli ed indifesi ma confidando in Dio possiamo avere il coraggio di affrontare i nostri giganti e sconfiggerli. Si tratta del classico insegnamento che viene fatto di questa storia, e non voglio dire che sia sbagliato, ci mancherebbe, è giusto confidare in Dio e temere solo Lui, ma voglio portarvi ad un lettura diversa della storia, ad una lettura Cristocentrica. E in questa lettura Golia rappresenta sempre le nostre paure, le nostre difficoltà e le nostre debolezze, ma questa volta Davide non rappresenta più noi ma Gesù Cristo. Gesù Cristo che in tutta la sua semplicità affronta per noi il nemico e lo sconfigge! E noi? E noi dove siamo in tutto questo? Noi siamo il popolo che sta a guardare, tremanti di paura, codardi ce ne stiamo a debita distanza, noi siamo quelli che non hanno confidato in Dio ma che alla fine senza fare niente beneficiano della vittoria di un altro, beneficiano delle vittoria di Gesù Cristo!
 Sì, L’eroe è Cristo! Questo è il primo aspetto che dobbiamo avere sempre davanti agli occhi per imparare a pensare in modo Cristocentrico. 
Passiamo al secondo punto, e proseguiamo con la nostra parabola

2) PENSARE COME CRISTO

Ma quel servo, uscito, trovò uno dei suoi conservi che gli doveva cento denari; e, afferratolo, lo strangolava, dicendo: «Paga quello che devi!» Perciò il conservo, gettatosi a terra, lo pregava dicendo: «Abbi pazienza con me, e ti pagherò». Ma l’altro non volle; anzi andò e lo fece imprigionare, finché avesse pagato il debito.” (vv. 28-30).

Gesù qui ribalta la situazione, se prima l’immagine era di noi uomini debitori davanti a Dio, ora l’attenzione è sulla relazione uomo uomo, l’uno con l’altro, come a chiederci: E voi cosa fareste al posto di Dio? Osserviamo che il conservo deve cento denari all’uomo al quale è appena stato condonato un debito di diecimila talenti. Il rapporto è uno alla sedicesima. Eppure la reazione del servo è sconcertante: “e, afferratolo, lo strangolava, dicendo: «Paga quello che devi!»”. A questo punto accade qualcosa d’incredibile il conservo gettandosi a terra fa la stessa identica richiesta che il suo creditore ha fatto in precedenza al Re: «Abbi pazienza con me, e ti pagherò». Questo è il culmine della parabola, Gesù in questo modo risponde alla precedente domanda di Pietro su quante volte dovesse perdonare il proprio fratello, facendogli capire che non mostrare pazienza e misericordia verso il nostro prossimo significa non aver imparato niente da ciò che Dio ha fatto per noi stessi. Pietro voleva porre un limite, 7 volte, ma non capiva che il perdono di Dio per noi uomini va molto oltre le 7 volte. Osserviamo bene le parole al versetto 30 “Ma l’altro non volle” tutto il problema risiede qui, il servo NON voleva mostrare pazienza verso il conservo, non è che non potesse per qualche particolare motivo, proprio non voleva. Questo significa che l’unica cosa che era cambiata dall’incontro con il suo padrone era il conto in banca, non aveva più debiti, ma il suo modo di pensare era rimasto uguale, non aveva imparato nulla da quella vicenda.

Tutto ciò che abbiamo imparato su Dio, sull’uomo, sul mondo, la chiesa, la fede, le relazioni, i sentimenti, l’amore, la natura, la filosofia,… tutte queste cose le abbiamo imparate dal mondo che ci circonda, dalla televisione, dalla scuola, dalla società da tutte le nostre esperienze personali. Giorno dopo giorno queste informazione sono state scritte nel nostro cervello. E adesso abbiamo un bagaglio d’informazioni che detta il nostro modo di comportarci. E tutto quello che abbiamo imparato spesso non ha nulla a che vedere con Cristo. Il protagonista della nostra parabola aveva il diritto di riavere i soldi prestati, questo è fuori discussione, ma la sua reazione è esagerata, l’uomo pensa solo a se stesso ai propri diritti, un classico modo di pensare che appartiene a questo mondo ma non a Gesù Cristo.

Conoscete l’acronimo W.W.J.D.? Da diversi anni girano in ambito Evangelico dei braccialetti che riportano questa sigla che tradotta dall’inglese significa: Cosa farebbe Gesù? Ovvero nella condizione nella quale mi trovo adesso, cosa farebbe Gesù al mio posto? Una domanda splendida! Cosa farebbe Gesù al mio posto quando ho problemi sul lavoro? Cosa farebbe Gesù al mio posto quando ho conflitti con mia moglie, o i miei figli? Cosa farebbe Gesù al mio posto quando i miei vicini di casa si comportano male con me? Potete aggiungere quello che volete a questa lista. Il braccialetto dovrebbe aiutarci a pensare in quelle specifiche circostanza quale sarebbe l’atteggiamento che avrebbe Gesù Cristo. Però come possiamo effettivamente sapere quello che farebbe Gesù al nostro posto in quelle situazioni? L’unico modo per imparare a pensare come Lui è quello di studiare la parola di Dio! Questo è l’unico modo che ci permette di riscrivere ciò che per anni è stato impresso nelle nostre menti. Attraverso uno studio profondo della Bibbia possiamo comprendere l’idea di Dio sul mondo, la chiesa, la fede, le relazioni, i sentimenti, l’amore, la natura, la filosofia e molte altre cose. Rinnovare la nostra mente significa proprio questo: conoscere ed accettare la volontà e la verità espressa da Dio in ogni area della nostra vita. Se così faremo, chinandoci sulla parola di Dio giorno dopo giorno, allora il nostro modo di pensare diventerà sempre più simile a quello di Gesù Cristo. 
Ma ritorniamo e concludiamo la nostra parabola passando al terzo e ultimo punto.

3) L’AVVERTIMENTO DI CRISTO

I suoi conservi, veduto il fatto, ne furono molto rattristati e andarono a riferire al loro signore tutto l’accaduto. Allora il suo signore lo chiamò a sé e gli disse: “Servo malvagio, io ti ho condonato tutto quel debito, perché tu me ne supplicasti; non dovevi anche tu aver pietà del tuo conservo, come io ho avuto pietà di te?” E il suo signore, adirato, lo diede in mano degli aguzzini fino a quando non avesse pagato tutto quello che gli doveva. Così vi farà anche il Padre mio celeste, se ognuno di voi non perdona di cuore al proprio fratello».” (vv. 31-35).

Giungiamo così all’ultimo punto: “L’avvertimento di Cristo”, come molte delle parabole di Gesù anche questa si conclude in modo duro, con un chiaro avvertimento. Spesso Gesù termina le Sue parabole cercando di scuotere gli ascoltatori affinché cambino qualcosa nella loro vita. 
La prima cosa che osserviamo, in quest’ultima parte, è la reazione dei conservi, vedendo l’accaduto inevitabilmente rimangono colpiti negativamente. Penso che questa sia stata anche la nostra reazione mentre leggevamo la parabola, ci chiediamo come sia possibile comportarsi in un modo simile e ne siamo indignati. Gesù ci pone davanti al fatto che il comportamento del servo è assurdo. Come è possibile vedersi perdonare una montagna di debiti, e poi comportarsi così per pochi spiccioli? Chi stava ascoltando il racconto di Gesù non poteva che immedesimarsi con i conservi, e con loro rattristarsi. Quello che ci pervade è un senso di giustizia, il desiderio che un simile atteggiamento venga punito. Ed è proprio lì che Gesù voleva portare i suoi ascoltatori, e nello specifico Pietro che aveva chiesto: “Signore, quante volte perdonerò mio fratello se pecca contro di me? Fino a sette volte?” (Mt. 18:22) Gesù sta mostrando a Pietro che non ha capito niente, Dio ci ha perdonato così tanto e anche noi, in misura molto ridotta, dobbiamo fare lo stesso con gli altri. Pietro aveva bisogno di cambiare il proprio modo di vedere le cose, di ritrovare il giusto rapporto fra lui e Dio e di conseguenza anche fra lui e gli altri uomini. Perciò Gesù risponde a Pietro mettendolo in guardia: “…Così vi farà anche il Padre mio celeste, se ognuno di voi non perdona di cuore al proprio fratello” (v. 35). Ovvero: “Stai attento perché rischi grosso. Se non cambi il tuo modo di pensare dovrai rendere conto a Dio. Nel mio regno non è contemplato che tu non perdoni”.
Questo può essere un buon punto di partenza per capire se pensiamo in modo Cristocentrico: 
i nostri pensieri sono propensi al perdono? Sono pensieri di misericordia, d’amore, di pace, come Gesù ci ha insegnato?

Rimane un’ultimo aspetto di questa parabola che vorrei sottolineare. In ambito Evangelico ne esistono diverse interpretazioni, alcuni dicono che il personaggio principale rappresenta un credente salvato che poi perde la salvezza. Altri ancora dicono che si tratta di una persona che ha solamente fatto finta di credere e che alla fine con i fatti dimostra di essere un incredulo. Considerando il contesto del passo e l’insegnamento che Gesù vuole dare, il mio personalissimo punto di vista è che il servo raffiguri un vero credente e che alla fine della storia questo credente non perde la salvezza ma semplicemente Dio sceglie di castigarlo per impartirgli una lezione. Il Nuovo Testamento insegna che Dio castiga coloro che ama e lo scopo di questo castigo è proprio quello di farci rendere conto del nostro peccato. Il fine ultimo del castigo è che impariamo a cambiare il nostro modo di pensare per conformarlo a quello di Gesù Cristo.
 Non possiamo pensare di beneficiare semplicemente delle benedizioni e poi ignorare la nostra responsabilità, non possiamo prendere solo una parte di ciò che significa essere Cristiani, dobbiamo prendere il pacchetto completo altrimenti ci troveremo in acque molto ma molto difficili. La fine della parabola ci lascia con degli interrogativi: avrà imparato la lezione? Si sarà reso conto della bassezza di ciò che ha fatto? Quanto è durata la punizione? Gesù non ci da la risposta, proprio perché non vuole darcela, il Suo scopo è quello di scuoterci e ricordarci che abbiamo un Padre in cielo che attraverso Gesù Cristo ci ha donato il perdono e vuole che noi facciamo lo stesso con gli altri. Vuole che la smettiamo di guardare continuamente a noi stessi ma che finalmente impariamo a volgere lo sguardo su Cristo.

Alla fine di tutto potremmo dire che pensare in modo Cristocentrico significhi semplicemente questo: Togliere lo sguardo da noi stessi, per volgerlo a Gesù Cristo.

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